“Muovi l’Italia, cambia il mondo”

Enrico Materia e Carlo Resti

L’1 e 2 ottobre si è tenuto a Milano il Forum della Cooperazione Internazionale. Tra (poche) luci e (molte) ombre.


L’appuntamento pubblico per rilanciare la cooperazione italiana (“Muovi l’Italia, cambia il mondo”), organizzato dal Ministero della Cooperazione internazionale e dell’integrazione, si è svolto a Milano l’1 e 2 ottobre con una partecipazione molto ampia. L’appello forte per il ruolo centrale che la cooperazione italiana deve avere nella vita e nel futuro del Paese al tempo della globalizzazione è stato accompagnato da risposte solo parziali e interlocutorie riguardo ai nodi che ne affliggono il funzionamento.

Il Forum è stato preparato dai gruppi di lavoro tematici, i cui risultati sono stati presentati con eccessiva fretta in plenaria e poi discussi nelle sessioni parallele, e preceduto da polemiche per le sponsorizzazioni (ENI, Microsoft, banche) e per la presenza del Presidente del Burkina Fasu, Blaise Compaoré, salito al potere nel 1987 con un sanguinoso colpo di stato.

Un’ampia rappresentanza del Governo e della politica ha partecipato alle due sessioni plenarie: dal videomessaggio del Presidente Napolitano agli interventi del Presidente del Consiglio e del Ministro degli Esteri. Il Ministro Riccardi ha aperto e chiuso i lavori con due interventi assertivi, motivanti e capaci di restituire ruolo e dignità alla cooperazione e ai suoi operatori dopo il disinteresse e le bugie dell’ultimo ventennio: “sulla cooperazione c’è stato il silenzio della politica”. La tensione esistente tra i due Ministeri (Cooperazione ed Esteri) è rimasta tacita, sotto traccia, come anche ogni riferimento ai contenuti della bozza di legge di iniziativa parlamentare di riforma della Legge 49 (vedi Risorse). La riforma, intanto, prosegue il suo iter in Commissione Esteri al Senato nella confezione di un nuovo abito su misura per la diplomazia italiana, teso a mantenerne lo status quo, anche se resta ormai poco tempo per trasformarla in legge. Il Ministro Riccardi ha infatti accennato alla legge di riforma come a “un lavoro da fare con tempo e lungimiranza”.

Luci

Il Governo (Monti, Grilli, Riccardi) si è impegnato ad aumentare progressivamente gli stanziamenti per la cooperazione, diminuiti di quasi il 90% negli ultimi 4 anni e che oggi rappresentano solo lo 0,12% del PIL (a fronte dello 0,40% della media europea[1]). Il Ministro Grilli ha promesso che l’inversione di tendenza, come annunciato nel Documento triennale di economia e finanza, sarà già visibile nella prossima Legge di stabilità (ex-legge finanziaria) per il 2013.

Più volte si è fatto riferimento all’importanza della valutazione, conoscenza e diffusione dei risultati dei programmi di cooperazione, anche per giungere a una narrazione più accessibile alla gente e capace di vincere distanze e diffidenza. Il richiamo al valore della trasparenza e dell’accountability è stato inoltre apprezzato, soprattutto in relazione alla faticosa ricerca di questi valori nella società italiana di oggi.
È stato fatto riferimento al ruolo che le comunità dei migranti possono svolgere nei programmi di cooperazione, come elemento di coesione e di integrazione, e come opportunità di sviluppo (es: le imprese degli immigrati connesse coi loro paesi).


Ombre

Se durante il Forum non è mancato il ricorso a un linguaggio alto e diretto, sono rimasti peraltro irrisolti diversi problemi semantici e definitori – che rimandano alla sostanza delle cose.

Molti gli attributi usati per la cooperazione: internazionale, allo sviluppo, decentrata, territoriale, comunitaria, delegata, partecipata, diffusa, senza che le relazioni operative tra cooperazione governativa e non governativa venissero messe a fuoco. Il Ministro Riccardi ha fatto cenno al bisogno che la cooperazione rappresenti un “impegno diffuso” della società ricordando però anche la necessità di non andare in ordine sparso.

Finalità, significato e ruolo del privato for-profit nelle iniziative di cooperazione sono rimasti vaghi, imprecisati anche se voci concentriche ne hanno sostenuto l’importanza, anche al di là della responsabilità sociale delle imprese: queste dunque come enti finanziatori? come partner implementatori? o come beneficiari sostanziali? Il titolare del Ministero della Cooperazione ha ricordato che “solidarietà ed interesse possono andare insieme”. Un assunto corretto nella logica del co-sviluppo tra territori omologhi e nella misura in cui “solidarietà significa soprattutto unità nel senso di un comune destino”. Giustificabile se, come indicano le evidenze, gli investimenti in cooperazione si trasformano indirettamente in aumento degli scambi commerciali. Ammissibile nell’approccio multi-stakeholder anche se questo non è privo di pericolose contraddizioni come ha messo in luce Nicoletta Dentico sul Sole 24 Ore (vedi Risorse)[2]. E dischiude le porte, a guisa di cavallo di Troia, all’aiuto non slegato che la comunità internazionale indica come un fattore che mina l’efficacia degli interventi di cooperazione.

Lo stesso concetto di sviluppo, un valore non neutrale, e i rapporti tra sviluppo e politiche di cooperazione avrebbero meritato un approfondimento critico: “mettere il cavallo dello sviluppo davanti al carro dell’aiuto” ricordava Yash Tandon dal Sud del mondo in Ending Aid Dependance[3]; e soprattutto sviluppo di chi? Delle fasce più povere ed emarginate della popolazione del pianeta che ancora vivono con meno di un euro al giorno o di un’economia neo-liberista che a livello globale produce dividendi ripartiti in modo sempre più ineguale (e in larga parte occultati nei paradisi off-shore[2]) e diseguaglianze che uccidono su larga scala?

Nessun chiarimento poi sul tema cruciale dei due Ministeri che oggi si occupano, sovrapponendosi, di cooperazione in Italia. Se la politica non riesce a decidere su un passaggio così preliminare e a non prevedere le implicazioni amministrative di scelte politiche innovative, come potrà gestire la complessità dell’agenda per lo sviluppo?


Conclusioni

Una volta spente le luci della ribalta – con i media morbosamente interessati ai protagonisti politici più che ai temi del Forum – restano gli impegni presi per il futuro, dalla continuazione del dialogo attraverso il web (Forumcooperazione.it) all’annuncio di Stati Generali della Cooperazione da tenersi tra due anni, magari in una città del Sud Italia (ma chi poi potrà convocarli?).
Muovi l’Italia, cambia il mondo: si, ma molti ritengono che anche l’Italia debba oggi affrontare un cambiamento importante, di pelle e di anima, per potersi presentare in modo affidabile al dialogo con i partner.
Resta la voce poetica di Rossella Urru, che non ha parlato della sua prigionia nel deserto del Mali quanto dell’importanza e della bellezza del lavoro dei volontari, fornendo un esempio di quella “narrazione pubblica della cooperazione” su cui conta il Ministro Riccardi per raccontare “il mondo come una casa comune”.

Enrico Materia e Carlo Resti, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale

Risorse

Bibliografia

  1. Associazione ONG Italiane, CINI, Link 2007. La cooperazione internazionale allo sviluppo che vogliamo [PDF: 630 Kb]. Documento per la Tavola rotonda – 20 Settembre 2012 – Piazza Montecitorio, 123/a.
  2. Nicoletta Dentico. Una chance di rilancio per la cooperazione. Sole 24 Ore Sanità, 03.10.2012.
  3. Tandon Y. Ending aid dependence. Cape Town, Dakar, Nairobi and Oxford: Fahamu – Network for Social Justice; Geneva: South Centre, 2008.

 

Un commento

  1. verifica di good will:
    1. cosa è stato previsto nella legge di stabilità?
    2. che ne è della nuova legge sulla cooperazione?

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