Obama e la salute globale: questa terra è la nostra terra

di Enrico Materia

ObamaI primi atti di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti d’America segnano una marcata discontinuità con le precedenti amministrazioni. Quali cambiamenti sono attesi per salute globale – un’arena dove diverse visioni del mondo si confrontano? Se Obama incarna lo spirito del tempo, improntato alla complessità e al pluralismo, la prospettiva del rafforzamento dei sistemi sanitari basati sulla primary health care potrà affermarsi sulle politiche neoliberali che hanno prodotto la crescita delle diseguaglianze.

Un milione di persone riunite a Washington per il giuramento di Barack Obama come 44° presidente degli Stati Uniti d’America hanno intonato con Pete Seeger e Bruce Springsteen, simboli della musica americana democratica e militante, This Land is my Land. La canzone, scritta da Woody Guthrie negli anni Quaranta durante la Depressione e il Maccartismo, racconta la vastità e la bellezza naturale di un’America di foreste, campi di grano, cieli e strade aperte, ma popolata dai bisogni reali delle persone: “Nelle piazze delle mie città ho visto la mia gente fare la fila per il sussidio, e mentre loro stavano lì affamati io pensavo, quanto vorrei che questa terra fosse fatta per te e per me”. Questo canto significa ad un tempo che si può amare il proprio paese e che deve cambiare[1].

Il “presidente-ragazzo”, scrive Barbara Spinelli, come cultore di Shakespeare, Conrad e Melville ha un senso tragico della storia e delle ambiguità umane, ed è refrattario all’incoscienza ottimista delle ultime amministrazioni[2]. Non ha tempo da perdere: deve fronteggiare un terribile tifone, deve esplorare a fondo la notte della tragedia contemporanea, portarvi la luce, porvi rimedio.

Le tragedie non culminano nella nemesi punitiva ma nella catarsi: l’apertura di una nuova era di responsabilità. Da quando Obama si è insediato alla Casa Bianca gli atti di un cambiamento radicale si susseguono quotidianamente, prefigurando una palingenesi nella politica americana. In economia, l’impellenza di regolare i mercati e di interrompere la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite ha dato avvio a misure atte a mitigare gli effetti devastanti prodotti dalla recessione a main street, mentre si profila la riforma dei mercati finanziari e una trasformazione del paesaggio bancario.

L’annunciato new deal verde di riconversione ambientale dell’economia prevede “l’indipendenza dell’America dal petrolio straniero” che non poche conseguenze potrà avere sulle strategie geo-politico-militari. I nuovi standard di efficienza energetica per i veicoli e i limiti alle emissioni di CO2 rappresentano una totale inversione di rotta anche in materia di contrasto ai cambiamenti climatici. I tagli all’emissione dei gas serra dovrebbero riportare nel 2020 ai valori del 1990, con una successiva riduzione dell’80% nel 2050[3]. È inoltre probabile la ratifica da parte americana del Protocollo di Kyoto, e una posizione attiva in tema di politiche sui cambiamenti climatici nell’ambito delle Nazioni Unite.

In politica internazionale, Obama ha pronunciato suggestive parole di dialogo con il mondo musulmano: “Vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno”. Alle esplicite aperture all’Iran e alla Russia, con la critica implicita all’appoggio incondizionato dato dalle precedenti amministrazioni ai “piccoli nazionalismi” (Georgia, Ucraina, Kosovo), i riscontri confortanti non stanno tardando ad arrivare.

In tema di riconoscimento dei diritti umani e dei cittadini, i cambiamenti sono stati tanto repentini quanto d’importanza storica: dall’annunciata chiusura del carcere di Guantanamo alla nuova legge per garantire a tutti i lavoratori, in particolare alle donne, una pari opportunità reale sui luoghi di lavoro.

È del 5 febbraio la firma della nuova legge che estende la copertura sanitaria a quattro milioni di bambini finora non assicurati, che azzera le critiche premature sul silenzio dopo l’insediamento in materia di riforma sanitaria[4]. Questa legge che intende rappresentare un primo passo verso il traguardo di “estendere la copertura sanitaria a tutta la popolazione” trova la copertura finanziaria di oltre 30 miliardi di dollari nell’aumento delle tasse federali sul tabacco.

Nel primo giorno del suo mandato, Obama ha anche annunciato “una nuova era della sincerità” e della trasparenza da parte della sua amministrazione, promettendo regole più strette per i lobbisti “come mai nessuna amministrazione ha fatto nella storia”[5]. Sarà l’inizio di un cambiamento epocale nel rapporto cruciale tra politica ed economia, tra i rappresentanti eletti dello Stato e le potenti corporations, il cui equilibrio si è progressivamente piegato a favore di queste ultime tra conflitti d’interesse e opacità sempre più estese? “Era di responsabilità” potrebbe significare che è arrivato il tempo di restituire alle istituzioni pubbliche il ruolo che compete loro, facendo tacere il mantra della scuola economica di Chicago e delle reaganeconomics: “lo Stato come problema”.

Un editoriale del British Medical Journal[3] esamina le implicazioni della presidenza Obama per la salute globale. La prima riguarda la dimensione dell’aiuto allo sviluppo. Obama prima del voto ha auspicato il raddoppio entro il 2012 del finanziamento per l’aiuto allo sviluppo fino a giungere a 50 miliardi di USD per anno, e in particolare un incremento dei finanziamenti sia per il President’s Emergency Plan for AIDS Relief (PEPFAR), pari ad di un miliardo di USD nell’arco di cinque anni[6], sia per il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria (GFATM). Inoltre si è impegnato per la cancellazione del 100% del debito per i paesi poveri più pesantemente indebitati. Più prontamente praticabile potrebbe essere il cambiamento nella direzione ideologica dell’aiuto allo sviluppo statunitense, che durante gli anni della presidenza Bush ha dato enfasi agli approcci di prevenzione per l’infezione da HIV basati sulla sola astinenza. Un altro e importante aspetto attiene alle posizioni sul cambiamento climatico – ormai riconosciuto dalla comunità internazionale come una rilevante minaccia per la salute soprattutto per i paesi più poveri – cui si è fatto cenno più sopra.

Ma la partita decisiva si giocherà nell’arena delle politiche per la salute globale. “Era della responsabilità” potrebbe significare il viraggio dal sostegno agli approcci selettivi e verticali, come per la lotta all’AIDS, verso il rafforzamento dei sistemi sanitari basati sulla strategia di primary health care e sulla protezione sociale. Il nuovo multilateralismo a cui Obama esplicitamente si richiama può comportare un ritorno al ruolo guida dell’OMS per la salute globale dopo decenni di egemonia neoliberista della Banca Mondiale e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio in tema di salute. Sarà possibile far esplicito riferimento ai determinanti sociali della salute nei consessi internazionali piuttosto che limitarsi al più tranquillizzante slogan “salute in ogni politica”.

Il banco di prova sarà la posizione degli obamians in tema di salute globale al prossimo G8 che si terrà il prossimo luglio alla Maddalena.

Noi crediamo che le parole del discorso del giuramento: “Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate” siano un impegno cogente a migliorare le condizioni di vita quotidiana delle persone svantaggiate e malnutrite, esposte a ulteriori rischi dalla crisi economica e finanziaria globale.

E che l’elezione di Obama, salutata nel mondo come un evento storico, rappresenti la fine delle politiche unilaterali ed egoistiche che hanno caratterizzato il declino della Modernità e segni la data d’inizio di un nuovo periodo della storia, improntato all’equità, alla molteplicità e al pluralismo. Se sarà così, come per un eroe di Conrad, il tifone terribile lo porterà in alto e lo renderà grande.

Risorse

The World Health Report 2008: Primary Health Care, Now More Than Ever. Geneva: WHO, 2008 [PDF: 3.7 Mb]

Bibliografia

  1. Alessandro Portelli. Obama e la ri-fondazione dell’America. Il manifesto, 22 gennaio 2009.
  2. Barbara Spinelli. Il presidente ragazzo. La Stampa, 21 gennaio 2009.
  3. Rechel B, McKee M. Obama’s victory. What are the implications for global health? BMJ 2009; 338: 62-3.
  4. Krugman P. Health care now. The New York Times, 29 gennaio 2009.
  5. Barak Obama. Il discorso del giuramento. Washington, 20 gennaio 2009.
  6. Bristol N. Obama vs McCain on global health. The Lancet 2008; 372: 521-2.

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