Obamacare. Salute, lavoro, bugie

Paul-KrugmanSara Barsanti e Gavino Maciocco

“La riforma Obama costa 2,5 milioni di posti di lavoro”. Molti giornali hanno diffuso questa nuova cattiva notizia sulla riforma sanitaria. I Repubblicani prendono la palla al balzo e parlano di “effetti devastanti”. Ma era una bufala e Paul Krugman spiega perché.  


Il quotidiano La Repubblica – al pari degli altri organi d’informazione nazionali –  non si è mai occupato a fondo della riforma sanitaria di Obama: nei momenti “caldi” qualche corrispondenza con un titolo a due colonne. Per questo ha colpito l’articolo del 5 febbraio di Federico Rampini dal titolo a tutta pagina: “Sanità, la riforma Obama costa 2,5 milioni di posti”.

Rampini si riferisce a uno studio [PDF: 1,7 Mb] del Congressional Budget Office (CBO) , un organo tecnico super-partes del Congresso, reso noto il giorno prima e immediatamente rilanciato da molti giornali come prova del fallimento della riforma. I Repubblicani prendono la palla al balzo e parlano di “effetti devastanti della riforma”.

Il giorno 6 febbraio Paul Krugman interviene sul New York Times con un articolo dal titolo “Health, Work, Lies, che denuncia l’uso strumentale e soprattutto distorto dell’analisi del CBO.

Vari sono gli argomenti trattati dall’editorialista del New York Times e premio Nobel per l’economia.

Il rapporto del CBO è dedicato alle prospettive dell’economia americana e contiene due appendici dedicate all’Affordable Care Act (ACA), la riforma sanitaria di Obama. La prima appendice è stata ignorata dai media forse perché elogia la riforma: nonostante tutte le traversie e gli inconvenienti (vedi post) la riforma si avvicinerà molto agli obiettivi fissati: 6 milioni di nuovi iscritti alle assicurazioni tramite l’Exchange (invece dei 7 previsti); riduzione del numero dei non assicurati anche attraverso l’espansione di Medicaid, 13 milioni (invece dei 14 previsti).

In particolare, lo studio sottolinea come nei prossimi 10 anni grazie a Obamacare il numero di giovani e adulti assicurati aumenterà di 13 milioni nel 2014, 20 milioni nel 2015 fino a 25 milioni negli anni successivi fino al 2024. Lo studio inoltre sottolinea che gli assicurati attraverso l’Exchange aumenteranno considerevolmente a partire dal 2015: nel 2017 si prevede che circa 25 milioni otterranno un’assicurazione tramite l’Exchange, di cui circa l’ 80% beneficerà del credito di imposta.  (pag 106/107 del report)

La seconda appendice si occupa dell’impatto della riforma sul lavoro. Krugman chiarisce che non si tratta di perdita di posti di lavoro o peggio di licenziamenti, come paventato dai Repubblicani (“dishonest”), bensì di comportamenti e di scelte delle persone che grazie al rafforzamento della rete assicurativa potrebbero decidere di ritirarsi prima dal lavoro o di ridurre l’orario di lavoro. Ciò potrebbe, nell’arco di 10 anni, ridurre il numero di ore lavorate dell’1,5-2.0%, equivalente a una riduzione di circa 2 milioni di posti di lavoro full-time-equivalent. Il CBO – sottolinea Krugman – non dice che le persone perderanno il lavoro, ma afferma esplicitamente che la riduzione delle ora lavorate potrebbe avvenire “almost interely because workers will chose to supply less labor(quasi completamente perché i lavoratori sceglieranno di lavorare di meno). Il documento  continua rimarcando  come tale riduzione delle ore lavorate rifletta una scelta di una minor partecipazione della forza lavoro, piuttosto che un aumento del tasso di disoccupazione (so it will appear almost entirely as a reduction in labor force participation and in hours worked relative to what would have occurred otherwise rather than as an increase in unemployment – that is, more workers seeking but not finding jobs – or underemployment – such as part-time workers who would prefer to work more hours per week. (pag 117-118 del report).

Ogni occasione è buona per gettare fango sulla riforma – sostiene Krugman–, anche un innocuo rapporto  tecnico che viene distorto per raccontare la storia di un massivo danno economico. “In realtà – conclude Krugman – la riforma sanitaria, pur con i suoi errori e i suoi ritardi, sta facendo continui progressi.  Non è vero che milioni di americani perderanno il posto di lavoro, mentre è vero che decine di milioni avranno la sicurezza di sapere che potranno avere e potranno permettersi l’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno”.

Sara Barsanti, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,  Gavino Maciocco, Università di Firenze

 

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