Ancora sulla crisi dell’OMS

Adriano Cattaneo

L’OMS sta licenziando molti dipendenti e si ritrova picchetti di lavoratori ai cancelli, come una qualsiasi industria in dismissione. Il morale del personale cade sempre più in basso. Si lotta per la sopravvivenza.


“Per quanto si possa ricordare, l’OMS è sempre stata sull’orlo di una crisi. Da un decennio all’altro la natura della crisi può cambiare, ma la crisi non passa mai del tutto.” Comincia così un commento pubblicato recentemente sul British Medical Journal (BMJ)[1].

Avevamo già toccato questo tema a maggio, prima e durante la riunione annuale dell’Assemblea Mondiale della Salute[2,3]. Alla fine della quale la Direttrice Generale dell’OMS, Margaret Chan, ha presentato una sua proposta di riforma dell’organizzazione centrata sul problema del finanziamento. Due i punti qualificanti di questa proposta:

  1. La necessità di riequilibrare la proporzione tra contributi obbligatori, quelli che tutti i paesi devono versare in quanto membri dell’OMS, e contributi volontari, quelli che i paesi danno in più, su base appunto volontaria. Attualmente il rapporto tra i primi e i secondi è di 1 a 4, tendente a 1 a 5, su un budget complessivo di circa due miliardi di dollari l’anno. Dato che i contributi volontari sono quasi tutti “earmarked”, cioè spendibili solo per specifiche attività indicate dai donatori, non è possibile per l’OMS, sostiene Margaret Chan, fissare delle priorità. Solo l’aumento dei contributi obbligatori rispetto a quelli volontari risolverebbe la situazione. Ma ovviamente la Direttrice Generale non vorrebbe veder diminuire i contributi volontari; e i paesi non sembrano disposti ad aumentare quelli obbligatori.
  2. Alternativamente, quindi, o in forma integrativa, Margaret Chan chiede aiuto al settore privato. Si devono trovare nuovi donatori, tra le fondazioni e le imprese industriali e commerciali, si devono esplorare nuove strade. Per farlo bisogna “attrarre”; per attrarre bisogna offrire qualcosa in cambio. Ma cosa può offrire l’OMS, se non un posto al tavolo dei vari comitati tecnico scientifici che prendono decisioni su politiche da raccomandare ai paesi e alle autorità sanitarie?

 

Per coinvolgere questi potenziali donatori, l’OMS organizzerà a Ginevra nel Novembre del 2012 il primo Forum Mondiale della Salute. Al quale saranno invitati, oltre ai rappresentanti dei paesi membri, rappresentanti di organizzazioni non governative (ONG), del settore privato, del mondo accademico e di altre organizzazioni internazionali. Tra queste ultime, oltre ad alcune agenzie delle Nazioni Unite ed alla Banca Mondiale, ci saranno i vari fondi globali per la salute (quello per AIDS, malaria e tubercolosi in primis), le varie alleanze per la salute (guidate da quella per i vaccini), e naturalmente le fondazioni che si occupano di salute globale, a cominciare dalla Fondazione Bill e Melinda Gates.

 

Il rischio è che molti degli invitati siano più potenti ed importanti dell’ospite. Come scrive l’autore del commento pubblicato dal BMJ, “l’OMS sembra essere sempre più a disagio in un mondo con un numero crescente di attori internazionali che sembrano avere i piedi più lesti e le tasche più capienti”. O, come scrive un ex vice direttore dell’OMS stessa, colui che per la prima volta l’ha definita irrilevante, “l’OMS non è più in grado di fissare l’ordine del giorno; sta lottando per mantenersi in piedi”[4]. Ed anche se l’OMS fosse in grado di fissare l’ordine del giorno, non potrebbe certo garantire che le decisioni vadano poi nella direzione desiderata, quella cioè di una conferma del ruolo di leader dell’OMS nella governance della salute globale.

 

Inoltre, alcuni degli invitati “puzzano”, sono cioè malvisti e mal sopportati da altri invitati. Questo discorso vale soprattutto per le ONG che tendono a vedere nel settore privato, e cioè nell’industria della salute a cominciare dalle multinazionali del farmaco, il diavolo. La protesta verso un evolversi della riforma dell’OMS in questa direzione era già emersa nel corso dell’Assemblea Mondiale della Salute, come documentato da chi la seguiva in diretta[5]. Il timore è che l’industria, che certamente può usufruire di risorse e di esperti, compresi gli esperti in pubbliche relazioni, in quantità e qualità ben maggiore di quelli che potrebbe mettere in campo l’OMS, possa far prevalere interessi economici su quelli della salute. Questo timore è aggravato dal fatto che le ONG ritengono che l’OMS non abbia, nei suoi regolamenti, strumenti efficaci a ridurre o annullare questo rischio, né regole chiare per quanto riguarda il conflitto d’interessi, come evidenziato dalle ormai note vicende della pandemia di influenza suina[6]. Secondo le ONG, il diavolo potrebbe non solo sedersi a tavola, ma infiltrarsi addirittura tra chi la tavola la deve preparare e preparare, comprese le decisioni sul menu. In ultima istanza, le ONG pongono la seguente questione: come potrà il Forum Mondiale della Salute andare incontro alle aspettative del settore commerciale senza che questo usurpi le prerogative di governo dell’OMS?

Margaret Chan ha annunciato tre documenti per rispondere a queste ed altre preoccupazioni: uno sul governo dell’OMS, uno di valutazione indipendente dell’operato dell’OMS stessa, il terzo sul Forum Mondiale della Salute. Dovevano essere pronti per Giugno, per poi essere discussi alla riunione speciale del Comitato Esecutivo dell’OMS convocata per Novembre 2011. Non se ne sa ancora nulla, o meglio, sembra che i tre documenti siano pronti, ma sicuramente non sono stati resi pubblici. E quindi non si sa se il Comitato Esecutivo approverà la convocazione del Forum Mondiale della Salute nel Novembre del 2012, assegnandovi le risorse necessarie e mettendo in moto la macchina operativa.

Nel frattempo le difficoltà finanziarie si sono acutizzate, l’OMS sta licenziando molti dipendenti e si ritrova picchetti di lavoratori ai cancelli, come una qualsiasi industria in dismissione. Il morale del personale cade sempre più in basso. Si lotta per la sopravvivenza, con i relativi colpi bassi tra individui e tra reparti e dipartimenti. Con gravi conseguenze per il mantenimento della produttività in termini sia quantitativi sia, soprattutto, qualitativi. Riuscirà l’OMS a sopravvivere? E se sì, in che condizioni?

Dopo la pubblicazione dell’articolo dal quale prende spunto questo commento, il BMJ ha lanciato un’inchiesta online con la domanda: is the WHO irrelevant? (Si possono vedere i risultati sulla pagina dei sondaggi sul BMJ). Ad oggi (8 settembre 2011) hanno votato 520 persone, con 171 sì, è irrilevante (33%) e 349 no, non è irrilevante (67%)…

 

Adriano Cattaneo, Presidente Osservatorio Italiano Salute Globale

Bibliografia

  1. Hawkes N. “Irrelevant” WHO outpaced by younger rivals. BMJ 2011;343:d5012
  2. Adriano Cattaneo, Chiara Bodini. Riformare l’OMS. Sarà vera svolta? Saluteinternazionale.info, 05.05.2011
  3. Chiara Bodini, Ilaria Camplone. Diretta da Ginevra: 64a Assemblea Mondiale della Sanità. Saluteinternazionale.info, 26.05.2011
  4. Chow JC. Is the WHO becoming irrelevant? Foreign Policy, 8 Dicembre 2010
  5. Chiara Bodini, Ilaria Camplone. Riforma OMS: prospettive e retroscena dall’incontro promosso dalla società civile. Saluteinternazionale.info, 20.05.2011
  6. Carla Perria. Pandemia, interessi e conflitto di interessi. Saluteinternazionale.info, 20.10.2010

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