Abitazioni fredde, “povertà energetica” e salute.

Ilaria Geddes

 

La relazione tra le morti invernali in eccesso, le basse temperature interne e la bassa efficienza termica delle abitazioni. Un rapporto scritto dal Marmot Review Team offre una fotografia della situazione in Europa.


Lo scorso anno è stato presentato al parlamento inglese il rapporto sull’impatto delle abitazioni fredde e della povertà energetica sulla salute[1], scritto dal Marmot Review Team per l’organizzazione ambientale Friends of the Earth[2], e sponsorizzato da vari istituti e onlus.

Il rapporto riassume precedenti ricerche ed evidenzia la relazione tra le morti invernali in eccesso, le basse temperature interne e la bassa efficienza termica delle abitazioni. La “povertà energetica” viene definita come una spesa del 10% o più degli introiti di una famiglia per il riscaldamento, al fine di mantenere la temperatura della propria abitazione a livelli confortevoli (definiti dall’OSM come 21° negli spazi abitativi e 18° nelle camere da letto per almeno nove ore al giorno);  oppure, al fine di risparmiare sul consumo energetico, mantenere gli ambienti familiari sotto riscaldati.

La povertà energetica è generata da tre fattori:
•    L’efficienza termica dell’abitazione
•    Il costo dell’energia
•    Lo situazione economica degli abitanti

È stato calcolato il coefficiente di variazione stagionale di mortalità, che misura l’eccesso di morti verificati nei mesi invernali (da dicembre a marzo), rispetto alla mortalità nel resto dell’anno  (Tabella 1).  Il Portogallo ha la più alta variazione stagionale in Europa con un coefficiente del 0,28: ovvero un incremento della mortalità del 28% durante la stagione invernale, pari a un eccesso di  8.800 morti premature.   Irlanda e Spagna seguono con un incremento della mortalità del 21% (+ 2.000 e +19.000 decessi). La Gran Bretagna e Grecia + 18% (+37.000 e +5.700 decessi).  L’Italia registra un incremento del 16%, mentre Finlandia, Germania e Olanda (+10-11%) mostrano di soffrire meno di altri le variazioni invernali.

Tabella 1. Coefficiente di variazione stagionale di mortalità (CSVM) in 14 paesi europei (1988-1997)[3].

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Queste differenze di mortalità stagionale tra i paesi europei sono spesso associate a diversi livelli di isolamento termico delle abitazioni;  nei paesi nordici tale isolamento è esteso a più del 50% delle abitazioni ed in alcuni casi, come in Filanda e in Svezia, al 100% (Tabella 2).

Tabella 2. Coefficiente di variazione stagionale di mortalità (CSVM) ed efficienza termica  in 13 paesi europei[4].

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Il rapporto evidenzia la relazione tra le morti invernali in eccesso, le basse temperature interne e la bassa efficienza termica delle abitazioni[5]. È stato possibile, con i dati disponibili in Inghilterra, che comprendono una rilevazione campionaria della temperatura interna alle abitazioni , classificarle in quartili, in base a tale parametro. Si stima che il 21.5% delle morti invernali in eccesso, fra gli abitanti delle abitazioni del quartile più freddo, siano attribuibili alle basse temperature piuttosto che ad altri fattori che contribuiscono all’eccesso di mortalità.

Gli altri risultati sull’impatto diretto delle abitazioni fredde e della povertà energetica evidenziano quanto segue:
•    Esiste una forte associazione tra le basse temperature e le malattie cardiovascolari e respiratorie.
•    Il 40% delle morti invernali in eccesso sono attribuibili a condizioni cardiovascolari e il 33% a condizioni respiratorie.
•    I bambini che vivono in abitazioni fredde (temperature inferiori a 18° in camera da letto e a 21 negli altri spazi abitativi) hanno un rischio doppio di soffrire di malattie respiratorie.
•    La povertà energetica e le abitazioni fredde hanno un effetto negativo sulla salute mentale in tutti i gruppi di età.
•    Più di 1/4 degli adolescenti che vivono in abitazioni fredde sono a rischio di soffrire problemi di salute mentale in confronto ad 1/20 degli adolescenti che hanno sempre vissuto in case adeguatamente riscaldate.
•    Le abitazioni fredde incrementano l’incidenza di altre patologie, quali come il raffreddore, l’influenza, nonché la sintomatologia conseguente all’artrite e ai reumatismi.

Ulteriori effetti di tale fattore possono essere così sintetizzati:

•    Le abitazioni fredde hanno un impatto negativo sul successo scolastico dei bambini, sul loro benessere emotivo e la loro determinazione.
•    La povertà energetica ha un impatto negativo sulle opportunità e le scelte dietetiche.
•    Un investimento nell’efficienze energetica delle abitazioni può stimolare il mercato lavorativo, l’economia e mitigare l’inquinamento ambientale.

Anche se la povertà energetica differisce dalla povertà economica, essendo causata non solo da fattori di finanze domestiche, ma dalle politiche ambientali, energetiche ed abitative, il rischio di povertà energetica è più alto nelle classi economiche più basse (Figura 1).

Figura 1. Il rischio di povertà energetica a seconda dello stato economico delle famiglie (2009)[6].

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Gli effetti negativi delle case fredde si riscontrano in tutti i gruppi di età, con diversi livelli di impatto:
•    Nei neonati si riscontra un più lento accrescimento, mentre nei bambini vi è una maggior frequenza di ricoveri ospedalieri, un più lento sviluppo, ed una più alta frequenza e severità di sintomi asmatici.
•    Negli adolescenti si riscontrano più frequenti problemi di salute mentale.
•    Negli adulti vi sono effetti misurabili sulla salute fisica e mentale, sul benessere e sul livello di salute dichiarato dagli utenti, in particolare negli adulti vulnerabili e coloro che hanno condizioni di salute preesistenti.
•    Negli anziani vi sono evidenti effetti sulla salute sia fisica che mentale, incluso un più alto rischio di mortalità.

Il rapporto conclude che migliorare l’efficienza termica delle abitazioni è, nel lungo termine, il modo più sostenibile di raggiungere benefici multipli, ambientali, sociali e di salute. Il governo inglese riconosce nei suoi documenti l’impatto significativo che le case fredde e la povertà energetica hanno sulla salute, incluso nel recente Public Health White Paper[7]e nel rapporto del Chief Medical Officer[8], ma il suo supporto politico e finanziario per migliorare l’efficienza termica delle abitazioni rimane inadeguato.

In compenso nel nostro paese tale problematica, sebbene assai rilevante come evidenziano le differenze di mortalità stagionale, non risulta oggetto di particolari studi.

Ilaria Geddes, UCL Institute of Health Equity

Bibliografia

  1. Marmot Review Team (2011). The health impacts of cold homes and fuel poverty. London: Friends of the Earth
  2. Gli sponsor comprendevano Friends of the Earth, The Baring Foundation, Save the Children, Climate and Health Council, National Children’s Bureau, National Energy Action, Citizens Advice Bureau, Faculty of Public Health, UK Public Health Association, and the Chartered Institute of Environmental Health.
  3. Healy JD (2003) Excess winter mortality in Europe: a cross country analysis identifying key risk factors. Journal of Epidemiology and Community Health, 57(10), pp.784–789.
  4. Healy JD (2003) Excess winter mortality in Europe: a cross country analysis identifying key risk factors. Journal of Epidemiology and Community Health, 57(10), pp.784–789.
  5. Tali stime sono basate sul periodo 1986–1996. I fattori di rischio derivano da: Wilkinson P, Landon M, Armstrong B, Stevenson S, Pattenden S, McKee M and Fletcher T (2001) Cold Comfort: The Social and Environmental Determinants of Excess Winter Deaths in England, 1986–96. Bristol: The Policy Press.
  6. Marmot Review Team (2010) Fair society, healthy lives. London: Marmot Review Team. Source: Office for National Statistics (2010) Winter mortality: excess winter deaths fall.
  7. Department of Health (2010). Healthy lives, healthy people. Our strategy for public health in England [PDF: 3,6 Mb]. London: HMSO.
  8. Donaldson L (2010). 2009 Annual report of the Chief Medical Officer. London: Department of Health.

6 commenti

  1. A mio avviso questa ricerca ha grosse carenze.
    Vi sono tante variabili ben più importanti che influenzano la salute, soprattutto lo stile di vita. Intendendo con questo l’alimentazione, l’attività fisica, il benessere psicologico.
    Sono crudista-fruttariano: da 10 anni mangio solo frutta e un pò di verdura. Vado a correre anche con temperature rigidissime.
    Per scelta non supero in casa i 15°C di temperatura. Sono adeguatamente vestito con intimo tecnico e sto benissimo.
    Esperienza condivisa con diverse altre persone.
    Soffrivo molti più raffreddori, laringiti, e diverse altre “iti” quando avevo più caldo in casa ed ero meno attento al cibo.
    Ambienti surriscalsdati in inverno, refirgerati in estate, estrema igienizzazione di tutto, ricorso massiccio ad antibiotici… Si va verso un corpo umano sempre più vulnerabile.

  2. E’ un articolo molto inetressante anche perchè stimola verso modalità di intervento pubblico di riqualificazione termica degli edifici popolari di propietà pubblica che possono, contemporaneamente, ridurre il consumo energetico e l’inquinamento e migliorare la qualità delle abitazioni. Interventi di questo tipo sono stati effettuati a Bolzano con ottimi risultati.

  3. Ho letto con interesse la ricerca che conferma quello che popolarmente si pensa, cioè che quando si ha freddo si sta male, ci si ammala e magari se il tutto è eccessivo o si è vecchi o già malati, si muore.
    Proporrei a Salute Internazionale, che leggo sempre volentieri e che apprezzo per la qualità del lavoro di ricerca, di studiare il fenomeno contrario. Ovvero le conseguenze sulla salute di temperature casalinghe troppe elevate (oltre i 22°C). Molti di noi avranno esperienze del genere con riscaldamenti condominiali condotti in modo dissennato. Sono certa che anche ad esagerare con il calore artificiale si danneggia la salute: mi piacerebbe moltissimo leggere degli studi seri su questo tema. Vorrei avere materia di livello scientifico, oltre che gli argomenti ecologici sullo spreco di risorse energetiche e gli argomenti morali sullo sprezzo per quelli che non se lo possono permettere per contrastare la pessima abitudine di molti condomini dove il riscaldamento è centralizzato e regolato in modo arbitrario e con temperature elevate. Segnalo che la Regione Lombardia ha decretato la termoregolazione obbligatoria con inizio 2012. Solo lei?

  4. Grazie a SI per richiamare la nostra attenzione, in questi giorni di freddo pungente, ai danni alla salute da basse temperature….sto pensando ai danni alla salute da eccesso termico in senso opposto: le ondate di calore, per cui in molte città sono stati attivati programmi di protezione attiva dei soggetti cd “fragili”.
    Qualche pensiero : la valutazione dell’impatto sulla salute nelle scelte edilizie ( Ottawa!) ; la povertà ( economica, ma anche relazionale) che caratterizza le situazioni di fragilità; sistemi sanitari orientati alla cura piuttosto che alla salute (quanto pesa, ancora oggi, il modello biomedico?), al trattamento dell’acuzie piuttosto che alla prevenzione ed alle cure primarie; le difficoltà dell’integrazione socio-sanitaria ….

  5. Lo studio inglese è molto interessante, sarebbe utile capire perche’ nel nostro Paese vengono raccolti sistematicamente dati sulle conseguenze per la salute del caldo ma non del freddo, in questi giorni di emergenza neve in Emilia Romagna e nelle Marche hanno girato alcuni dati di mortalità di cui non mi è noto il sistema di rilevazione e quindi l’attendibilità. Nell’esperienza della Sanità Pubblica di Cesena oltre alle basse temperature nelle abitazioni insalubri va rilevato il fattore di rischio rappresentato dai sistemi di riscaldamento, ma anche impianti elettrici e del gas, inadeguati, sempre collegati con situazioni di povertà e spesso con sottovalutazione del rischio per differenze culturali.

  6. I nostri antenati vivevano in palafitte, grotte, capanne, poi case in muratura. Non avevano certo l’impianto di riscaldamento a pavimento. Noi che siamo i loro discendenti, siamo la testimonianza vivente che anche senza le moderne tattare tecnologiche si campava. ma dove sta scritto che se non ai 20 gradi in casa muori. Nelle menti taroccate di personaggi artificiali. Chi aha vissuti i primi anni post bellici, si rammentera che era un lusso avere un locale riscaldato, poi si scaldavano i letti con le moneghe e le bronze. Ma guarda un po siamo diventati tutti grandi. caldo e freddo erano elementi con i quali imparavi a regolare la tua vita. Mica i contadini andavano a coltivare la terra a dicembre con 0 gradi di temperatura. Nemmeno in estate con il sol leone. eppure quelle genti ci hanno consegnato un ambiente (aria terra acqua) immacolato, noi homeni moderni con le nostre casette riscaldate, le nostre macchinette le fabbrichette di tattare, le donnette con le ongole pitturate di antiruggine in 40 anni abbianmo avvelenato anche il nostro bucio di culo. Il problema e uno solo bruciale di meno per inquinare di meno. Poi servono cittadini semplici che lavorino tutti per produrre solo quello che serve per vibvere decentemente nel posto in cui si nasce, tutto il resto e cianfrusaglia inutile da spazzare via con i 20 gradi costanti inverno-estate.

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