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La tortura. Il tradimento dell’etica medica

Inserito da on 19 Gennaio 2015 – 09:27Un commento

torturaAngelo Stefanini

Waterboarding, alimentazione rettale, catene ai piedi, privazione del sonno.È inconcepibile che un essere umano possa sottoporre un’altra persona a tortura. Ancora più scioccante è che professionisti della salute abbiano effettivamente progettato e partecipato al programma segreto di torture della CIA.


Dal 2009 al 2014 il Senate Select Committee on Intelligence (SSCI) degli Stati Uniti ha condotto una valutazione completa del Programma di interrogatori e detenzione della CIA (Central Intelligence Service) negli anni successivi all’attacco del 11/9/2001. Salutata come una delle più importanti nella storia del Senato, si tratta della prima analisi indipendente del programma e dei suoi pretesi successi sulla base delle effettive informazioni raccolte dalla CIA. Composta di oltre 6.000 pagine e frutto di cinque anni di lavoro, è costata 40 milioni di dollari. Il 9 dicembre 2014, otto mesi dopo la decisione di divulgarne alcune parti, la SSCI ha autorizzato la diffusione di un Executive Summary di 525 pagine[1]. Il resto della relazione rimane secretato.

Il documento fornisce i dettagli raccapriccianti degli abusi che hanno avuto luogo in diversi black-sites (siti neri) di detenzione del governo USA come waterboarding[2], confinamento in una cassa a forma di bara, minacce contro i familiari, nudità forzata, esposizione a temperature di congelamento, alimentazione rettale, posizioni stressanti, uso prolungato di pannoloni a scopo umiliante, privazione del sonno per giorni interi, e altro ancora. La relazione afferma inoltre che le cosiddette “tecniche potenziate d’interrogatorio” si sono rivelate inutili a ottenere le informazioni attese, che la CIA ha travisato la loro efficacia e che il programma ha danneggiato la reputazione degli Stati Uniti in tutto il mondo.

L’obiettivo pubblicamente dichiarato del programma di interrogatori nelle strutture di detenzione USA era di ottenere informazioni che consentissero al governo degli Stati Uniti di identificare e bloccare eventuali attacchi terroristici. Le tradizionali linee guida per gli interrogatori utilizzate dall’FBI e dai militari escludono, anzi proibiscono, metodi che siano in violazione delle Convenzioni di Ginevra e della ‘Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti’, trattati che gli Stati Uniti, come firmatari, sono obbligati a rispettare. Funzionari ai più alti livelli del governo hanno tuttavia ricusato queste linee guida, affermando di ritenere che i metodi tradizionali d’interrogatorio richiedevano tempi troppo lunghi per potere prevenire attacchi imminenti. Di conseguenza, quasi immediatamente dopo l’attacco alle torri gemelle, il governo USA ha adottato metodi brutali d’interrogatorio sottoponendo i primi detenuti catturati in Afghanistan alla fine del 2001, in particolare nella base aerea di Bagram e a Kandahar, a violenze, esposizione al freddo estremo, sospensioni fisiche da catene, privazione del sonno, illuminazione continua, nudità forzata e altre forme di umiliazione e trattamento degradante.

Professionisti della… salute?

L’Executive Summary della SSCI conferma che gli Stati Uniti hanno sistematicamente torturato detenuti e che le pratiche erano molto più brutali di quanto in precedenza ammesso. Ciò che rende tutto ciò ancora più aberrante è che gli operatori sanitari, i “professionisti della salute”, hanno giocato un ruolo primario nel programma illegale di tortura sviluppando, attuando nella pratica e tentando di giustificare il programma stesso. Senza la loro partecipazione le torture avrebbero potuto essere evitate. Allo stesso tempo, funzionari dell’amministrazione Bush ponevano le basi giuridiche per una politica che abbandonasse le restrizioni legali in materia di tortura e di trattamenti crudeli, inumani, o degradanti richieste dai trattati internazionali e dal diritto penale statunitense. All’inizio del 2002, il Consiglio della Casa Bianca dichiarava che la Convenzione di Ginevra non era applicabile ai detenuti di Guantanamo.

Un rapporto dell’organizzazione medica per i diritti umani Physicians for Human RightsPHR, dal titolo “Fare del male: il ruolo centrale dei professionisti sanitari nel programma di tortura della CIA”[3], analizza l’orrendo tradimento dell’etica medica e le violazioni della legislazione internazionale e nazionale compiute. Oltre a un’analisi completa del documento della SSCI, PHR ha anche prodotto una scheda, a uso di giornalisti e politici, sulla pratica dell’alimentazione rettale che sconfessa le rivendicazioni dei torturatori di avere condotto queste procedure ‘per ragioni mediche’. “L’organizzazione PHR ritiene che i professionisti sanitari coinvolti abbiano svolto un ruolo non solo centrale, bensì essenziale nel programma di tortura della CIA in una misura in precedenza non compresa”. PHR afferma che “la CIA si affidava a professionisti sanitari in ogni fase del programma per commettere e nascondere le brutali e sistematiche torture commesse sui detenuti” ed evidenzia otto ‘categorie di abusi’ commessi in violazione di trattati, leggi e codici etici. I professionisti sanitari al soldo della CIA hanno:

  1. Concettualizzato e progettato le tecniche di tortura della CIA, prestando poi assistenza nell’attuazione del programma e ottenendo per questi servizi lauti guadagni economici.
  2. Intenzionalmente inflitto e / o minacciato di infliggere danni e sofferenze gravi a detenuti in custodia della CIA.
  3. Svolto il ruolo di complici dell’Ufficio del Dipartimento di Giustizia (DoJ) mettendo in grado i suoi avvocati di simulare interrogatori ‘sicuri, legali, ed efficaci’, nella falsa logica di legalizzare pratiche che non potevano essere considerate come tortura se non qualora certificate come tale da professionisti sanitari.
  4. Condotto ricerche su soggetti umani allo scopo di fornire copertura legale alla tortura. (I sanitari impiegati nel programma raccoglievano e analizzavano dati ottenuti dall’applicazione di tecniche di tortura allo scopo di legittimarla. Funzionari dell’Office of Medical Services della CIA hanno espresso il timore che queste pratiche potrebbero costituire ricerca illegale su soggetti umani, equivalente a un crimine contro l’umanità).
  5. Monitorato la tortura inflitta ai detenuti e calibrato, valutato e documentato i livelli di dolore provocato intenzionalmente ai detenuti.
  6. Visitato e medicato i detenuti prima, durante e dopo la tortura, al fine di consentire l’applicazione su di loro della tortura stessa.
  7. Prestato ai detenuti assistenza medica subordinata al livello della loro collaborazione.
  8. Omesso di documentare le pratiche della tortura fisica e / o psicologica inflitta ai detenuti.

Ruolo degli psicologi

Anche se pare che i metodi violenti d’interrogatorio siano stati inizialmente utilizzati ad hoc, è subito emersa la strategia psicologica utilizzata negli interrogatori allo scopo di indurre paura, ansia, depressione, dislocazione cognitiva, e disintegrazione della personalità nei detenuti per spezzare la loro resistenza. Su questa base teorica, gli agenti americani hanno sviluppato nuovi metodi di interrogatorio intesi a provocare ‘debilitazione, dipendenza e terrore’. L’Office of Medical Services della CIA riassumeva questi metodi come “cercare di dislocare psicologicamente il detenuto, massimizzare i suoi sentimenti di vulnerabilità e ridurre o eliminare la volontà di resistere ai nostri sforzi di ottenere informazioni critiche.”

Due nomi appaiono decine di volte nell’Executive Summary: Grayson Swigert e Hammond Dunbar. Sono gli pseudonimi di James Mitchell e Bruce Jessen, due psicologi a contratto che hanno svolto un ruolo centrale nella progettazione e nell’attuazione del programma di tortura della CIA. Ora sappiamo anche quanto la ‘società’ da loro costituita abbia incassato: oltre $80 milioni. Prima di lavorare per la CIA, Mitchell e Jessen erano stati impiegati come psicologi nel programma Sopravvivenza, Evasione, Resistenza e Fuga (SERE), inteso a formare i soldati a resistere a interrogatori coercitivi e maltrattamenti in caso di cattura. Pur in assenza di esperienza diretta nelle tecniche di interrogatorio, pur non conoscendo l’arabo ne’ avendo avuto mai a che fare con al-Qaeda, alla fine del 2001 Mitchell e Jessen vennero assunti dalla CIA per capovolgere i principi del SERE e trasformarli in nuove e più aggressive pratiche di interrogatorio. Una delle loro principali vittime fu il palestinese Abu Zubaydah, ritenuto un membro di alto rango di al-Qaeda. Zubaydah venne lasciato completamente nudo per quasi due mesi, permettendogli di indossare vestiti soltanto se collaborava. Fu privato del sonno per settimane incatenato a polsi e piedi. Nell’agosto del 2002 fu sottoposto a waterboarding almeno ottantatre volte.

Vario personale della CIA aveva espresso preoccupazione per i conflitti di interesse in cui si trovavano i due psicologi, i quali da una parte conducevano gli interrogatori e dall’altra offrivano consulenza psicologica su come condurli; valutavano l’efficacia degli interrogatori che essi stessi conducevano; e raccomandavano forme di interrogatorio da cui avrebbero beneficiato finanziariamente. L’’onorario’ giornaliero per tali attività era di $1.800[4].

L’esempio di Israele

In una bozza di memorandum preparato dall’Ufficio della Commissione Generale della CIA, l’’esempio di Israele’ viene citato come possibile giustificazione che “la tortura era necessaria per prevenire imminente e significativo danno fisico alle persone, dove non esista altro mezzo a disposizione per evitarlo”[5]. L’”esempio di Israele” si riferisce alle conclusioni della Commissione Landau[6] nel 1987 e le successive sentenze della Corte Suprema israeliana che vietano ai servizi di sicurezza di Israele di utilizzare la tortura negli interrogatori dei sospetti terroristi, ma consente l’utilizzo di “moderata pressione fisica” nei casi classificati come “bombe ad orologeria” (ticking bomb), ossia quando vi è un urgente bisogno di ottenere informazioni che potrebbero evitare un attacco terroristico imminente.

Secondo il Comitato Intelligence del Senato, l’avvocato della CIA che preparava la campagna “aveva descritto le somiglianze sorprendenti” tra il dibattito pubblico che circondava l’emendamento McCain (un atto congressuale approvato nel dicembre 2005 che regola i metodi di interrogatorio) e la situazione in Israele nel 1999, in cui la Corte Suprema israeliana stabiliva che “diverse … tecniche sono probabilmente lecite, ma richiedono una qualche forma di sanzione legislativa” e il governo israeliano alla fine si era limitato a legiferare su alcune di tali tecniche. Come conseguenza di questo approccio ‘soffice’ e grazie al supporto inequivocabile dalla Israeli Medical Association, i medici israeliani che lavorano nelle unità di interrogatorio hanno svolto per molti anni un ruolo analogo a sostegno dell’uso routinario della tortura come politica di stato, offrendo legittimità morale a chi conduce gli interrogatori. La documentazione prodotta da organizzazioni per i diritti umani a prova di questa pratica nel corso di molti anni in Israele è di gran lunga maggiore di quella che (anche se più recente) sta emergendo riguardo a Guantanamo, Bagram e altri ‘siti neri’ degli USA[7].

Indossare una divisa” ha affermato il presidente dell’IMAP (Istitute on Medicine as a Profession) David Rothman “non può e non deve annullare i principi fondamentali della professione medica”. ‘Non fare del male’ e ‘mettere prima l’interesse paziente’ devono valere per tutti i medici, indipendentemente dal luogo in cui praticano la medicina”[8]. In tutto il mondo, il ruolo dei medici, degli operatori sanitari e delle loro organizzazioni professionali nella prevenzione della tortura è fondamentale sia nel sostenere i colleghi esposti a questa pratica sia nel denunciare i casi che giungono alla loro conoscenza[9]. Casi come quelli avvenuti nella caserma Bolzaneto nel 2001, la morte di Giuseppe Uva nel 2008 e Stefano Cucchi nel 2009 sono segnali che anche in Italia è necessario tenere alta l’attenzione.

Bibliografia

  1. Senate Select Committee on Intelligence, Committee Study of the Central Intelligence Agency ‘s Detention and Interrogation Program. [PDF: 62 Mb]
  2. Il waterboarding consiste in una forma di annegamento controllato, con l’acqua che invade le vie respiratorie senza che il soggetto possa controllarne il flusso né interromperlo o sottrarvisi, e quindi ritiene che la propria morte sia imminente.
  3. Physicians for Human Rights, Doing Harm: Health Professionals’ Central Role in the CIA Torture Program, December 2014. [PDF: 388 Kb]
  4. Ibid. P. 7.
  5. CIA cited Israeli Supreme Court rulings to justify torture, Senate report says. Haaretz.com, 09.12.2014
  6. Wikipedia: Landau Commission
  7. Medici e tortura. Il caso di Israele. SaluteInternazionale.info, 10.03.2010
  8. CIA made doctors torture suspected terrorists after 9/11, taskforce finds. The Guardian, 04.11.2013
  9. Augustin YS, Birch M, Bodini C et al. Prevention of torture by doctors and organisations. The Lancet 2011;378(9809):e22-e23.
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Un commento »

  • Maria Grazia ha detto:

    Nel totale silenzio dei media, Josef Mengele continua, indisturbato, il suo lavoro, senza che, come allora, nessuno si indigni. La storia scritta dai vincitori ha lasciato enormi spazi bui subito occupati da chi, la storia, la volge a suo favore.

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