Il controllo delle malattie dimenticate per riscattare l’ultimo miliardo

di Filippo Curtale

tracomaUn miliardo di persone povere convive con malattie tanto diffuse quanto neglette e dimenticate, che contribuiscono a creare la trappola della povertà. L’Amministrazione Obama ha intrapreso un’importante iniziativa di contrasto per mitigarne il carico e le conseguenze: i Grandi riuniti nel G8 riusciranno a fare altrettanto?

Se raffiguriamo la popolazione mondiale come una piramide, con all’apice le persone più ricche, troveremo in fondo alla scala sociale, alla base della piramide, circa un miliardo di persone (the bottom billion). Questa umanità è rappresentata per la maggior parte da contadini che sopravvivono con una agricoltura ai limiti della sussistenza, e spesso non riescono a produrre in maniera sufficiente per se e per la propria famiglia, intrappolati in un circolo vizioso di malattie, povertà e analfabetismo. Questo circolo vizioso è reso ancora più insidioso dalle cosiddette malattie tropicali neglette (Neglected Tropical Diseases, NTDs), talmente diffuse che praticamente tutti, nell’ultimo miliardo, ne sono affetti[1].

Le malattie neglette sono un gruppo di 13 infezioni parassitarie (ascariasi, trichiuriasi, anchilostomiasi, filariasi, oncocerchiasi, dracunculiasi, schistosomiasi, leshmaniasi, tripanosmiasi africana e americana) e batteriche (ulcera di Buruli, lebbra e tracoma) che, insieme alla febbre Dengue, causano un carico di patologia e disabilità superiore a quello di malaria e tubercolosi. A queste si aggiungono altre 20 malattie causate da virus, funghi ed altri ectoparassiti, meno comuni, ma altrettanto debilitanti (Tabella 1 e 2).

Tabella 1. Malattie Tropicali Neglette

Infezioni da Elminti
Ascariasi;* trichiuriasi;* infezione da anchilostoma;*
– strongiloidiasi; toxocariasi e larva migrans;
– filariosi linfatica;* oncocerchiasi;* loiasi; dracunculiasi;*
– schistosomiasi;* infezioni alimentari da trematodi; teniasi;
– cisticercosi; echinococcosi.
Infezioni da Protozoi
Leishmaniasi;* Malattia di Chagas;*
– tripanosomiasi umana africana;* amebiasi; giardiasi; balantidiasi.
Infezioni Batteriche

– Bartonellosi; tubercolosi bovina; ulcera di buruli;* lebbra;*
– leptospirosi; febbre ricorrente; febbre reumatica; tracoma;*
– treponematosi.
Infezioni Virali
Dengue; febbre gialla; encefalite giapponese; rabbia;
– febbri emorragiche
Infezioni da Funghi
– Micetoma; paracoccidiomicosi.
Infezioni Ectoparassitarie
– Scabbia; miasi; tungiasi.

*13 principali malattie tropicali neglette.

Tabella 2. Le maggiori malattie tropicali neglette: prevalenza, popolazione a rischio, mortalità e carico di malattia (Hotez 2006, 2007).  Fonte: M. Albonico, L. Savioli, V. Confalonieri. Malattie dimenticate, in “Oisg, Salute globale e aiuti allo sviluppo”. Pisa: Edizioni ETS, 2008. Pp. 306-314.

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Sette sono quelle più prevalenti e allo stesso tempo più facilmente controllabili (ascariasi, trichiuriasi, anchilostomiasi, filariasi, schistosomiasi, oncocerchiasi e tracoma), spesso molte di queste malattie sono presenti in una stessa area, dove sono comuni infezioni multiple (Figura 1).

Figura 1. Distribuzione delle malattie neglette. Fonte:[1]

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Le infezioni possono durare per decenni causando debilitazione e disabilità nei soggetti affetti, con rilevanti conseguenze economiche, sociali e politiche. Tutte queste malattie hanno un effetto negativo sulla salute e lo sviluppo dei bambini e riducono enormemente le capacità di una famiglia di produrre e migliorare le proprie condizioni economiche per rendersi autosufficiente.

Manifestandosi soprattutto in aree rurali e colpendo più membri di una stessa famiglia, queste malattie sono in grado di ridurre drasticamente la produttività di una famiglia già ai limiti della sussistenza.

I meccanismi con cui causano un progressivo impoverimento dei nuclei familiari sono molteplici. Alcune di esse (ascariasi, tricuriasi, achilostomiasi e schistosomiasi), causano severa anemia in gravidanza e peggiorano il quadro clinico della malaria, con conseguente aumento della mortalità materna e infantile. Nei bambini che arrivano alla scolarizzazione, questi stessi parassiti, sono responsabili di un ridotto sviluppo psicofisico ed una ridotta capacità d’apprendimento, compromettendo irrimediabilmente la loro possibilità di diventare adulti capaci e produttivi [riferimento al post La deprivazione cognitiva nell’infanzia. Una perdita inestimabile di Valeria Confalonieri].

Per malattie come la leshmaniasi, il trattamento può costare quanto l’introito di un anno di una famiglia che già sopravvive con difficoltà, e portare alla vendita di terreno e animali, con un progressivo irreversibile impoverimento.

La stessa produzione agricola subisce le conseguenze di una ridotta produttività degli adulti affetti da malattie debilitanti, quali l’elefantiasi e l’idrocele causate dalla filariasi, l’anemia causata dai quattro parassiti già menzionati, e la progressiva cecità da onchocerchiasi e tracoma. Inoltre, quando la prevalenza di queste malattie supera certi limiti, i contadini delle zone affette sono spesso costretti ad emigrare verso terre meno fertili. È stato dimostrato che quando la prevalenza della cecità da onchocerchiasi supera il 10% in una comunità agricola, la terra viene abbandonata, di conseguenza il controllo di questa malattia potrebbe di molto aumentare la disponibilità di terreni fertili.

Sono ormai disponibili, per gran parte di queste malattie, interventi a basso costo e molto efficaci, in grado di ridurre l’impatto negativo sulla popolazione. Per alcune di esse l’eliminazione è ormai un obiettivo realistico, ed esistono numerose evidenze che il loro controllo determina una sostenibile riduzione della povertà. È stato calcolato che 2-3 miliardi di dollari sarebbero sufficienti nei prossimi 5-7 anni per determinare una rilevante riduzione delle sette malattie più diffuse nella popolazione dell’ultimo miliardo. Questo dato è stato spesso sottovalutato e il controllo delle malattie neglette non è mai stato una priorità, da cui il loro nome. In passato l’attenzione di tutti i donatori si è concentrata soprattutto su HIV/AIDS, tubercolosi e malaria, ma sembra che ormai i tempi siano maturi per utilizzare le conoscenze disponibili e avviare un programma sistematico di controllo delle malattie neglette, riscattando questa sfortunata porzione della popolazione mondiale dalle condizioni di miseria in cui vive[2].

Per la prima volta il leader di una grande nazione industriale ha posto in primo piano la necessità di affrontare in maniera coordinata la lotta alle malattie neglette, insieme al controllo delle tre grandi pandemie (AIDS, tubercolosi, malaria) [riferimento al post Obama e la salute globale: questa terra è la nostra terra di Enrico Materia]. Dopo aver preannunciato la sua nuova strategia per rilanciare la leadership degli Stati Uniti in politica estera[3], sono arrivati i segnali concreti con l’aumento del fondo annuale specifico per il controllo delle malattie neglette a 1.228 milioni di dollari per il 2010, da affrontare in uno sforzo coordinato insieme agli interventi indirizzati alle tre maggiori malattie[4]. In totale gli Stati Uniti investiranno nel controllo di HIV/AIDS, tubercolosi, malaria e malattie neglette 63 miliardi di dollari nei prossimi sei anni (2009-20014); il 70% sarà rappresentato dal vecchio Presidency Emergency Plan for AIDS Relief (PERFAR) a cui si aggiunge il rilevante contributo per le malattie neglette, circa la metà di quanto è stimato necessario per il controllo delle sette più diffuse. Alla base di questa decisione c’è la convinzione del presidente Obama che tale azione sia in linea con i valori fondamentali e la storia degli Stati Uniti, da sempre rivolta al riscatto dei più poveri. Questo investimento è considerato un’importante componente della sicurezza nazionale, la cosiddetta strategia del potere intelligente (Smart Power), che ambisce a realizzare interventi di dimostrata efficacia per rafforzare la stabilità dei governi nei paesi in via di sviluppo e ridurre il rischio di conflitti, prima che essi si manifestino. La presidenza degli Stati Uniti intende includere questo argomento nell’agenda del prossimo G8. Non ci resta che sperare che anche i leaders degli altri paesi industrializzati dimostrino la stessa ambizione e intelligenza di quella dimostrata dall’amministrazione Obama.

Bibliografia

  1. Hortez PJ, Fenwick A, Savioli L, Molyneux D. Rescuing the bottom billion through control of neglected tropical diseases. The Lancet 2009; 373: 1570-75.
  2. WHO/Carter Center. Integrated control of the neglected tropical diseases: a neglected opportunity ripe for action. Global Health and United Nations meeting, 8 May 2009. [PDF: 188 Kb]
  3. Hortez PJ, Thompson TG. Waging Peace through Neglected Tropical Disease Control: A US Foreign Policy for the Bottom Billion. PLoS Negl Trop Dis, 2009; 3 (1): e346. doi:10.1371/journalpntd.0000346
  4. Statement by the President on Global Health Initiative. THE WHITE HOUSE. Office of the Press Secrectary (May 5, 2009)

5 commenti

  1. Mi riesce penoso -dopo tanti anni dedicati all’Africa- invecchiare senza aver potuto fare qualcosa per questa atroce povertà.
    Nella mia professione -anestesista- vedo la pratica dell’anestesia in Africa a livello di malattia negletta, con conseguenze di sofferenza, mortalità e negazione di cure indicibili.

  2. Beh, mi dispiace molto ammetterlo, ma gli episodi alla ribalta sui media negli utimi tempi in Italia, ci dimostra quanto poco SMART POWER sia la nostra politica!Penso che se non abbiamo già toccato il fondo, poco ci manca!

  3. Mi associo molto volentieri al commento di Giannino. Devo constatare che, per seguire il mio specifico interesse, l’argomento “malattie dimenticate” si arricchisce di un campo inatteso. Si tratta delle malattie chirurgiche nei paesi poveri.
    Come è stato dimostrato in recenti articoli, a cominciare da quello qui subito citato (Ozgediz D, Riviello R, 2008 The “Other” Neglected Diseases in Global Public Health: Surgical Conditions in Sub-Saharan Africa. PLoS Med 5(6): e121.doi:10.1371/journal.pmed.0050121)
    queste condizioni soffrono di una sostanziale mancanza di interesse da parte di chi si occupa di strategie e politiche sanitarie per il Sud del mondo.
    Tradizionalmente si afferma che i numeri di impatto delle patologie chirurgiche sono modesti di fronte a quelli delle grandi epidemie ( ma pur sempre le malattie chirurgiche sono responsabili dell’11% dei Dalys sviluppati in Africa); si ripete che la chirurgia è costosa (ma un servizio di Primary Surgery ha costi che variano mediamente tra 11 e 33 $ per Daly evitato, ben confrontabili con i 5$ per Daly salvato di una vaccinazione o con i 5 -9 $ per Daly di una malattia dimenticata classica).
    Non si ricorda volentieri che le malattie chirurgiche sono incomparabilmente lontane dai 300 -500 $/Daly dell’HIV.
    Le cause di questo confino cui sono destinate sia l’anestesia come la chirurgia sono complesse. Solo per enumerarle brevemente possiamo citare le scarse incentivazioni dei vari governi a favorire i neolaureati verso la chirurgia el’anestesia; la fuga dei cervelli, la scarsa attenzione ad un rinnovamento tecnologico mirato alle esigenze della Primary Surgery (nel senso comprensivo del termine), i produttori di farmaci e tecnologie sanitarie; la mancanza di informazione ai livelli decisionali e operativi e probabilmente gli stessi specialisti, cui si chiede uno sforzo culturale e di adeguamento difficili da ottenere.
    Giorgio Pellis.

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