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	<title>Commenti a: Diritti di proprietà intellettuale e salute nei paesi poveri</title>
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	<description>Riflessioni e approfondimenti per una salute globale</description>
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		<title>Di: Michele Grandolfo</title>
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		<dc:creator>Michele Grandolfo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 23:39:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le politiche di &quot;health reform&quot; e di &quot;structural adjustment&quot; portate avanti dalla World Bank e dall&#039;International Monetary Fund hanno incrementato i livelli di povertà e distrutto quel pò di servizi sanitari pubblici , a partire da quelli di base (fondamentali per la sanità pubblica) e quand&#039;anche ci fossero disponibilità diagnostico terapeutiche a basso prezzo queste non viaggerebbero sulle ali delle farfalle per raggiungere chi ne ha bisogno, che reso ancora più povero non avrebbe comunque la possibilità di acquistare alcunchè anche di costo ridotto di un fattore dieci. Non va dimenticato che un trattamento terapeutico o un presidio diagnostico o una profilassi se inefficaci o inutili o inappropriati non dovrebbero essere promossi anche se di costo ridotto o nullo. 
Senza servizi primari, sopratutto quelli dedicati alla salute delle donne e dell&#039;età evolutiva, gratuiti e adeguatamente diffusi che lavorino sulla base dell&#039;offerta attiva delle attività di promozione della salute, non credo si possa affrontare il tema della salute nei paesi ipocritamente definiti in via di sviluppo (direi piuttosto in via di sottosviluppo). Si potrebbe dire: peggio per loro! se non fosse che il livello di salute in quei paesi influenza in modo diretto o indiretto quello dei paesi cosidetti sviluppati. A  tale proposito basterebbe citare i vantaggi per i paesi sviluppati in seguito alla eradicazione del vaiolo raggiunta proprio perchè ci si è occupati con una strategia di sanità pubblica appropriata dei paesi e delle comunità a livello più basso della scala sociale ed economica. 
Nella ricerca e sviluppo di nuovi presidi profilattici e terapeutici i cui costi si sostiene impongano una politica brevettuale adeguata non si tiene conto della ricerca pubblica, finanziata dalla fiscalità generale, le cui conoscenze sono a fondamento degli sviluppi applicativi. 
Peraltro oggi non si può più far finta di non sapere che la ricerca industriale dei presidi sanitari è fortemente distorta da interessi di mercato fino al punto di inventare malattie. Non sono certo i bisogni derivanti dagli stati di salute delle popolazioni umane che muovono le linee di sviluppo della ricerca industriale, la cui qualità è fortemente discutibile come i molteplici scandali che hanno coinvolto tutte le grandi multinazionali del farmaco (la cosidetta big pharma) stanno a testimoniare. E non va dimenticato che più della metà dei &quot;costi&quot; riguarda l&#039;attività promozionale (che in definitiva si può a buon diritto considerare alla stessa stregua della corruzione, particolarmente infame se si pensa alla speculazione sulla sofferenza delle persone). 
Ritengo che la ricerca fondamentale ed applicata in campo sanitario dovrebbe essere &quot;centralizzata&quot; in molteplici centri internazionali finanziati dai governi, in numero sufficiente da stabilire una sana competizione, con rapporti ricchi con i centri di ricerca nazionali.
Non solo i farmaci orfani impongono tale prospettiva. 
Infine, se la ricerca applicata porta a risultati interessanti sulla base di prove scientifiche (e non di imbrogli) non bisogna trascurare che solo la verifica scientifica postmarketing che deve vedere coinvolti attivamente i clinici (adeguatamente sostenuti da esperti epidemiologi) che si trovano ad operare in contesti di gran lunga più complessi di quelli che caratterizzano normalmente le ricerche premarketing, solo tale ricerca porterà a conoscenze consolidate. Con il corollario che se si vuole acquisire conoscenze fondate scientificamente (anche nel rimettere in discussione in tutto o in parte i risultati dell ricerca premarketing) è necessario che siano &quot;esposti&quot; tutti, nessuno escluso, dei potenziali beneficiari, cioè che ci sia sanita pubblica iniversale e gratuita in grado di coinvolgere tutti, andandoseli, se necessario, a cercare, ovunque si trovino nel mondo.
E a proposito della sostenibilità dei sistemi pubblici, è opportuno ricordare che le risorse sprecate per interventi inappropriati o inutili o ineffici sono almeno un terzo del totale.
Michele Grandolfo]]></description>
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Senza servizi primari, sopratutto quelli dedicati alla salute delle donne e dell&#8217;età evolutiva, gratuiti e adeguatamente diffusi che lavorino sulla base dell&#8217;offerta attiva delle attività di promozione della salute, non credo si possa affrontare il tema della salute nei paesi ipocritamente definiti in via di sviluppo (direi piuttosto in via di sottosviluppo). Si potrebbe dire: peggio per loro! se non fosse che il livello di salute in quei paesi influenza in modo diretto o indiretto quello dei paesi cosidetti sviluppati. A  tale proposito basterebbe citare i vantaggi per i paesi sviluppati in seguito alla eradicazione del vaiolo raggiunta proprio perchè ci si è occupati con una strategia di sanità pubblica appropriata dei paesi e delle comunità a livello più basso della scala sociale ed economica.<br />
Nella ricerca e sviluppo di nuovi presidi profilattici e terapeutici i cui costi si sostiene impongano una politica brevettuale adeguata non si tiene conto della ricerca pubblica, finanziata dalla fiscalità generale, le cui conoscenze sono a fondamento degli sviluppi applicativi.<br />
Peraltro oggi non si può più far finta di non sapere che la ricerca industriale dei presidi sanitari è fortemente distorta da interessi di mercato fino al punto di inventare malattie. Non sono certo i bisogni derivanti dagli stati di salute delle popolazioni umane che muovono le linee di sviluppo della ricerca industriale, la cui qualità è fortemente discutibile come i molteplici scandali che hanno coinvolto tutte le grandi multinazionali del farmaco (la cosidetta big pharma) stanno a testimoniare. E non va dimenticato che più della metà dei &#8220;costi&#8221; riguarda l&#8217;attività promozionale (che in definitiva si può a buon diritto considerare alla stessa stregua della corruzione, particolarmente infame se si pensa alla speculazione sulla sofferenza delle persone).<br />
Ritengo che la ricerca fondamentale ed applicata in campo sanitario dovrebbe essere &#8220;centralizzata&#8221; in molteplici centri internazionali finanziati dai governi, in numero sufficiente da stabilire una sana competizione, con rapporti ricchi con i centri di ricerca nazionali.<br />
Non solo i farmaci orfani impongono tale prospettiva.<br />
Infine, se la ricerca applicata porta a risultati interessanti sulla base di prove scientifiche (e non di imbrogli) non bisogna trascurare che solo la verifica scientifica postmarketing che deve vedere coinvolti attivamente i clinici (adeguatamente sostenuti da esperti epidemiologi) che si trovano ad operare in contesti di gran lunga più complessi di quelli che caratterizzano normalmente le ricerche premarketing, solo tale ricerca porterà a conoscenze consolidate. Con il corollario che se si vuole acquisire conoscenze fondate scientificamente (anche nel rimettere in discussione in tutto o in parte i risultati dell ricerca premarketing) è necessario che siano &#8220;esposti&#8221; tutti, nessuno escluso, dei potenziali beneficiari, cioè che ci sia sanita pubblica iniversale e gratuita in grado di coinvolgere tutti, andandoseli, se necessario, a cercare, ovunque si trovino nel mondo.<br />
E a proposito della sostenibilità dei sistemi pubblici, è opportuno ricordare che le risorse sprecate per interventi inappropriati o inutili o ineffici sono almeno un terzo del totale.<br />
Michele Grandolfo</p>
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