Africa 2050

Gavino Maciocco
Dopo decenni di stagnazione l’Africa sub-sahariana registra una crescita economica impetuosa, anche grazie agli investimenti stranieri. Cina in primo luogo, ma anche Brasile, Turchia e India.
È il momento di investire finalmente in istruzione (soprattutto femminile) e sanità, per sostenere lo sviluppo ed evitare che la crescita demografica  provochi danni irreparabili.


Dieci anni orsono l’Economist titolava “Africa, il continente senza speranza” (The hopeless continent).  Due mesi fa la stessa rivista a proposito di Africa usava il termine opposto: The hopeful continent. Africa rising, l’Africa sta crescendo.

L’Africa sub-sahariana sta crescendo a ritmi impressionanti. Negli ultimi dieci anni sei dei dieci paesi nel mondo con la crescita più rapida sono stati africani.  Il PIL del sub-continente nel 2011 è cresciuto del 6%, la stessa percentuale prevista nel 2012, al pari della crescita dell’Asia.  Una crescita in larga parte legata all’esportazione di materie prime, come petrolio e oro, i cui prezzi sono aumentati, ma non solo. L’Etiopia – che non possiede petrolio, né oro – ha avuto quest’anno un incremento del PIL  del 7,5%,  essendo diventato uno dei maggiori produttori mondiali di bestiame.  L’Africa sta sviluppando le sue infrastrutture e  creando le basi per il settore manifatturiero, finora quasi inesistente, attirando investimenti stranieri in primis dalla Cina, ma anche da Brasile, Turchia, Malesia e India.  La produttività della manodopera è cresciuta del 2,7% l’anno. Gli scambi commerciali sono cresciuti del 200% dal 2000. L’inflazione è diminuita dal 22% degli anni 90 all’8% dell’ultimo decennio. Il debito estero è diminuito di un quarto, il deficit pubblico è diminuito di due terzi.

Altro fenomeno impressionante è la diffusione delle tecnologie (che contrasta drammaticamente con la povertà delle abitazioni rurali, prive quasi ovunque  di energia elettrica e di acqua corrente): ci sono in Africa più di 600 milioni di utenze telefoniche cellulari (più che in Europa e America), che suppliscono alle carenze delle comunicazioni stradali con l’enorme boom del “mobile-banking” e del “telephonic agro-info”. Circa un decimo della  superficie del continente è inoltre coperta da servizi internet, una proporzione più alta che in India.

Si sta sviluppando una classe media con discrete disponibilità economiche in grado di alimentare un consistente mercato interno: attualmente sono circa 60 milioni gli africani con un reddito annuo di 3.000 dollari, saranno 100 milioni nel 2015.

Il capitolo delle buone notizie dal sub-continente africano si completa con un quadro di maggiore stabilità politica e di minori conflitti.

Ma l’ottimismo riguardo all’Africa – avverte l’Economist – va preso a piccole dosi, perché la situazione è ancora assai desolante in gran parte del continente.  La maggioranza degli africani vive con meno di due dollari al giorno. La produzione di cibo pro-capite è tornata ai livelli pre-indipendenza, anni sessanta.  Carestie e fame persistono. Il clima sta peggiorando, con deforestazione e  desertificazione che avanzano.  La vita media in diversi paesi è al sotto dei 50 anni.    Gli Obiettivi del Millennio riguardo alla salute materno-infantile sono lontani dall’essere raggiunti  e gran parte dei governi africani investe in salute molto meno di quello che dovrebbe (vedi post Investire nell’infanzia in Africa: dalla retorica alla responsabilità).

Le previsioni demografiche delle Nazioni Unite indicano l’Africa come l’unico continente in netta e costante ascesa, come illustra la Figura 1.  Secondo le stime medie nel 2050 la popolazione africana è destinata a raddoppiare (oltre 2 miliardi) e a triplicare nel 2100 (3,5 miliardi).

 

Figura 1.  Popolazione mondiale 1950-2100 (miliardi) per le principali aree. Stima media.
Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Fonte: United Nations Population Fund, 2011.

L’abbondanza di popolazione giovane è un elemento che favorisce lo sviluppo. Ma una popolazione che cresce ha i suoi costi: quella popolazione va nutrita, educata, curata. Se  ciò non avviene quell’abbondanza di giovani senza opportunità rischia di essere un ostacolo allo sviluppo e di produrre un aumento della povertà.  La crescita demografica africana è alimentata da elevatissimi tassi di fertilità (attualmente 4,6 figli per donna in età fertile). L’ultimo rapporto sullo stato degli Obiettivi del Millennio rileva che in Africa sub-sahariana solo il 22% delle donne in età fertile usa metodi contraccettivi, rispetto a una media del 61% nei paesi in via di sviluppo e del 72% nei paesi sviluppati. Anche per questo il subcontinente africano è anche  l’area dove si verifica il più alto tasso di aborti insicuri (36 su 1000 donne in età fertile, Africa orientale e centrale).

Riprendendo il titolo dell’articolo dell’Economist, The hopefull continent, la speranza è che l’attuale crescita economica dell’Africa sia utilizzata per investire in istruzione e in salute – e in salute riproduttiva -, ovvero nelle condizioni che garantiscono solide fondamenta allo sviluppo. 

 Gavino Maciocco, Università di Firenze

Risorsa 

The State of World Population 2011.

Un commento

  1. Son D’aacordo su tutto cio’ che ha scritto Gavino e ho constatato personalmente, R D del Congo, Tanzania in Sudan e in Kenya.
    Dico si’ questo porta allo sviluppo “penso che andiamo ancora lentamente” perche’ in Africa e’ ancora piena di mano-d’opera non utilizzata, ancora c’e’ bisogno d’educare i giovani attirandoli allo studio anziche’ attirarli al lavorare “dico e’ meglio educarli nelle varie specialita’ in modo che si sviluppi anche sull’educazione per avere domani elementi educati nel Paese anziche’ avere i soldi e pieno di non educati”.
    Si vediamo l’aiuto vero e risultati, come venne riportato sopra da Gavino, dei Paesi in via di sviluppo in breve tempo e questo in qualche modo da’ speranza inquanto c’e’ movimento anche se’ lento. Poi se andiamo a paragonare di di cio’ che ha prodotto l’Occidente dagli anni del V-secolo ad oggi e di cio’ che ha prodotto(China, India, Brazile, Maleysia…) dopo il XX-secolo: si nota la negativita’ di cio’ che ha prodotto l’Occidente in generale.
    Ora come ora, con la situazione economica dell’Occidente”io vedo che la causa e’ problema per competere i prodotti Orientali nel mercato mondiale inquanto i prezzi son alti prodotti Occidentali e bassi per quelli Orientali, e allora per l’amore tengo per Occidentali avrei suggerito d’investire in Africa(non perdere il terreno africano) investire e produrre in Africa, paritcipare allo sviluppo ed ottenere la mano d’opera di basso prezzo(piu’ basso dell’Oriente) e spero essere compreso benissimo e mi butto per dire trasferire gradualmente i capitali anziche in Oriente trasferirli in Africa, e produrre qui per competere meglio con l’Oriente e questo in qualche modo potrebbe far sperare curare la malattia economica dell’Occidente.
    Questo potra’ anche raccorciare il distacco tra Occidente, Oriente e l’Africa.
    Mi fermo qui e spero d’aver espresso mia idea in modo chiaro.
    Alla prossima.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.