OMS e diritto alla salute. Quale futuro

oisgAdriano Cattaneo e Nicoletta Dentico

La storia, i successi, le traversie dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia delle Nazioni Unite con il mandato di conseguire il più alto livello di salute per tutta la popolazione del pianeta, sono al centro del 5° Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG).


Sono lì, allo stesso posto, silenziosi, ogni giorno. All’incrocio Morillons, davanti alla sede ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Li vedi appostati quando, insieme con tutte le delegazioni del mondo, ti affretti alle sessioni del Consiglio esecutivo (CE) o dell’Assemblea mondiale della salute (AMS). Ci sono anche quando all’OMS non succede nulla di speciale, quando Ginevra è intirizzita sotto la neve, quando non c’è viavai di delegati, e nessuno li vede. Forti della loro ferma richiesta. Ma che cosa vuole, questo drappello di donne e di uomini che si avvicendano, come una specie di inesorabile certezza? Chiedono verità sugli effetti della contaminazione radioattiva prodotta dalle industrie nucleari militari e civili. Denunciano le conseguenze del disastro di Chernobyl che l’OMS rifiuta ancora di riconoscere, malgrado l’evidenza medica e scientifica[1], in nome di un accordo di non belligeranza firmato con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica il 28 maggio 1959[2]. Dal 26 aprile 2007, ogni giorno, dalle otto di mattina alle sei di sera, la loro veglia è un grido dell’umanità che manifesta tenacemente per l’indipendenza dell’OMS[3]. Inamovibili, chiedono un’OMS più coraggiosa, più decisa a far valere il proprio mandato sulla salute. L’agenzia che serve al mondo non può restare imbrigliata nei giochi della geopolitica, o peggio ancora nelle logiche degli interessi privati. Il loro urlo muto è un appello inequivocabile alla verità del bene comune, al senso di responsabilità verso gli interessi del genere umano. Alla necessità di orientare le nostre azioni di oggi in base ai loro effetti nel futuro, anche lontano.

Il rapporto[4 che qui presentiamo, ben più modestamente e con tenacia non comparabile a quella dei manifestanti ginevrini, si propone un simile ambizioso obiettivo. Anche noi ci occupiamo di OMS, e dichiariamo subito che lo facciamo per difenderla criticamente e tutelarne la funzione pubblica nel campo della salute. Abbiamo molto a cuore l’agenzia; sentiamo perciò la necessità di farla uscire dal paradigma delle episodiche narrazioni legate perlopiù alle emergenze sanitarie, e di svincolarla dai dibattiti dei soli “addetti ai lavori”. Raccontiamo alcune fra le pagine più straordinarie della storia dell’OMS, convinti come siamo della necessità di far conoscere la visione cha ha dato origine nel 1948 a questa organizzazione delle Nazioni Unite, il cui mandato rimanda alla massima espansione possibile del diritto alla salute per tutti. Analizziamo un percorso di intuizioni e valori, di politiche pubbliche e snodi strategici della geopolitica mondiale, che hanno tracciato la vicenda dell’OMS in un continuo rimpallo tra ragioni della salute e calcoli del potere. Talora con punte di grande coraggio e spessore politico. Spesso, con laceranti contraddizioni.

In diversi capitoli, il rapporto rammenta la capacità di influenza di una forte funzione pubblica mondiale nel campo della salute, quando essa viene esercitata con autorevolezza. Altrove, emergono i pericoli che mettono a repentaglio il futuro dell’organizzazione nel tempo in cui il profilo della salute – secondo business al mondo dopo quello delle armi – riflette sempre di più il profilo della disuguaglianza economica globale. Fanno la loro comparsa anche i detrattori dell’OMS, coloro che hanno cospirato contro l’agenzia senza esclusione di colpi (così è stato con la lunga offensiva delle multinazionali del tabacco) o che ancora oggi non trascurano di denigrarla come una istituzione troppo letargica per questi tempi della velocità competitiva postdemocratica.

Non si trascurano neppure le trappole proditorie tese all’agenzia con la complicità di quei governi che, non fosse altro che per sano protagonismo, per primi dovrebbero salvaguardarla; invece non hanno esitato a svuotare l’OMS del suo mandato, per esempio congelandone il finanziamento, con un rigore cinico e scrupoloso, che è facile rintracciare ancora oggi tra le righe della retorica negoziale. Una strategia incomprensibile, soprattutto se pensiamo che nel rimescolamento dei destini geopolitici e socio-economici cui assistiamo, tutti i Paesi, nel nord e nel sud del mondo, di questa organizzazione e delle sue competenze hanno sempre più bisogno. Nessuno può dichiararsi autosufficiente, a fronte delle sfide globali che incalzano.

A regime di navigazione difficile, l’OMS è impegnata da due anni in un’iniziativa di riforma: un percorso esigente, seppure talora poco approfondito e incoerente nei suoi sviluppi, che può ridefinire il ruolo dell’organizzazione nell’ambito della salute globale, e ridisegnare il modo in cui essa è governata, gestita e finanziata. A due anni e più dall’avvio di questo percorso, vorremmo che la lettura del rapporto accendesse un faro su alcune fondamentali domande che, del tutto inevase a nostro avviso, restano sospese nello sfondo, continuando a interpellare il negoziato intergovernativo di Ginevra.

  • Quale analisi politica di contesto, ivi incluso l’ambito delle politiche sanitarie, sottende e giustifica la riforma?
  • È possibile concepire la riforma dell’OMS in isolamento rispetto alla crisi strutturale dei modelli di governance, lo svuotamento delle istituzioni e il potere sproporzionato delle élite imprendito- riali e delle consorterie finanziarie?
  • Ha senso sganciare la riforma dell’OMS da un serio dibattito sul ruolo del multilateralismo e delle Nazioni Unite in questo scenario di crisi globali (il clima, il cibo, la disoccupazione, la finanza) e di erosione dei diritti?
  • Quale ruolo viene riconosciuto all’OMS del futuro? In che modo la riforma dell’OMS può disegnare la trama di una nuova democrazia della salute, e di una partecipazione attiva dei cittadini, sicché la salute sia indicatore di cittadinanza?
  • Che cosa si intende infine con il termine riforma? Una nuova fase dell’applicazione delle politiche neoliberiste in seno all’agenzia, ovvero un’azione volta al rilancio dell’OMS in sen- so multilaterale? (…)

Stanno nelle laceranti contraddizioni del nostro tempo i motivi che ci hanno spinto a scrivere questo testo, a un tempo atto di denuncia e ricostruzione storica, a memoria delle potenzialità incompiute dell’OMS. Un’altra cosa ci preme dire, da “addetti ai lavori” appassionati e – al pari degli economisti – piuttosto sgomenti. La salute, e dunque anche lo stato di salute dell’OMS, sono questioni che riguardano tutti gli individui e che non possono restare chiuse nelle sale del nego- ziato intergovernativo a Ginevra, o nelle stanze ancor più serrate dei ministeri nazionali. Né possono essere soffocate in nome della universalmente conclamata mancanza di risorse. Una diagnosi profonda delle ragioni per cui l’OMS si trova in questa complicata situazione è neces- saria, va affrontata e condivisa la natura politica del problema. La riforma dell’OMS offre un’occasione storica per rilanciare e rafforzare l’organismo intergovernativo, il cui mandato costituzionale è quello di promuovere il diritto alla salute per tutte e tutti.

(Testo tratto dalla Prefazione del Rapporto)

Adriano Cattaneo e Nicoletta Dentico. Osservatorio Italiano sulla Salute Globale

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