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L’amianto nei paesi in via di sviluppo

Inserito da on 4 Aprile 2011 – 00:02Un commento

Franco Carnevale

Nella maggior parte dei paesi in via di industrializzazione, in particolare quelli a più rapido sviluppo, è in atto un’attiva esportazione di amianto e quindi un sicuro incremento del rischio, spesso in assenza di strumenti epidemiologi per misurarlo[1].


La pandemia di tumori da amianto

Tutte le varietà di amianto causano l’asbestosi, una progressiva e grave fibrosi polmonare; tutte le varietà di amianto causano inoltre il mesotelioma maligno, tumori del polmone e della laringe, e, secondo alcuni dati, tumori dell’ovaio, gastrointestinali e di altre sedi. La comunità scientifica è ampiamente concorde sul fatto che non è possibile individuare un livello sicuro per l’esposizione ad amianto e quindi che non è individuabile una soglia al di sotto della quale si annulla il rischio di mesotelioma. Secondo dati divulgati dall’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) nel pianeta ci sono oggi 125 milioni di lavoratori esposti ad amianto e molti milioni di lavoratori sono stati esposti negli anni passati.

Alla luce di un passato tragico e di un futuro ancora drammatico, con la stima di ulteriori 500 mila vittime dell’amianto in Europa entro i prossimi 15 anni, ci si aspetterebbe che la produzione di questa fibra minerale fosse in crescente dismissione. E’ stato calcolato che in base agli attuali livelli di esposizione si verificheranno 5 morti per tumore polmonare e 2 per asbestosi per ogni 1.000 lavoratori esposti. La stima di decessi (ogni anno del prossimo decennio) tra i lavoratori esposti ad amianto è di 43.000 per mesotelioma e di gran lunga maggiore è quella per tumore polmonare. Se la pandemia non viene arrestata, considerando il livello di rischio oggi appannaggio degli attuali lavoratori, potrebbe estendersi ed interessare entro i prossimi 20 anni almeno 10 milioni di persone[2].

Produzione ed impiego di amianto

Negli anni immediatamente successivi al 1977 – anno che ha fatto registrare il picco mondiale di produzione superiore a 4.500.000 tonnellate di amianto – la produzione di amianto si è dimezzata ed il suo consumo si è spostato man mano dai paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo. Ciò a causa delle campagne contro l’uso di amianto, conosciuto da tempo come materiale dannoso per la salute, dell’espansione delle malattie e delle morti registrate nei paesi industrializzati e delle richieste di risarcimenti che ha portato alla bancarotta la maggioranza delle compagnie che lo commercializzavano e lo lavoravano. L’estrazione e la lavorazione dell’amianto nel mondo sono oggi in crescita, grazie soprattutto all’offerta di alcuni paesi ed alla domanda di paesi in forte sviluppo; negli ultimi anni risulta maggiore di 2 milioni di tonnellate. La Russia è il primo produttore seguito da Cina, Kazakhstan, Brasile, Canada, Zimbabwe e Colombia. Ogni varietà di amianto è oggi bandita in 52 paesi, in maggioranza in quelli di vecchia industrializzazione, cioè in meno di un terzo di tutti quelli che sono membri dell’OMS. Un numero maggiore di paesi aderenti all’OMS ancora impiega, importa ed esporta amianto e prodotti che contengono. Si deve constatare che la maggioranza della popolazione mondiale, nei paesi asiatici, dell’Europa orientale, dell’America Latina e dell’Africa, viva ancora in paesi dove si continua ad usare amianto con scarse misure di protezione. La Cina è in assoluto il paese maggiore consumatore di amianto, seguito da Russia, India, Kazakhstan, Brasile, Indonesia, Tailandia, Vietnam, and Ucraina[3]. Il Crisotilo rappresenta circa il 100% di tutto l’amianto prodotto ed utilizzato oggi a livello mondiale ed il 95% di tutto l’amianto usato a partire dal 1900. La maggioranza delle Agenzie internazionali e nazionali concordano nel giudicare il crisotilo responsabile per l’insorgenza di vari tumori compreso il mesotelioma[4]. E’ soltanto l’industria interessata alla sua commercializzazione e per essa il canadese The Chrysotile Institute che sostiene che il crisotilo, in purezza, lavorato in “maniera controllata”, a differenza delle altre varietà di amianto, gli anfiboli (crocidolite ed amosite), dovrebbe risultare innocuo. A niente è valsa in Canada una grande mobilitazione interna: The Canadian Cancer Society, la Canadian Medical Association e la Canadian Public Health Association si sono opposte fortemente alla sfruttamento delle cave di amianto ed alla sua esportazione nei paesi in via di sviluppo.

Le Agenzie Internazionali sull’amianto

Le organizzazioni internazionali hanno condannato, certo non precocemente, la prosecuzione dell’uso del crisotilo. Nel 2006 l’OMS ha posto l’obiettivo dell’eliminazione delle malattie correlate con l’amianto. L’Ufficio Internazionale del Lavoro sempre nel 2006 si è mostrato allarmato per il manifestarsi della epidemia di malattie correlate con l’amianto e solo nel 2010 è stata approvata la risoluzione per promuovere un bando globale dell’amianto. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha accolto la conclusione che l’“uso controllato” dell’amianto non risulta realizzabile, specie nei paesi in via di sviluppo. La Convenzione di Rotterdam, un accordo che ha come fine la regolamentazione a livello mondiale delle sostanze pericolose assicurando ai paesi acquirenti le più complete informazione sui loro effetti, non riesce ancora ad inserire nella lista il crisotilo per la forte opposizioni di pochi paesi produttori e consumatori[4,5].

 

La necessità di un bando universale dell’amianto

La tragedia della pandemia da amianto risulta, se possibile ancora più tremenda per il fatto che essa potrebbe essere arrestata ed essere quindi prevenibile. Bisogna considerare che esistono validi sostituti per l’amianto adottati con successo in molti paesi. Il cemento-amianto, in passato è risultato effettivamente strategico per il miglioramento delle condizioni igieniche di molti paesi per la costruzioni degli impianti idrici e fognari, ma esso risulta completamente e con soddisfazione sostituto con altri prodotti di costo non più elevato di quelli contenenti amianto. Lo stesso discorso vale tutto sommato per i prodotti contenenti amianto tradizionalmente utilizzati per coperture e per l’edilizia abitativa[6,7].

Bisogna prendere atto del fatto che ad oggi viene palesemente contraddetta una verità sostenuta da tutti gli organismi scientifici nazionali ed internazionali: la maniera più efficiente, quasi sicuramente l’unica, per eliminare le malattie correlate con l’amianto è quella di dismettere l’impiego dell’amianto.

 

Bibliografia

  1. “Dangers in the Dust,” inchiesta condotta dalla BBC’s International News Services e dallo International Consortium of Investigative Journalists, consorzio di 100 giornalisti di 50 paesi che conduce un intenso programma di investigazioni transnazionali di lungo termine. The Center for Public Integrity. [accesso 22 Febbraio 2011].
  2. Marsili Daniela. Salute e sviluppo: il caso dell’amianto nei Paesi in via di sviluppo, Rapporti ISTISAN, 07/20. Istituto Superiore di Sanità, Roma 2007. [PDF: 285 Kb] [accesso 22 Febbraio 2011].
  3. Chrysotile Institute 2008. The crusade against chrysotile must end [Editorial]. Newsletter 7(2):2. [PDF: 470 Kb][accesso 22 Febbraio 2011].
  4. International Labour Organization 2006. ILO Adopts New Measures on Occupational Safety and Health, the Employment Relationship, Asbestos.[accesso 22 Febbraio 2011].
  5. WHO (World Health Organization). Elimination of Asbestos-Related Diseases. Geneva: WHO, 2006. [accesso 22 Febbraio 2011].
  6. LaDou J, Castleman B, Frank A, Gochfeld M, Greenberg M, Huff J, et al.. The Case for a Global Ban on Asbestos. Environ Health Perspect. 2010; 118: 897-901. [accesso 22 Febbraio 2011].
  7. International Ban Asbestos Secretariat 2010. Current Asbestos Bans and Restrictions. [accesso 22 Febbraio 2011].
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Un commento »

  • revs ha detto:

    Milano ha la più alta concentrazione di amianto nell’aria d’Italia 18000 pe rlitro d’aria e el istituzioni s ene fregano, risultato 500 morti annue a Milano

    più passa il tempo più la gente respira e muore, sono oltre 500 i morti ogni anno a Milano

    tutti se ne fregano

    Zone da evitare

    via Gian battista tetto crollato vico 5 di fronte scuola elementare, polveri nell’aria

    Via Lombroso Milano

    Ex CGD Viale Umbria , centinaia !!!! di lastre di amianto roote abbandonate in mezzo agli alberi , nascoste

    Via Lisiade Pedroni 27 3000 mq di eternit

    Via Malaga

    via Lorenteggio 262

    Via Lorenteggio 170 , lastre rotte abbandonate

    Via Ripamonti ang via Lorenzini 4000 mq di eternit !!!!

    Viale Isonzo Capolinea 90, alla fermata 50 mq di eternit dietro il muretto

    Via savona 5

    Via Cosenz 52

    Via Mecenate 70 5000 mq di tetti in Eternit

    Via Guido Martinelli, tettoie di tutti i citofoni ingresso condomini di Eternit rotte, anche via Manfredonia 4

    Via Ludovico il Moro 149 , 1000 MQ di tetti in Eternit

    Viale Isonzo capolinea 91 Tettoia in Eternit 100 mq e anche prima a 200 metri , 500 mq di amianto

    Via Forze armate angolo via olivieri

    Via Molise

    Via tortona 35, 3000 mq di eternit

    fuori Milano

    Cascina Molinetto di San Vito a Cusago , decine lastre abbandonate rotte

    Via Leonardo da Vinci 20 a Corsico 5000 mq in stato pietoso

    Via Quintino Sella 10, Corsico tetti crollati polveri nell’aria

    Rozzano Via Alberelle, e Via Aspromonte

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