Sanità integrativa. Cosa bolle in pentola in Italia?

Marco Geddes

L’accordo Luxottica-Sindacati sul welfare sanitario integrativo è davvero una innovazione?


Negli ultimi giorni di questa primavera è stato sottoscritto un accordo fra le confederazioni sindacali e la Luxottica – leader mondiale nel settore degli occhiali – che istituisce un welfare integrativo per i 7.300 operai e impiegati.

L’evento è stato salutato da unanimi e positivi consensi da parte dei sindacati e nei commenti dei politici e dei giornalisti. La partenza di un welfare integrativo, che lega maggiormente il gruppo di Leonardo Del Vecchio “… alla cultura e alle esigenze della gente bellunese… per far crescere un nuovo tipo di scambio, e welfare per qualità, decisivo in lavorazioni come quelle degli occhiali” (Dario Di Vico[1]).

Risulterà pertanto un isolato controcanto questa mia riflessione, che giudica l’accordo una innovativa miopia e un’occasione – certo preziosa – ma in larga misura male utilizzata.

La nuova cassa integrativa copre prestazioni odontoiatriche, visite specialistiche, esami di alta diagnostica e i grandi interventi. Le prestazioni sono pertanto articolabili in tre categorie:

  1. Non previste dal SSN (Servizio Sanitario Nazionale), come ad esempio l’odontoiatria, per la quale il ricorso alla visita è, nella popolazione adulta – anziana italiana, fra i più bassi fra i vari paesi europei e le differenze fra gruppi socio economici, in termini di accesso, le più accentuate (secondi solo agli Usa!)[2].
  2. Previste dal SSN, ma per le quali si ricorre in ampia misura a visite private. Negli ultimi due anni il 60.6% degli italiani (in Inghilterra solo il 9.8%!) è ricorso a pagamento (escluso odontoiatria) a prestazioni presenti nel SSN[3]. I motivi sono vari, ma fondamentalmente riconducibili a tre categorie: a) la ricerca di un rapporto con un medico di propria scelta e non con un servizio (in particolare nel periodo di gravidanza); b) ridurre i tempi di attesa, particolarmente lunghi in determinati settori; c) assicurarsi un successivo iter più rapido e tutelato nel ricovero ospedaliero. I settori più “gettonati” sono la ginecologia e l’ortopedia.
  3. Previste dal SSN e da questo adeguatamente effettuate, in termini di qualità e tempestività, specie in aree del paese, come il Nord. Ad esempio i grandi interventi.

Non risulta pertanto chiaro perché il “pacchetto assicurativo” comprenda prestazioni appartenenti a tutte e tre le categorie, dando non solo una protezione che non è prevista dal SSN, o quelle in cui il ricorso al privato è prevalente, ma offrendo un sistema assicurativo in larga parte alternativo e sostitutivo al SSN.

Oltre alle perplessità su quanto comprende questo welfare integrativo, è quello che manca che lascia francamente sorpresi! Come sorprendente è l’auspicio formulato da più parti di estendere questa assistenza all’intero comparto (tramite il contratto nazionale). Cosa manca, dunque.

  1. Non si ipotizza un accantonamento – anche marginale – di fondi per l’assistenza nelle fasi più avanzate della vita e nella disabilità. Il dibattito e le iniziative nei Paesi un po’ meno miopi si orienta prevalentemente su tale problematica. L’Italia è il Paese europeo che registrerà nei prossimi decenni l’invecchiamento più rapido e marcato, a cui, ovviamente, non si sottrarranno né i dipendenti della Luxottica né le genti del bellunese che beneficiano di tale iniziativa di welfare integrativo (penso che su tale dato demografico anche la Marsh/Sanint, il broker che ha programmato il fondo integrativo, converrà!). Mentre negli Usa è arrivato al Congresso il Community Living Assistance Services and Supports Act, in Inghilterra il Governo Cameron orienta gli incentivi fiscali in tale settore e analoghe iniziative sono in atto in vari altri Paesi europei[4], le proposte sindacali e questo innovativo accordo non sfiorano la problematica.
  2. Non vi è alcun riferimento a valutazioni e interventi che concernono problematiche assai diffuse fra i settori impiegatizi e operai, quali lo stress, i problemi muscoloscheletrici, forse nel timore che tali “coperture” (valutazioni anamnestiche, accertamenti, percorsi diagnostici), possano implicare una riflessione sulla organizzazione del lavoro.
  3. Manca qualsiasi strategia volta alla promozione della salute, da sviluppare con sistemi premianti, incentivi, iniziative di supporto. Ad esempio promozione e sostegno alla attività fisica, al consumo di cibi sani, al contenimento dei consumi di alcol (non male per il bellunese!) sono strategie che vengono offerte in altri Paesi[5] ad ampi settori dell’impiego pubblico[6] e privato[7].

Un ultimo commento. A fronte di un accordo che riporta l’attenzione sulle forme di sanità e welfare integrativo e all’auspicio che questo rappresenti un primo passo verso un’estensione generalizzata, tramite i contratti di categoria, gli “esperti di politica sanitaria” (ma esistono ancora?), il mondo sindacale e politico non dovrebbe riprendere il dibattito volto a dare corpo legislativo alle forme di sanità integrativa? Non si dovrebbero pertanto definire le prestazioni da includere nei fondi integrativi, sottoposte a forme di incentivazione fiscale, puntando a quelle che riguardano fasce di popolazione più esposta, quelle di più difficile accesso nel SSN e in particolare quelle non coperte dal SSN?

In mancanza di questo quadro di riferimento il rischio è che settori rilevanti, ampie fasce di popolazione produttiva di intere zone del paese si pongano – di fatto – al di fuori del SSN. Non saranno pertanto più interessate al suo funzionamento, alla tipologia e qualità delle prestazioni erogate dal sistema pubblico sul loro territorio; estranee a controllarlo, poiché hanno – fino a quando la produzione da loro effettuata non venga trasferita in aree del mondo con manodopera ugualmente esperta e a minor costo! – un percorso alternativo. Saranno incentivati infine gli aspetti curativi – aldilà di ogni valutazione di appropriatezza – trascurando peraltro i due monconi più innovativi di un nuovo sistema di welfare: la promozione della salute e la tutela delle fasce anziane e disabili.

Marco Geddes. Direttore sanitario. Presidio ospedaliero Firenze centro.

Bibliografia

  1. Dario Di Vico. SECONDO WELFARE – “E’ di Luxottica la prima cassa sanitaria”. Il Corriere della Sera, I Blog, 26.06.2010
  2. Allin S et al. Measuring socioeconomic differences in use of health care service by wealth versus by income. Am J Public Health; 2009,99:1849-1855.
  3. Domenighetti G. et al. Ability to pay ad equity in access to Italian and British National Health Services. European Journal of Public Health, 2010, 1: 1-4.
  4. Maurizio Ferrera. Chi aiuterà gli anziani. Le cure indispensabili e i costi insopportabili. Il Corriere della Sera, 20.07.2010.
  5. NHS health and well-being. Final report. November 2009.
  6. Marmot Review Team. A framework for promoting staff health and well-being. Draft Summary for Barts & the London NHS Trust. July 2010.
  7. Prevention for a Healthier America. Investments in Disease Prevention Yield Significant Savings, Stronger Communities . July 2008.

2 commenti

  1. Buongiorno,

    colgo l’opportunità di questo interessante articolo per informare gli interessati di un convegno sul tema dei fondi integrativi del Ssn che si terrà a Milano in Università Bocconi mercoledì 17/11/ mattina.

    La partecipazione è gratuita ma è richiesta l’iscrizione, possibile alla pagina http://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/News+ed+Eventi/Eventi/Bocconi+Eventi/Eventi+in+programma/ev2010090024 , dove si trova anche il programma.

    Cordiali saluti.

  2. la lettura critica dell’accordo sia da parte epidemiologica che economica mi sembra acuta
    in quanto francese, in un paese che vede in apparenza 90% della popolazione fruire di una assistenza sanitaria integrativa, e dove il governo attuale ha di più il progetto di estendere quella a tutta la popolazione, le domande in termine di obiettivi di salute pubblica (tra l’altro prevenzione) e di equità cominciano a farsi strada:
    l’estensione dell’assistenza integrativa, favorita dal 2005-2007 da voucher versaati ai meno abbienti (voucher che sono comunque inferiori alle tariffe ase delle assicurazioni), sembra a molti francesi di inserirsi nel processo di privatizzazione subdola del Welfare, dove sotto pretesto di risanamento dei conti pubblici, intere aree (oculistica, dentisticaa, apparecchi medici…) vengono di fatto scaricati dalla mutua pubblic verso il settore assicurattivo no profit e sempre di più for profit che sta crescendo
    ma già oggi, l’assistenza sanitaria integrativa, al contrasrio di quella pubblica, tra le tariffe e l’ampiezza del paniere di prestazioni favorisce i dipendenti garantiti adulti di grandi aziende a scapito di quelli di aziende piccole, subappaltatrici, a scapito di lavoratori a part time o a durata determinata, di precari e di dispoccupati, che non accedono a questo tipo di assistenza oppure a contratti dal rapporto di prezzo-qualità mediocri (cf. diversi studi della DREES-Ministero della Salute, dal 2007)
    Addiritura certi economistti e sociologi frncesi temono (un pò sul modello dei fondi pensione per le pensioni) che ormai l’assitenza integrativa sia un cvallo di Troia per smantellare una assistenza pubblica di base quasi-universalistica ormai e riservarla ai ceti meno abbienti come un volgare Medicaid, mentre il settore assicurativo privato s’impadronerebbe del resto del “mercato”.
    Comunque graziee per la riflessione ricca di contenuti e di riflessi

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