9/11. Le conseguenze sulla salute, dieci anni dopo

Gavino Maciocco

Gli eventi di quel giorno cambiarono la traiettoria storica dell’America e del mondo.  Essi ebbero – e continuano ad avere – profonde conseguenze sulla salute.


Firenze, 11 settembre 2001, intorno alle 3 del pomeriggio.  Entro in un bar di Piazza della Stazione  per bere un caffè.  Una TV posta nell’angolo del locale mostra la torre di un grattacielo fumante.  E’ una giornata ancora estiva con molti turisti a giro. Faccio la  coda alla cassa.  Altra coda per ottenere il sospirato caffè. Saranno trascorsi circa 10 minuti,  mi avvio a uscire dando ancora un’occhiata alla TV, intorno alla quale intanto si è formato un capannello di persone. Stessa inquadratura del grattacielo fumante: strano per essere un film.  Infatti non lo è.  Breaking News, avvisa un banner sul basso dello schermo. CNN, diretta da New York, World Trade Center.  La voce fuori campo di un giornalista del TG2 parla dell’impatto di un aereo su una delle due torri.  Ma ecco che improvvisamente appare un secondo aereo che si schianta – a un livello più basso –  contro l’altra torre, producendo un’enorme fiammata e una nuova colonna di fumo.

Rimasi incollato davanti a quella TV finchè le due torri – una dopo l’altra – collassarono quasi di colpo, inabissandosi dentro una gigantesca nuvola di fumo, polvere e detriti.

Come ha scritto Lancet – il cui numero del 3 settembre è quasi interamente dedicato a “9/11: ten years on” – “Gli eventi di quel giorno cambiarono la traiettoria storica dell’America e del mondo.  Essi ebbero – e continuano ad avere – profonde conseguenze sulla salute”[1].

Il bilancio di morte di quel giorno è di 2.996 decessi:  246 le vittime dei 4 aerei dirottati ( + i 19  dirottatori), 2.606 le persone inghiottite nella nuvola del World Trade Center, 125 i morti del crash del Pentagono.

Ma gli effetti locali sulla salute sono continuati – e sono destinati a continuare – ben oltre il fatidico 9/11.  Circa 50 mila persone sono state coinvolte a vario titolo nelle operazioni di soccorso e nei lavori di recupero  – tra cui 10 mila pompieri – e si sono trovate esposte all’inalazione di una quantità di sostanze tossiche (dall’amianto, alla diossina, a una varietà di metalli pesanti, come piombo e cromo) contenute nella polvere (altamente alcalina e quindi molto irritante)  e nei detriti.  Centinaia di loro sono diventate disabili e non possono più lavorare, migliaia si sono ammalate e continuano a ricevere trattamenti medici a distanza di 10 anni.
Uno studio longitudinale di 9 anni su 27.449 soggetti ha rivelato che le patologie più diffuse sono state l’asma, la sinusite e il reflusso gastro-esofageo, la cui incidenza cumulativa è rispettivamente del 29,6%, 42,3% e 39,3%. A ciò vanno aggiunti i problemi mentali tra cui: depressione, post traumatic stress disorder (PTSD) e panic disorder, la cui incidenza cumulativa è rispettivamente del 27,5%, 31,9% e 21,2%[2]. Complessivamente circa un terzo delle persone che sono state coinvolte nelle operazioni di soccorso e nei lavori di recupero del World Trade Center hanno subito un danno alla salute e un quinto di loro è stato affetto da patologie multiple, fisiche e mentali.  Va segnalato che solo dopo nove anni di lotte e di azioni legali è stato riconosciuto a queste persone il diritto all’assistenza sanitaria con l’approvazione nel 2010 di un’apposita legge, “James Zadroga 9/11 Health and Compensation Act”, un programma finanziato dal governo federale[3].

Gli effetti sulla salute di quel terribile 9/11 sono andati ben oltre i confini della città di New York e degli Stati Uniti.  A seguito dell’attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle – scrive Lancet – “gli USA lanciarono due guerre devastanti”, in Afghanistan e Iraq, “due paesi  che rimangono fragili, inefficienti e insicuri, con sistemi sanitari completamente dissestati”.  Due paper sono dedicati alle guerre post 9/11[4,5].

In Afghanistan la guerra iniziata nell’ottobre del 2001 ha ulteriormente aggravato la situazione di  conflitto e  di instabilità politica iniziata con l’invasione dell’esercito sovietico del 1979.  Dal 2001 al 2009, il 75% della popolazione afgana è stato costretta a fuggire dalle proprie case, emigrando in Pakistan o in Iran o cercando rifugio in altre località del paese.  Circa 10 mila villaggi, e l’ambiente circostante, sono stati distrutti per effetto della guerra.   Si stima che l’80% della popolazione beva acqua contaminata, mentre solo un’esigua percentuale di famiglie (la più bassa del mondo) abbia a disposizione sistemi adeguati di smaltimento di liquami.  L’Afghanistan – a causa delle guerre e dell’ultima guerra – è in fondo a quasi tutte le classifiche sanitarie (speranza di vita alla nascita,  mortalità infantile e materna).  Nella classifica della corruzione l’Afghanistan è al 176° posto su 178 nazioni.  Sulle morti dei civili provocate dalla guerra le cifre sono incerte e attribuite in parte alle azioni delle forze alleate (International Security Assistance Force – ISAF), in parte a quelle dei Talebani: circa 9 mila vittime tra il 2007 e il 2010, con una decisa crescita negli ultimi anni. I militari USA morti in guerra (al 26 luglio 2011) sono  1.568, i feriti 12.877.  Alta la percentuale dei militari che al ritorno a casa soffrono di disturbi mentali.

Più breve (iniziata nel 2003 e “quasi” finita nel 2009), ma assai più nefasta, la guerra in Iraq (iniziata per ragioni rivelatesi poi del tutto infondate).  Nel solo periodo 2003-2006 i decessi tra la popolazione civile causati dalla guerra sono stati 655 mila (in piccola parte provocati da attacchi terroristici suicidi). Gravissimi i danni alle infrastrutture civili, incluse quelle sanitarie.  2 milioni e 200 mila persone fuggite dal paese; 2 milioni e 700 mila persone sfollate all’interno del paese (correndo maggiori rischi sanitari rispetto a coloro che hanno lasciato il paese).   Una guerra dagli enormi costi umani, e anche finanziari: è stato stimato che la guerra in Iraq abbia complessivamente assorbito risorse per 3.000 miliardi di dollari (NB: 240 miliardi di dollari l’anno è la cifra che sarebbe necessaria – ma mai nemmeno lontanamente raggiunta – per risolvere gran parte dei problemi di sviluppo e di salute dei paesi più poveri, tra cui il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio).

Tra gli eccessi provocati dal tragico evento del 9/11 Lancet ricorda la lotta al bioterrorismo: dal 2002 al 2010 per ricerche ad hoc sono state spesi 54 miliardi di dollari. Il tutto scatenato da un’epidemia di antrace (carbonchio) che ebbe inizio una settimana dopo l’11 settembre.  Epidemia provocata dalla spedizione di lettere contenenti spore di antrace, destinate a infettare i destinatari delle missive, che determinò 23 casi di malattia e 5 decessi.  Targata inizialmente come un attacco di Al Qaeda, la responsabilità  fu successivamente attribuita a uno scienziato americano del laboratorio di Fort Detrick (Maryland), morto suicida.

“Gli eventi dell’11 settembre – conclude Lancet – rappresentano non solo l’esempio di un fatto locale con conseguenze globali, ma anche il caso dove la povertà e la percezione di un’ingiustizia subita  possono contribuire all’insicurezza e a una catastrofica instabilità globale. E’ ora abbondantemente chiaro che crisi prodotte dall’uomo (human-made crisis) – se non risolte in maniera decisiva con la politica e la diplomazia – creano le condizioni per disastri prodotti dall’uomo (human-made disasters). (…)  Il decimo anniversario dell’11 settembre dovrebbe commemorare le persone che sono morte, insieme con le famiglie e le comunità che sono rimaste, non solo in America, ma anche in Iraq, Afghanistan, e in tutti i luoghi del mondo che hanno sofferto per incidenti  collegati al terrorismo”.

Gavino Maciocco, Dipartimento di Sanità Pubblica, Università di Firenze

Bibliografia

  1. Editorial. 9/11: ten years on. Lancet 2011; 378: 849.
  2. Wisnivesky JP, et al. Persistence of multiple illnesses in World Trade Center rescue and recovery workers: a cohort study. Lancet 2011, 378: 888-96.
  3. Mauer MP. 9/11: the view ahead. Lancet 2011, 378:852-3.
  4. Levy BS, Sidel VW. Adverse health consequences of US Government response to the 2001 terrorist attacks. Lancet 2011, 378: 944-52.
  5. Hsiao-Rei Hicks M, et al. Casualties in civilians and coalition soldiers from suicide bombings in Iraq, 2003-10: a descriptive study. Lancet 2011, 378:906-14.

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