Home » Aree, Salute globale

L’ospedale cardiochirurgico di Emergency in Sudan: un’iniziativa controversa

Inserito da on 16 maggio 2010 – 22:1726 commenti

Enrico Materia, Angelo Stefanini, Gavino Maciocco

Il caso solleva una questione di costo-opportunità: in un contesto di risorse poverissime, cosa potrebbe essere fatto alternativamente con un dato investimento finanziario.


A Soba, vicino Khartoum, in Sudan, Emergency ha costruito l’ospedale Salam specializzato in cardiochirurgia e destinato ad assistere pazienti provenienti anche dai nove paesi africani confinanti. L’ospedale è attivo dal 2007 e da allora sono state sottoposte a visita cardiologica circa 13.000 persone, di cui 2.030 sottoposte ad intervento cardochirurgico[1].

Emergency presenta quest’iniziativa di cooperazione sanitaria affermando che anche le popolazioni più povere del mondo hanno diritto ad una sanità gratuita e di qualità. Enunciato con il quale è difficile non essere d’accordo, almeno in linea di principio. Eppure alcune voci hanno posto domande e sollevato critiche a questo progetto, tra cui quelle degli autori di questo post[2,3]: a questo proposito, Emergency ha risposto organizzando un convegno che si terrà a Roma il 18 Maggio 2010.

Lo scenario. Il Sudan è un paese fragile, con povertà endemica, al 150° posto nella graduatoria dei paesi per indice di sviluppo umano, non ancora entrato nella fase di transizione demografica ed epidemiologica. Le malattie infettive, l’incidenza elevata di malnutrizione e la scarsa accessibilità ai servizi sanitari contribuiscono a determinare livelli molto elevati di mortalità evitabile, in particolare per donne e bambini. La mortalità materna nel Sud Sudan è stimata essere la più alta del pianeta (superiore a 2.000 per 100.000 nati vivi) [4]: almeno una donna su 10 muore nel Sud Sudan in conseguenza della gravidanza o del parto. In Sudan solo il 20-25% della popolazione ha accesso ai servizi sanitari di base; nel Sud Sudan si registrano 0,2 contatti per persona per anno[5]. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio di competenza sanitaria sono ben lontani dal poter essere raggiunti, soprattutto per quanto riguarda la mortalità materna e dei bambini (MDG 4 e 5).

Le cause di morte di donne e bambini < 5 anni in Africa sono riportate nelle figure 1 e 2. Le malattie infettive, le diarree, le infezioni respiratorie e le condizioni perinatali sono le principali cause di mortalità nei bambini; mentre AIDS, tubercolosi e malaria, e le cause legate alla gravidanza e al parto determinano il carico maggiore di malattia nelle donne in età riproduttiva. Gran parte di queste condizioni sono prevenibili attraverso servizi sanitari di base efficaci (primary health care). L’impegno a contrastare la mortalità materna, neonatale e dei bambini è ormai considerato una priorità assoluta per la comunità internazionale: dal Millennium Development Goals Summit delle Nazioni Unite che si terrà a New York nel prossimo settembre, al G8 2010 in Canada, dalla Partnership for Maternal, Newborn & Child Health al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria[6].

Figura 1. Cause di morte nei bambini < 5 anni in Africa.

Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Figura 2. Cause di morte nelle donne di età 15-49 anni in Africa.

Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Le scelte di politica sanitaria. L’iniziativa di Emergency merita di essere discussa sulla base dei criteri di sostenibilità, efficacia, equità e costo-opportunità.

La sostenibilità non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma la capacità di sviluppo che una società può assumere per garantire la titolarità democratica del proprio destino (ownership), uno dei principi della dichiarazione di Parigi sull’efficacia dell’aiuto allo sviluppo. Nel caso dell’ospedale cardiochirurgico Salam, Emergency ha deciso di costruire un ospedale cardiochirurgico in base ad un proprio programma e con propri fondi e poi ha ottenuto dal governo sudanese un contributo pari al 50% dei 10 milioni di euro per i costi ricorrenti di gestione: nei fatti sottraendo risorse ai programmi sanitari già ampiamente sottofinanziati (la spesa governativa pro-capite per la sanità era pari a 13 US$ nel 2007[7]). È stato rispettato il principio di ownership? Il paese partner ha in questo caso esercitato il proprio diritto a determinare autonomamente su quali priorità investire le risorse per la sanità?

L’ efficacia non è ancora facilmente valutabile, soprattutto perché l’interesse non risiede negli esiti a breve termine (la mortalità a 30 giorni risulta pari al 3,3%) quanto nella valutazione a medio e lungo termine. I dati disponibili sul sito di Emergency[1] riportano un numero troppo esiguo di pazienti con follow-up di un anno (151 pazienti operati tra aprile 2007 e settembre 2007, sul totale di 2.030 pazienti operati, con il 4% di mortalità) da consentire una valutazione attendibile. È peraltro riportato che un quarto dei pazienti operati in quella finestra temporale sono già stati persi al follow-up di un anno.

Le informazioni disponibili non consentono altresì di valutare quale continuità assistenziale è assicurata ai pazienti dimessi dall’ospedale Salam. Una volta tornati ai loro villaggi, quanti di loro riescono a effettuare il necessario monitoraggio della terapia anticoagulante? Quando, quanti e quali pazienti dovranno effettuare un nuovo intervento di sostituzione valvolare dopo impianto di una protesi biologica?

L’ equità è un altro principio che  Emergency proclama. In pratica, non è chiaro quali persone riescano ad avere accesso all’ospedale Salam. In un paese dove i bambini muoiono di diarrea, polmonite e malnutrizione, e le donne di parto nei loro villaggi perché non ci sono mezzi per trasportarle al più vicino ospedale, dove nel bush puoi incontrare una canoa che risulterà preziosa durante la stagione delle piogge (Foto: canoa nel bush), qual è la posizione socioeconomica e la ripartizione urbano/rurale delle persone operate?

Costo-opportunità. In Sudan, come altrove nel mondo, la chirurgia è indispensabile per le cure ostetriche di emergenza così come per trattare malattie acute che possono altrimenti avere esito fatale. Il costo per un intervento salva-vita di chirurgia ostetrica o di primary surgery è di scala molto inferiore a quello di un intervento cardio-chirurgico con macchina cuore-polmoni. Per questi motivi, il parametro costo-opportunità (cosa potrebbe essere fatto alternativamente con un dato investimento finanziario) rappresenta il punto cruciale della discussione, nello scenario cui si è fatto riferimento più sopra.

Il budget annuale dell’ospedale cardochirurgico Salam è di circa 10 milioni di euro, per svolgere un volume annuo di attività stimabile – dai dati disponibili sul sito di Emergency – in 4500 visite cardiologiche, 860 persone ricoverate, 700 interventi chirurgici. Il costo medio di un ospedale distrettuale africano (medicina e chirurgia generali, pediatria, ostetricia, attività ambulatoriali e preventive) è intorno ai 400-500.000 euro per anno. Un ospedale distrettuale ugandese , ad esempio, distante circa 100 km dalla capitale Kampala, dotato di 100 posti letto, ha un budget annuale (2009) di 316.516 euro, con i seguenti dati di attività: 11.168 ricoveri, 49.095 visite ambulatoriali, 19.121 vaccinazioni, 2.480 parti, 538 cesarei, 768 interventi chirurgici maggiori.

Investendo in programmi assistenza di base ( primary health care) e rafforzando le strutture ospedaliere a livello di distretto si potrebbero ottenere importanti risultati di salute a fronte di una spesa minore e di una maggiore sostenibilità.

Certo al prezzo di una minore visibilità.

Il bisturi strappa via il male. Ma chi pagherà il conto negli anni a venire?

Bibliografia

  1. The Salam Centre for The Cardiac Surgery – Emergency
  2. Stefanini A. Cosa è meglio per i sudanesi? Aprileonline 2007; 23: 32-34.
  3. Materia E. Dell’ospedale cardiochirurgico di Emergency a Khartoum. Politiche Sanitarie 2008; 9:139-142.
  4. Government of National Unity, Government of Southern Sudan. Sudan Household Health Survey , 2006.
  5. Ministry of Health Government of Southern Sudan. Basic package of health and nutrition services for Southern Sudan, 2008.
  6. Todros Adhanom Ghebreyesus – A Global Fund for the health MDGs. Lancet 2010; 375:1429.
  7. Federal Minsitry of Health. Five-years health sector strategy: investing in health and achieving the MDG: 2002-2011. [PDF: 598 Kb]

Fig.1 Cause di morte nei bambini < 5 anni in Africa.

Fig. 2 Cause di morte nelle donne di età 15-49 anni in Africa

Tag:,

26 comments on “L’ospedale cardiochirurgico di Emergency in Sudan: un’iniziativa controversa

  1. alberto casella on said:

    Leggo con piacere che finalmente qualcuno si pone questi problemi e soprattutto pone l’accento sulla spettacolarità di alcuni interventi che poi non sono sostenibili.
    I dati riportati sono inconfutabili e l’esempio riportato dell’Ospedale ugandese ricalca perfettamente la realtà anche del vicino Tanzania ( di cui ho esperienza diretta da 19 anni).
    Grazie agli autori
    Alberto Casella

  2. Renato Rossi on said:

    Concordo pienamente con le critiche espresse nell’articolo. Credo che sarebbe interessante sapere quali sono stati i finanziatori (disinteressati?) di Emergency e quali cifre sono in gioco. I costi di gestione sono talmente alti che anche la costruzione dell’ospedale deve avere avuto enormi ordini di grandezza e che ci siano persone così disinteressatamente munifiche fa ben sperare per i paesi in via di sviluppo e per quelli in cui si muore ancora di fame!
    Approfitto dell’occasione per ringraziarvi dell’egregio lavoro che state svolgendo.

  3. muhiddin Mugne Hagi Mascat on said:

    L’Idea d’aprire Centro del Genere e’ di grande aiuto/interesse per l’Africa(specialmente in sub-Sahara)ed e’ l’ora di vedere coloro che sentono i problemi umanitari dei poveri(speriamo che vengano su e siano sempre in aumento sulla terra per un Mondo Migliore dove ci si aiuta/si vuol bene per una vita migliore a tutti “cioe’ dove anche i poveri trovino la felicita e come migliorare la loro vita ed essere felici senza sofferenze e senza la diffuzione di malattie che li uccidono”.
    Ho capito questo ospedale raccoglie anche da 9 paesi africani(e’ molto e speriamo che ancora altri Universita’ delle Regioni Italiane prendino iniziative del genere inquanto in africa son parecchi che muoiono per mancanza di medici: sto in zanzibar da circa due anni e son parecchi casi che mi vengono sempre col ritardo(bambini ed adulti e proprio oggi presentato un caso al Neurochirurgo spagnolo che di tanto in tanto vengono ed operano qui, caso di una donna di circa 35 anni al letto, cieca per un tumore intracranico anteriore grande come un grande pompelmo che ha distrutto ormai il chiasma ottico e compresso(pare benigno e non scoperto da giusto tempo): tutti i casi di Medicina, di chirugia in pediatria ed adulti di ginecologia e maternita’, tutti in fase tardiva.
    Speriamo di vedere piu’ Universita Italiane in Africa per l’Umanita.

  4. antonella cappè on said:

    Ringrazio gli autori per la precisione con cui motivano i dubbi di molti ( compreso i miei che ho lavorato in sud Sudan e ho toccato con mano lo stato di ” assenza” dei servizi sanitari)rispetto all’intervento di Emergency in Sudan. Vorrei ricordare che anche nella cooperazione sanitaria vale la regola valida per ogni medico: “primum non nocere” e che qualsiasi intervento dovrebbe essere ponderato rispetto ai criteri da voi enunciati. Cordiali saluti, Antonella Cappè

  5. Pasquale Urbano on said:

    Argomentazioni condivisibili in toto. Salve le buone intenzioni di Emergency, forse dovrebbero ponderare meglio i loro interventi.

  6. Gianfranco Tarsitani on said:

    Trovo interessante e condivido l’analisi di Stefanini e Materia. Capisco che la visione economica della salute sia sempre estremamente cruda e difficile da digerire, ma il ragionamento e i dati che portano non lasciano dubbi. Mi piacerebbe poter stimare, seguendo il modello assistenziale proposto in Sudan, quando questi livelli di assistenza ultraspecialistici possano divenire accettabili e prioritari per una dimensione multinazionale di Stati come quella proposta; in altre parole vorrei capire se un’offerta di questo tipo trovi vantaggio nella applicazione macroregionale che, in qualche modo, possa costituire una scorciatoia delle comunque lunghe dinamiche di sviluppo di sistemi sanitari accessibili, equi, sostenibili.

  7. Giorgio Pellis on said:

    Condivido pienamente le posizioni degli autori.
    In altre occasioni ho dato anche la mia lettura del fatto, da chirurgo con una certa conoscenza dei paesi africani.

  8. ivana nannini on said:

    concordo con gli autori e sottolineo la coerenza ed il coraggio intellettuale di quest’ analisi,il che fa apprezzare sempre più gli autori e ideatori del sito.
    grazie del vostro lavoro.

  9. Giorgio Tamburlini on said:

    Condivido quanto è stato scritto. Aggiungo che ci sarebbe da discutere anche l’aspetto equità (che è il principio in base al quale l’iniziativa è stata presa). E’ovvio infatti che i bambini che usufruiscono delle prestazioni dell’ospedale non possono essere se non quelli le cui famiglie per vari motivi hanno accesso all’informazione, alla diagnosi primaria di sospetto, e ai costi di trasporto, quindi è un ospedale per la parte più privilegiata degli underprivileged. Questa è una legge purtroppo vera come è vera la forza di gravità, meriterebbe quindi che Emergency facesse una analisi delle caratteristche dei bb curati, e anche di quanto si sia in grado adi assicurare il follow up per alcuni interventi che lo richiedono, pena il fallimento o nuovi problemi quiali infezioni ecc. Inoltre, sempre sotto il profilo dell’equità, è giusto togliere opportunità ai bb più poveri (che come gli autori della nota dimostrano, hanno sopratutto bisogno di altri interventi salvavita)per darli ai più abbienti/meno poveri?
    Concettualmente almeno l’iniziativa dovrebbe essere inattaccabile, ma non mi pare sia così.

  10. Antonio Poli on said:

    La mia valutazione personale, sia in qualità di cultore della materia in ambito di epidemiologia e di politica sanitaria sia di “antico frequentatore della cooperazione sanitaria e non”, è un sincero plauso a questa stingente e puntuale analisi che, come evidenziato anche dai commenti che mi hanno preceduto, sintetizza il pensiero di molti.
    Sia pur considerando la situzione contingente dovuta ad un “tempo di culto dell’immagine” come quello di oggi,non è nè etico nè morale investire risorse con un così basso(se non nullo)effetto di ricaduta sulla popolazione.
    Il vero problema, del quale tutti Noi dovremmo farci carico, è diffondere queste informazioni e far crescere questa”cultura” tra tutta la popolazione del Nostro paese, e non solo tra gli esperti.

  11. Vedo che tutti gli interventi sono concordi nella critica.
    Ben venga la critica.. se fatta sinceramente, talvolta, serve a migliorare.
    Però mi domando: Quanto costa la gestione di un solo ospedale nella nostra Italia clientelare? Quante posizioni dirigenziali di comodo esistono nelle nostre strutture sanitarie? Se una cittadina italiana deve avere un’ecografia o una mammografia in Italia, che tempi di attesa normalmente ci sono? Uno, tre, cinque, sei o dodici mesi? Come hanno fatto, negli anni, ad “occupare” la sanità Italiana cricche mafiose e massoni?
    Certo è più facile parlare del sesso degli angeli, criticando chi cerca di fare al meglio il proprio mestiere di medico.
    Nessuno è perfetto e chi vi parla è un medico, appunto imperfetto, che non lavora per Emergency, ma ne stima la sostanza: aiutare con qualunque mezzo chi ha bisogno di cure ed ovunque si riesca a farlo.
    La “politica” sanitaria la facciano altri…
    Magari lasciando per strada qualcuna delle proprie entrate da Direttore Generale, Direttore di Dipartimento, Direttore di Scuola di Specializzazione, Direttore di Società Scientifica etc. etc. etc. (mi riferisco soprattutto ai compensi accessori, quelli poco “visibili” e che arrotondano allo zero superiore ogni santa mensilità).
    Sembra, questa critica, parte di un progetto più ampio che vuole delegittimare Emergency in ogni sua attività (soprattutto in periodo di 8 per mille), allontanandola da scenari scomodi… per evitare la sua testimonianza …. per evitare che parli di bombe al fosforo… per evitare che dica, con nozione di causa, quanta sanità e quanta scuola si sarebbero potute “implementare” con i soldi spesi per le missioni di “pace”?
    Le missioni sono di pace… sono solo i combattenti a morire sui due fronti.
    “Implementare”… così accontento anche qualche “addetto ai lavori”…
    Resistere, Resistere, Resistere.

  12. maria cecilia bonello on said:

    gli standard degli ospedali di emergency sono i migliori standard europei.
    la politica è: “ci ricoveresti tua madre?”
    “sì”
    “allora va bene”

    i costi non sono a carico di coloro che usufruiscono delle cure:
    anche questo è un “must” di emergency:
    un ospedale pubblico, con standard europei e gratuito.

    come fanno?
    con le donazioni, coi 5 per mille, tagliando sulle paghe dei cooperanti, che pur essendo paghe dignitose, non speculano sulle donazioni…
    usando ogni centesimo che ricevono per gli ospedali.
    chi volesse prendersi la briga di andare sul sito di emergency, troverà il bilancio consuntivo dell’anno scorso.

    chi paga?
    noi, che comperiamo un calendario, che ci iscriviamo, che scegliamo di farci fare le bomboniere da emergency…
    che scegliamo di dare a loro il nostro 5 per mille.

    buona serata.
    spero di non essere andata fuori tema.
    consiglio a chiunque ne avesse l’opportunità di vedere: “DOMANI TORNO A CASA”: vi si racconta l’esperienza di due ragazzini: uno è stato curato nel Centro Salam.

    salam
    cecilia bonello

  13. Elena Melis on said:

    Emergency ha sempre avuto, per il mio modo di vedere, dei lati in ombra. Questo modo di costruire cattedrali nel deserto, con elevati standard difficilmente collegabili al contesto nel quale si collocano, mi sembra poco sostenibile. In questo caso non mi è chiaro quale sia stata l’analisi dei bisogni che hanno preceduto l’intervento( ma certamente ci sarà stata), né quale sia il destino di questo centro post-Emergency e come esso possa aumentare il know- how del sistema sanitario locale.

  14. Riccardo on said:

    Che delinquenti quelli di Emergency!Trattano con il governo sudanese e i talebani e aprono perfino degli ospedali.Che vergogna!Con tutte queste università occidentali e tutti questi medici di famiglia che fanno a botte per garantire la continuità assistenziale gratis nell’africa nera, questi corrotti rubano 5 milioni di euro che il governo sudanese avrebbe senza ombra di dubbio impiegato per comprare vaccini e antibiotici (come ha sempre fatto in passato quando era ai primi posti nel mondo per risorse destinate a sanità e ricerca)e li usano per gestire un centro cardiochirurgico loro che sono dei chirurghi.Ma soprattutto sti st*onzi violano il principio di ownership;ecco perchè i governi occidentali bombardano paesi del terzo mondo e impongono embarghi ma si guardano bene dal costruire ospedali e ambulatori:per non violare il principio di ownership…Che cosa terribile, la dove tutti muoiono i malati di cuore si salvano:per colpa di emergency è come se avessero superato nella lista di attesa i bambini denutriti,i malati di AIDS, le donne incinte e quelli in attesa di trapianto che invece continuano a morire nel giusto ordine…provo lo stesso schifo che si prova quando escono le graduatorie dei concorsi pubblici con i raccomandati magicamente davanti a tutti.
    Meno male che c’è qusto sito a far capire a tutti che il motivo per cui i sistemi sanitari africani fanno acqua è di Gino Strada.Che vada in TV a prendere soldi come sa fare benissimo ma che poi li tenga per sè oppure li dia voi di sto sito genale, che da poveri docenti e ricercatori universitari di soldi da donare alla causa della salute africana non ne avete ma sapreste benissimo come spenderli,sempre rispettando il principio di ownership…ça va sans dire

  15. Enrico Materia, Angelo Stefanini, Gavino Maciocco on said:

    Gli autori del post replicano ai commenti ricevuti.
    Non sono messi in dubbio né gli standard qualitativi degli ospedali di Emergency, né la dedizione, la motivazione e l’impegno dei cooperanti che vi lavorano. Lo spirito di appartenenza all’organizzazione è forte: duri e puri. Ma forse c’è un rovescio, che può tradursi in un’insufficiente integrazione nell’ambito dei sistemi sanitari locali, di cui possono essere trascurate le priorità. Almeno nel caso del Sudan. I principi della Dichiarazione di Parigi sull’efficacia dell’aiuto allo sviluppo includono ownership, allineamento alle politiche nazionali e ai piani sanitari, armonizzazione tra donatori, e non l’auto-referenzialità.

    Per quanto riguarda la qualità assistenziale, oggi gli standard europei prevedono presa in carico e continuità assistenziale: al momento sul sito di Emergency sono disponibili informazioni di follow-up ad un anno solo per l’otto per cento dei pazienti operati (151 su 2130). Aspettiamo da Emergency informazioni aggiuntive e di ricevere qualche risposta documentata a varie domande che sono state poste, sul blog e al convegno del 18 Maggio, a proposito di: sostenibilità, ownership, allineamento, efficacia, equità e costo-opportunità.

    Il blog da parte sua intende continuare a discutere in modo approfondito di contenuti e della complessità del reale, cercando di evitare scorciatoie e paraventi ideologici.

  16. andrea on said:

    Ve lo spiega un volontario, come fa Emergency a costruire queste scandolasamente belle cattedrali nel deserto.
    Con il nostro appassionato lavoro. Sotto la pioggia, sotto la neve o col sole d’agosto, a fare banchetti promuovendo cultura di pace e raccogliendo fondi, discretamente, senza inseguire nessuno per strada come a talune organizzazioni piu’ famose e’ consueto fare.

    E perche’ facciamo questo? Perche’ ci crediamo. Perche’ siamo riusciti (noi soli al mondo) a mettere intorno ad un tavolo i ministri della sanita’ di paesi formalmente in guerra tra di loro, per cooperare. Non aggiungo altro.

    Sostenibilita’….
    E’ come dire che il bambino italiano affetto da malattie genetiche rarissime non ha diritto alle cure, e – mi raccomando! – che i genitori se ne stiano zitti, perche’ spendere soldi per il loro angelo non e’ sostenibile!

    Ci avete pensato a questo, bei signori?
    Io non credo.

  17. Alessandro on said:

    L’interessante analisi degli autori può essere sicuramente motivo di discussione e commenti. Visto che si parla di rapporto costo/opportunità inviterei ad estendere l’analisi alla missione Onu in Congo e suggerirei di chiedere conto dei miliardi di euro sottratti alla cooperazione internazionale. Ogni tanto ad osservare una formica davanti a noi perdiamo di vista le montagne sullo sfondo.

  18. Sara on said:

    ..la domanda da farsi è:
    PERCHE’ NO?
    Perchè NON costruirlo quest’ospedale? Perchè NON portare sanità, diritti e questo tipo di cure anche a loro?

  19. Ersilia on said:

    Nessuno mette in dubbio il beneficio che apporta il lavoro di Emergency in tutte le sedi in cui opera,però in alcuni casi,quando si sa che i soldi non sono sufficienti,sarebbe meglio spenderli per la salute della maggior parte delle persone che per quelle di pochi,e in modo che l’intervento possa durare nel tempo anche a prescindere dalla presenza di Emergency e dei soldi dei suoi sostenitori.

  20. Silvia on said:

    Credo che l’opportunità di valutare la sostenibilità di un intervento di tal tipo , abbia distolto l’attenzione dalla presenza nel Paese di altre strutture di Emergency. Il Centro pediatrico di Mayo ( all’interno dell’omonimo campo profughi) che fornisce cure di base e gratuite ( farmaci compresi) per le patologie riportate dagli autori nei grafici. Nel Centro di Mayo si effettua inoltre lo screening delle faringiti streptococciche che sono poi la prima causa della febbre reumatica, a sua volta principale causa di patologie cardiovascolari nei bambini ed adolescenti .
    Non dimentichiamo che esistono in giro per i Paesi africani medici volontari che “screenano” consentitemi il termine i pazienti che poi accederanno al Salam ( con viaggio, vitto , cure e farmaci tutto a carico di Emergency per paziente e parenti). L’Africa è un paese in cui l’informazione sui centri che possono aiutarti ( visto il bisogno di salute) corre veloce e non è prerogativa di una classe privilegiata. Gli stessi medici effettuano il follow up dei pazienti e si accertano della continuità di cura.
    Per non parlare del centro di Nyala in Darfur.
    Certo scusate tutto ciò “al prezzo di una minore visibilità”.Grazie

  21. federica on said:

    Il principio dell’ ownership vuole ribadire il diritto di ogni popolo alle proprie scelte autonome,ad avere il possesso e il controllo del proprio destino, ed è condivisibile.
    Mi chiedo però se in certi contesti, politico-economici,non rischi di diventare un alibi per non cambiare niente, per non dare una scelta,appunto,in più a quel popolo e alla sua classe dirigente.
    Se il contesto è di arretratezza,noi vi diamo per un pò una mano a curarvi,ma solo per certe malattie (es. dissenteria,malnutrizione) perchè tanto non riuscireste a gestirne di più “sofisticate” dove servono conoscenze e tecniche terapeutiche che neanche vi sognate!
    Non si devono alimentare false speranze! Dovete essere voi a cambiare le cose,con le vostre forze e le vostre risorse!
    Ma quando mai? mi chiedo io?
    Dal momento che si pretende giustamente da Emergency che presenti i risultati dell’efficacia (in relazione all’obiettivo salute) del suo modello,vorrei allo stesso tempo mi si portassero i risultati dell’efficacia del modello di “medicina del terzo mondo” con il quale lavorano tante associazioni e persone oneste e preparate e,io sono convita, in piena buona fede!
    La mia opinione è che sono veramente pochi i progetti che hanno lasciato una traccia concreta e soprattutto continua nel tempo!
    Emergency tenta una strada e un modello diverso e forse per questo tante volte si ritrova sui giornali o al centro di critiche,ben venga il confronto!In questo non vedo nulla di negativo!

  22. Stefania on said:

    Resto sempre piuttosto allibita quando, sotto l’apparente preoccupazione della sostenibilità, dell’efficacia, del rispetto per le culture e sensibilità altrui, leggo ostilità, denigrazione, discredito verso chi sta – NEI FATTI – costruendo modelli diversi, approcci ‘altri’, interventi che rompono schemi. Al di là di aspetti importanti rapportabili all’efficacia ed efficienza pragmatica di queste strutture (e come dice l’amica che ha scritto prima di me mi piacerebbe verificare quali siano l’efficacia e l’efficienza degli interventi che seguono una filosofia diversa da quella di Emergency), possibile che ancora una volta tutto venga aridamente appiattito solo ed esclusivamente su fattori ‘tangibili’ (per quanto fondamentali)? non è proprio in gran parte questa assoluta mancanza di immaginare un altro mondo possibile a cui lavorare che sta riducendo noi stessi così tristi e depressi e grigi e vecchi??? e come facciamo poi a quantificare il valore di dimensioni quali la possibilità di accesso a un mondo da cui solitamente si è esclusi? il senso di dignità? il senso di uguaglianza? il senso della bellezza? quanto e quanto altro c’è dentro l’esperienza del Salam… Tra le altre cose c’è anche la dimostrazione CHE SI PUO’ FARE. Ed è una SCELTA quella di destinare le risorse ad es. del nostro paese verso oggetti ed azioni un po’ meno nobili di un ospedale! … ma evidentemente questo dà fastidio a parecchie persone. E anche per questo io torno a sposare fortemente l’idea che Emergency esprime e che non sa solo realizzare ospedali, sa anche muovere le più grandi energie di cui siamo portatori: passione, speranza di poter cambiare, entusiasmo.

  23. Federica Z. on said:

    - sostenibilita’-
    vero, emergency ha “sottratto risorse del governo sudanese”, ma chi puo’ dire se le ha sottratte ad altri programmi sanitari o alle spese militari di un paese in guerra?

    – efficacia –
    vero, forse non c’e’ ancora un campione di dati statisticamente significativo dall’apertura dell’ospedale, ma condivido il post di chi fa notare che la stessa lente d’ingrandimento non viene usata per altri progetti di cooperazione. sono convinta inoltre, che emergency abbia a cuore la salute dei suoi pazienti, e dunque stia lavorando per massimizzare l’efficacia dell’intervento, molto piu’ di tante altre organizzazioni che si preoccupano di rendicontare i risultati per avere accesso ad altri fondi, producendo documenti di dubbia veridicita’ e trasparenza.

    – equita’-
    mi sfugge il senso della critica a questo principio, che davvero ispira l’agire di emergency in tutto cio’ che fa. non si crea una disuguaglianza tra i bambini malati di diarrea e quelli con patologie cardiache, curando i primi e lasciando morire questi ultimi, ma il contrario! l’equita’ si afferma dando accesso alle cure agli uni e agli altri, senza alcuna discriminazione in base alla “posizione socio-economica”, proprio perche’ le cure sono gratuite. quanto alla “ripartizione urbana/rurale”, di nuovo, non e’ facendo un ospedale in meno ma e’ facendone uno in piu’ che ci si avvicina ai bisogni.

    – costo/opportunita’-
    come si e’ detto in altri post, emergency ha anche programmi di assistenza di base, in Africa e altrove. Sulla scelta della cardiochiururgia, vedi sopra, sulla qualita’ delle strutture invece aggiungo:
    Se l’ospedale distrettuale ugandese, gestito con un budget annuale di 315.516 euro, e’ tale da poter ricoverare vostro figlio o vostra madre, allora e’ un buon esempio. Se invece lo considerate un ospedale adatto al contesto locale e se, in caso di bisogno, foste spinti a mettere vostro figlio o vostra madre su un areo per l’italia, allora resto dell’idea che Emergency e’ tra le poche a proporre un messaggio nuovo in Africa: ” facciamo per voi cio’ che faremmo per noi stessi”. La pratica di un’idea molto semplice ma rivoluzionaria per la cooperazione.
    Infine, come riportato anche da altri post, credo che l’importanza di un progetto regionale, che offre a dei Paesi in conflitto l’occasione di lavorare insieme per la pace, basti e avanzi per considerare il Salam center uno straordinario motivo di speranza, piu’ che l’oggetto di una critica analisi di impatto.

  24. sono totalmente d’accrdo con cecilia bonelli…
    chi paga e ..chi ha pagato ???
    è un mistero di grande interesse,per emergency e per le ONG in generale, trovo…
    buon lavoro e grazie per queste vostre riflessioni.
    Ivana nannini

  25. Io mi occupo ,essendone stato vittima per molto tempo si patologie Ansiose, un mio amico che è medico e che ha prestato servizio volontario in Sudan ,che nonostante manchi tutto non esiste traccia di patologie simili….è vero?

  26. rocco.errico@alice.it on said:

    Prima non c’era niente ora c’è un ospedale, magari domani un sistema sanitario migliore. Si può anche sbagliare ma un ospedale non credo faccia male, semmai il contrario. Sono sicuro che per Emergency andrebbe anche meglio se ci fossero più servizi sanitari. Andrei a chiedere ai circa duemila africani operati se sono d’accordo con il sistema attuale delle cose. Perché lamentarsi di una cosa che comunque aiuta e non lavorare per dare di più per salvare altre vite? Sul fatto già accaduto sono d’accordo ma come posso arguire dai commenti la gente si sofferma sulle colpe e non sulle opportunità.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>