G8. L’Italia, i poveri e le promesse mancate

di Giovanni Putoto

handAl vertice del G8 di Gleneagles (2005) era stato sottoscritto l’impegno ad investire in aiuti allo sviluppo lo 0,51% del Prodotto Interno Lordo entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015. L’Italia, al momento, ha mantenuto solo il 3% di questa promessa.

Il 3% [1]. Ecco quanto è stato mantenuto ad oggi delle promesse solenni sottoscritte dall’Italia al G8 di Gleneagles nel 2005. Avaro e inaffidabile. Così appare il nostro paese riguardo la cooperazione internazionale e la lotta alla povertà estrema. Certo, la recessione morde. Banche “impoverite” e recalcitranti al credito. Borse svuotate e brokers smarriti. Consumi dimezzati e consumatori scoraggiati. Aziende scosse e famiglie in affanno. Aggiungete le rovine del terremoto e la ricostruzione dell’Abruzzo. Lo stato che interviene e il debito che cresce. Tutto vero. Eppure, dice Benedetto XVI, “l’aiuto allo sviluppo e la remissione del debito estero dei paesi più poveri ed indebitati, non è stata la causa della crisi e per un motivo di giustizia fondamentale, non deve esserne la vittima”.

Già, le vittime della crisi. Della nostra crisi. Sono tante. Anche quelle di cui si parla poco o niente. Dai bollettini della Banca Mondiale e dell’Economist: tra i 100 e i 150 milioni di nuovi affamati, tra i 200 mila e i 400 mila morti infantili all’anno in media in più, riduzione tra il 10 e il 15% della frequenza scolastica nelle scuole primarie, aumento a due miliardi di indigenti nel mondo. Proteggere i poveri nei momenti di crisi dovrebbe essere un obbligo morale da rispettare e un interesse politico ed economico da perseguire. Non è così.
Per ripristinare i fondamentali dell’economia i governi occidentali hanno gettato sul tavolo migliaia di miliardi di dollari. Trilioni. Cifre da capogiro.
Per raggiungere gli obiettivi del millennio ne servirebbero una piccola frazione: tra i 50 e i 100 miliardi di dollari l’anno. L’Italia, unico paese assieme alla Francia, taglia alla radice gli aiuti allo sviluppo, dà meno dell’1 per mille del PIL. Ultima dei ricchi. Prima dei taccagni. Un colpo mortale soprattutto per gli africani che in questi anni avevano beneficiato di risultati importanti come l’accesso ai farmaci contro l’AIDS, la lotta alla mortalità materna e infantile, l’istruzione primaria e la disponibilità dell’acqua.

dadiPronta la soluzione per il G8 dove si parlerà di fame e povertà. Se lo Stato non interviene, spazio al mercato. È la De Tax. Si tratta di un prelievo percentuale, probabilmente attorno 1%, da applicare insieme all’iva (o probabilmente da ritagliare all’interno dell’iva), destinato espressamente a concrete iniziative sociali di solidarietà. Una misura finanziaria che lascia presagire un abbandono dell’intervento pubblico a favore di un ruolo preminente del privato, del dominio delle tecniche del marketing e della cultura del buonismo.

C’è da chiedersi, riprendendo la riflessione del papa, se “queste misure anticrisi abbiano una valenza etica o se invece la crisi non sia un alibi per i ricchi”. L’ennesimo. In vista del G8 dell’Aquila il vescovo anglicano del Sud Africa Desmunt Tutu ha affermato che la promessa fatta al povero è sacra. Sì. Soprattutto se il povero è la vittima innocente delle crisi altrui.

Bibliografia

  1. Verso il G8. L’Italia avara. La Stampa 05/07/09

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