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Nazioni Unite e malattie croniche. Un’opportunità mancata per la salute globale

Inserito da on 12 dicembre 2011 – 10:36Un commento

Deaths by Non-Communicable DiseaseAnnalisa Rosso

La Riunione delle Nazioni Unite sulle malattie croniche non ha prodotto risultati concreti. Il ruolo delle industrie dell’alcol, cibo, tabacco e farmaci…


La Riunione delle Nazioni Unite sulle malattie croniche non ha prodotto risultati concreti. Il documento finale non contiene alcun impegno temporale; non assegna risorse finanziarie alla prevenzione e al controllo; e non include nessun riferimento agli interventi di natura regolatoria e fiscale.  Il ruolo delle industrie dell’alcol, cibo, tabacco e farmaci.

Il 19 e 20 settembre 2011, nell’ambito della 66° assemblea generale delle Nazioni Unite, si è tenuta a New York una Riunione di alto livello sulle malattie non trasmissibili (UN High-level Meeting on Non-communicable Diseases – NCD), a cui hanno preso parte capi di Stato e rappresentanti ministeriali degli Stati membri dell’ONU. Si è trattato della seconda volta in cui un tema di salute globale sia stato affrontato dall’assemblea generale dell’ONU, a 10 anni di distanza dalla sessione speciale sull’AIDS, tenutasi il 25-27 giugno 2001, a cui fece seguito la Dichiarazione d’Intenti sull’HIV che ha guidato la formulazione delle politiche per la prevenzione il contrasto dell’epidemia da HIV negli ultimi anni a livello internazionale.

Obiettivi della Riunione erano sensibilizzare la popolazione sul problema delle malattie non trasmissibili (o croniche – di seguito useremo tali termine), assicurare l’impegno da parte dei capi di Governo per avviare una risposta globale al problema, e adottare una dichiarazione politica – simile a quella del 2001 per l’HIV – che definisse le strategie di politica sanitaria da seguire per il contrasto di queste condizioni di salute.

L’accordo unanime da parte degli Stati membri rispetto alla necessità di dibattere il tema delle malattie non trasmissibili, sancito dalla risoluzione numero 64/265 del 13 maggio 2010 dell’Assemblea Generale dell’ONU, ha finalmente acceso i riflettori dell’opinione pubblica e dei media su quella che da tempo è riconosciuta come una crescente emergenza sanitaria a livello globale[1].

Ciò nonostante, i risultati della Riunione non sono stati convincenti. In particolare, il ruolo giocato dalle grandi corporation dell’industria alimentare, dell’alcol, del tabacco e del farmaco nel produrre una dichiarazione che – come riportato in un editoriale pubblicato da Lancet Oncology il 23 settembre 2011[2] – “manca di ambizione, e appare più come una dichiarazione politically correct che una dichiarazione politica di guerra”, è evidente.

La Dichiarazione d’intenti, rilasciata  il 20 settembre scorso, riconosce l’impatto economico e la scala epidemica del fenomeno. Identifica, inoltre, la presenza di fattori di rischio chiave per le malattie croniche (fumo, alcol, sedentarietà, alimentazione) e considera  la prevenzione il fondamento della risposta globale a queste condizioni. Con la Dichiarazione, i Governi si impegnano quindi allo sviluppo di politiche intersettoriali nazionali e internazionali per controllare e prevenire le malattie non trasmissibili, partendo da precedenti accordi internazionali, quali la Convenzione quadro dell’OMS per il controllo del tabacco, la Strategia globale dell’OMS su alimentazione, attività fisica e salute,  e la Strategia globale OMS per la riduzione dell’uso dannoso di alcol.

Come strategie di politica sanitaria da adottare per il controllo delle malattie croniche, la dichiarazione promuove la diagnosi precoce e lo screening, l’aumento dell’accesso ai vaccini per tumori o condizioni croniche che possono essere ricondotte ad un’origine di natura infettiva e per cui esistono vaccini efficaci in commercio (es. vaccini anti-HPV e anti-HBV rispettivamente i tumori del collo dell’utero e del fegato), e il miglioramento dell’accesso alle cure palliative.

Secondo l’editoriale di Lancet Oncology, questi impegni rappresentano un buon punto d’inizio per affrontare l’impatto delle malattie non trasmissibili, ma il documento manca di alcuni elementi essenziali.

Primo fra tutti, la definizione di target specifici per misurare il progresso delle strategie di contrasto alle malattie croniche, alcuni dei quali sono stati addirittura cancellati dalla bozza di risoluzione circolante fra gli Stati membri prima della Riunione: è successo, in particolare, al target di riduzione dell’introito giornaliero di sale a 5g. La Dichiarazione non ha neanche adottato il target proposto dalla Union for International Cancer Control (UICC) di ridurre entro il 2025 le morti evitabili dovute alla malattie non trasmissibili del 25%, valore considerato raggiungibile anche dall’OMS.

Per misurare il progresso nella lotta alla diffusione delle malattie croniche, la Dichiarazione si limita a chiedere all’OMS di sviluppare entro il 2012 un sistema di monitoraggio e di sviluppare raccomandazioni per dei target globali, il cui raggiungimento non viene però considerato obbligatorio, ma volontario da parte degli stati membri.

Inoltre, come giustamente sottolineato da David Stuckler, Sanjay Basu e Martin MvKee in un commento pubblicato sul BMJ alle soglie della Riunione di alto livello[3], “la bozza della Dichiarazione non ha nessun impegno temporale; non assegna risorse finanziarie alla prevenzione e al controllo delle malattie non trasmissibili; e non include nessun riferimento agli interventi di natura regolatoria e fiscale” .

Secondo quanto raccontato dai tre autori, a un meeting preparatorio della Riunione di Alto livello tenutosi a New York a giugno 2011, rappresentanti degli USA, Europa e altri alleati chiave dell’Occidente avrebbero bloccato il raggiungimento di un consenso sulle azioni da intraprendere contro le malattie croniche a seguito delle attività di lobby delle industrie dell’alcol, cibo, tabacco e farmaci, conducendo di fatto a uno stallo delle negoziazioni sulla Dichiarazione politica finale.

In un’analisi pubblicata sul BMJ da sull’influenza esercitata dalle industrie nella Riunione[4], Deborah Cohen evidenzia come le stesse industrie del cibo e dell’alcol abbiano partecipato in qualità di rappresentanti della “società civile”al meeting preparatorio di giugno, in cui molti dei relatori erano provenienti da gruppi rappresentanti dalle stesse industrie o da queste sponsorizzati. Secondo quanto riportato dal BMJ, rappresentanti della Glaxo-Smith Kline, Sanofi-Aventis e della Global Alcohol Consumers Group erano inclusi nella delegazione ufficiale degli Stati Uniti che ha partecipato alla Riunione di alto livello, mentre le compagnie di bevande Diageo e SABMiller vi hanno preso parte con la delegazione del Regno Unito.

La Dichiarazione riconosce il conflitto d’interessi esistente fra l’industria del tabacco e la sanità pubblica, e proprio per questo nessun rappresentante di questo settore ha preso parte alla riunione. Fallisce però nel riconoscere un ruolo altrettanto importante dell’industria alimentare e delle bevande alcoliche. In particolare, per quanto riguarda l’alcol, tutti i riferimenti agli interventi efficaci e basati sull’evidenza per ridurre il consumo dell’alcol (controllo dei prezzi, tassazione, marketing) sono stati rimossi dalla Dichiarazione e sostituiti con raccomandazioni molto più generiche, più favorevoli alle industrie (partnership, azioni comunitarie, promozione della salute).

Purtroppo,anche per quanto riguarda il tabacco, la Dichiarazione ha in realtà perso di forza: alcuni paesi produttori di tabacco del G77 (in particolare Cuba e Indonesia), secondo quanto riferito dalla Cohen, hanno infatti rifiutato di includere nel documento che tale conflitto d’interessi fosse “fondamentale e inconciliabile”. Altri Paesi, in particolare UE, USA, Canada, hanno fatto resistenza a riferimenti specifici sulla tassazione.

Infine, l’influenza della Big Pharma non è mancata neanche in questa occasione: la stessa Non-communicable Diseases Alliance (NDA) – gruppo composto dalla World Heart Federation, la International Diabetes Federation, la Union for International Cancer Control, e la International Union against Tuberculosis and Lung Disease, fra i maggiori promotori della Riunione di alto livello- è , infatti, sponsorizzata da diverse case farmaceutiche e del settore tecnomedicale (fra queste, Roche, Medtronic, Sanofi-Aventis, Novo Nordisk, Takeda, Eli Lilly, Johnson & Johnson, e Pfizer). Non sorprende, quindi, che fra le raccomandazioni della Dichiarazione vi sia quella di sviluppare nuovi farmaci, vaccini e tecnologie mediche. Iona Heath, sempre sul BMJ[5], considera anche rischiosa l’enfasi posta nella Dichiarazione sulla realizzazione di programmi di screening, che, a suo avviso, “rischiano di mandare in bancarotta i sistemi sanitari pubblici dei paesi ricchi, immaginiamoci quelli dei paesi a risorse limitate, e di dirottare risorse dalle persone malate a quelle sane, e dai poveri ai ricchi”.

La Riunione di alto livello, e la Dichiarazione politica da essa scaturita, nonostante abbiano portato le malattie croniche nell’agenda politica internazionale, non si sono dunque rivelate efficaci, rappresentando un’opportunità mancata per la salute globale.  L’assenza di una forte base di “advocacy”, come quella osservata per la lotta contro l’HIV,  ha condotto ad una mancata enfasi sulle questioni di giustizia sociale e disuguaglianza, e non ha trasmesso il senso dell’urgenza nell’agire. Come sostenuto da Stuckler e colleghi, in questo vuoto di “advocacy”, gli interessi forti hanno preso il sopravvento nel definire l’agenda delle malattie non trasmissibili. Un maggiore coinvolgimento della società civile potrebbe limitare il ruolo delle industrie in questo settore. Per compiere dei reali passi in avanti nel contrasto alle malattie non trasmissibili, come suggerisce Lancet Oncology, i Governi dovranno accelerare la loro risposta al problema, senza attendere la lenta tabella di marcia proposta dalle Nazioni Unite.

Annalisa Rosso. Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà (INMP), Roma

Risorse

Bibliografia

Political declaration of the High-level Meeting of the General Assembly on the Prevention and Control of Non-communicable Diseases [PDF: 137 Kb]

Sito web della Riunione UN.org 

Bibliografia

  1. Bodini C, Camplone I. La pandemia globale delle malattie non trasmissibili. Saluteinternazionale.info, 22.05.2011
  2. Two days in New York: reflections on the UN NCD summit. Lancet Oncol 2011;12(11):981. Epub 2011 Sep 22.
  3. Stuckler D, Basu S, McKee M. Commentary: UN high level meeting on non-communicable diseases: an opportunity for whom? BMJ 2011; 343:d5336.
  4. Cohen D. Will industry influence derail UN summit? BMJ. 2011 Aug 23;343:d5328
  5. Heath I.  Seeming virtuous on chronic diseases. BMJ. 2011 Jul 6;343:d4239.

 


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Un commento »

  • Mugne ha detto:

    Ringrazio per avermi dato informazione e se ho capito bene anche al livello dell’ONU, I signori industriali ci riescono a penetrare ed influenzare sulle decisioni da prendere al livello alto dentro lONU per curare propri interessi(mi chiedo e che puo’ fare il debole se non quello di tacere ed obbedire a seguire i regolamenti dettati.
    *Sull’HIV/AIDS, io dico si e’ giusto prendere il consento della persona per eseguire il test ma vedo che non sia pure giusto lasciarlo/la andare a diffondere la malattia alla persona sana in societa’(protteggere la persona/cittadino/a dalla malattia e’ un dovere del Ministero della Salute e che pero’ non vedo misure adeguate prese per prevenire la diffusione della malattia HIV/AIDS se non quello di dare informazione sulla malattia e su di come protteggersi da solo/a(sufficiente?!). Forse tali misure si puo’ adottare in Occidente e nei Paesi in via di sviluppo? E che ancora e’ molto oscura la situazione. Secondo la mia esperienza e quando mi son chiesto del perche’ del fallimento della salute nel Mondo, m’e’ sembrato che la causa sia perche’ molti sono del “public Health” e meglio sarebbe sotituirli con Clinicians(siano medici che chirurghi e di una certa esperienza, anche dopo che son andati/e in pensione(utilizzare la loro esperienza).
    Invito gli amici/colleghi della Salute globale di dar la mano al popolo del terzo Mondo e visitandolo per accertare la realta’.
    Ho parlare e publicare dicendo che la causa della malnutrizione dovuto dalla mancanza del cibo quando il cibo e’ pieno e che la causa e’ veramente mancanza dei medici qualificati capaci di diagnosticare /curare in tempo la malattia del piccolo/a e degli altri anche adulti la situazione e’ la stessa(Perche’ se non viene curata la malattia anche se si da’ l’alta qualita’ del cibo che poi viene vomitato, la situazione finale e’ si’ malnutrizione ma la differenza sta quale e’ la causa e che tipo di trattamento si deve fornire? E cosi vengono forniti dati non corretti all’ONU, alle organizzazioni non Governative che agiranno dopo impropriamente e la malata/o non viene salvato dalla morte(il tasso rimane lo stesso oppure in incremento).
    Mugne
    Email: mugne90@yahoo.com

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