Il Rapporto sul terrorismo globale

terrorismoMaurizio Murru

Nel 2014, le vittime del terrorismo sono state 32.658, un aumento dell’80% rispetto alle 18.111 del 2013. Il 78% di esse è concentrato in cinque paesi: Afghanistan, Iraq, Nigeria, Pakistan e Siria. Dal 2000, quando furono 3.329, sono aumentate nove volte. Boko Haram, l’organizzazione terrorista più sanguinaria.


Global Terrorism Index 2015

È da poco stato pubblicato il “Global Terrorism Index 2015”. Una analisi documentata e ad ampio raggio eseguita dall’Institute for Economics and Peace, un gruppo di studio senza scopo di lucro con sedi a Sidney, New York e Città del Messico (www.economicsandpeace.org). Questo studio esamina 162 paesi che, assieme, contengono il 99,6% della popolazione mondiale. Ne tentiamo una sintesi. Quando non altrimenti specificato, i dati citati provengono da questo documento che chiameremo, per semplicità, “il Rapporto”.

L’attenzione selettiva

Badush, Sinjar, Baga … Ci ricordano qualche cosa? Ad alcuni, forse, si. Alla maggior parte di noi, probabilmente, no. Le prime due sono città irachene. Il 10 giugno e il 3 agosto hanno subito i due attacchi terroristici più sanguinosi del 2014. In entrambi i casi, ad opera dell’ISIS. A Badush, i terroristi hanno attaccato una prigione, liberato i prigionieri Sunniti e ucciso 670 prigionieri Sciiti. A Sinjar, hanno attaccato la città, abitata prevalentemente da Yazidi, hanno fatto 500 morti e hanno rapito 300 donne. Baga è una cittadina nel nord della Nigeria. Fra il 3 e l’8 gennaio di quest’anno, Boko Haram ha perpetrato una tremenda mattanza raggiungendo il terrificante bilancio di almeno 2.000 morti[1].  A suo tempo, ne hanno parlato anche gli organi di informazione italiani. Ma non molto. Niente in confronto alla giusta, ampia e protratta copertura riservata ai massacri del 7 gennaio e del 13 novembre scorsi a Parigi.

È utile ricordare che negli ultimi 15 anni i paesi occidentali hanno subito il 4,4% degli attacchi terroristi verificatisi nel mondo e il 2,2% delle vittime.

Dei 20 attacchi terroristi più sanguinosi del 2014, con più di 100 morti, nove hanno avuto luogo in Nigeria, cinque in Iraq, due in Cameroon, uno in Pakistan, Siria, Sud Sudan e Ucraina. Questo deprimente elenco non include l’attacco di Baga e gli attacchi di Parigi avvenuti nel 2015.

Nel nostro cortile

È umano e comprensibile che si presti maggiore attenzione a fatti che ci sono e che, per vari motivi, sentiamo più vicini. Una bomba che cada nel cortile di casa nostra, o in quello del vicino, attira la nostra attenzione molto di più di una di uguale portata che cada in un quartiere di Aleppo. E’ naturale. Ma, a mente fredda, possiamo e dobbiamo riflettere sulla realtà dei fatti e sulla loro portata. Se non per altro, per tentare di capirli. Guardare al di là del cortile di casa nostra e di quello dei vicini è doveroso. Un richiamo in questo senso è venuto dalle ragazze che, il 16 novembre, nell’Istituto Tecnico Daverio di Varese sono uscite dalla loro classe mentre si osservava un minuto di silenzio per le vittime di Parigi. A quanto riferito dalla Preside dell’Istituto, anche loro hanno osservato un minuto di silenzio, fuori dalla classe, per ricordare “tutte” le vittime del terrorismo, non solo quelle europee[2].

Le vittime del terrorismo sono aumentate dell’80% in un anno

Nel 2014, le vittime del terrorismo sono state 32.658, un aumento dell’80% rispetto alle 18.111 del 2013. Il 78% di esse è concentrato in cinque paesi: Afghanistan, Iraq, Nigeria, Pakistan e Siria. Dal 2000, quando furono 3.329, sono aumentate nove volte.

Figura 1.  I morti a causa del terrorismo (2000-2014)

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Boko Haram, l’organizzazione terrorista più sanguinaria

Nel 2014, Boko Haram è stato il gruppo terrorista che ha fatto più vittime. Le origini di Boko Haram si possono far risalire al 1995 a Maiduguri, nel nord della Nigeria. Inizialmente aveva lo scopo di propagare gli insegnamenti dell’Islam e contrastare la cultura e l’educazione “occidentale” e tutto ciò che ad essa potesse ricondurre (letteralmente, boko significa “libro” e haram significa “proibito”)[3].  Ha iniziato a compiere atti terroristi nel 2009[4]. Da allora ne ha perpetrato una serie infinita, quasi sempre contro civili. Nel marzo scorso il suo attuale leader, Abubakar Shekau, ha dichiarato l’affiliazione del movimento all’ISIS che ha accettato immediatamente questa “alleanza di intenti”[5].   Quasi non passa giorno che, nel nord della Nigeria, un mercato, una chiesa, una scuola, non subiscano attacchi con decine di vittime. Una pratica particolarmente odiosa è quella di usare bambine imbottite di esplosivo che, ignare di quanto indossano, vengono mandate in luoghi affollati e fatte esplodere[6,7]. Da almeno tre anni Boko Haram ha esteso le sue attività a Cameroon, Ciad e Niger.  Il nord della Nigeria subisce anche sanguinosi attacchi dei militanti Fulani, islamici anch’essi, pastori, da secoli in competizione con agricoltori in maggioranza cristiani. Le milizie Fulani non costituiscono un gruppo gerarchicamente organizzato e, nelle loro azioni, la motivazione religiosa non è prioritaria. Le loro attività si sono intensificate e le loro vittime sono aumentate vertiginosamente. In una sorta di macabra emulazione, le gesta di Boko Haram hanno dato nuova linfa ai militanti Fulani che, nel 2014, hanno fatto 1.229 morti contro i 63 del 2013.

Terrorismo di stato in Nigeria

Occorre ricordare che l’esercito Nigeriano e la milizia civile da esso armata, la CJTF (Civilian Joint Task Force), nella “lotta al terrore” nel nord del paese, hanno compiuto e compiono, su vasta scala, atrocità di ogni genere che niente hanno da invidiare a quelle compiute da Boko Haram e milizie Fulani. Amnesty International ha rivelato che, fra il 2012 e il 2015, più di 1.200 persone sono state uccise, più di 20.000 sono state arrestate arbitrariamente, migliaia di persone sono scomparse, e almeno 7.000 sono morte in prigione in seguito a maltrattamenti, denutrizione, estremo sovraffollamento e mancata assistenza medica[8].

Tre dei cinque gruppi terroristi più sanguinari operano in Africa

Dei più di 500 gruppi terroristici conosciuti, i cinque più sanguinari sono, nell’ordine, Boko Haram, ISIS, Talebani, Al Shabab e i militanti Fulani.  Tre di essi operano in Africa. Da notare che tutti agiscono in più di un paese: Boko Haram in Nigeria, Cameroun e Ciad; Al Shabaab in Etiopia, Somalia, Kenya e Gibuti; milizie Fulani in Nigeria e nella Repubblica Centrafricana, i Talebani in Afghanistan e Pakistan; l’ISIS ha colpito sia in Medio Oriente che in Europa. Inoltre, esistono segnalazioni di membri di Boko Haram addestrati in Somalia e in un campo Tuareg nel Mali. Il terrorismo è un fenomeno sempre più internazionale.

I “foreign fighters

Questo termine descrive, individui che “dal loro paese di abituale residenza, si recano in un’area in conflitto, all’estero, per unirsi ad una fazione armata non statale e sono motivati da ideologia, religione o affinità etnica”[9]>. Questa definizione esclude i mercenari. Il fenomeno non è nuovo. Lo si è visto dalla Guerra di Spagna a quella Arabo-Israeliana del 1948, a quelle in Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Dagestan, Mali, Somalia, Yemen e altre ancora. Oggi si presta particolare attenzione ai “foreign fighters” che si recano in aree controllate da movimenti terroristi internazionali, specialmente in Siria e Iraq. Si stima che almeno 20.000 stranieri siano andati a combattere in Afghanistan fra il 1980 e il 1992 e che, fra il 2011 e il 2014, fra 25.000 e 30.000 individui si siano recati in Siria e Iraq da almeno 100 paesi. Circa il 65% di essi proviene da paesi appartenenti all’Organization for Islamic Cooperation (OIC). Il paese da cui proviene il contingente più numeroso è la Tunisia (circa 5.000) seguita dall’Arabia Saudita (circa 2.500). Al di fuori dell’OIC, Russia e Francia sono i paesi maggiormente rappresentati. Gli stati sono particolarmente preoccupati dal potenziale terrorista dei “foreign fighters” rientrati. In Francia, a metà 2014, si stimava che ce ne fossero 180, 76 dei quali agli arresti. Quali sono le motivazioni che spingono migliaia di persone, soprattutto giovani, a diventare “foreign fighters”? Il Rapporto, sulla base di numerosi studi, ne identifica quattro: 1) fattori identitari, 40% 2) rabbia e vendetta per abusi che si ritengono perpetrati ai danni di un gruppo politico, etnico o religioso, 30% 3) ricerca di uno “status”, desiderio di essere considerati e sentirsi “importanti”, 25%, (viene spontaneo pensare  a Abdelhamid Abaaoud, la “mente” degli attentati di Parigi del 13 novembre) 4) la ricerca del brivido, dell’eccitazione (5%). Da uno studio sui foreign fighters unitisi ad Al-Qaeda, è risultato che, nella maggior parte dei casi, questi non erano “pazzi psicopatici”, non mostravano un profilo socio-economico dominante, non erano stati avvicinati dal movimento ma si erano avvicinati loro ad esso e, significativo, avevano una scarsa conoscenza dell’Islam.

I “lupi solitari”

Dal 2006 al 2014, il 70% degli attacchi terroristi nei paesi occidentali è stato condotto da singoli individui, senza affiliazioni e senza il supporto di gruppi specifici: i cosiddetti “lupi solitari”. L’80% di questi attacchi non era di matrice islamica ma aveva radici in sentimenti nazionalisti, animosità antigovernative, estremismo politico e sostegno a varie forme di “supremazia” razziale, politica, religiosa. A questo gruppo appartiene, per esempio, Anders Breivik che, il 22 luglio del 2011, in Norvegia, uccise 77 persone e ne ferì altrettante in nome di un delirante miscuglio ideologico anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamico e anti immigrazione[10].

Terrorismo e rifugiati

I due fenomeni sono intimamente legati. Nel senso che i paesi col più alto numero di attacchi e vittime del terrorismo sono anche, comprensibilmente, quelli dai quali fugge la maggioranza dei profughi che bussano alle porte dell’Unione Europea ma, in misura molto maggiore, a quelle di altri paesi, come Egitto, Giordania, Iraq, Libano, Turchia. Agi inizi del 2015, tra rifugiati e sfollati, erano circa 60 milioni le persone costrette a lasciare le loro case per sfuggire a guerre, violenza, persecuzioni e terrorismo.  Di questi, circa 12 milioni provenivano dalla sola Siria. Molti si chiedono se fra i richiedenti asilo si possano annidare potenziali terroristi. E’ possibile ma occorre ricordare che il paese europeo che ospita il maggior numero di rifugiati, la Germania, non ha subito un solo attacco terrorista dal 2007 ad oggi. La vigilanza è necessaria. Una analisi razionale è, ugualmente necessaria. Ed è più utile di reazioni isteriche e propagandiste prive di basi reali.

I determinanti del terrorismo

In questo complesso e controverso campo, il Rapporto mette a confronto determinanti trovati statisticamente correlati al terrorismo in paesi che fanno parte della OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo) e in paesi che non ne fanno parte e identifica fattori comuni a tutti i paesi. Ci limitiamo ad elencare questi ultimi: bassi livelli di sicurezza, alti livelli di rivendicazioni da parte di singoli gruppi (sociali, religiosi, etnici), violenza su base religiosa, scarso rispetto dei diritti umani, instabilità politica, politiche che limitano le libertà religiose, alti livelli di terrorismo politico. Fra il 1989 e il 2014, l’88% degli attacchi terroristi sono avvenuti in paesi in preda a conflitti violenti.

I costi legati al terrorismo e alle attività per controllarlo

Nel 2014 i costi legati al terrorismo sono aumentati del 61% e sono stati stimati a 52,9 miliardi di dollari. Queste stime sono fatte calcolando i costi diretti e indiretti legati alle vite perse, alle proprietà distrutte o danneggiate, ai riscatti pagati, agli investimenti sospesi o annullati. In Nigeria, i mancati investimenti dovuti a Boko Haram sono stati stimati a 6,1 miliardi di dollari nel solo 2010, un calo del 30% rispetto all’anno precedente. I costi legati alle attività per il controllo del terrorismo ammontano a circa 117 miliardi di dollari. I costi economici e umani di omicidi e altri crimini violenti non legati al terrorismo sono stati 32 volte maggiori (1.700 miliardi di dollari) e le vittime 13 volte superiori a quelle del terrorismo (437.000).

E allora?

Alla fine di questa breve carrellata di cifre ci siamo chiesti se essa abbia un senso. Ci siamo dati una risposta affermativa anche se un po’incerta. Una visione a più dimensioni di un fenomeno così complesso può aiutare, sia pure marginalmente, a capirlo, a distinguere fra aneddoti e realtà. E capire è sempre una cosa utile. Anche capire di non riuscire a capire.

 

Risorse: Global Terrorism Index 2015 [PDF: Mb]

Bibliografia

  1. Boko Haram deadliest massacre: 2.000 feared dead in Nigeria.  The Guardian, 10.01.2015
  2. I ragazzi di Varese hanno ragione: I morti sono tutti uguali, Famiglia Cristiana, 19.11.2015
  3. BOKO HARAM, the history of Africa’s most notorious terrorist group. Charles Rivers Edtors, 2015
  4. Who are Nigeria’s Boko Haram Islamists? BBC, 04.05.2015
  5. Analysis, Islamic State strengthens ties with Boko Haram. BBC, 24.04.2015
  6. Seven-year-old girl’ kills herself and five others in Nigeria suicide bombing. The Guardian, 22.02.2015
  7. Trend: Girls used as suicide bombers. The Root, 01.11.2015
  8. Stars on their shoulders, blood on their hands, war crimes committed by the Nigerian military, London. Amnesty International, June 2015
  9. Foreign Fighters under international law, Academy Briefing N° 7. Geneva Academy of International Humanitarian Law and Human Rights, October 2014
  10. One of Us review – compelling account of Norway’s lone-wolf killer. The Guardian, 08.03.2015

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