Quando il troppo è troppo. L’ “onorevole” assistenza sanitaria integrativa

Marco Geddes e Guido Benedetti

Nessuno al mondo gode di un’assistenza sanitaria così costosa (a carico dei contribuenti) come quella dei deputati italiani.  Una diseguaglianza intollerabile.


Gli italiani percepiscono sempre più i politici come – per usare la solita logora parola – una “casta” che si fa gli affari suoi, e che se li fa con impunità e senza vergogna. Ad alimentare questa percezione sta la serie interminabile di privilegi di cui gode appunto la “casta”, uscita pressoché indenne dai provvedimenti della “manovra”.  I motivi di insofferenza, e di ribellione, sono quindi molti  e crescenti, anche perché le informazioni che provengono dal “palazzo” sono sempre più precise  e circostanziate, come nel caso dell’assistenza sanitaria integrativa di cui godono i deputati e i loro congiunti.  La notizia richiede di essere commentata perché rappresenta una delle più eclatanti diseguaglianze nell’assistenza sanitaria registrate nel nostro paese.

Nella Figura 1  sono riportati differenti livelli di spesa sanitaria pro-capite (pubblica + privata, che include anche la spesa eventuali assicurazioni integrative) di USA, media dei paesi OCSE e Italia ricavati dai dati OCSE 2009 (vedi post Compiti per le vacanze) e la spesa sanitaria  pro-capite dei deputati italiani (inclusi i familiari/conviventi) calcolata dalla somma della spesa per l’assistenza integrativa (pagata con i soldi dei cittadini) e la spesa sanitaria pubblica.

 

Figura 1. Spesa sanitaria pro-capite ($)

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Il confronto è impressionante: i 630 deputati e i loro 1.109 familiari/conviventi spendono 10.269 dollari pro-capite, una cifra di gran lunga superiore a quella di un cittadino USA (7.961 $), della media dei cittadini OCSE (3.223 $) e dei cittadini italiani comuni (3.137 $).

 

I 630 deputati e 1109 familiari, compresi anche i conviventi di fatto (come hanno deciso, su espressa proposta dell’onorevole Casini) nel 2010 hanno speso (abbiamo speso per loro… ) per assistenza integrativa  10.117.000 (diecimilioni e centodiciassettemila) euro.  Come?

Qualche esempio:

  • per gli occhiali 480.000 (276 euro a testa, in un anno, compresi i familiari!)
  • per la psicoterapia 257.000 euro
  • per fisioterapia 976.000 euro.

E via dicendo…

Poi, il Parlamento (con responsabilità separate, perché la maggioranza se l’è fatta la manovra e votata ponendo la fiducia) ha imposto o aumentato i ticket per far fronte al crescente indebitamento del paese. Per fortuna ha mantenuto qualche esenzione per reddito e patologia e, ovviamente, ha esentato dal ticket gli onorevoli e i loro familiari e conviventi.

Di fatto è così, perché con l’assistenza integrativa glielo rimborsiamo. Nel 2010, 153.000 euro per rimborso ticket!

Ovviamente i possibili spunti di riflessioni sono diversi:

  • Perché i deputati italiani, oltre a molti altri privilegi più o meno noti, hanno diritto anche a questo?
  • Perché non riguarda solo loro ma anche i loro familiari (anche i conviventi di fatto)?
  • Perché non si fanno curare solo dal Servizio Sanitario Nazionale (con l’ovvio messaggio positivo che ne deriverebbe)?
  • Perché hanno questo privilegio che non viene esteso a tutti i dipendenti statali? In una parola, perché un Ministro della Repubblica conta più dell’usciere di una biblioteca pubblica, magari di provincia? In fondo entrambi servono lo Stato, no?

Potremmo fare molte altre domande ma, per essere originali, daremo un taglio inaspettato alla questione: tra le varie voci di spesa (alcune esilaranti, come omeopatia, balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura – queste ultime purtroppo ancora sconosciute nella loro sostanza) non poteva mancare quella per le “cure odontoiatriche”.

Mettendo da parte l’amarezza per un settore della salute da sempre sottodimensionato (come offerta e servizi) per il cittadino ma che – vedremo – diventa rilevante per la “Casta”, questa voce di spesa può aiutarci a fare una riflessione di più ampio respiro: che cos’è l’odontoiatria in Italia?

Il modello odontoiatrico italiano è quello di moltissimi altri paesi del mondo (nord e sud, in questo caso, fa poca differenza): un sistema principalmente privato, incentrato su un approccio molto curativo e poco (o per niente) preventivo, tendente all’alta tecnologia, individuo-centrico e svincolato dalla medicina di comunità (e figurarsi dalla Primary Health Care).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che questo modello odontoiatrico è insostenibile, finisce per essere la quarta (!) voce di spesa di un sistema sanitario[1]. Inoltre è incapace di incidere sul peso della patologia: curiamo i malati senza intervenire sui determinanti di malattia; curiamo 1 carie dei denti permanenti su 2 nel mondo occidentale, quando va bene, e 1 su 50 nei paesi a basso reddito[2]. Purtroppo, in Italia, non possiamo sapere quanto costerebbe tutta l’odontoiatria di cui c’è bisogno: il modello largamente privato limita per sua natura l’accesso e sono in molti a rimanerne esclusi.

Tuttavia possiamo farci un’idea sul costo di questo tipo di odontoiatria (cioè come la facciamo nel servizio privato e spesso la vorremmo riproporre anche in quello pubblico) se il nostro Servizio Sanitario Nazionale volesse “offrirla” a tutti.

Basta guardare la spesa per le cure odontoiatriche dei deputati italiani: tre milioni e 92mila euro in un anno; un costo folle e ingiustificabile. Pensate di rapportarlo a tutta la popolazione! Non sarà allora anche questa una riprova che l’odontoiatria che facciamo, insegniamo e promuoviamo è davvero insostenibile e fuori della realtà?

 

Marco Geddes e Guido Benedetti, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale

Bibliografia

  1. World Health Organization. Bulletin of the World Health Organization, Oral health, general health and quality of life. Geneve: WHO, 2011 [Ultima consultazione: 11.09.2011].
  2. Beaglehole R, Benzian H, Crail J, Mackay J. The Oral Health Atlas – Mapping a neglected global health issue. Cointrin, Geneve, Switzerland: FDI World Dental Federation; 2009.

 

15 commenti

  1. ottimo articolo sulle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari in casa nostra! Va assolutamente postato e ripostato e divulgato oltre il blog. E dopo la disseminazione dell’informazione e la denuncia, occorre l’azione:come nota V. Navarro, dopo aver identificato i mandanti, noi come operatori di salute pubblica, dobbiamo agire nelle sedi opportune, anche politiche, per il cambiamento. Grazie!

  2. Credo che questi siano i segnali che aspettiamo da tempo per ricominciare a credere con forza nell’etca politica: e penso che qui la politica italiana si gioca io suo ruolo sia a casa propria che sul palcoscenico internazionale.

    non penso che una democrazia possa vivere senza la politica, ma sicuramente non questa…..

  3. Posto che la prima parte dell’articolo è ben documentata e del tutto condivisibile, trovo meno felice, perchè non chiara, la seconda parte, quella rivokta alla odontoiatria.
    I criteri che guidano la individuzione dei LEA, essendo basati anche sulla efficacia dei trattamenti e sulla qualità della vita di chi li riceve, avrebbero dovuto portare già dal 2001 alla inclusione della assistenza odontoiatrica, tra le prestazioni garantite dal SSN.
    Per la pressione esercitata congiuntamente dal Ministero dell’economia e dalle lobbies degli odontoiatri privati questa scelta di civiltà non è passata.

    Non vorrei che la deferenza che una certa ” sinistra” rivolge a Goldman Sachs ed ai mercati, finisca per convicere alcuni che la risposta ai nostri bisogni costa comunque troppo.

    Un conto sono i privilegi dei parassiti, altro conto sono i bisogni della gente.

    Carlo Romagnoli

    Sarebbe stato meglio analizare più a fondo il tipo di tratatmenti odontoriatrici ricevuti dagli onorevoli ivedere possaimospenfduiamo troppo ucni sa xza omaggio la pagare gli interessi a Gol con la crisi passasse il concetto che teto che , perchè atta La parte

  4. L’evidenza riportata potrebbe essere utilmente ripresa quale caso istruttivo nel corso dei dibattiti politici e professionali sullo sviluppo del secondo pilastro, con riguardo agli impatti sul controllo della spesa sanitaria e sull’appropriatezza.

  5. Ringrazio Carlo Romagnoli per il suo commento e le osservazioni. Proverò in breve a suggerire alcuni spunti.

    Certamente sarebbero auspicabili dei LEA sviluppati in comune accordo tra Regioni e i professionisti del SSN, al fine di garantire cure essenziali per i gruppi a più alto rischio.
    Purtroppo la “scelta di civiltà non è passata” e, da odontoiatra, non la vedo molto vicina (per molti motivi, come scrive Carlo, e altri più sotto-traccia).
    Il punto fondamentale, per me, è che non conosciamo nè il burden della patologia orale nè l’effettivo acceso alle cure odontoiatriche a livello nazionale: abbiamo dati sul peso della carie (e mancano ancora per altre patologie orali) solo per i 4 e i 12 anni e gli unici dati disponibili circa l’accesso ai servizi sono l’indagine ISTAT sul ricorso alle cure odontoiatriche da parte della popolazione e il censimento dei servizi odontoiatrici offerti dal SSN (3.500 odontoiatri pubblici a fronte di qualche decina di migliaia privati).

    Resta il fatto, anche se può sembrare fantasia, che i trattamenti/interventi/strategie che insegniamo e facciamo sono soltanto una parte delle possibilità che abbiamo (e mi riferisco a protocolli operativi già fatti propri dall’OMS ed evidence-based – quindi niente di “alternativo”).

    Il dato sulla spesa odontoiatrica dei nostri deputati (che purtroppo non ho potuto trovare nel dettaglio delle varie voci di spesa) è uno dei pochi che abbiamo e può aiutarci a riflettere sull’insostenibilità dell’odontoiatria che facciamo. Sicuramente per gli onorevoli si parla di cure “TOP” ma basta parlare con un neo-laureato in odontoiatria che SEMBRA che tutti abbiano bisogno di impianti, rialzi del seno mascellare, etc. e questo è un problema).
    Il punto, per me, è che finchè non faremo odontoiatria di comunità (e quindi non cambieremo anche la formazioni degli odontoiatri perchè così com’è non siamo preparati a farla) e non cercheremo di ridurre il burden, quello che faremo sarà insostenibile, a prescindere da chi lo pagherà. In odontoiatria oggi è come se nella medicina generale, da domani, mancasse completamente la componente di salute pubblica.

    Quello che sempre mi rattrista è che anche quando il servizio pubblico cerca di attivarsi nell’odontoiatria, spesso lo fa “copiando” illogicamente i servizi privati e le loro prestazioni.

    Sicuramente la questione può essere approfondita e spero/credo che ne avremo modo presto.
    Un caro saluto,
    Guido Benedetti

    1. Carissimo Guido, inizio con il complimentarmi per l’articolo.
      Il caso è certamente importante da far emergere e da divulgare verso l’opinione pubblica. E’ chiaro, e lo dico da libero professionista, che alcuni colleghi non avranno certamente nulla da eccepire, perché magari gli “onorevoli” si rivolgono proprio a loro con il grande vantaggio economico che possiamo immaginare.
      Tuttavia essi rappresentano una eccezione, visto che la crisi ha colpito, eccome, la categoria di cui faccio parte tanto che comincia ad essere fuori luogo sparlare dei dentisti e continuare ad additarli come ricchi, ladri ed evasori. Per avere un quadro aggiornato della situazione suggerisco il rapporto Eurispes dello scorso anno sull’Odontoiatria in Italia.
      Ciò che mi preme però sottolineare è il discorso sulla essenzialità delle cure. E qui parlo soprattutto da responsabile del servizio di Odontoiatria della Caritas. Possibile mai che chi di dovere non implementi la ricerca sulle terapie odontoiatriche essenziali da adottarsi nei servizi di odontoiatria pubblica? Come mai nel nostro ambulatorio riusciamo a risolvere così tanti casi in totale gratuità per i pazienti, fermo restando che gli operatori sono volontari? Sono stato il primo a diffondere l’informazione che non è il dentista ad essere caro ma l’Odontoiatria. Tuttavia l’appropriatezza delle terapie fa la parte del leone ed è qui che bisogna lavorare.Tuttavia, da ciò che sento, gli ambulatori di odontoiatria pubblica sono spesso inefficienti, sottoutilizzati se non quando malgestiti. Ma queeto è un altro discorso.

  6. Personalmente, penso, che in ttto ciò ci possa essere una violazione di costituzionalità. “La Legge è uguale per tutti”. La legge ha abolito ogni forma di mutua e creato un SSN, questo, credo, debba valere per tutti i cittadini, quindi anche per i parlamentari. Non può esistere per un cittadino un’assistenza sanitaria pubblica, diversa da quella di un altro cittadino. Eliminando dei privilegi, secondo me illegittimi, se non illegali, si troverebbero le risorse per erogare le cure dentali pubbliche, anche per quel che riguarda l’ortodonzia e non si tratta di un optional, ma di qualcosa di necessario per la salute pubblica, sopratutto riferendoci all’accezione di salute dell’OMS, che l’Italia ha fatto Sua, accettandola:stato di benessere fisico, psichico e morale.
    Dott. Pietro Mondì
    Medico – Chirurgo
    Spec. in Psichiatria

  7. I parlamentari hanno molte condizioni di favore ma su questa gli stessi radicali che hanno sollevato il problema hanno poi fatto un passo indietro perché si tratta di un fondo autofinanziato da trattenute mensili superiori ai cinquecento euro che non comporta ulteriori trasferimenti pubblici. Il fondo e’ in pareggio e deve esserlo, quando ha sforato si e’ provveduto ad aumentare le trattenute e calare le prestazioni. Tutto ciò verificabile dal sito camera.

  8. Signora Lenzi,
    la ringrazio delle spiegazioni; come sa (non so se Lei sia parlamentare) il nostro (talora viene voglia di dire “il vostro”) Parlamento non è proprio uno scrigno di trasparenza e pertanto il suo contributo è particolarmente benvenuto.
    Ci potrebbe dare qualche spiegazione ulteriore?
    1. Se la spesa complessiva 2010 è 10.177.000 euro ogni deputato viene a “costare” 16.058 euro e gli trattengono 5.000 circa facendo così pari, coem lei affrema?
    2. Non mi dica che fanno una trattenuta anche ai conviventi, si tratterebbe di una libera associazione alla “assicurazione” a cui molti amici miei vorrebbero allora iscriversi (o proporsi come conviventi).
    3. Le pare giusto che rimborsi anche il ticket, nato a fini proprio di contenimemnto dei consumi sanitari.
    4. Come si può mai spiegare che TUTTI (mediamente) i deputati e TUTTI i loro familiari consumino in un anno un paio di occhiali del costo di 276 Euro? Come si fa a non ritenere questo indecente e – purtoppo – causa del diffondersi del qualunquismo e di una peicolosa antipolitica?
    Certo della sua gentile risposta

  9. provo a rispondere
    il fondo di assistenza sanitaria integrativa è stato costituito nel 1998, vi aderiscono d’ufficio i deputati in carica, salvo che non rifiutino, e possono aderire i parlamentari cessati, i loro familiari, i giudici della corte costituzionale e i loro familiari, sempre ovviamente dietro versamento delle quote. quanti siamo in totale non so e dovrei chiedere.
    ovviamente non si fa la trattenuta ai conviventi salvo che non aderiscano direttamente ma abbiamo una trattenuta aggiuntiva sulla indennità proporzionata al numero dei familiari a carico e con alcuni limiti (ad esempio i figli sopra i 26 anni non possono essere ricompresi). ho avuto per quindici anni una mutua integrativa aziendale (unisalute) e il meccanismo era lo stesso.

    non mi risultava che si potessere scaricare i ticket (nel regolamento- contratto non è previsto) e mi informerò, rispetto alla sua osservazione è in realtà discutibile anche la possibilità di detrare il ticket dalle tasse, ma è tutto il tema dei ticket che andrebbe rivisitato.(veda nella mia regione la discussione se applicare l’isee)
    276 euro è il tetto massimo annuale di rimborso degli occhiali da vista ovviamente non è affatto vero che tutti portano gli occhiali e che tutti se ne fanno un paio al’anno.
    le ripeto poi che il fondo non prevede sovvenzioni dalla camera dei deputati ed è finanziato dai versamenti di chi aderisce ed è in pareggio.
    la saluto e grazie per il vostro sito molto interessante per chi come me si occupa da vent’anni di sanità.

    Lenzi

  10. Devo dire che la discussione seguita a questo post mi ha suggerito più di uno spunto di riflessione. Per questo ringrazio tutti coloro che vi hanno partecipato (o vi parteciperanno) e Donata Lenzi per la puntualità dei suoi interventi.
    In un contesto politico così grave dobbiamo fare (dal basso ma anche dall’alto) ancora più luce su temi come questo – anche se poi, secondo me, il tema di fondo è sempre uno, equità & sostenibilità.
    Guido Benedetti

  11. E’ perfettamente comprensibile che un elettore si indigni se apprende dalla rete che i parlamentari si sarebbero aumentati in silenzio lo stipendio e se vengono descritti una serie di previlegi principeschi. Notizia palesemente falsa e non ci vorrebbe un grande spirito critico per comprendere che se fosse vera la notizia sarebbe stata di prima pagina. Ma intanto circola. E’ naturale e giustificata l’indignazione se una persona credibile come la Littizzetto riferisce in prima serata a “Che tempo che fa” che i parlamentari godono di una assicurazione sanitaria integrativa che costa oltre 10 milioni di euro ai contribuenti. Peccato che la notizia fosse falsa: i parlamentari hanno una assicurazione privata obbligatoria, che vive esclusivamente dei contributi degli interessati senza un solo euro di contributo a carico dello stato. Bastava poco per verificarlo prima di diffondere notizie inesatte…

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