Verso l’eradicazione della polio

polioEnrico Tagliaferri

Soltanto il Pakistan e l’Afghanistan sono ancora paesi endemici per la poliomielite. Non siamo mai stati così vicini a sconfiggere la malattia una volta per tutte. L’anno scorso sono stati registrati 359 casi in nove paesi e quest’anno solo 43. Ottenere questo successo è costato sinora 11,3 miliardi di dollari, di cui 1,1 messo a disposizione dai paesi endemici, il resto da più di 80 donatori internazionali.


Il 25 settembre scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che la Nigeria non è più da considerarsi un paese endemico per poliomielite, visto che non si registrano più casi da un anno.[1] Era l’ultimo paese africano in cui ancora si trovava il virus, il che significa che adesso l’intero continente può considerarsi libero da questa terribile malattia. Le Americhe sono state dichiarate libere dalla polio nel 1994, l’Europa nel 2002, il Sud Est asiatico nel 2014, la regione del Pacifico nel 2000. Si dovrà ancora mantenere efficiente il sistema di sorveglianza, ma è un enorme passo avanti sulla strada dell’eradicazione del virus.

Il poliovirus infatti, che ha nell’uomo l’unico ospite, può essere eliminato una volta per tutte, se non vi sono più casi umani per un periodo sufficiente. Sarebbe la seconda malattia infettiva ad essere eradicata dopo il vaiolo.

Questi risultati si devono in buona parte alla Global Polio Eradication Initiative, partnership pubblica-privata lanciata nel 1988, durante il quale sono rimasti paralizzati 350.000 bambini in 125 paesi. L’anno scorso sono stati registrati 359 casi in nove paesi e quest’anno solo 43. Ottenere questo successo è costato sinora 11,3 miliardi di dollari, di cui 1,1 messo a disposizione dai paesi endemici, il resto da più di 80 donatori internazionali. Per fare un confronto, per eradicare il vaiolo sono stati sufficienti, si fa per dire, 280 milioni di dollari e 14 anni. L’obiettivo, adesso è eradicare la polio entro il 2019.

Rimangono soltanto due paesi endemici per la polio: il Pakistan e l’Afghanistan. Non è un caso. Si tratta di paesi con ampie zone di guerra più o meno dichiarata, con villaggi di montagna difficilmente raggiungibili, profughi in movimento, anche attraverso il lungo e incontrollato confine tra i due paesi, servizi sanitari carenti e non sempre accessibili da persone senza mezzi di trasporto. Per capire le difficoltà che devono affrontare i programmi di vaccinazione basta dire che dal 2013 sono stati uccisi in Pakistan almeno 60 tra vaccinatori per la polio e personale di sicurezza[2].

Che esista una stretta relazione tra guerra e salute è chiaro e dimostrato. Ricordiamo anche quello che è successo in Siria: dopo lo scoppio della guerra c’è stato un crollo della copertura vaccinale, un deterioramento delle condizioni igieniche, e di conseguenza nuovi casi di polio[3].

Purtroppo la polio può essere reintrodotta anche in paesi dove era scomparsa da tempo. Finché un solo caso di polio ci sarà nel mondo la battaglia non sarà vinta. Per questo anche nel nostro paese dobbiamo continuare a vaccinare i nostri bambini con l’antipolio oltre che con gli altri vaccini raccomandati. Anche il morbillo, che può decorrere in forma grave ed è ancora una delle principali cause di morte nei bambini nei paesi poveri, potrebbe essere eliminato grazie al vaccino, ma la copertura è ancora insufficiente.

Anzi, negli ultimi anni in Italia si è registrato purtroppo un lieve calo della copertura sia per le vaccinazioni obbligatorie che per quelle raccomandate (Figura 1).

Figura 1. Italia. Andamento della copertura vaccinale per 3 dosi di polio e 1 dose di morbillo a 24 mesi dal 2000 al 2013. Fonte: Ministero della Salute

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Per quanto riguarda la polio, la copertura vaccinale rimane comunque alta e il rischio di un ritorno della malattia, anche per le modalità di trasmissione e le condizioni igieniche del nostro paese, è minimo. Riguardo al morbillo invece, il punto è che la copertura era e rimane bassa e l’obiettivo fissato per la fine del 2015 di eliminare il morbillo in Italia, è ormai chiaro, non verrà raggiunto.

Un’indagine sui determinanti del rifiuto dell’offerta vaccinale condotta dopo la sospensione dell’obbligo vaccinale nella Regione Veneto ha rilevato che la scelta di non vaccinare i figli è legata alla percezione di pericolosità delle malattie oggetto di vaccinazione, al timore di effetti collaterali, soprattutto a distanza, e alle fonti informative utilizzate[4]. In proposito ricordiamo come l’accesso tramite internet ad una massa sconfinata di informazioni ed opinioni, non filtrate da professionisti o istituzioni, rappresenti un’opportunità ma anche un rischio. La vaccinazione è un atto di responsabilità verso i nostri figli, verso gli altri bambini che fanno parte della stessa comunità, che oggi è la comunità del mondo, e verso i bambini del futuro.

Enrico Tagliaferri, infettivologo, Azienda ospedaliero-universitaria pisana.

Bibliografia

  1. Maurice J. And then there were two polio-endemic countries. The Lancet 2015; 386
  2. Pakistan gunmen wound polio guard in Karachi. BBC News, 19.01.2015.
  3. Tagliaferri E. Guerra e malattie: la poliomielite in Siria. Saluteinternazionale.info, 18.11.2013.
  4. Progetto “Indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’ Offerta Vaccinale nella Regione Veneto” Report di Ricerca, Analisi dei Dati e Indicazioni Operative  [PDF: 2,4 Mb] (DGR n. 3664 del 25.11. 2008 – All. B) (del. Az. ULSS 20 n. 278 del 27.05.2009)

 

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