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NHS. Il razionamento

Inserito da on 13 dicembre 2013 – 11:152 commenti

coverBMJGavino Maciocco

In Inghilterra il compito di risparmiare ricade sui Clinical Commissioning Groups. Ognuno si regola come vuole e come può, con forti differenze tra un gruppo e l’altro, creando così una situazione  di iniquità assistenziale e di forte conflittualità.  Un razionamento chiamato “postcode lottery”. I medici vorrebbero che fosse il governo a stabilire la lista dei servizi essenziali valida per tutti.  Ma il governo ha già detto di no.  


Il National Health  Service (NHS) inglese deve risparmiare 20 miliardi di sterline (23.8 miliardi di euro) entro il 2015, in una situazione in cui si stima che i bisogni assistenziali crescano del 4% l’anno.  Secondo la spending review del governo Cameron buona parte dei risparmi dovrebbero provenire da restrizioni nella richiesta di alcuni interventi chirurgici – cosiddetti “low clinical value treatments” – da parte dei medici di famiglia (General Practitioners, GPs), oggi organizzati nei Clinical Commissioning Groups (CCGs), vedi post NHS: la stagione dell’ansia.

I “trattamenti di basso valore clinico” includono un’ampia gamma di interventi chirurgici: dalle ernie alla cataratta, alla decompressione del tunnel carpale,  alla malattia di Dupuytren. La responsabilità della restrizione ricade sui singoli CCGs, che hanno anche la responsabilità finanziaria dei fondi assegnati dal Ministero della sanità.  E i comportamenti dei CCGs – come rileva un ampio reportage del BMJ[1] – sono molto diversi l’uno dall’altro, creando così una situazione  di iniquità assistenziale e di forte conflittualità.

Il Royal College of Surgeons, la società scientifica che raccoglie i chirurghi, ha fatto notare che quelli che vengono classificati come low clinical value treatments sono in realtà interventi di provata efficacia e che il ritardo nella loro esecuzione può produrre danni alla salute dei pazienti.

Jerry Luke, GP, si dimesso dalla carica di direttore clinico di un CCG del West Sussex (NHS Crawley CCG) in aperto contrasto sulle restrizioni imposte dal governo. “Lo scorso anno il Primary Care Trust (la struttura che è stata abolita per lasciare il posto al CCG) aveva un budget sufficiente – ha affermato il medico di famiglia -. Ma quest’anno è ampiamente previsto che i soldi non basteranno”. J. Luke, nella sua intervista al BMJ, chiede l’intervento del General Medical Council (una sorta di Ordine dei medici) per affermare che il CCGs rispondono in primo luogo ai propri pazienti e non ai vincoli di bilancio.

La discussione ha investito anche la British Medical Association (BMA): quale servizio sanitario in un contesto di risorse sempre più scarse? La proposta è che sia il governo a stabilire la lista dei servizi essenziali valida per tutti (list of core NHS  services), per evitare quella che viene definita “a postcode lottery” (una lotteria basata sul codice postale, per cui i cittadini hanno differente accesso ai servizi a seconda del medico che li assiste e del luogo dove abitano). E anche per evitare che la responsabilità di un mancato trattamento ricada sui professionisti.

Ma il governo ha fatto sapere di non avere alcun interesse a svolgere questo ruolo, affermando che sono sufficienti le linee guida del NICE (National Institute of Clinical Excellence). Ma quando queste allargano le maglie dell’accessibilità sono pochissimi i CCGs che le applicano: è il caso dell’estensione da 40 a 42 anni, alle single e alle coppie omosessuali delle procedure di IVF (In Vitro Fertilisation).

È del 6 dicembre un ampio servizio della BBC dal titolo “Key NHS operation being rationed”.  I dati di Dr Foster,  la più nota guida agli ospedali inglesi, rilevano che dal 2010 (anno del cambio di governo e della proposta di riforma del NHS) vi è stato un netto rallentamento dei principali interventi chirurgici di elezione: cataratta e protesi di anca e ginocchio (con un’inversione di tendenza per quanto riguarda la cataratta). Vedi Figura 1.

 

Figura 1

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Bibliografia

Iacobucci G. GPs put the squeeze on access to hospital care. BMJ 2013; 347:3-6.

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2 commenti »

  • Dall'Oro ha detto:

    Nessuna meraviglia.La coperta è corta.Gli anglossassoni, padri della assistenza medica integrale,nonostante la tradizionale buona gestione della cosa pubblica, hanno capito che con i debiti e le chiacchiere si campa poco e male.Pensate cosa succederà in Italia!Le vacche grasse sono finite per tutti.Mi auguro che con la pancia piena non rimangano sempre i soliti….

  • Carlo Zanotti ha detto:

    Almeno in Inghilterra hanno il coraggio di esprimersi chiaramente. In Italia passano messaggi sottotraccia; ad es. chiedendo ai reparti chirurgici di rimandare gli interventi di ernioplastica o di protesi di anca e ginocchio, oppure riducendo le sedute operatorie. Condivido il commnento di Dall’Oro. Si abbia il coraggio di dire le cose chiare e non lasciare gli operatori a sbrogliare la matassa

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