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Vieni via con me. Lista dei conflitti d’interesse nella sanità globale

Inserito da on 19 Maggio 2011 – 15:454 commenti

Adriano Cattaneo

Lista dei conflitti d’interesse nella sanità globaleIl conflitto d’interesse raggiunge in Italia vette irraggiungibili. Ma il nostro non è certo l’unico luogo sulla terra dove si manifesta. Come meravigliarsi se a volte, nel settore salute, le politiche sembrano privilegiare gli interessi di pochi più che i diritti di molti.


Lista, in ordine alfabetico e con pochi commenti, dei funzionari di alto livello di agenzie internazionali che alla fine del loro mandato sono passati armi e bagagli al servizio di multinazionali ed altre imprese private. Una pratica sempre più diffusa: questi funzionari di alto livello sono in possesso di informazioni sensibili e confidenziali che potrebbero essere molto utili al settore privato per definire nuove politiche e strategie commerciali. Non meraviglia che ci sia una corsa per accaparrarseli. La lista è sicuramente incompleta, e manca una lista nazionale. Il lettore che notasse delle omissioni nella lista internazionale, o volesse redigere una lista nazionale, lo faccia notare nei commenti.

Gro Harlem Brundtland

Medico norvegese da sempre impegnata in politica, sia nazionale – è stata più volte parlamentare e primo ministro – sia internazionale. Prima che, dal 1998 al 2003, assumesse l’incarico di direttore generale dell’OMS, la si ricordava soprattutto per il Rapporto Brundtland sul Nostro Comune Futuro,[1] del 1987, quando presiedeva la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo. Dopo aver lasciato l’OMS, ed essersi stabilita a Montecarlo, ha lavorato con varie agenzie delle Nazioni Unite in qualità di consulente su problemi relativi al clima, alla salute ed alla sostenibilità. Nel 2007 è stata ingaggiata da PepsiCo come consulente e membro del consiglio consultivo di esperti di alta qualità (Blue Ribbon Advisory Board). Nel 2003, PepsiCo aveva co-firmato con altri produttori di snack e bevande zuccherate una lettera indirizzata all’allora direttore generale dell’OMS,[2] Gro Harem Brundtland, per impedire che nella Strategia Globale sulla Dieta e l’Attività Fisica,[3] in procinto di essere approvata dall’Assemblea Mondiale della Sanità, si raccomandasse una tassa sulle bevande zuccherate (recentemente proposta anche da Barack Obama per finanziare la sua riforma sanitaria). In quella lettera si leggeva che “useremo tutti i metodi possibili per far luce sui discutibili metodi usati per redigere questo rapporto.[4] (…) Le tasse pagate dai cittadini non dovrebbero essere sprecate per studi che non hanno nulla di scientifico.” Chissà se e come PepsiCo ha messo in pratica queste minacce.

Thomas Lönngren

Il 31 dicembre 2010 lo svedese Thomas Lönngren ha portato a termine il suo secondo e ultimo mandato di cinque anni a capo dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Lasciata l’EMA, Lönngren è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di NDA Ltd,[

5] un’impresa svedese che lavora per l’industria farmaceutica occupandosi di facilitarne il marketing sulla base dei regolamenti europei; ha annunciato questo incarico addirittura un mese prima di lasciare l’EMA. Dopo aver lasciato, ha annunciato che sarà anche direttore non esecutivo di CBio,[6] una compagnia australiana che si occupa di biotecnologie e bioterapie; che farà parte del comitato consultivo di Novo Nordisk,[7] un’industria danese che produce insuline; che sarà membro del consiglio scientifico di Lundbeck,[8] un’impresa danese che si occupa di farmaci psichiatrici; e che sarà consigliere di EWHV,[9] un fondo di investimento americano nel settore della salute. Non si può certo dire che si sia risparmiato nel cercarsi un nuovo lavoro! Tutte queste attività sono incompatibili con il suo incarico all’EMA, che prevede una latenza di due anni dalla fine del mandato, per evitare evidenti conflitti d’interesse. Per accettare i nuovi incarichi, secondo la legge, Thomas Lönngren doveva aver chiesto e ottenuto l’autorizzazione esplicita dell’EMA. Non lo ha fatto, ma l’EMA lo ha perdonato e lo ha autorizzato a firmare i nuovi contratti. Nel suo comunicato stampa, l’EMA scrive che nessuna delle attività di cui sopra rappresenta un conflitto d’interesse, bacchetta Thomas Lönngren per il ritardo con cui ha comunicato le sue decisioni, e gli chiede di non aver contatti con funzionari e commissioni dell’Agenzia, e di non rappresentare o accompagnare terzi a riunioni con l’Agenzia nei prossimi due anni.[10] La maggior parte delle attività dell’EMA è finanziata dall’industria farmaceutica.

Ann Veneman

 

Direttore esecutivo dell’Unicef dal 2005 al 2010, una nomina tradizionalmente, anche se non obbligatoriamente, riservata al governo USA. Prima di essere nominata all’Unicef, Ann Veneman era stata ministro dell’agricoltura con George W. Bush; come tale, era stata molto criticata per la sua prossimità con l’agribusiness.[

11] Da aprile 2011 Ann Veneman siede nel consiglio direttivo della multinazionale svizzera Nestlé, della quale era diventata consulente dopo aver lasciato l’Unicef. L’Unicef ha approvato e sostiene da sempre il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno (OMS, 1981).[12] Nestlé, la multinazionale che detiene la quota più grande nel mercato globale dei baby foods (un mercato che vale oltre 30 miliardi di dollari l’anno), viola da sempre e sistematicamente il Codice. [13] Una portavoce dell’Unicef ha preso le distanze dalla mossa di Ann Veneman, dicendo che, “dopo aver lasciato l’agenzia oltre un anno fa, ora è una privata cittadina le cui scelte l’Unicef non si permette di commentare.” Ha aggiunto però: “Confermo che l’Unicef non riceve donazioni da Nestlé; confermo anche che Nestlé viola il Codice.”[14] Un portavoce di Nestlé ha detto che la presenza di Ann Veneman nel consiglio direttivo aiuterà ad “assicurare la nostra continua e piena aderenza al Codice”. Nell’accettare il seggio al consiglio direttivo, Ann Veneman ha dichiarato di essere cosciente che Nestlé non rispetta pienamente il Codice, ma che si impegnerà dall’interno della multinazionale per cambiarne le pratiche di marketing.

 

Janet Voûte

Un’americana con un solido background in politica ed economia internazionale, radicata da molti anni a Ginevra, dove si è dedicata al business e al marketing sia come libera professionista sia al soldo di varie imprese. Nel 2001 è entrata a far parte della World Heart Federation (WHF),[

15] una ONG con quartiere generale a Ginevra che lotta per la prevenzione e il controllo delle malattie cardiache, con enfasi sui paesi a basso e medio reddito, in qualità di responsabile per la pianificazione strategica, le partnership con il settore privato, il marketing, la comunicazione, l’advocacy, le tecnologie informatiche e le finanze. Ha deciso di far ciò per il desiderio di “usare la sua abilità per gli affari a beneficio di un’organizzazione non profit”.[16] Si sa, tuttavia, che la WHF collabora con l’industria farmaceutica, per esempio con Sanofi-Aventis e Boehringer Ingelheim per campagne globali di sensibilizzazione.[17] Con la WHF, Janet Voûte si è occupata di far pressione per inserire la prevenzione e il controllo delle malattie cardiache tra gli Obiettivi del Millennio. Questa attività, e la base a Ginevra, hanno portato Janet Voûte a collaborare con l’OMS, tanto da diventare, nel 2009, coordinatrice della Rete Globale per le Malattie Non Trasmissibili, una collaborazione volontaria tra agenzie dell’ONU, organizzazioni sopranazionali, università, centri di ricerca, ONG e settore privato prevista dal piano d’azione dell’OMS per il controllo delle malattie non trasmissibili.[18] Ad un certo punto, nel 2009, Janet Voûte passa alle dipendenze dirette dell’OMS in qualità di consulente per le partnerships del direttore generale aggiunto per le malattie non trasmissibili e la salute mentale. Una posizione strategica, nella quale è responsabile per l’aumento e la valorizzazione delle attività di partnership a supporto del piano d’azione dell’OMS, con contatti rilevanti, oltre che con la WHF e altre ONG, con la Commissione Europea e l’OCSE. Suo il suggerimento di far entrare nella rete globale il World Economic Forum (WEF), nel consiglio direttivo del quale siede Peter Brabeck, chief executive officer di Nestlé. Alla fine del 2010, a sorpresa, Janet Voûte passa alle dipendenze di Nestlé, e non come soldato semplice; è ingaggiata, infatti, come vicepresidente e responsabile per le politiche e le strategie globali sugli affari pubblici della multinazionale svizzera. Da Ginevra a Vevey ci sono solo pochi chilometri.

 

Derek Yach

Sudafricano e professore di salute globale a Yale, dal 1995 al 2004 ha lavorato all’OMS dove dal 1998 è stato direttore esecutivo per le malattie non trasmissibili e la salute mentale, quando Gro Harlem Brundtland era direttore generale. In quella posizione ha lavorato alle strategie ed alle politiche globali per il fumo, la dieta, l’attività fisica e la salute mentale. Lasciata l’OMS, ha lavorato per qualche anno a Yale e con la Rockefeller Foundation. Dal 2007 è entrato a lavorare con PepsiCo, della quale è vicepresidente senior per la salute globale e le politiche agricole, dopo essere stato direttore per le politiche di salute globale. Al momento di entrare in PepsiCo è stato molto criticato da ex colleghi dell’OMS e da altri esperti di salute pubblica internazionale, con botta e risposta in una rivista internazionale.[19] Yach giustifica così la sua scelta: “Lavorando all’OMS mi sono convinto che le politiche [per il controllo delle malattie non trasmissibili] devono essere sviluppate e messe in atto da partnerships con il settore dell’alimentazione privato, per ottenere il massimo impatto. … Le compagnie produttrici di alimenti e bevande hanno le risorse e la capacità, per non parlare di una forte motivazione al profitto, per creare prodotti e fare affari a vantaggio dei consumatori.”[20] Al momento di assumerlo, un’alta dirigente di PepsiCo ha dichiarato: “Abbiamo chiesto a Derek di cambiare questa compagnia; tra 5 anni vogliamo che la maggior parte dei nostri prodotti sia in linea con gli standard internazionali per una vita lunga e sana. Se lui fallisce, avremo fallito anche noi”. A distanza di 4 anni non risulta che ci siano stati grandi cambiamenti nei prodotti della compagnia. Nel frattempo, Derek Yach ha coordinato la task force di PepsiCo sulla Sostenibilità Umana Globale ed è incaricato delle relazioni con i gruppi, le istituzioni e le agenzie internazionali più rilevanti in termini di politiche e ricerca.

Infine, per pura curiosità, mi sono andato a cercare i nominativi dei membri del consiglio consultivo di Nestlé per i valori condivisi.[21] Oltre ad Ann Veneman, il consiglio conta sulla presenza di personaggi importanti per la salute globale. Alcuni di questi nomi mi sono noti:

  1. Nancy Birdsall, fondatrice e presidente del Center for Global Development, dal 1993 al 1998 era stata vicepresidente esecutivo della Banca Interamericana di Sviluppo, un’affiliata della Banca Mondiale, per la quale aveva lavorato nei 14 anni precedenti.
  1. Robert Black, professore di salute internazionale alla scuola di salute pubblica dell’Università Johns Hopkins a Baltimora, USA, é uno dei ricercatori più conosciuti in tema di salute e nutrizione dei bambini, con numerosissime pubblicazioni su importanti riviste, oltre che un importante consulente per l’OMS e l’Unicef.
  2. Venkatesh Mannar, è uno dei fondatori e attuale presidente della Micronutrient Initiative, molto attiva nel promuovere supplementazioni di vitamine e minerali, finanziata da molte agenzie internazionali quali l’Unicef e l’agenzia canadese per la cooperazione e lo sviluppo.[22]
  3. Ruth Oniango, professore di nutrizione all’università Jomo Kenyatta di Nairobi, Kenya, paese nel quale è nata e di cui è stata parlamentare; consulente del suo governo e di molte agenzie internazionali, tra le quali la FAO e l’OMS.
  4. Jeffrey Sachs, noto economista della Columbia University, a capo, ai tempi di Gro Harlem Brundtland, della commissione dell’OMS su macroeconomia e salute, ora consulente speciale del segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon per gli Obiettivi del Millennio.
  5. Robert Thompson, professore di politiche agricole all’università dell’Illinois, negli Stati Uniti, già direttore di sviluppo rurale alla Banca Mondiale e vicesegretario per l’economia al ministero dell’agricoltura americano.
  6. Krasid Tontisirin, tailandese, direttore dell’Istituto di Nutrizione alla Mahidol University di Bangkok, già direttore della divisione su nutrizione e protezione dei consumatori alla FAO.

 

Commento finale
Il conflitto d’interesse raggiunge in Italia vette irraggiungibili. Ma il nostro non è certo l’unico luogo sulla terra dove si manifesta, come dimostra questa lista. Come meravigliarsi se a volte, nel settore salute, le politiche sembrano privilegiare gli interessi di pochi più che i diritti di molti. E come meravigliarsi se è sempre più difficile distinguere la salute dal mercato.

 

Adriano Cattaneo. Presidente Osservatorio Italiano Salute Globale
Bibliografia

  1. United Nations World Commission on Environment and Development. Our common future. UN, New York, 1987
  2. The Sugar Association. Letter to the Director General of WHO, 14 April 2003
  3. World Health Organization. Global Strategy on Diet and Physical Activity. WHO, Geneva, 2004
  4. Diet, nutrition and the prevention of chronic diseases. WHO Technical Report Series n. 916, Report of a joint WHO/FAO expert consltation. WHO, Geneva, 2003
  5. NDA
  6. CBIO
  7. Novonordisk
  8. Lundbeck
  9. Essex Woodlands
  10. European Medicines Agency. Activities of former EMA Executive Director Thomas Lönngren. EMA press release, 21 March 2011
  11. New USDA Head, Ann Veneman, A Cheerleader
    for Biotech & Globalization
  12. CODICE INTERNAZIONALE SULLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI SOSTITUTI DEL LATTE MATERNO. Organizzazione Mondiale della Sanità, 1981 [PDF: 140 Kb]
  13. CODICE INTERNAZIONALE SULLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI SOSTITUTI DEL LATTE MATERNO. Organizzazione Mondiale della Sanità, 1981 [PDF: 138 Kb]
  14. Uproar at ex-UNICEF boss joining Nestle board. Reuter press realease, 13 April 2011
  15. WORLD HEART FEDERATION
  16. OECD
  17. The World Heart Federation, sanofi-aventis and Boehringer Ingelheim Announce Collaboration on Worldwide AF Awareness Campaign
  18. NCDnet – Global Noncommunicable Disease Network
  19. Vedere il numero di febbraio 2008 di Public Health Nutrition
  20. Food companies and nutrition for better health [PDF: 18 Kb]
  21. Creating Shared Value Advisory Board. Nestlé
  22. Micronutrient

 

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4 commenti »

  • dr. franco galanti ha detto:

    sono meravigliato e un po’ agghiacciato: la maggior parte degli espert cui si racconta sa che è didifficile ma non certo impossibile distinguere la salute dal mercato, e che la questione non sta nel demonizzare il mercato (cfr.Dambisa Moyo la carità che uccide): è necessario capire ogni volta di che tipo sia il conflitto: antropologicamente sempre 3 sono i possibili conflitti:
    di interessi materiali (soldi e vantaggi personali)
    di interessi non direttamente materiali (prestigio, onorabilità)
    di interessi tra visioni del mondo e dell’umanità (conflitti culturali).
    Qui si tratta davvero sempre solo del primo?
    se è così bisogna proprio inventarsi qcosa di diverso dal denaro come forma di scambio…

    Grazie per qs informazioni

  • mario serpieri ha detto:

    Cattaneo fa nomi e cognomi, eppure diciamolo: quanti di noi rinuncerebbero a posti di lavoro ben remunerati? Tutti rientriamo nella costante universale del tipo ‘tengo famiglia’. E se la famiglia risiede a Montecarlo……

    Chiedo:Nestle’ ha a che fare con il latte in polvere. Esiste un codice di comportamento per la commercializzazione, ma non mi sembra che basti.
    Nelle farmacie dei Paesi poveri ci sono sempre piu’ barattoli di latti. Ok, non riportano il viso di un bambino paffuto ma ci sono, sono ben in vista,alcuni riportano la dicitura ‘per il bimbo che ha la diarrea’. Cosa succedera’/rebbe quando piu’ mamme africane avranno i soldi per acquistarlo? cosa sta succedendo nei Paesi a economia emergente? ho fatto il pediatra in Italia, le ditte di latti sono ‘assatanate’ per trovare mercato….e di bambini l’Africa e’ strapiena.
    Ma il latte in polvere e’ solo uno dei ‘cavalli di troia’.
    Che dire dei farmaci antidiarroici che ditte come la Abbott promuovono nei PP con tanto di campioni gratuiti ai medici e posters accattivanti affissi nei corridoi degli ospedali pubblici? e di tanti altri farmaci che non sono ‘essenziali’ ma che una volta immessi nel mercato (ossia importati) vengono prima o poi prescritti? i bambini sono le ‘vittime’ piu’ numerose di questo fenomeno,antidiarroici,antiemetici,antitussigeni,ematinici,’acque’anticolica,antibiotici nuovi…tanti sciroppi/emulsioni che NON cambiano la storia patologica del bambino ma che hanno 4 effetti gravi:
    1) deprivano le famiglie povere dei pochi soldi che hanno e che dovrebbero usare per acquistare cibo
    2) introducono nuove molecole(antibiotici) che inducono poi resistenza
    3) provocano disaffezione per i farmaci essenziali, meno ‘sgargianti’ ma di certo piu’ efficaci e seri, penso ai sali reidratanti che diventano fuorimoda ogni giorno di piu’. Si provi a dire ad una mamma di Kinshasa,Mumbai,Cotonou….che la diarrea di suo figlio ‘passa da sola’ e che acqua e sali gli bastano….andra’ nel prossimo dispensario a farsi prescrivere loperamide.
    4) provocano l’erosione costante, inevitabile,dei sani principi della PHC. Liquidano il contatto medico con una prescrizione, escludendo il tanto di educazione sanitaria e nutrizionale, igiene, prevenzione,orientamento di cui ogni madre dovrebbe essere dotata. Insomma,il farmaco(come il latte in polvere) dando una soluzione immediata delegittima/disaffeziona i genitori della responsabilita e potere(empowerment)di prevenire le malattie.Cio’ e’ tanto piu’ vero in contesti dove la scarsa nutrizione infantile (prevenibile da genitori informati)contribuisce alla morte di milioni di bambini.
    Chiedo: perche non c’e’ un codice di comportamento per i farmaci simile a quello per il latte in scatola? cosa cambierebbe per la salute dei bambini africani se le ditte farmaceutiche occidentali (ma anche cinesi…)fossero Obbligate a NON esportare i loro prodotti nei PP? fossi a capo di WHO imporrei tale restrizione, consapevole del fatto che i PP non possono/sanno/vogliono mettere filtri a importazioni dei farmaci. Troppo corrotti e poi il libero mercato dove lo mettiamo? Si ritorna all’incipit dell’articolo di Cattaneo: le politiche sembrano privilegiare gli interessi di pochi piu’ che i diritti di molti.

  • Pietro Monari ha detto:

    Gentile Adriano Cattaneo,

    forse vale la pena di citare Julie Gerberding.
    Ha diretto il CDC di Atlanta dal 2002 fino al 2009.
    Il CDC (Centers for Desease Control) di Atlanta e’ responsabile
    del controllo e del monitoraggio delle malattie infettive e
    quindi del piano di vaccinazioni degli Stati Uniti.
    Le alte cariche di queste organizzazioni di controllo
    (CDC, FDA..) devono stare “a spasso” almeno un anno
    prima di entrare in aziende farmaceutiche private.
    Ebbene, la Gerberding lascia il CDC in 20 Gennaio 2009.
    Il 25 Gennaio 2010 entra alla Merck Vaccines.
    E si siede alla scrivania di presidente.
    Di presidente! Il capo assoluto della Merck Vaccini..

  • Antonio DS ha detto:

    In Italia c’è addirittura il ministro alla sanità che è sposato con la direttrice generale di farmindustria…. http://www.vita.it/news/view/83291 peggio di così non saprei proprio!

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