Sanità toscana. Un caso nazionale

ToscanaGavino Maciocco

Il taglio al personale – 800 “esuberi” – completa il piano di smantellamento del sistema sanitario toscano, che diventa un caso nazionale. “Non possiamo accettare l’idea di un sistema sanitario regionale che illude i cittadini sulla possibilità di conciliare una drastica riduzione dei costi con l’incremento della qualità dei servizi di prevenzione e cura e con il miglioramento dei tempi di relazione con i malati. È necessario fermare questo progetto per evitare che venga esportato in altre realtà regionali con conseguenze devastanti sull’intero sistema sanitario nazionale”.


Siamo nella metà degli anni 90 del secolo scorso e mentre David Sacket lanciava l’idea della Evidence-based medicine come strumento per trovare le soluzioni più efficaci e appropriate nella pratica clinica[1], il suo collega Muir Gray estendeva il concetto di scelte appropriate e efficaci all’organizzazione sanitaria e alla sanità pubblica, pubblicando un libro dal titolo Evidence-based Healthcare[2].

A quasi vent’anni di distanza si parla ancora di Evidence-based medicine, ma della Evidence-based Healthcare si sono perse le tracce. Questo perché si è ben presto capito che quando si tratta di scelte che riguardano l’organizzazione sanitaria il ruolo della politica è così intrusivo da rendere difficile o impossibile un approccio evidence based. L’aveva capito così bene Alain Maynard che, prima ancora che uscisse il libro di Muir Gray, scriveva: “Con monotona regolarità i politici reagiscono ai mal-definiti problemi dei loro sistemi sanitari ridisorganizzandoli”[3].

Del resto Victor R. Fuchs, il decano degli economisti sanitari americani, non esitava ad affermare che: “I grandi cambiamenti nella sanità sono atti politici intrapresi per fini politici”[4]. E le forze ostili al welfare state stanno utilizzando l’attuale crisi per colpire al cuore i sistemi sanitari basati sull’universalismo. Come è successo in Spagna dove, con la riforma del 2012, si è passati a un regime assicurativo (vedi post) e in Inghilterra dove, con la riforma del 2013, l’infrastruttura pubblica del NHS è stata quasi interamente rasa al suolo (vedi Dossier NHS).

L’Italia è uno dei paesi dell’OCSE che ha maggiormente subito la riduzione della spesa sanitaria. E’ da quattro anni che la spesa sanitaria pubblica italiana rimane bloccata o arretra. Il 2015 doveva essere l’anno del rilancio per la sanità italiana: il Patto per la salute siglato tra Governo e Regioni lo scorso luglio prevedeva infatti per il 2015 un incremento del fondo sanitario nazionale di circa 2 miliardi e un incremento ancora maggiore per il 2016. Ma la legge di stabilità ha gelato le aspettative imponendo alle Regioni un taglio di oltre 4 miliardi di euro. Mentre Il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, anche a nome dei presidenti delle Regioni, denunciava l’insostenibilità dei tagli e la rottura del patto di onore con Governo, il presidente della Toscana, Enrico Rossi, si allineava alle decisioni del Governo, faceva un rapido conto del taglio della spesa sanitaria regionale (stimata tra 130 e 280 milioni di euro) e comunicava le sue proposte per farvi fronte: l’introduzione del ticket ospedaliero e una radicale riorganizzazione della sanità regionale con la creazione di sole 3 aziende per tutta la Toscana (leggi qui, qui  e qui ).

A ciò si è aggiunta più recentemente la decisione di dichiarare 800 esuberi tra il personale del servizio sanitario regionale. Soprattutto questa misura ha provocato la presa di posizione di quasi tutti i sindacati medici, i cui segretari nazionali hanno dichiarato:

Rigettiamo senza mezzi termini la ventilata proposta di riorganizzazione del sistema sanitario della Toscana avanzata dalla Giunta regionale che vorrebbe imporre l’accorpamento in tre aziende sanitarie e l’esubero di 800 dipendenti. Non possiamo accettare l’idea di un sistema sanitario regionale che, quasi come uno spot mediatico di un hard discount, illude i cittadini sulla possibilità di conciliare una drastica riduzione dei costi con l’incremento della qualità dei servizi di prevenzione e cura e con il miglioramento dei tempi di relazione con i malati. E’ necessario fermare questo progetto per evitare che venga esportato in altre realtà regionali con conseguenze devastanti sull’intero sistema sanitario nazionale.

Il piano della Toscana – composto di nuovi ticket, fusioni di ASL e drastiche riduzioni di personale – potrebbe diventare un caso scuola per altre Regioni, con il suo carico di conseguenze:

  1. l’uscita dal servizio sanitario nazionale di parti crescenti di popolazione a causa dei ticket e delle lunghe liste di attesa;
  2. l’inarrestabile indebolimento del servizio pubblico provocato dai tagli lineari, da ristrutturazioni improvvisate e rottamazioni di massa del personale;
  3. l’apertura di enormi spazi per il settore privato – profit e non profit – sia nel settore della produzione e dell’offerta dei servizi, sia nel settore della copertura assicurativa.

È  veramente necessario fermare questo progetto.

Risorse

Riordino della sanità. I sindacati bocciano la proposta della toscana: fermiamo un progetto pericoloso per i medici e i cittadini. [PDF: 72 Kb]

Bibliografia

  1. Sacket D. et al. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996;312:71
  2. Gray, J.A. Muir. Evidence-based Healthcare. Churchill Livingstone, 1996.
  3. Maynard A. Competition in health care, caricatures and evidence. European Journal of Publiv Health 1995, 5:144-45.
  4. Fuchs VR. Chi Vivrà. Salute, economia, scelte sociali. Vita e Pensiero, 2002.

Un commento

  1. Ci sono dentro ed è un incubo: da una parte discorsi anche belli e dall’altra progetti campati in aria, “”innovazioni tecnologiche” che aumentano i tempi di esecuzione di cose semplici (ricetta smaterializzata), decisioni prese in alto loco che diventano “condivise” quando te le comunicano, vincoli senza nessuna attenzione all’appropriatezza prescrittiva e gestionale, disparità degli organici fra strutture di identiche dimensioni e prestazioni, ignoranza del fatto che strutture troppo piccole sono antieconomiche e quelle troppo grandi sono ingestibili (immagino con terrore le tre grandi ASL). Da una parte vorrei andarmene e dall’altra vorrei riuscire a vedere una sanità pubblica universale, gratuita, equa, l’unica degna di un paese civile nella quale il risparmio, necessario, sia fatto sullo spreco che continua enorme e indisturbato (farmaci, esami, ricoveri inutili e quindi dannosi).

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