Il sistema sanitario israeliano

Silvia Guarducci e Valentina Vinante

Il sistema sanitario israeliano nel complesso fornisce alla popolazione cure di standard elevato con una contenuta quantità di risorse. Ma stanno emergendo problemi di equità.


Lo stato di Israele è stato fondato nel 1948. Alla fine del 2007 la popolazione era di 7,2 milioni di abitanti, di cui il 77% Ebrei, il 17% Arabi Mussulmani e la restante percentuale rappresentata da altre minoranze, fra cui quella Cristiana (3%). La popolazione è relativamente giovane, dato che il 28% ha meno di 15 anni, e solo il 10% è al di sopra dei 65; il tasso di fertilità (2,88 per donna) è più alto della maggior parte dei paesi industrializzati.

Le caratteristiche demografiche della popolazione sono strettamente correlate ai fenomeni migratori che si sono verificati negli anni ’90, primo fra tutti quello che ha coinvolto circa un milione di persone provenienti dall’ ex Unione Sovietica in seguito alla caduta del regime. Questa rapida crescita demografica ed i conflitti con i vicini paesi arabi hanno pesantemente influito sull’economia del paese rendendo necessari ingenti prestiti e un continuo supporto da parte degli altri paesi.

Nel 2005 il PIL procapite di Israele era di 26.054 $ PPP, vicino a quello italiano e spagnolo.

Anche i dati sulla speranza di vita alla nascita e sulla mortalità infantile sono molto simili a quelli dei paesi più sviluppati ma, come si può notare nelle Tabelle 1 e 2 , vi sono profonde e crescenti differenze tra la popolazione ebrea e gli appartenenti ad altri gruppi religiosi.

Tabella 1. Speranza di vita alla nascita per gruppi religiosi, anni 1990-2008.

ANNI Femmine Maschi
Ebrei Altre religioni Ebrei Altre religioni
1990 78,9 75,9 75,3 73,3
1995 79,8 77,3 75,9 73,8
2000 81,2 77,9 77,3 74,6
2005 82,6 78,6 79,0 74,9
2008 83,3 79,7 79,9 75,9

Fonte:  The Central Bureau of Statistics (Israel)

Tabella 2. Mortalità infantile per gruppi religiosi, per 1000 nati vivi, anni 1990-2007.

ANNI Ebrei Altre religioni
1990-1994 6,8 13,5
2000-2004 3,8 8,4
2005-2007 3 7,2

Fonte:  The Central Bureau of Statistics (Israel)

Un sistema sanitario ibrido

Fino al 1995 la sanità israeliana si basava su un sistema mutualistico che copriva il 95% della popolazione; la mutua più importante e diffusa era Clalit (fondata nel 1911), fortemente legata ai sindacati e al Partito Laburista. Nel 1995 viene approvata la legge di riforma che istituisce un sistema di assicurazione nazionale obbligatoria e garantisce la copertura universale. La riforma mantiene in vita le quattro principali mutue (oltre Clalit, che raccoglie oltre la metà degli assicurati, Maccabi, Meuhedet e Leumit, in competizione tra loro, ma tutte rigorosamente non-profit) che vengono finanziate dallo Stato in relazione al numero degli iscritti, attraverso un sistema basato sulla quota capitaria, aggiustata per età e per condizione di salute degli assistiti. I cittadini hanno libertà di scelta tra le quattro mutue. Una volta iscritto alla mutua l’assistito vi deve rimanere almeno sei mesi prima di cambiare. Ogni anno circa l’1% della popolazione cambia la mutua. Nel caso dei nuovi nati, se i genitori appartengono entrambi alla stessa mutua, il neonato viene iscritto d’ufficio a quella, altrimenti possono decidere di iscriverlo ad una diversa.

In sintesi, il sistema sanitario israeliano è un ibrido tra il modello Bismarck, perché si basa sulle assicurazioni sociali obbligatorie, e modello Beveridge, perché il finanziamento è statale e l’iscrizione prescinde dalla condizione lavorativa.

Il finanziamento del sistema

La spesa sanitaria si colloca a livelli decisamente inferiori rispetto alla media dei paesi dell’Europa occidentale: la spesa sanitaria totale pro-capite è di 2.143 $ PPP, di cui quella pubblica è 1.425 $ PPP, pari al 66,5% della spesa sanitaria totale, che rappresenta 7,8% del PIL (dati riferiti all’ultimo anno disponibile, il 2005). Come si può notare dalla Figura 1 il finanziamento del sistema deriva principalmente da due fonti: una proveniente dalla fiscalità generale , l’altra da una tassa sulla salute corrispondente al 3.1 % del reddito familiare se questo è meno della metà della media nazionale, e al 4.8% del reddito se questo supera la suddetta soglia.

Figura 1.

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Circa un terzo della spesa sanitaria totale è rappresentato dalla spesa sanitaria privata, di cui il 70% è a sua volta rappresentato dalla spesa out-of-pocket (pagata direttamente dalle famiglie), spesa concentrata soprattutto nell’acquisto di farmaci (sia sotto forma di co-pagamento, sia di acquisto di farmaci non a carico del sistema sanitario). Negli ultimi anni, a causa del crescente deficit del sistema assicurativo, sono state introdotte varie forme di co-pagamento non solo per i farmaci, ma anche per visite mediche e esami diagnostici.

Negli ultimi anni si è sviluppato anche un fiorente mercato delle assicurazioni volontarie integrative (Voluntary Health Insurance – VHI) offerte e gestite sia dalle quattro assicurazioni sociali sopra citate, sia da assicurazioni private for-profit. Nel 2005 l’80% degli israeliani era coperto da assicurazione volontaria che rimborsa le spese sostenute per visite e ricoveri “privati” o le prestazioni non incluse nei servizi erogabili dal sistema assicurativo nazionale, come le cure odontoiatriche e psichiatriche e l’assistenza a lungo termine.

L’organizzazione dei servizi sanitari

Il sistema sanitario israeliano presenta un buon bilanciamento tra cure primarie e servizi ospedalieri . Le cure primarie sono molto ben accessibili: tre delle quattro mutue offrono il servizio gratuitamente, senza alcun co-pagamento a carico degli assistiti, mentre Maccabi richiede un piccolo ticket per ogni visita. Il co-pagamento è sempre previsto per le visite specialistiche. I medici di cure primarie (oltre 5000 in tutto il paese) possono essere salariati o liberi professionisti a convenzione. In Clalit il 75% dei medici di cure primarie è salariato, in Maccabi solo il 10%. Complessivamente in Israele il 60% della popolazione è assistito da medici di cure primarie salariati e il 40% da medici a convenzione.

I medici di cure primarie si distinguono in due categorie: la prima (55% del totale) è composta da medici generici, la seconda da medici specialisti, tra cui: medicina di famiglia (13%), pediatria (16%), medicina interna (10%). Israele registra uno dei più alti tassi di visite ambulatoriali tra i paesi industrializzati con 7,1 visite per assistito l’anno (Francia 6,5 – Italia 6,0 – UK 5,4).

Israele ha 47 ospedali generali (+ 15 ospedali psichiatrici e 309 residenze sanitarie per anziani) per un totale di 14.600 posti letto, con un tasso di posti letto di 2,1 x 1000 abitanti (tra i più bassi tra i paesi industrializzati). Metà della rete ospedaliera è di proprietà dello Stato, la restante parte è di proprietà della cassa mutua Clalit e di altre organizzazioni non-profit e religiose. Il finanziamento degli ospedali avviene soprattutto attraverso la vendita di servizi alle mutue (80%) attraverso un sistema misto di rimborso per prestazioni e per le giornate di degenza, fino ad un tetto massimo di compenso.

Conclusioni

Il sistema sanitario israeliano nel complesso fornisce alla popolazione cure di standard elevato con una contenuta quantità di risorse. L’introduzione di co-pagamenti (con livelli di esenzione molto ridotti), la crescita della spesa privata, l’espansione delle assicurazioni volontarie integrative (favorita dalla mancanza di copertura di base per le cure dentali, le cure a lungo termine e la salute mentale) stanno creando una situazione di diseguaglianza a scapito dei gruppi di popolazione a reddito più basso. Una situazione che si associa alle diseguaglianze di salute fra i vari gruppi etnico-religiosi.

Risorsa

Rosen B and Merkur S. Israel: Health system review. Health Systems in Transition 2009; 11 (2): 1-226 . [PDF: 1,64 Mb]

Bibliografia

  1. Rosen B and Merkur S. Israel: Health system review. Health Systems in Transition 2009; 11 (2): 1-226 . [PDF: 1,64 Mb]
  2. OECD
  3. Health For All Database

11 commenti

  1. Vorrei commentare innanzitutto la seguente frase: “vi sono profonde e crescenti differenze tra la popolazione ebrea e gli appartenenti ad altri gruppi religiosi”.
    Premetto innanzitutto che il termine corretto è “popolazione ebraica” e non popolazione ebrea e quindi pare evidente che chi ha scritto l’articolo dimostra subito ben poca dimestichezza con la letteratura relativa allo Stato di Israele.

    In secondo luogo in molti paesi occidentali (Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Svezia, ecc..) sono registrate comunque differenze tra la maggioranza della popolazione e le altre minoranze etnico-religiose in termini di aspettativa di vita. Ciò non è però dovuto ad un diverso trattamento assistenziale ma ad un diverso stile di vita (tipo di professione, livello di istruzione, tenore di vita legato al numero di anni che si risiede nel paese, ecc..). La differenza in termini di aspettativa di vita presente in altri paesi occidentali non basta a tacciare il loro sistema sanitario come “religosamente iniquo” come sembra invece emergere da questo articolo in cui peraltro si confonde il sostantivo “ebrea” con l’aggettivo “ebraica” (il fatto che in che in Italia un notaio viva di più di un immigrato senegalese non è ovviamente dovuto ad un sistama sanitario iniquo ma ad un diverso stile e tenore di vita).

    In terzo luogo vorrei commentare un’altra affermazione fatta dagli autori: “l’espansione delle assicurazioni volontarie integrative.. stanno creando una situazione di diseguaglianza a scapito dei gruppi di popolazione a reddito più basso”.

    Ovviamente le assicurazioni volontarie integrative favoriscono una relativa diseguaglianza ma ciò avviene in tutti i sistemi sanitari del mondo, soparattutto in quelli mutualistici come Germania, Francia, Svizzera, ecc.. in cui le assicurazioni integrative hanno un ruolo abbastanza rilevante (ma avviene anche in Italia), in Israele comunque rimane il fatto che il 100% della popolazione ha diritto all’assistenza sanitaria e fruisce di un ottimo livello assistenziale, ciò vale anche per la popolazione araba che vive in Israele, a differenza degli ebrei che vivevano nei paesi arabi che non solo non avevano diritto alla copertura assistenziale ma sono stati addirittura espulsi dai paesi arabi in cui vivevano.

    Propongo di seguito una breve descrizione del sistema sanitario israeliani realizzata da chi è stato realmente in Israele e ha lavorato lì per anni:

    All’inizio del XIX secolo malattie come la dissenteria, la malaria, il tifo e il tracoma erano endemiche nella Terra d’Israele, una regione periferica e di scarsa considerazione da parte del governo dell’Impero Ottomano.
    Al fine di fornire servizi sanitari per la popolazione ebraica di Gerusalemme un certo numero di cliniche create dalle comunità ebraiche europee avevano fornito servizi medici gratuiti per chi era incapace di pagare tali servizi. Queste cliniche si erano successivamente espanse per diventare ospedali capaci di offrire servizi utilizzando tecnologie mediche avanzate per l’epoca (Bikur Holim 1843, Misgav Ladach 1888, Shaare Zedek 1902) .
    L’Hadassah Medical Center di Gerusalemme, con scuole di medicina, infermieristica e due moderni ospedali, fu istituito nel 1913 dall’Hadassah Women’s Zionist Organization statunitense. Il sistema sanitario, che includeva una rete di servizi medici per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie, continua anche durante il periodo del mandato inglese (1918-1948). Alla nascita dello Stato di Israele funzionava quindi una infrastruttura medica ben sviluppata capace di ulteriori evoluzioni.
    Attualmente Israele possiede un servizio sanitario di alta qualità per quanto riguarda le risorse e la ricerca, moderne strutture ospedaliere e un buon rapporto di medici e specialisti rispetto alla popolazione.
    Questa situazione ottimale si riflette nella bassa mortalità infantile (4,6 ogni 1000 nascite) e una lunga aspettativa di vita (82,3 anni per le donne e 78,3 per gli uomini).
    Le cure mediche sono estese per legge a tutti dall’infanzia alla vecchiaia e, le spese per la salute (8,2% del bilancio dello stato), sono comparabili a quelle degli altri stati più sviluppati.
    La popolazione può quindi contare su ospedali, ambulatori e centri per la medicina preventiva e la riabilitazione.
    I servizi ospedalieri includono procedure e tecniche avanzate quali la fecondazione in vitro, chirurgia cerebrale, trapianto di midollo osseo e di organi.
    Sono inoltre presenti centri per le donne durante la gravidanza e per i bambini dalla nascita alla prima infanzia, che offrono anche servizi di esami prenatali, diagnosi precoce di malattie mentali e fisiche, vaccinazioni, visite di controllo pediatrico ed educazione sanitaria.
    La responsabilità per tutti i servizi è del Ministero della Salute che prepara la legislazione e sovraintende al suo adempimento. Esso controlla anche lo standard medico nazionale, mantiene standard per la qualità del cibo e delle medicine, promuove la ricerca medica, valuta i servizi sanitari e sovraintende alla pianificazione e alla costruzione di ospedali.

    Il Ministero agisce anche come un’agenzia di sanità pubblica anche per quanto riguarda l’ambiente e la medicina preventiva .
    In Israele circa 27000 medici esercitano la loro professione come membri di staff ospedaliero e degli ambulatori, o come liberi professionisti.
    Esistono 4 Facoltà di Medicina, 2 di Odontoiatria, 1 di Farmacologia e circa 20 scuole per infermiere 4 delle quali rilasciano un titolo accademico. Sono inoltre disponibili Corsi per Fisioterapisti, Terapisti delle Malattie Professionali, Nutrizionisti, Tecnici di Radiologia e Tecnici di Laboratorio.
    Precedentemente al 1995 l’assicurazione malattia era volontaria, circa il 95% della popolazione era assicurata con una delle Health Maintenance Organizations (Clalit 54,3%, Maccabi 23,1%, Meuhedet 12,5% e Leumit 9,8%) e il “paniere” dei servizi non era chiaramente definito. Dal 1995, data di emissione della Legge di Assicurazione Nazionale per la Salute (NHI), il Sistema Sanitario Israeliano, che è stato esteso al 100% della popolazione si basa su 3 livelli di assicurazione sanitaria, la così detta piramide.

    La base della piramide è gestita dallo Stato e copre praticamente il 100% della popolazione. Il Governo finanzia i servizi sanitari attraverso una quota capitaria basata sull’età e i fornitori dei servizi sono le quattro HMO (Health Maintenance Organizations) più il Ministero della Salute che inoltre supervisiona e fornisce assistenza geriatrica, psichiatrica e servizi di prevenzione. Viene assicurato a tutti gli israeliani un Basic Basket of Service che include: visite mediche, servizi diagnostici e di laboratorio, servizi paramedici quali terapia fisica e logopedia, servizi di riabilitazione, l’ospedalizzazione incluso il parto e la prescrizione di farmaci.
    La maggior parte dei servizi richiede un co-pagamento che varia da 7NIS per il medico di famiglia a 23NIS per visite ambulatoriali in ospedale.

    Il secondo livello è assicurato dalle quattro HMO non profit che forniscono i servizi direttamente o attraverso privati che hanno contratti con queste organizzazioni.
    Le HMO forniscono differenti contratti assicurativi di servizi supplementari quali visite specialistiche, consulti con liberi professionisti, servizi odontoiatrici, interventi chirurgici all’estero e medicina alternativa (chiroteapia, omeopatia, ecc).

    La punta della piramide è coperta da assicurazioni private e anche i servizi sono forniti da privati.
    L’assicurazione sanitaria privata copre operazioni costose, trapianti, trattamenti salva-vita in Israele e all’estero, gravi malattie e terapie a lungo termine. Estende anche la propria attività per persone incapaci delle normali attività quotidiane (compreso l’Alzheimer) e che necessitano di assistenza in servizi residenziali o a domicilio.

    In Israele sono presenti:
    • 29 ospedali per complessivi 14200 letti
    • 21 ospedali psichiatrici per complessivi 3150 letti
    • 272 ospedali per malati cronici per complessivi 18200 letti
    La politica generale è quella di diminuire i ricoveri ospedalieri e di aumentare l’efficienza degli ambulatori.
    Ne consegue un basso rapporto tra numero dei letti e popolazione (2,2 letti per 1000 persone), una bassissima media annua di degenze (4,1 giorni a persona) e un’alta percentuale di letti occupati (99%). Per quanto riguarda la salute mentale è stato sancito il diritto legale alla terapia e una migliore integrazione fra cure fisiche e mentali. Viene inoltre favorito lo “shift” dall’ospedale ai servizi di comunità psichiatriche.

    Nel caso dei servizi geriatrici, sono stati sviluppati appositi centri con personale specializzato. Si intende migliorare le cure geriatriche incrementando la qualità dei servizi medici e realizzando un servizio di outsercing nel settore privato, aggiungendo l’assicurazione per il ricovero da parte delle HMO.

    Il Servizio Sanitario Israeliano prevede anche tre approcci col paziente del tutto innovativi.
    1. Servizio infermiere/medico On Call.
    Questo servizio offre l’accesso telefonico immediato 24 ore dei pazienti verso infermieri / medici comprendenti:

    – Consigli di emergenza medica.
    – Invio di mezzi di emergenza medica.
    – Informazione medica non di emergenza.
    – Counseling medico non di emergenza.
    – Consigli medici generali non di emergenza.

    2. Servizio Web
    Il servizio web è un servizio integrato per i pazienti che permette l’accesso alla cartella clinica personale ed informazioni mediche riguardanti:
    – Recupero di risultati di laboratorio
    – Situazione sanitaria personale
    – Fattori di rischio cardiaco
    – Dieta & nutrizione
    – Lista personale di farmaci
    Offre inoltre un knowledge base con servizi di applicazione amministrativa come:
    – Programmazione, Contabilizzazione & Assicurazione

    Il Servio Web offre inoltre gestione di appuntamenti e offerta di informazioni quali:
    – Web e SMS per la gestione di appuntamenti
    – Management di programmi di lavoro di medici e ambulatori
    – Software per la programmazione rapida CSR
    – SMS di promemoria per ridurre i “No Show”
    – Creazione di “Knowledge Base”

    3. Servizio di Tele-medicina
    Permette l’implementazione e l’integrazione di informazione della di Cartella Clinica per pazienti con altri sistemi sanitari ed è atto a migliorare:
    – Qualità dell’assistenza
    – Riduzione degli errori
    – Riduzione dei costi amministrativi
    – Migliore uso del tempo dei professionisti
    – Riduzione della ripetizione dei test
    – Riduzione dei ricoveri ospedalieri
    – Riduzione della durata del ricovero
    – Migliore efficacia e qualità delle cure
    – Migliore qualità di vita

    Nel campo delle cardiopatie coronariche, ad esempio, sulla totalità dei pazienti che si presentano in pronto soccorso per dolore toracico, il 60% viene ricoverato ma solo il 20% di questi pazienti ha realmente subito un infarto del miocardio.
    È tuttavia possibile, utilizzando appositi dispositivi di costo relativamente basso e di facile utilizzo, eseguire a domicilio, da parte dei pazienti in caso di sospetto infarto, un ECG e un esame ematico di markers di danno miocardico(troponina-I e mioglobina).
    Questi esami possono essere trasmessi via telefono o web ad un centro capace di fare rapidamente diagnosi di infarto e provvedere tempestivamente all’invio di un’ambulanza. In caso di infarto è da ricordare che dopo 4 ore i danni al miocardio divengono irreversibili e quindi la velocità di intervento gioca un ruolo fondamentale sulla prognosi. Se gli esami risultano negativi il centro ha il compito di rassicurare il paziente.
    Questa rete di servizi di tele-medicina è attualmente in uso negli USA, in Germania ed in Israele e ciò a si che anche in questo campo la medicina israeliana si ponga all’avanguardia per quanto riguarda una medicina di tipo innovativo e quindi di maggior efficacia.

    1. complimenti per la chiarezza, magari funzionasse tutto così in italia….. ma questa è altra cosa, ma in Israele è come in america i turisti se si fanno male devono mettere mano al portafoglio????

  2. Sono perfettamente d’accordo con Mario. L’articolo di Silvia Guarducci e Valentina Vinante sembra molto più politico che scientifico. L’articolo appare anche velleitario perché non si può liquidare un sistema sanitario (che è in realtà eccellente ed egualitario) come un sistema razzista, oltretutto lo si fa con una pagina contenente pochissimi dati e scarse informazioni. Anche la bibliografia è assai scarna.
    Mi sembra un lavoro diffamatorio e poco serio.
    Leonardo

  3. Che il sistema sanitario israeliano soffra di crescenti problemi di equità è scritto nel rapporto OMS allegato al post. Tale documento è curato da Bruce Rosen, direttore dello Smokler Center for Health Policy Research, istituzione con sede a Gerusalemme che collabora con il governo israeliano. Indicatori dei problemi di equità sono:
    1) la crescita della spesa sanitaria privata (passata del 26 al 32% della spesa sanitaria totale nel periodo 1995-2005).
    2) L’introduzione di elevati ticket sulle prestazioni, che pesano soprattutto sui poveri e sugli anziani ( “In the absence of exemptions and discounts, co-payments would definitely have placed greater financial burden on poor and elderly people and probably would have also discouraged people from seeking needed care”; ”growing co-payments for physician visits and pharmaceuticals, creating
    access barriers, particularly for vulnerable populations”).
    3) La diffusione delle assicurazioni private complementari in un contesto dove diversi livelli d’assistenza non sono garantiti dalle assicurazioni sociali; ciò genera inevitabilmente diseguaglianze nell’accesso alle cure. A meno che – come avviene in Francia – le assicurazioni complementari non siano fornite dal governo alle fasce di popolazione a più basso reddito (in Francia oltre 4 milioni di persone usufruiscono gratuitamente della Couverture maladie universelle complémentaire).
    4) La differente distribuzione di risorse sanitarie tra la popolazione ebraica e la popolazione araba ( “There are large disparities in the types and amount of health services available in Arab and Jewish localities. For example, Jewish localities had more primary care clinics per 1000 population [11.8 versus 8.6] and more specialist clinics [29.5 versus 15.5]”).

    Le diseguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria tra popolazione ebraica e popolazione araba sono state denunciate dall’organizzazione medica israeliana, con sede a Tel Aviv, “Physicians for Human Rights – PHR“ (http://www.phr.org.il/default.asp?PageID=4) che in un documento del 2008 (The right to health among Palestinian Arabs in Israel) elenca una serie di questioni che riguardano l’esercizio del diritto alla salute della popolazione araba in Israele, e le differenze con la popolazione ebraica: a) nello stato di salute; b) nella disponibilità di risorse sanitarie; c) nell’accessibilità ai servizi (“More than 275,000 (19%) of Palestinian Arabs in Israel reported that they decided to forego a medicine or treatment because of the cost); d) nella disponibilità di infrastrutture igieniche come fognature e sistemi di smaltimento di rifiuti. Il documento di PHR si conclude con questa affermazione: “The inequality in health and health services constitutes a violation of the obligation of the State of Israel in accordance with the international treaties to which it is a partner, and the values of the State National Insurance Law which it enacted (“justice, equality and mutual aid”). This inequality also extracts a personal and human price in the form of higher disease and mortality rates, and a heavy social cost”.

    In conclusione, il post che abbiamo pubblicato evidenzia le qualità del sistema sanitario israeliano che nel complesso fornisce alla popolazione cure di standard elevato con una contenuta quantità di risorse, rilevando tuttavia le criticità che sono ben presenti nella letteratura internazionale.

  4. Grande scorretteza da parte delle due autrici: l’associazione dei medici Israeliani è l’IMA (Israel Medical Association) e non quella che le due autrici hanno citato. Lo so perché ho fatto il medico in Israele per due anni durante la specializzazione. Ma Silvia Guarducci e Valentina Vinante sono mai state in Israele?
    1. Al di là comunque di dove le due autrici hanno trascorso le vacanze sottolineo inoltre che la cresita della spesa sanitaria privata è cresciuta in molti paesi dotati di sitemi mutualistici (anche in Francia, paese che forse non conveniva citare alle autrici).
    2.L’introduzione di elevati ticket sulle prestazioni è un altro errore: per quanto riguarda diverse prestazioni sono stati invece eliminati i ticket (anche in Italia vengono introdotti spesso ticket). Peraltro in Israele i ticket sono pagati dagli Israeliani di ogni religione ed etnia.
    3. La presunta differente distribuzione di risorse tra popolazione ebraica ed araba non può essere dimostrata citando il documento PHR o altri articoli di propaganda politica (ricordo di nuovo che PHR non è affatto l’associazione ufficiale di medici israeliani.L’associazione nazionale ufficiale ripeto si chiama IMA), PHR è invece un’associazione considerata da molti controversa e schierata.
    4. Nella letteratura internazionale (ovviamente mi riferisco a quella scientifica e non a quella propagandistica citata dalle autrici) non emerge affatto una visione univoca sul sistema sanitario israeliano, l’unico aspetto su cui la letteratura internazionale (sottolineo di nuovo la letteratura scientifica e non propagandistica) sembra convergere è l’elevato grado di innovazione nel campo biomedico del sistema sanitario israeliano.

    1. Esatto! Condivido quanto detto da Giacomo, nell’articolo ci sono gravi inesattezze chiaramente tendenziose ed usate in maniera settaristica, mi pare davvero grave strumentalizzare così un argomento tanto importante e serio.

  5. Il fatto che Giacomo abbia trascorso due anni della sua specializzazione in Israele non lo autorizza a scrivere commenti così poco attenti e informati.
    1. Se Giacomo non ha interesse a leggere i documenti di Physicians for Human Rights, si studi il rapporto WHO “Rosen B and Merkur S. Israel: Health system review. Health Systems in Transition, 2009”, allegato al post e imparerà molte cose sul sistema sanitario israeliano che forse gli sono sfuggite.
    2. S. Guarducci e V. Vinante hanno scelto appropriatamente la Francia perchè è un sistema sanitario che ha introdotto le assicurazioni volontarie integrative, e le ha rese accessibili gratuitamente ai gruppi di popolazione a basso reddito; ciò ha comportato una riduzione della spesa sanitaria privata (in proporzione alla spesa sanitaria totale). L’esatto contrario di ciò che è avvenuto in Israele.
    3. S. Guarducci e V. Vinante non hanno mai scritto che Physicians for Human Rights è l’associazione dei medici israeliani, ma l’hanno definita “organizzazione medica israeliana”: dove sta la “grave scorrettezza”?

  6. Chi dice la verità è sempre definito “saccente” da chi subdolamente o supinamente crede di poterla piegare ai propri interessi di parte 🙂

  7. Farò una terapia HBOT anti aging in Israele, è molto costosa e dura 3 mesi, posso usufruire di una polizza sanitaria israeliana per ridurre i costi? Sono residente in Italia

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