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La crisi umanitaria nel Corno d’Africa. Una carestia annunciata

Inserito da on 29 settembre 2011 – 14:142 commenti

Giulia Civitelli

Le cause profonde dell’insicurezza alimentare che mette a rischio la vita delle fasce piú povere della popolazione.


Una vera e propria crisi umanitaria è quella che si sta consumando nelle regioni del corno d’Africa, colpite da una delle più terribili carestie degli ultimi 60 anni[a]. Secondo le ultime stime del World Food Programme e dell’UNHCR, le persone coinvolte sono oltre 13 milioni tra Somalia, Kenia, Ethiopia, Djibuti e la regione Karamoja dell’Uganda. Quasi 900.000 sono i rifugiati somali in Etiopia, Kenia e nei paesi vicini, mentre all’interno della stessa Somalia circa 1,5 milioni le “internally displaced people” a Mogadiscio[1].

Nei campi profughi le condizioni sanitarie delle persone in fuga, già critiche per le importanti carenze nutrizionali e i lunghi viaggi intrapresi, vengono aggravate dal progressivo sovraffollamento, che facilita la diffusione di patologie infettive come il morbillo ed il colera. Sembra, inoltre, in aumento il tasso di violenza sessuale sulle donne, con il rischio di una ulteriore diffusione del virus HIV[2]. La sonnecchiante comunità internazionale sta lanciando lenti e tardivi appelli per cercare di salvare il salvabile mentre i deboli governi locali faticano a gestire la situazione.

Quali sono le cause di questa crisi alimentare che sta provocando vittime tra i più poveri della società? La carestia era stata annunciata da tempo[3], era facilmente prevedibile osservando il cambiamento climatico degli ultimi anni (influenzato dal sistema alimentare globale ed allo stesso tempo forte fattore determinante la produzione, la qualità e la disponibilità di cibo[4]) ed il progressivo aumento dei prezzi degli alimenti dalla seconda metà del 2010[5] (Figura 1).

Figura 1.  Progressivo aumento dei prezzi degli alimenti nel 2010

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La carenza di cibo che in questo momento sperimentano le popolazioni del corno d’Africa non è un fenomeno globale: andando infatti a controllare la produzione mondiale di cereali dagli anni 60 ad oggi, si può notare come questa sia in progressivo aumento (Figura 2). Quali sono allora le cause profonde dell’insicurezza alimentare che caratterizza molti paesi e mette a rischio la vita delle fasce piú povere della popolazione (coloro cioé il cui reddito é speso in gran percentuale in prodotti alimentari)?

 

Figura 2.  Popolazione globale e produzione di cereali

 

La speculazione finanziaria, l’aumento del prezzo del petrolio, l’utilizzo di cereali per produrre biocarburanti, le nuove abitudini alimentari di paesi in continua crescita come India e Cina, il cambiamento climatico con i sempre più frequenti ed estremi disastri naturali sono solo alcuni dei fattori che hanno determinato il recente aumento dei prezzi degli alimenti; per cercare di comprendere la cause strutturali di questa situazione è necessaria un’analisi più profonda, che prenda in considerazione le regole del commercio internazionale.

Negli anni ’80 il processo di privatizzazione e di liberalizzazione imposto ai paesi in via di sviluppo attraverso le politiche di aggiustamento strutturale coinvolse anche il settore agricolo, portando molti governi a smantellare il monopolio statale sul mercato del cibo, riducendo i sussidi ai propri produttori e abbassando o eliminando le barriere al commercio e all’investimento internazionale. Contemporaneamente i paesi industrializzati facevano l’esatto contrario di quanto imposto ai paesi economicamente più deboli, continuando a sostenere i propri coltivatori e aumentando le protezioni tecniche e tariffarie contro le importazioni. Dagli anni 1980-1981 agli anni 2000-2001  il commercio agricolo mondiale è aumentato da 243 a 467 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuale di circa il 4%. I paesi in via di sviluppo hanno aumentato le importazioni di alimenti, ed il loro peso sul prodotto interno lordo è più che raddoppiato[6,7].

Haiti é un ottimo esempio di un paese in via di sviluppo alle prese con la sfida della sicurezza alimentare: mentre negli anni ’80 circa l’80% del riso consumato era prodotto localmente, oggi la stessa quota deve essere importata, ed il paese si é trasformato da esportatore ad importatore netto di alimenti[8].

I prezzi elevati degli alimenti stanno inoltre spingendo molti investitori a cercare terreni fertili dove investire, dando vita al crescente fenomeno del land grabbing (appropriazione di terreni), le cui possibili conseguenze sulla vita delle popolazioni locali sono ancora poco conosciute[9]. In effetti gli interessi del mercato e le barriere istituzionali dei centri di ricerca internazionali hanno distorto le prioritá nel campo della ricerca sulla questione alimentare, ed il legame tra le condizioni nutrizionali e i grandi cambiamenti globali, come quelli climatici o quelli legati alla liberalizzazione del commercio, sono tuttora poco indagati [10].

Nelle regioni dell’Africa Sub Sahariana a tutti questi fattori si aggiungono situazioni di conflitti e di instabilità politica che mettono ancora più a rischio la vita delle popolazioni locali. Se è vero, come afferma Amartya Sen, che nella terribile storia delle carestie mondiali è difficile trovare un caso in cui si sia verificata una carestia in un paese che avesse una stampa libera e un’opposizione attiva entro un quadro istituzionale democratico [11], parlando del corno d’Africa non si può ignorare la delicata situazione politica e sociale in cui versa ormai da più di venti anni la Somalia. Dalla caduta del regime autoritario di Siad Barre nel 1991 il paese è rimasto in balia dei signori della guerra fino al 2004, anno in cui è stato riconosciuto un  parlamento di transizione. Nel 2006 le Coorti islamiche hanno preso il controllo di Mogadiscio e del sud del paese, inducendo la risposta delle Istituzioni federali di transizione sostenute da truppe dell’Unione Africana (Missione Amisom). Mentre gli islamisti moderati sono stati progressivamente inseriti nel governo di transizione, i fondamentalisti si sono raccolti attorno al gruppo di Al Shabaab, continuando fino ad oggi una guerra civile senza esclusione di colpi aggravata dalla mancanza da parte della comunità internazionale di precise linee politiche.

Tutti questi sono i fattori che influenzano lo stato di salute delle popolazioni del corno d’Africa, messe allo stremo dalla attuale carestia, fattori che vanno a costituire il mix di ingredienti generatore di quella violenza strutturale[b] di cui tutti siamo complici. La strage di Utoya, in Norvegia,  ha colpito per la crudeltá e la freddezza dell’attentatore, che ha sparato senza motivo su una folla di giovani indifesi. La violenza diretta ci coinvolge e tocca profondamente, mentre quella indiretta generata dal sistema globale, é difficile da scorgere, da comprendere e da cambiare, ma allo stesso modo provoca vittime tra i piú fragili della societá.

Se é vero che le previsioni dei prezzi degli alimenti indicano un trend in aumento per i prossimi decenni, aggravato dal cambiamento climatico (Figura 3), non si possono non cercare risposte che prevengano tragedie come quella a cui stiamo assistendo in questi giorni nel corno d’Africa.

Figura 3. L’incremento dei prezzi nei prossimi vent’anni

 

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Un recente rapporto di Oxfam[12] indica tre principali sfide da affrontare nel prossimo futuro:

  • la sfida della sostenibilitá (produrre cibo per tutti rimanendo entro i limiti ecologici del pianeta)
  • la sfida della equitá (permettere a tutti l’accesso al cibo)
  • la sfida della resilienza (controllare la volatilitá dei prezzi alimentari e ridurre la vulnerabilitá al cambiamento climatico)

Non si tratta soltanto di una questione agricola o commerciale, ma prima di tutto di una questione etica e morale. É forse questa la sfida principale: riscoprire l’essere umano nella sua più profonda identità,  individuando nella solidarietà un valore in grado di guidare le nostre scelte, quelle piccole del quotidiano come quelle grandi della vita. Solidarietà intesa non come un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone vicine o lontane”, ma come “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti.”[13]

 

Giulia Civitelli, Specializzanda in Igiene e Medicina preventiva, Dipartimento di sanità pubblica e malattie infettive, La Sapienza Università di Roma

Note

[a] L’ONU dichiara la carestia quando il tasso di malnutrizione tra i bambini supera il 30%, la mortalità é superiore a 2 persone ogni 10.000 al giorno e la popolazione non ha accesso al cibo e ad altri beni di prima necessità.

[b] Secondo Paul Farmer, medico ed antropologo dell’università di Harvard, per violenza strutturale si intende “ quel particolare tipo di violenza che viene esercitata in modo indiretto, che non ha bisogno di un attore per essere eseguita, che è prodotta dall’organizzazione sociale stessa, dalle sue profonde diseguaglianze e che si traduce in patologie, miseria, mortalità infantile, etc.”

 

Bibliografia

  1. East & Horn of Africa Update Somali Displacement Crisis at a glance. UNHCR 25.08.2011(ultima consultazione 07.09.2011). Riguardo alla situazione dei rifugiati dati più aggiornati si possono trovare su Dataunhcr.org 
  2. Lancet Editorial. Health in the horn of Africa: a collective response needed. Lancet 2011; 387: 541(ultima consultazione 07.09.2011)
  3. Famine early warning system network. FEWS NET (ultima consultazione 07.09.2011)
  4. Roberto Romizi. Cambiamenti climatici e salute. Saluteinternazionale.info 08.11.2009 (ultima consultazione 7/9/2011)
  5. FAO 2011. Global food price monitor [PDF: 2,4 Mb] (ultima consultazione 07.09.2011)
  6. Global Health Watch 2: An Alternative World Health Report [PDF: 6 Mb] (ultima consultazione 07.09.2011)
  7. Oxfam Italia 2010. Insieme contro la fame: ricette globali per un’azione vincente[PDF: 2,2 Mb] (ultima consultazione 07.09.2011)
  8. Pedro Conceição & Ronald U Mendoza (2009): Anatomy of the Global Food Crisis, Third World Quarterly, 30:6, 1159-1182.
  9. A proposito del fenomeno del land grabbing si segnala un recente film documentario sul fenomeno dal titolo: The big banana movie. (ultima consultazione 07.09.2011)
  10. Morris S, Corrig B, Uauy R. Effective international action against undernutrition: why has it proven so difficult and what can be done to accelerate progress? Lancet 2008; 371: 608- 621.
  11. Amartya Sen. La libertà individuale come impegno sociale. Laterza, 1997
  12. Oxfam Italia 2011. Coltivare un futuro migliore. [PDF: 3,7 Mb] (ultima consultazione 07.09.2011)
  13. Giovanni Paolo II. Sollecitudo rei socialis, n 38.

 

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2 commenti »

  • patrizia di caccamo ha detto:

    Una disamina così articolata e completa dei fattori causali è uno strumento di comprensione utilissimo, per questa crisi alimentare che non è un flagello biblico come l’autrice dimostra, bensì il risultato gravissimo dell’interazione complessa di decisioni e politiche dannose e miopi.
    Sono riconoscente a Giulia Civitelli per questo prezioso lavoro.
    Patrizia

  • Annalisa Rosso ha detto:

    Grazie a Giulia Civitelli per quest’analisi approfondita e ampia della food crisis che sta colpendo il Corno d’Africa.
    Mi sono ricordata, a questo proposito, di un interessante spazio interattivo creato dal sito web del Financial Times nel 2007, per spiegare le molteplici cause dell’innalzamento dei prezzi dei generi alimentari (in particolare grano e derivati) che si osservò in quell’anno in diversi Paesi del continente Africano (da Egitto a Mozambico), molte delle quali toccate da Giulia in questo post.
    Posto il link pensando di fare cosa gradita per i lettori di saluteinternazionale.info: http://www.ft.com/intl/cms/s/2/f5bd920c-975b-11dc-9e08-0000779fd2ac.html?from=textlink#axzz1Zbtz0vdu
    Annalisa

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