If elected President, I will repeal Obamacare

Gavino Maciocco

A due settimane dal giorno dell’elezione presidenziale USA, il duello tra i due candidati – il democratico Obama e il repubblicano Romney – è sempre più acceso e tra le questioni al centro del dibattito c’è la riforma sanitaria approvata dal Congresso nel marzo 2010.


If elected President, I will repeal Obamacare (Se eletto presidente, abrogherò la riforma sanitaria di Obama).  Questa è la frase che Mitt Romney ripete incessantemente da quando è iniziata la campagna elettorale.  Quindi gli americani il prossimo 6 novembre, al momento del voto dovranno decidere se dare continuità alla riforma di Obama, oppure se interromperne il cammino e mantenere in vita il sistema sanitario più costoso, iniquo e inefficiente che si conosca.

Il programma di Romney  – oltre a cancellare l’odiata riforma Obama – ripropone la classica ricetta liberista, sviluppata in particolare durante gli anni dell’amministrazione di G.W. Bush (2000-2008). La cui filosofia è contenuta nella piattaforma elettorale del partito repubblicano[1], condensata in queste poche righe: When approximately 80 percent of healthcare costs are related to lifestyle –smoking, obesity, substance abuse – far greater emphasis has to be put upon personal responsibility for health maintenance (Quando circa l’80 per cento dei costi dell’assistenza sanitaria è legato ai comportamenti delle persone – fumo, obesità, abuso di sostanze – molta maggiore enfasi va posta sulla responsabilità individuale nel mantenere la propria salute).

Ne consegue che se le malattie sono la conseguenza dei comportamenti “malsani” degli individui, i relativi costi non dovrebbero essere pagati con le tasse dei contribuenti.  E lo stesso modello assicurativo in sanità dovrebbe rispecchiare questa filosofia e infatti il programma di Romney afferma che we must strengthen and expand health savings accounts (dobbiamo rafforzare e espandere “il conto per i risparmi da destinare alle spese sanitarie”)[2] – vedi Risorse.

 Health savings accounts (HSA) è una nuova forma di assicurazione, introdotta e fortemente sostenuta dall’amministrazione Bush con una legge del 2003, composta di due elementi: un’assicurazione con alta franchigia (almeno 2000 dollari per una famiglia) e un deposito bancario vincolato, alimentato obbligatoriamente dall’assicurato  con versamenti annuali (di circa 5000 dollari). In caso di malattia le persone attingono al deposito bancario per pagare le prestazioni; nel caso che le spese prosciughino completamente il conto, si farà ricorso alle risorse personali fino al raggiungimento del tetto della franchigia.  Nel caso in cui il conto sia non usato o parzialmente usato, il deposito si accumula di anno in anno e all’età di 65 anni (momento in cui gli americani usufruiscono del programma pubblico per gli anziani, Medicare) entra nella piena disponibilità della famiglia. Inoltre l’HSA gode di un trattamento fiscale di assoluto favore: i versamenti sul deposito sono deducibili dalle tasse e gli interessi maturati sono esentasse.

I principi su cui si fonda l’HSA sono assolutamente coerenti con la visione repubblicana di ownership society, la “società dei proprietari”. Proprietari delle proprie case, del proprio business, della propria pensione e anche della propria assicurazione sanitaria. “Oggi – scriveva J.C. Robinson in un editoriale del NEJM del 2005[3] – la più visibile incarnazione di tale visione nel settore dell’assistenza sanitaria è l’HSA, che riflette uno spostamento filosofico nell’enfasi dalla responsabilità collettiva a quella individuale nel finanziamento e nella gestione dell’assistenza sanitaria. (…) Il linguaggio della proprietà individuale tanto indebolisce il senso di responsabilità collettiva nella società nei confronti dei membri più vulnerabili, quanto mette in risalto l’importanza dello sforzo individuale nel generare le risorse economiche necessarie a ogni sistema assistenziale. L’HSA fa compiere alla nazione un altro passo verso un sistema sanitario personalizzato e privatizzato”.

“La sua proposta (di G.W. Bush, ndr) – si leggeva in un editoriale del New York Times del 2006[4] – mostra semplicemente dove lui e molti conservatori vogliono che si indirizzi il finanziamento dell’assistenza sanitaria: verso un sistema in cui i consumatori paghino di tasca propria la loro assistenza, nella speranza che ciò serva a ridurre i consumi (…). Non sorprende che l’HSA favorisca le persone sane e benestanti a spese  dei poveri e dei malati cronici. Quelli che stanno relativamente bene ottengono notevoli vantaggi fiscali, investono più denari nel conto, non usano il deposito per le spese mediche e lo trasformano in un fondo pensione privilegiato (…). Il pericolo maggiore  è che l’HSA possa accelerare l’erosione della forma tradizionale di assicurazione finanziata dai datori di lavoro, dal momento che le imprese cercano di ridurre le loro spese spostando una crescente parte dei costi sui dipendenti. Se da una parte i lavoratori più sani sceglieranno l’HSA, dall’altra i lavoratori più anziani e malati si rifugeranno nelle assicurazioni tradizionali, che saranno per forza costrette a rincarare le polizze, rendendole meno sostenibili e accessibili”

Il programma di Romney si occupa anche dei due programmi pubblici, Medicare e Medicaid.  Riguardo a Medicare (l’assistenza agli anziani) Romney promette di innalzare l’età d’ingresso (attualmente 65 anni), e nel prossimo futuro di modificare il meccanismo assistenziale, oggi basato sul fee-for-service (Medicare rimborsa le spese sostenute dai pazienti, pur con sostanziosi livelli di partecipazione alla spesa); tra dieci anni entrerebbe in vigore il sistema del voucher: un assegno col quale gli anziani acquisteranno un’assicurazione privata.

Riguardo a Medicaid (assistenza a alcune categorie di poveri) sarà data la massima autonomia agli stati di definire i programmi assistenziali, mentre oggi devono rispettare alcuni criteri dettati dal governo federale[5].

Romney insiste molto nell’affermazione che la sanità è materia degli stati e non del governo federale, soprattutto per difendersi dall’accusa più insidiosa:  Romney, da governatore del Massachusetts, ha nel 2006 introdotto una riforma sanitaria molto simile a quella approvata nel 2010 dal Congresso (vedi qui http://saluteinternazionale.test2.it/2012/04/la-prova-del-fuoco-della-riforma-obama/), all’Obamacare contro cui si batte. La risposta di Romney è che gli stati possono legiferare in questa materia, ma non il Congresso.

Risorsa

Health Care Reform and the Presidential Candidates [PDF: 590 Kb]. N Engl J Med 2012; 376: 1377-81


Bibliografia

  1. We Bilieve in America, 2012, Republican Platform.
  2. Health Care Reform and the Presidential Candidates. N Engl J Med 2012; 376: 1377-81
  3. Robinson JC. Health Savings Account. The ownership society in health care. N Engl J Med 2005; 353:1199-202
  4. Editorial. The lop-sided Bush health plan. The New York Times, 03.02.2006
  5. Tanne JH. Republicans call for changes in US healthcare and gun laws. BMJ 2012;345:e5920

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