Sudafrica. La transizione in attesa delle elezioni

di Maurizio Murru

L’aprile 2009 si terranno in Sudafrica le elezioni politiche. Il precedente presidente Thabo Mbeki è stato sfiduciato dal suo partito (African National Congress, ANC) che ha indicato come candidato Jacob Zuma, un personaggio politico tanto popolare, quanto discusso per le sue vicissitudini giudiziarie.

È quasi certo che Zuma vincerà le elezioni e si troverà ad affrontare enormi problemi economici, con profonde e crescenti diseguaglianze sociali, con livelli di disoccupazione del 25%. La buona notizia è che recentemente è stata nominato un nuovo Ministro della sanità, Barbara Hogan, storica militante (bianca) dell’ANC. A differenza del suo predecessore ha dichiarato che la lotta all’Aids sarà una sua priorità. Sembrerà strano nel paese primo al mondo per numero di persone sieropositive, ed infatti l’eredità più negativa del governo di Thabo Mbeki è stata quella di sottovalutare la gravità dell’epidemia, negando che l’HIV fosse la causa dell’Aids.

Sudafrica: un arcobaleno molto complesso

“Sono stato un leale membro dell’African National Congress per 52 anni… pertanto, rispetto le sue decisioni”. Questo è uno dei punti salienti del discorso col quale, il 21 settembre 2008, Thabo Mbeki ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza del Sudafrica. È stato il culmine di una catena di eventi iniziata almeno tre anni prima. Nel giugno del 2005 Mbeki licenziò il Vicepresidente, Jacob Zuma, coinvolto in uno scandalo finanziario. L’accusa era di avere ricevuto tangenti nell’ambito di un opaco acquisto di armi per conto del governo, risalente al 1999. Zuma era stato coinvolto in un altro scandalo che aveva fatto un enorme scalpore. L’accusa era di avere stuprato una giovane amica di famiglia sieropositiva. Molte delle udienze furono drammatiche, con la giovane che, in lacrime, confermava le accuse e Zuma che, con una certa arroganza, affermava che il rapporto c’era stato ma la ragazza era consenziente. Ad un certo punto l’attenzione fu dirottata sul fatto che Zuma, pur sapendo della sieropositività della ragazza, non aveva preso alcuna precauzione.

Fece discutere l’affermazione del Vicepresidente, convinto di avere evitato un possibile contagio grazie ad una doccia. Sembrava che la sua carriera politica fosse alla fine. Ma i suoi sostenitori, numerosi anche al di fuori dell’etnia Zulu, alla quale appartiene, non si mostrarono turbati dalla vicissitudini giudiziarie del loro beniamino. Nel dicembre del 2007, a Polokwane, Zuma ha realizzato un clamoroso e spettacolare ritorno, vincendo le elezioni alla presidenza dell’African National Congress (ANC), proprio contro Thabo Mbeki. Questa vittoria ne ha fatto, anche, il sicuro vincitore delle elezioni presidenziali, programmate per l’aprile 2009. A metà settembre, un giudice dell’Alta Corte ha stabilito che i procedimenti penali contro Zuma fossero annullati per vizi procedurali. Zuma non è stato scagionato. Il problema sta nella irregolatità e nelle pressioni politiche che, a parere del giudice sono state esercitate nel corso dei procedimenti. Il giudice ha parlato di una “titanica lotta per il potere” all’interno dell’ANC e ha accusato il Presidente Thabo Mbeki di avere interferito nelle indagini per danneggiare Zuma. In seguito a ciò, l’esecutivo dell’ANC ha chiesto a Mbeki di dimettersi e quest’ultimo, disciplinatamente, lo ha fatto.

Kgalema Motlanthe, due “mani sicure” per la presidenza di transizione

Il 22 settembre l’ANC, partito con la maggioranza assoluta in parlamento, ha designato il successore di Thabo Mbeki. Si tratta del Vicepresidente dell’ANC stesso, Kgalema Motlanthe, che sarà Presidente fino alle elezioni. Motlanthe, nato nel 1949, è un veterano della lotta contro l’apartheid. Ha trascorso 10 anni nell’isola prigione di Robben Island (dal 1977 al 1987) poi è diventato membro del sindacato nazionale dei minatori e, nel 1997, è stato eletto Segretario Nazionale dell’ANC. All’inizio dell’anno è stato nominato Ministro senza Portafoglio. Uomo schivo, geloso della propria vita privata, è un sicuro alleato di Zuma ma è apprezzato anche dai sostenitori di Mbeki. Secondo il quotidiano “South Africa Business Day”, il ruolo di Motlanthe è importantissimo per tenere assieme l’alleanza fra ANC, Partito Comunista Sudafricano e i sindacati della COSATU (Confederation of South Africa Trade Unions).
Pare che siano tutti d’accordo sul fatto che quelle di Kgalema Motlanthe siano due mani sicure alle quali affidare questa complessa transizione. L’ANC, nei lunghi anni della lotta contro l’apartheid, ha prodotto una classe politica di alto livello. Non si tratta solamente di Nelson Mandela ma, anche, di uomini del calibro di Walter Sisulu, Oliver Tambo, Govan Mbeki (padre di Thabo e anche membro di spicco del Partito Comunista Sudafricano) e altri più giovani e meno conosciuti come, appunto, Motlanthe.

Mbeki non è mai stato popolare. Eletto alla presidenza come successore di una leggenda vivente, Nelson Mandela, la sua aria distaccata e aristocratica, da freddo intellettuale, non ha giovato alla sua popolarità. Le sue posizioni sull’AIDS sono servite solo a coprirlo di ridicolo. In quanto al suo maggior vanto, una crescita economica robusta e continua, i suoi numerosi detrattori affermano che si è trattato di una “crescita senza occupazione”. Indubbiamente, i livelli di disuguaglianza sono enormemente cresciuti nei nove anni della presidenza Mbeki. Secondo la Banca Mondiale, il 25% più povero della popolazione possiede il 3,5% della ricchezza del paese. Secondo stime governative, il tasso di disoccupazione si aggira attorno al 25% (secondo altre stime è molto più alto). Zuma ha affermato che non modificherà la politica economica dell’ANC, ma molti suoi sostenitori sono convinti che, una volta presidente, tenterà di promuovere una maggiore ridistribuzione della ricchezza fra i circa 49 milioni di abitanti del paese.

Zuma, 66 anni, è stato allevato da sua madre, rimasta precocemente vedova, e non ha ricevuto una educazione formale. Nel 1959 entrò a far parte dell’ANC e, nel 1962 divenne un attivista del suo braccio armato, l’Umkhonto  we Sizwe (il braccio del popolo). Arrestato e processato con l’ accusa di cospirazione contro il regime dell’apartheid, fu condannato e scontò dieci anni a Robben Island. Scarcerato, andò in esilio prima in Mozambico poi in Zambia. In quegli anni divenne uno dei dirigenti dell’ANC in esilio e, nel 1990, fu fra i primi a tornare in patria per partecipare ai negoziati che avrebbero portato alla fine dell’apartheid. Nonostante la mancanza di istruzione formale, nonostante le accuse di stupro e corruzione, la sua popolarità rimane altissima, specialmente dopo le delusioni della presidenza Mbeki. Che Zuma divenga il prossimo presidente del Sudafrica è fuori di dubbio. Che questo sia un bene per il paese non è altrettanto sicuro. Le accuse di frode e corruzione contro Zuma non sono state provate false. L’azione legale è stata annullata per vizi procedurali. Potrebbe riprendere. È difficile che questo succeda. Anche perché è probabile che la dirigenza dell’ANC faccia esattamente quanto ha accusato Thabo Mbeki di avere fatto: esercitare pressioni politiche sulla magistratura.

Barbara Hogan al Ministero della Sanità: una rottura col passato e nuove aspettative

Secondo dati pubblicati nel 2008 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Statistics 2008), la speranza di vita alla nascita in Sudafrica, per entrambi i sessi, era di 63 anni nel 1990, 58 nel 2000 e 51 nel 2006. Il paese è il primo al mondo per numero di persone sieropositive (UNAIDS 2008). È, anche, il primo per numero di pazienti affetti da tubercolosi in relazione alla popolazione (998 / 100.000) e il quarto per il numero assoluto di tali pazienti, dietro India, Cina e Indonesia (WHO, 2008).

Uno dei primi passi del Presidente Motlanthe è stato quello di nominare Barbara Hogan Ministro della Sanità. La Hogan è una vecchia militante (bianca) dell’ANC. Il governo dell’apartheid la imprigionò per otto anni. La sua nomina a ministro della sanità è stata accolta con molto favore da varie organizzazioni non governative, prima fra tutte la TAC (Treatment Action Campaign), che si  batte, da anni, per una lotta più seria contro l’AIDS in Sudafrica. Il precedente Ministro della Sanità, Manto Tshabalala-Msimang, è stata relegata ad un ministero senza portafoglio nell’ufficio del Presidente. Soprannominata “Dr beetroot” (Dottor barbabietola) si è coperta di ridicolo per anni, come Thabo Mbeki, consigliando il ricorso ad ortaggi vari per combattere l’AIDS invece di ricorrere ai farmaci antiretrovirali, che, sbrigativamente, definiva “tossici”. Che i farmaci antiretrovirali, come tutti i farmaci, possano essere “tossici” è fuor di dubbio. Che barbabietole, patate, olio d’oliva e aglio siano consigliati da un ministro della sanità come efficaci rimedi contro l’AIDS lascia, quanto meno, piuttosto perplessi. Barbara Hogan ha affermato che la lotta all’AIDS sarà una delle sue priorità.

Secondo l’UNAIDS ci sono, in Sudafrica, circa 5.700.000 pesone sieropositive (UNAIDS 2008). I pazienti che attualmente ricevono farmaci antiretrovirali sono circa 325.000, ossia, fra il 17% e il 28% di quelli che ne avrebbero bisogno. Altri indicatori suggeriscono ottimi livelli di funzionalità del sistema sanitario sudafricano che, secondo l’OMS, nel 2006, ha conseguito tassi di copertura vaccinale del 99% per i vaccini contro Difterite Tetano e Pertosse (terza dose) e contro epatite B ed Emofilo Influenzae ed ha assicurato l’assistenza di personale qualificato al 92 % delle partorienti. Il tasso di mortalità materna è di 400 donne per 100.000 nati vivi (è di 900 nei paesi che costituiscono la Regione Africa dell’OMS e di 27 in quelli che ne costituiscono la Regione Europa).

Ci si aspetta che il nuovo ministro dia un impulso significativo alla lotta contro l’AIDS. Per la verità, nonostante le lodi agli ortaggi del Dr Barbabietola, negli ultimi anni si erano già registrati progressi in questo campo, se, come riporta l’UNAIDS,  nel 2004 i pazienti che ricevevano farmaci antiretrovirali erano circa 55.000 (per una copertura stimata fra il 3% e il 6%). Sarà necessario fare di più e di meglio e non sarà facile. Secondo l’OMS, nel 2005 (ultimo anno per cui sono disponibili dati affidabili) il Sudafrica spendeva per la sanità, circa 437 dollari per persona l’anno il che rappresentava circa l’8,7% del Prodotto Interno Lordo. La spesa governativa era di circa 182 dollari a persona, circa il 10% della spesa governativa totale. Con l’economia che rallenta e che, sicuramente, risentirà della crisi globale, potrebbe non essere facile ottenere le risorse necessarie a soddisfare le grandi aspettative create dal cambio della guardia al ministero della sanità.

Il COPE, un nuovo partito che promette una effettiva opposizione all’ANC

Chi sperava che Motlanthe potesse ricucire le lacerazioni aperte all’interno dell’ANC dallo “scontro titanico” fra le fazioni facenti capo a Mbeki e Zuma ha visto le sue speranze asvanire rapidamente. Già a metà ottobre un gruppo di dissidenti, guidati dall’ex ministro della difesa, Mosiuoa Lekota, ha minacciato di lasciare l’ANC e fondare un nuovo partito. Mbhazima Shilowa, influente ex premier dell’importante provincia di Gauteng (che include Johannesburg), si è unito a lui dimettendosi dal partito in modo clamoroso.

Il 1° novembre l’intenzione di formare un nuovo partito è stata annunciata ufficialmente e il nuovo partito, il Congress of the People (COPE) è stato lanciato a metà dicembre. Può già contare su circa 400.000 iscritti, contro i circa 650.000 dell’ANC. Ma il numero dei membri iscritti al partito non riflette l’effettiva popolarità delle formazioni politiche. È sicuro che l’ANC vincerà le prossime elezioni e che il suo presidente, Jacob Zuma, sarà eletto presidente. Ricordiamo che né i parlamentari né il presidente sono eletti direttamente dal popolo: i primi sono selezionati dai partiti all’interno di liste bloccate e il secondo è eletto dal Parlamento. Comunque sia, la nascita del COPE è di grande importanza per la democrazia sudafricana.

Alle elezioni dell’aprile 2004 la partecipazione al voto fu del 77% e l’ANC ottenne il 69,68% dei voti espressi, la Democratic Alliance (DA, partito a maggioranza bianca) ottenne il 12% e l’Inkatha Freedom Party (IFP, partito a maggioranza Zulu e forte specialmente nella Provincia del Kwa-zulu Natal) ottenne il 7%. Il rimanente 11% andò a partiti minori. Fra i “partiti minori” c’era anche il New National Party (NNP), erede del National Party, il partito al potere durante l’apartheid. L’NNP ottenne l’1,7% dei voti. L’ANC ottenne la maggioranza assoluta in sette delle nove provincie del paese. Ottenne la maggioranza anche nel Kwazulu-Natal (46% contro il 38% dell’IFP). Molti prevedono che il COPE priverà l’ANC della sua magioranza di due terzi in parlamento. Per non essere visto come un gruppo di cattivi perdenti, il COPE dovrà distanziarsi da Thabo Mbeki e dovrà chiarire quali siano le sue politiche economiche e sociali. L’ANC e la società sudafricana dovrebbero divenire più democratici. Ma, per verificare la fondatezza di tutte queste speculazioni, occorrerà attendere la prova dei fatti. Occorrerà tempo. E il tempo è poco in relazione ai problemi pressanti del paese.

Risorse

Intervista a Sindiwe Magona, scrittrice sudafricana.
A cura di David Frati è consultabile online su Mangialibri.com

Sindiwe Magona è voce importante dell’Africa contemporanea e delle sue contraddizioni. Autrice, tra gli altri, del libro Questo è il mio corpo! Un romanzo anche di denuncia sociale e lotta contro la diffusione dell’AIDS in Sudafrica.


Bibliografia

  1. Key Statistical Indicators. South African Government, 2008
  2. Report on the Global AIDS Epidemic. Geneva: UNAIDS, 2008
  3. World Development Report 2009. Reshaping Economic Geography. Washington: World Bank, 2009
  4. Global Tuberculosis Control, Surveillance, Planning and Financing. Geneva: World Health Organization, 2008
  5. World Health Statistics 2008. Geneva: World Health Organization, 2008

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