Home » Aree, Salute globale

Il benessere dei bambini nei paesi ricchi. Un quadro comparativo

Inserito da on 20 Gennaio 2014 – 10:302 commenti

UNICEF_Bambini_coverValeria Confalonieri

Benessere materiale, salute e sicurezza, istruzione, comportamenti e rischi, condizioni abitative e ambientali. Questi gli aspetti studiati nello studio dell’UNICEF, dove la classifica è aperta da Olanda, Norvegia, Islanda, Finlandia e chiusa da Stati Uniti, Lituania, Lettonia e Romania.  E l’Italia?


È dal 2000 che la sede fiorentina dell’Unicef  produce documenti – Innocenti Report Card – sulla povertà dei bambini nei paesi “ricchi”. Il rapporto del 2000 denunciava il fatto che in questi paesi 1 bambino su 6 viveva in condizioni di povertà e che l’Italia – tra i 23 paesi dell’OECD – occupava la 21esima posizione – con il 20,5% dei bambini al di sotto della soglia di povertà relativa (quando il reddito familiare è inferiore al 50% del reddito medio nazionale); peggio di noi, allora, solo USA e Messico. In testa Svezia, Norvegia e Finlandia.

Nel 2011 abbiamo descritto e commentato il Report Card 9, mentre oggi riferiamo sull’ultimo pubblicato Report Card 11 “Il Benessere dei bambini nei paesi ricchi, un quadro comparativo” (Vedi Risorse), dove i paesi presi in considerazione sono 29 e le dimensioni del benessere valutate sono 5 rispetto alle 3 del Report Card 9 (mentre il primo rapporto si occupava solo di reddito).

Gli aspetti considerati  per stilare la graduatoria sono: benessere materiale, salute e sicurezza, istruzione, comportamenti e rischi, condizioni abitative e ambientali. Per ogni area sono stati considerati due o tre fattori, a loro volta valutati sulla base di indicatori, per un totale di 26 indicatori comparabili a livello internazionale (i dati disponibili sono del 2009-2010).

Questa volta la medaglia d’oro va ai Paesi Bassi, unico Paese che rimane fra le prime cinque posizioni in tutti e cinque gli ambiti. I  posti successivi sono occupati da Paesi nordici (Norvegia, Islanda, Finlandia e Svezia), mentre la coda della classifica vede, a partire dal fondo, Romania, Lettonia, Lituania e  Stati Uniti. L’Italia è ventiduesima, collocandosi nella metà inferiore della graduatoria insieme con altri tre Paesi dell’Europa meridionale (Portogallo, Spagna e Grecia) – Figura 1. Il fatto che la Repubblica Ceca preceda l’Austria, così come la Slovenia il Canada e il Portogallo gli Stati Uniti, sembra indicare la mancanza di una correlazione forte tra PIL pro capite e benessere generale infantile.

Concentrandosi sull’Italia e guardando le aree generali, la posizione migliore è nel campo comportamenti e rischi (decima), la peggiore in quello istruzione (venticinquesima), mentre si colloca al ventitreesimo posto per il benessere materiale, al diciassettesimo per salute e sicurezza, e al ventunesimo per condizioni abitative e ambientali.

La Report Card 11, pur sottolineando lo sforzo di valutare diversi fattori per avere il quadro più oggettivo e comparabile possibile, afferma che “la misurazione e il confronto del grado di benessere infantile a livello internazionale è un esercizio imperfetto che presenta limiti e lacune notevoli”. Mancherebbero i dati di molti altri aspetti, dalla qualità di cura dei genitori alla qualità dell’istruzione, dalla salute mentale ed emotiva dei bambini all’esposizione a violenza domestica, e così via. Mancano, inoltre, dati sui primi mesi e anni di vita, finestra importante per lo sviluppo.

Figura 1.

Figu1.UNICEF_bambini

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Il benessere materiale è stato valutato attraverso i seguenti indicatori di deprivazione:

  • Tasso di povertà infantile relativa (percentuale di bambini e adolescenti che vive in famiglie con reddito equivalente inferiore al 50% della mediana nazionale)

  • Divario di povertà infantile (distanza tra la soglia di povertà nazionale e il reddito mediano dei nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà)

  • Indice di deprivazione infantile (percentuale di bambini priva di specifici indicatori di benessere)

  • Scala della ricchezza delle famiglie (percentuale di bambini che afferma che la propria famiglia dispone di ricchezze limitate)

La Finlandia è il solo paese con un tasso di povertà infantile relativa inferiore al 5% e guida la graduatoria con un evidente margine di oltre due punti percentuali. Quattro paesi dell’Europa meridionale, ovvero Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, presentano tassi di povertà infantile superiori al 15% (insieme a Lettonia, Lituania, Romania e Stati Uniti).  (Figura 2)

Figura 2. Tasso di povertà infantile relativa

Figu2.UNICEF_bambini

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Migliore la posizione dell’Italia sul versante salute e sicurezza, dove, collocandosi al diciassettesimo posto, registra complessivamente un bilancio, seppur di poco, positivo rispetto alla media dei 29 Paesi.

Gli indicatori utilizzati sono:

  • Tasso di mortalità dei lattanti (numero di decessi sotto i 12 mesi di età su 1.000 nati vivi)

  • Tasso di nascite sottopeso (percentuale di bambini nati con un peso inferiore ai 2.500 grammi)

  • Tasso di vaccinazione nazionale (copertura vaccinale media contro morbillo, poliomielite e difterite-pertosse-tetano (DPT3) per bambini tra i 12 e i 23 mesi di età)

  • Tasso di mortalità infantile e giovanile (numero di decessi su 100.000 individui di età compresa tra 1 e 19 anni)

L’Italia si trova nel primo terzo di classifica nell’ambito del tasso di mortalità dei lattanti, scivola nel terzo medio nelle nascite sottopeso e nel terzo inferiore per i tassi di vaccinazione, anche se è da notare come tali tassi siano inferiori al 90 per cento solo in Austria, Canada e Danimarca. Infine, il Bel Paese risale al terzo medio per i tassi di mortalità infantile e adolescenziale.

Il benessere del sistema scolastico è stato valutato considerando i seguenti indicatori:

  • Tasso di partecipazione alla scuola dell’infanzia (percentuale di bambini tra i 4 anni e l’inizio della scuola dell’obbligo iscritti alla scuola dell’infanzia)

  • Tasso di partecipazione a forme di istruzione superiore (percentuale di giovani tra i 15 e i 19 anni di età iscritti a istituti superiori)

  • Tasso di NEET – Not in Education, Employment or Training – (percentuale di giovani tra i 15 e i 19 anni di età che non studia, non segue una formazione, né lavora)

  • Punteggio medio nei test PISA in lettura, matematica e scienze. la partecipazione e i risultati

Qui l’Italia, nel grafico complessivo, ottiene un risultato decisamente negativo rispetto alla media, migliore solo, nell’ordine, di Spagna, Stati Uniti, Grecia e Romania. Ai vertici si trovano invece Paesi Bassi, Belgio, Germania e Finlandia, con punteggi significativamente superiori alla media. La performance dell’Italia è  particolarmente negativa nel tasso di NEET (Figura 3).

Figura 3. Tasso di NEET

Figu3.UNICEF_bambini

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Numerosi gli indicatori che compongono i comportamenti e rischi, suddivisi in tre categorie:

  1. Alimentazione e esercizio fisico: Percentuale di bambini in sovrappeso, Percentuale di chi fa colazione ogni giorno, Percentuale di chi consuma quotidianamente frutta, Percentuale di chi svolge esercizio fisico

  2. Comportamenti a rischio: Tasso di fertilità adolescenziale, Fumo, Consumo di alcool, Cannabis

  3. Esposizione alla violenza: Scontri fisici, Atti di bullismo subiti

Le posizioni molto negative dell’Italia e nell’esercizio fisico (qui siamo ultimi) sono compensate dalle buone posizioni nella fertilità adolescenziale, nel consumo di alcol e negli atti di bullismo subiti (qui siamo i più virtuosi).

Le condizioni abitative e ambientali  sono misurate attraverso i seguenti indicatori:

  • Stanze per persona

  • Percentuale di nuclei familiari con bambini che segnalano più di un problema relativo alle condizioni abitative

  • Tasso di omicidi (numero annuo di omicidi per 100.000 abitanti)

  • Inquinamento atmosferico (PM10 annuo [μg/m3])

L’Italia, che si trova complessivamente nella parte bassa della classifica, occupa il quart’ultimo posto nell’inquinamento atmosferico. (Figura 4).

Figura 4. Inquinamento atmosferico

Fig4.UNICEF_bambini

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

 

L’opinione dei bambini

Considerando il benessere soggettivo sulla base di una valutazione da 0 (peggior vita possibile per me) a 10 (miglior vita possibile per me) fatta da giovani di 11, 13 e 15 anni, l’85 per cento dei bambini ha un livello alto di soddisfazione e anche nei Paesi agli ultimi posti più del 75 per cento è oltre la metà della scala di soddisfazione. In questa graduatoria, guidata saldamente dai Paesi Bassi e chiusa dalla Romania, l’Italia si trova intorno a metà classifica.  Ma il confronto fra i dati oggettivi e soggettivi presenta qualche sorpresa (Figura 5). Se complessivamente oltre la metà dei Paesi considerati mantiene più o meno la stessa posizione, vi sono alcune eccezioni. La Grecia risale dal venticinquesimo al quinto posto, la Spagna dal diciannovesimo al terzo e la stessa Italia dal ventiduesimo al quindicesimo. Peggiorano invece Germania, Lussemburgo, Canada e Polonia. In ogni caso, i Paesi Bassi e i Paesi nordici rimangono sempre nelle parti alte della classifica, mentre la maggior parte dei Paesi dell’Europa centrale e orientale in quelle basse, con l’eccezione dell’Estonia, che nella valutazione dei bambini risale di 14 posizioni.

Questi dati, seppur da tenere presenti, sono da interpretare con cautela. Vi sono punti di debolezza e in generale i bambini probabilmente adattano la loro sensazione di benessere alla realtà locale, alla società con le sue norme ed esempi in cui si trovano a vivere

Figura 5. Confronto del quadro UNICEF del benessere dei bambini con la graduatoria della soddisfazione della vita dei bambini.

Fig5.UNICEF_bambini

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Uno sguardo dopo dieci anni

La disponibilità di dati su alcuni aspetti relativi agli anni 2001-2003 ha permesso infine un confronto fra misure comuni nell’ultimo decennio in 21 Paesi (Figura 6). L’ordine è rimasto più o meno lo stesso, ma alcuni cambiamenti sono stati visti. L’Italia è sempre oltre la metà della classifica. Finlandia e Paesi Bassi restano ai primi posti, mentre Austria, Grecia, Regno Unito, Stati Uniti e Ungheria nell’ultimo terzo. Il Paese che ha guadagnato più posizioni è il Portogallo, quello che ne ha perse di più la Spagna, scivolata in penultima posizione. Complessivamente vi è stato un miglioramento nella maggior parte della misure considerate e disponibili. È tuttavia da ricordare che questi miglioramenti per alcuni indicatori e in alcuni Paesi potrebbero essersi interrotti o addirittura peggiorati con la recessione economica iniziata nel 2008. Queste valutazioni hanno, infatti, un limite temporale, riportando un quadro che, passati due o tre anni, potrebbe essere modificato. L’obiettivo di questi rapporti resta comunque quello di monitorare nel tempo la condizione di benessere e sviluppo dei bambini e degli adolescenti; inoltre, mettendo a confronto diversi Paesi e comparando dati fra passato e presente, quello di fornire un monito e una bussola ai Governi per l’attuazione di politiche che non distolgano mai l’attenzione dall’infanzia anche nei momenti più difficili, come sottolineato in chiusura: “Ci sarà sempre qualcosa all’apparenza più urgente che non la tutela del benessere dell’infanzia. Ma non ci sarà mai nulla di più importante”.

Figura 6. Quadro parziale del benessere dei bambini

Fig6.UNICEF_bambini

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Valeria Confalonieri, Osservatorio Italiano Salute Globale (OISG)

Risorsa
Il benessere dei bambini nei paesi ricchi. Un quadro comparativo, UNICEF, Centro di Ricerca. Innocenti Report Card 11 [PDF: 788 Kb]

 

 

 

image_pdfScarica il PDF
Tag:,

2 commenti »

  • Rosa Maria ha detto:

    Ottimo articolo, molto interessante, istruttivo e ben scritto, grazie a Valeria. Ho qualche perplessità per quanto riguarda la dimensione “Benessere materiale” valutata per l’Italia. Vista le ben note ed elevate evasione ed elusione fiscale, a mio giudizio, diventa difficile stimare il reale reddito delle famiglie e dunque la povertà, il divario e la deprivazione infantile. Cosa ne pensate?
    Inoltre, ritengo che di report ce ne siano anche troppi, da anni i dati sono noti, mancano invece interventi efficaci e soprattutto risolutivi. Interventi peraltro che richiederebbero strategie politiche e normative lungimiranti, magari prendendo a modello quelle adottate dai paesi del nord Europa: non ci sarebbe neanche lo sforzo di inventarsi cose nuove. Cosa ne pensate? Come potremmo agire noi operatori di sanità pubblica? Grazie.

  • massimo serventi ha detto:

    Si scrive molto anche su violenza sui bambini nei Paesi poveri. Si fanno convegni internazionali, tantissimi se ne occupano, agenzie UN incluse. Un poco mi disturba, ci sento una musica del tipo ‘bianchi ricchi e buoni che si impegnano a denciare le malefatte di genitori poveri (neri,indiani e cinesi) che non rispettano i bambini’.
    L’Olanda merita la medaglia d’oro, va bene. Mi passa per la testa un aspetto: bambini che vivono con genitori separati. Anche in Olanda sono tante queste coppie, credo un terzo del totale. Il trauma, la violenza psicologica sui figli credo sia enorme, mi piacerebbe leggerne di piu’.
    Grazie.
    Massimo Serventi
    Dodoma
    Tanzania

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento qui sotto, o trackback dal tuo sito. È anche possibile Comments Feed via RSS.

Sii gentile. Keep it clean. Rimani in argomento. No spam.

È possibile utilizzare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo è un Gravatar-enabled weblog. Per ottenere il tuo globalmente riconosciute-avatar, registri prego a Gravatar.

Pin It on Pinterest