Canada. Verso il G8 summit

Carlo Resti

Il Canada, paese di grandi tradizioni democratiche e multiculturali, ospiterà il summit dei G8 nel giugno 2010 in Ontario. La società civile propone il Paese per una “leadership umanitaria” al fine di promuovere l’equità nello sviluppo attraverso una responsabilità globale.


Il Canada si prepara ad ospitare quest’anno, oltre ai giochi olimpici di Vancouver, anche il summit dei G8 che si terrà ad Huntville nella regione di Muskoka, Ontario. È un’occasione per portare all’attenzione di milioni di persone le particolarità di questo grande Paese: la sua geografia, il suo multiculturalismo, il suo sistema politico ed i suoi valori democratici. Il Canada, dove è stato coniato per la prima volta il termine “villaggio globale”[1], rappresenta un simbolo di democrazia, di rispetto per i diritti umani e di apertura alle diverse culture. Il G8 del 2010 rappresenta una grande opportunità per il Paese di giocare un ruolo di “leader umanitario”.

G8 – QUALCHE FATTO

  • Il G6 si riunisce per la prima volta nel 1975. Il Canada è invitato nel 1976 a far parte del G7 . La Russia è invitata nel 1997 nel G8.
  • Nel G14 si aggiungono Brasile, India, Cina, Messico, Sud Africa ed Egitto.
  • Muskoka 2010 sarà il quinto summit per il Canada dopo il 1981 (Montebello), 1988 (Toronto), 1995 (Halifax), 2002 (Kananaskis).
  • I paesi del G8 rappresentano il 14 per cento della popolazione mondiale e il 60 per cento delle attività economiche.
  • Il G20 è un forum di alto livello creato nel 1999 per promuovere il partenariato economico internazionale e il consenso sulle nuove economie di sviluppo. Vi sono rappresentati i 19 paesi più industrializzati e l’Unione Europea.
  • Il G20 rappresenta i 2/3 della popolazione e del commercio mondiale e più del 90% GNP mondiale.

In Canada, i governi democratici dal dopoguerra in poi hanno sempre sostenuto istanze di rispetto dei diritti umani e di giustizia sociale fin dalla firma della Dichiarazione Universale sui Diritti dell’Uomo (1948). Molte istituzioni educative e della società civile hanno contribuito al diffondersi di una cultura di “cittadinanza globale” nel cittadino e nello studente[2]. Elementi centrali di questa cultura sono:

  1. Consapevolezza del “villaggio globale” ed una comprensione dei fenomeni di interdipendenza.
  2. Difesa dei diritti umani universali, per la giustizia sociale e per il rispetto dell’ambiente naturale e delle minoranze.
  3. Senso di responsabilità come cittadini del mondo con coinvolgimenti attivi a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale.

Più di venti organizzazioni della società civile canadese hanno diffuso un’ Agenda per lo sviluppo globale (vedi Risorse) che pone in rilievo la lotta alle povertà, il recupero dalla recessione economica e la protezione dell’ambiente. Il contesto generale non è certo dei più favorevoli ad un sostanzioso e sostenibile aiuto allo sviluppo. Ma la realtà dei fatti circa le tre aree critiche individuate nel documento, lotta alla povertà ; riforma del sistema economico finanziario globale ; azioni sui cambiamenti climatici ed ambientali , oltre alla lunga serie di promesse fatte dai Grandi, dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio fino al summit G20 di Pittsburgh del 2009, inducono ad agire il più in fretta possibile, pena la perdita di un’altra occasione.

Lotta alla povertà

La povertà rimane un fatto quotidiano per circa 3 miliardi di persone sulla terra [3] e la situazione non diventa certo più rassicurante alzando la soglia della povertà ai 2,50 USD al giorno come proposto dalla Banca Mondiale (vedi Figura 1).

Figura 1. Percentuale di popolazione nel mondo a differenti livelli di povertà sopra e sotto la soglia.

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La credibilità del G8 nella combattere le povertà si basa essenzialmente sulla volontà di mantenere o meno tutte le passate promesse a partire dal summit di Gleneagles 2005. 1 Il Canada è uno dei due Paesi tra i G8 che sono riusciti a mantenere le promesse del 2005. L’Italia ed altri, sappiamo che invece di aumentare, hanno tagliato drasticamente l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS). “La crisi economica – sostengono le organizzazioni canadesi – non deve essere una scusa per i Paesi ricchi per ripetere errori del passato e perdere l’opportunità di lanciare un nuovo modello di sviluppo economico. La crisi combinata di economie-cibo-clima è lì a dimostrare la criticità dell’interdipendenza economica e la necessità di pensare globalmente quando si tratta di proporre soluzioni”.

Al G8 del 2010, quasi tutti i Grandi non potranno far altro che decidere come e quando, attraverso specifici piani e scadenze, onorare o meno gli impegni presi 5 anni prima a Gleeneagles. Ed ancora prima, sempre in Canada nel 2002 2 e a Genova nel 2001. Quasi tutti sono ancora lontani dal devolvere lo 0,7% del PIL all’aiuto allo sviluppo, target ribadito nel Monterrey Consensus del marzo 2002, ma definito già nel 1970 dalle Nazioni Unite ( International Development Strategy for the Second United Nations Development Decade, UN General Assembly Resolution 2626 (XXV), October 24, 1970, para. 43) su raccomandazione di una Commissione della Banca Mondiale del 1969, guidata dall’allora Primo Ministro canadese L.B. Pearson[4].

Riforma del sistema economico finanziario globale

L’impatto della crisi finanziaria globale sui paesi poveri è devastante. L’Africa sta già pagando un forte prezzo e dall’inizio della crisi alla fine di quest’anno si stima una perdita di 49 miliardi di USD, corrispondente a una caduta di circa il 13 % del PIL[5]. La situazione economica risente del rallentamento delle esportazioni e degli scambi sul mercato finanziario globale. Diminuiscono gli investimenti stranieri favorendo sia la svalutazione della valuta locale sia una crescita dei prezzi delle importazioni. Si riducono le rimesse dei lavoratori stranieri che lavorano nei paesi affetti dalla recessione economica e di conseguenza peggiorano le condizioni di vita di chi dipende dai familiari all’estero. Nel summit del 2010, i leaders del G8 avranno l’opportunità non solo di aumentare i sistemi di protezione sociale e introdurre migliori condizioni su prestiti e crediti di aiuto, ma anche di avviare una riforma dell’economia globale.

L’agenda della società civile canadese per il summit propone di rafforzare i sistemi pubblici, promuovere regole internazionali e politiche commerciali e finanziarie più eque, e varare misure in grado di mitigare gli effetti della crisi a livello globale. Non è più tollerabile un sistema di sviluppo globale con duplicazioni di interventi, verticalizzazioni e sovrapposizioni di iniziative[6].

Tra le iniziative suggerite per un recupero economico globale e sostenibile orientato verso la cosiddetta “low-carbon green economy” si evidenziano per la loro fattibilità:

  1. Assistenza immediata ai paesi poveri alle prese con la crisi (donazioni ai paesi poveri in emergenza, senza condizioni e che rispettino le politiche locali – safety nets; protezione delle fasce deboli; rafforzamento di servizi essenziali).
  2. Nuova iniziativa G8 per il debito (100% di cancellazione del debito per tutti i paesi poveri) che fronteggi l’impatto della tripla crisi (cibo, clima e finanza).
  3. Progressiva transizione verso una economia sostenibile attraverso riduzione del rischio disoccupazione e supporto del potere d’acquisto delle fasce a basso reddito.
  4. Sostegno dei meccanismi innovativi finanziari internazionali (tassa sui voli aerei già in uso in 13 paesi; “carbon tax” sulla emissione di CO2 dei paesi ricchi ed “inquinatori”; tassa sulle transazioni in valuta e di capitali finanziari).

Cambiamenti climatici ed ambientali

Nonostante gli scarsi progressi dopo la Conferenza sul Clima di Copenhagen del dicembre 2009, il Canada ritiene di poter influenzare positivamente quest’area critica, invitando i G8 a realizzare rapidamente alcune misure previste dall’accordo siglato in Conferenza. I Grandi dovranno ratificare gli accordi sul clima nelle loro legislazioni. Dal summit di Muskoka dovranno uscire i piani nazionali per le azioni di contenimento delle emissioni. Altre azioni importanti sui cambiamenti climatici dovranno includere adeguati finanziamenti ai paesi in via di sviluppo per ridurre le emissioni e proteggere le fasce vulnerabili. I paesi ricchi si erano già impegnati in promesse durante la convenzione UN sul clima del 1992. Occorre inoltre prevedere meccanismi anche finanziari per ridurre il rischio di catastrofi ambientali e per mitigare gli effetti dei conflitti sulla popolazione. In particolare il Canada ha dimostrato attenzione verso le proprie minoranze indigene (aborigeni canadesi) e nelle politiche sull’immigrazione, il loro accesso ai servizi in zone remote e la prevenzione dell’emarginazione attraverso idonei interventi legislativi riguardo alle First Nations 3 .

Conclusioni

Con l’Agenda per lo sviluppo globale delle organizzazioni della società civile canadese, si ribadiscono alcuni punti di sintesi che i Grandi farebbero bene a “tenere in conto”.

  1. Contano i soldi. Senza un certo livello di finanziamento dei servizi sanitari non è possibile migliorare sensibilmente lo stato di salute delle popolazioni. Vi sono rimedi efficaci per la maggior parte delle malattie endemiche che sono alla portata delle tasche dei Paesi ricchi secondo le possibilità economiche del “nostro tempo”[7].
  2. Contano il potere e l’assenza di potere (“powerlessness”). Per chi è privo di potere o è fragile nell’arena internazionale, prevalgono le “trappole dello sviluppo”: conflitti, risorse naturali sfruttate solo da pochi, mancanza di sbocco al mare, mancata capacitazione di individui e comunità, cattiva governance, che spiegano perché paesi poveri diventano sempre più poveri[8].
  3. Conta a chi e come si rende conto (“accountability”). Si stigmatizza l’eccessiva moltiplicazione di attori che anziché risolvere i problemi, li complica.
  4. Conta una nuova politica estera che metta la salute ai primi posti. Si è parlato di una diplomazia per la salute globale che si ispiri ai valori internazionali e alla cooperazione. Sono troppo diffuse le tensioni critiche che spingono invece verso una politica estera ancora troppo mercantilistica e guidata da interessi nazionali.
  5. Contano, o conterebbero secondo i canadesi, le strategie nazionali di Salute Globale. Sull’esempio di quella del governo inglese per il 2008-2013 [9]. Si potrebbe puntare ad esempio a migliorare lo stato di salute con politiche di contrasto della povertà sui determinanti sociali ed attraverso una finanza ed un commercio più equi, liberi e trasparenti.
  6. Conta infine, promuovere una responsabilità globale. Da esercitare nelle sedi opportune. Ma non servono, come si è visto, proclami e promesse.

Risorse

  1. 16 th Canadian Conference on International Health: HEALTH EQUITY: OUR GLOBAL RESPONSIBILITY. 16e Conférence Canadienne sur la Santé Internationale: L’EQUITE’ EN SANTE’: NOTRE RESPONSABILITE’ A TOUS. Ottawa: October 25-28, 2009. 
  2. 2010 Canadian G8 Civil Society Coordinating Committee. [PDF: 222 Kb]

Bibliografia

  1. McLuhan, M. Understanding Media. (Gingko Press, 1964, 2003) p.6.
  2. Harlap, Y. Road to global citizenship: an educator’s toolbook. Vancouver BC- Centre for Teaching and Academic Growth. Vancouver: University of British Columbia, 2008.
  3. Anup Shah. Global Issue. Poverty facts and stats. Last Updated Sunday, March 28, 2010
  4. What is the 0.7 pledge?
  5. Where does it hurt? The impact of the financial crisis on developing countries. Action Aid, March 2009. [PDF: 133 Kb]
  6. High-Level Consultation on the Financial and Economic Crisis and Global Health. Information Note/2009. Geneva:  WHO, 16 January 2009.
  7. Sachs J.D.  The end of poverty. Economic Possibilities for Our Time. Penguin Book, 2005.
  8. Collier P. The Bottom Billion. Why the Poorest Countries Are Failing and What Can Be Done About It. Oxford University Press, 2007.
  9. Health is global. A UK Government strategy 2008-13

Note

1 Al summit di Gleneagles 2005 i Paesi del G8 si impegnarono a raddoppiare l’aiuto all’Africa.

2 Nel G8 del 2002 a Kananaskis fu istituito il NEPAD – The New Partnership for Africa’s Development.

3 Le Prime Nazioni o First Nations o Premières nations , sono i popoli indigeni dell’odierno Canada che non sono né Inuit né Métis (Meticci). Le Prime Nazioni sono concentrate nell’Ontario e nella Columbia Britannica ma sono presenti in tutte le province e territori. Il termine Prime Nazioni è stato coniato negli anni ottanta per sostituire l’ormai arcaico termine di “bande indiane”; alcuni di essi sono ancora ufficialmente riconosciuti dal governo canadese come “indiani”, ai quali sono assicurati i diritti espressi dalla contestata legge detta Indian Act o Loi sur les Indiens .

2 commenti

  1. Complimenti a Carlo per la bellissima sintesi, sull’oggi e soprattutto sullo ieri dei vari “G”. Un testo del genere andrebbe riportato sui libri scolastici dei nostri figli (materia, anche se ormai fuori moda, educazione civica). Non so dove poter attingere segnali di speranza, visto il divario tra quanto si è pomposamente dichiarato e quanto (poco) si è fatto, in queste riunioni.

  2. Tanto bello tutto!!!! ma nel 1948 avevamo gia’ detto qualcosa del genere parlando di diritto internazionale ma……….
    questa volta è quella buona… le responsabiita’ che tutti noi abbiamo nei confronti del sud del mondo è alta basta con tante inutili chiacchiere è ora di dare una spiegazione concreta e non chiacchiere o pochi spicci per tranquillizzare le nostre coscienze.

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