Home » Aree, Salute globale

Meningite in Toscana. La speranza è nel gregge

Inserito da on 10 febbraio 2016 – 10:233 commenti

MeningitePier Luigi Lopalco

I livelli di copertura vaccinale raggiunti finora grazie alla campagna straordinaria di vaccinazione nelle fasce di età più importanti per la trasmissione (adolescenti e giovani adulti) sono comunque insoddisfacenti e certamente al di sotto dei livelli necessari per ottenere la riduzione della circolazione del batterio fra i portatori. È necessario dunque impegnarsi per aumentare le coperture.


La meningite meningococcica è, fra le malattie infettive, una di quelle che fa più paura. Imprevedibile, colpisce indistintamente bambini, adolescenti ed adulti. Ha un decorso spesso fulminante e può sconvolgere la vita di una famiglia portando da un giorno all’altro morte o disabilità permanente. Se paragonata ad altre malattie infettive la sua frequenza è mediamente bassa, ma in certi periodi si manifesta in alcune zone geografiche più o meno ampie con una frequenza insolitamente elevata. È allora che scatta “l’allarme meningite” dal forte impatto mediatico, con conseguente panico fra la popolazione e pressione sulla sanità pubblica. Ma a cosa è dovuto questo strano comportamento del meningococco?

I meccanismi che sono alla base del comportamento epidemiologico del meningococco sono ancora poco chiari. Il meningococco è un ospite abbastanza frequente del nostro naso-faringe. La frequenza di portatori asintomatici è bassa fra i bambini piccoli, aumenta fra gli adolescenti e giovani adulti, per poi diminuire ancora nell’età avanzata. Studi condotti su campioni di adolescenti e giovani adulti hanno rilevato la presenza di meningococco fino ad uno su dieci soggetti asintomatici. Un soggetto portatore asintomatico può ospitare lo stesso ceppo di meningococco per mesi e quindi contribuire alla sua diffusione nella popolazione. Nonostante l’elevata frequenza di portatori, i casi di malattia sono usualmente sporadici. Ma, come accennato prima, sono descritte – in Europa come nel nostro Paese – aree di iperendemia caratterizzate da ondate epidemiche con un numero di casi decisamente superiore all’atteso.

L’esperienza più nota è certamente quella che si verificò alla fine degli anni ’90 nel Regno Unito. L’incidenza di meningite meningococcica passò in pochi anni da 2,8 a 5,3 casi per 100.000 abitanti. La maggior parte dei casi era dovuta ad un ceppo particolarmente virulento appartenente al sierogruppo C. In quegli anni si era appena reso disponibile un vaccino contro il meningococco C che fu subito utilizzato per un programma di vaccinazione di massa che iniziò nell’autunno 1999. La vaccinazione avrebbe coinvolto tutta la popolazione di Inghilterra e Galles fra 4 mesi e 17 anni di età: in tutto 12 milioni di bambini ed adolescenti! La campagna iniziò con la vaccinazione di adolescenti fra i 15 e 17 anni (la fascia di età all’epoca più colpita) e poi via via interessò il resto della popolazione bersaglio. Completata la vaccinazione fino ai 17 anni, il vaccino fu offerto – a partire dal gennaio 2002 – a tutti i giovani fino a 25 anni. L’impatto di questa campagna straordinaria di vaccinazione ha fatto storia (oltre ad aver fruttato al suo ideatore, Prof David Salisbury, numerose onorificenze). Almeno l’85% dei ragazzi fra i 5 e i 17 anni furono velocemente vaccinati e la copertura vaccinale di routine nei nuovi nati raggiunse presto livelli del 90%. L’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia fu stimata fra l’83% e il 100% nei diversi gruppi di età[1]. Ma l’evidenza più importante raccolta all’epoca fu la capacità del vaccino di prevenire lo stato di portatore, stimata intorno al 75%. L’impatto del vaccino è dunque sia diretto (protezione individuale dalla malattia) sia indiretto per via della immunità di gregge: la riduzione fino al 75% dei portatori asintomatici, infatti, porta benefici epidemiologici molto superiori producendo una riduzione generale della circolazione del batterio con conseguente protezione indiretta anche delle fasce di età non vaccinate.

In Italia la vaccinazione di routine dei nuovi nati contro la meningite C è stata introdotta tardivamente e con risultati di copertura piuttosto deludenti. In assenza di eventi iperendemici, infatti, la richiesta del vaccino da parte dell’utenza è stata mediamente bassa e gli operatori sanitari sono stati abbastanza tiepidi nel consigliare questa vaccinazione. A questo si aggiunge il fatto che il valore economico di questa vaccinazione di massa non è spesso sufficiente a giustificarne l’utilizzo in condizioni di normale endemia.

La situazione epidemiologica registrata negli ultimi mesi in Toscana indica senza dubbio una condizione di iperendemicità per meningite meningococcica[2]. Come plausibilmente atteso, l’impatto sulla sanità pubblica di questo evento – nonostante la risposta piuttosto energica – è stata notevole. Lo so che è poco elegante autocitarsi, ma proprio pochi mesi fa scrivevo alcune considerazioni su questo blog, a proposito dell’allarme meningite, sulla necessità di avere un estintore pronto e funzionante se si vogliono prevenire gli incendi (vedi post Allarme meningite: tutti di corsa a vaccinarsi).

I casi di meningite registrati in Toscana coinvolgono un range di età estremamente ampio. Per ovvi motivi di fattibilità sarà impossibile coprire con la vaccinazione una popolazione così ampia. Dovrà pertanto essere necessario affidarsi all’effetto di protezione del gregge. Il vaccino antimeningococco ha dimostrato di poterlo fare. Purtroppo i livelli di copertura raggiunti nelle fasce infantili non hanno potuto sortire nessun effetto limitante. I livelli di copertura vaccinale raggiunti finora grazie alla campagna straordinaria di vaccinazione nelle fasce di età più importanti per la trasmissione (adolescenti e giovani adulti) sono comunque insoddisfacenti e certamente al di sotto dei livelli necessari per ottenere la riduzione della circolazione del batterio fra i portatori. È necessario dunque impegnarsi per aumentare le coperture. L’esperienza inglese ci insegna che, considerando un efficacia del vaccino stimata intorno al 75% nel bloccare i portatori, vaccinando l’80% di un gruppo di età in effetti si potrebbe ridurre del 60% il numero di portatori. Per far questo servirebbe un impegno straordinario della sanità pubblica, insieme ad un sensibile rafforzamento dei servizi vaccinali. Contemporaneamente, questa esperienza dovrebbe servire a ricordare (a proposito di estintore) quanto sia importante mantenere alti i livelli di copertura routinaria nell’infanzia in modo da abbassare stabilmente, e sul lungo periodo, la frequenza dei portatori nella popolazione.

Pier Luigi Lopalco, Professore Associato di Igiene, Università di Bari, già Head of Scientific Assessment Section, ECDC, Stoccolma.
Bibliografia

  1. Campbell H, Borrow R, Salisbury D, Miller E. Meningococcal C conjugate vaccine: the experience in England and Wales. Vaccine 2009; 27 Suppl 2:B20-9.
  2. Dal 2015 in Toscana si sono verificati 50 casi di meningite: 38 nel 2015 (di cui 31 da ceppo C, 5 di ceppo B, 1 da ceppo W, 1 non identificato) e 12 nel 2016 (di cui 10 da ceppo C, 1 da ceppo B, 1 da ceppo W), con 9 decessi (di cui 8 da ceppo C e 1 da ceppo B).

 

image_pdfScarica il PDF
Tag:,

3 commenti »

  • Giuseppe ha detto:

    “Fare di più non significa fare meglio”. Questo era il titolo di un post molto apprezzato comparso tempo fa su questo sito. Ecco questo principio vale anche per la situazione relativa alla vaccinazione antimeningococco C, che si è venuta a creare in Toscana. Innanzitutto voglio ringraziare il Prof. Loparco, che con i suoi due articoli ci ha ricordato le caratteristiche salienti della meningite da meningococco.
    Di fronte alla situazione epidemiologica descritta, la Regione Toscana ha prima preso la decisione di estendere la vaccinazione con vaccino A,C,W,Y oltre ai ragazzi fra gli 11 e i 20 anni, alle persone dalla classe di età 20-45 anni e successivamente, proprio in questi giorni, di estendere tale vaccinazione a tutte le età nelle province di Firenze, Prato e Pistoia dove si sono verificati il numero maggiore di casi. In quell’ area metropolitana vivono circa 1 milione e 600mila persone. Quest’ ultima decisione è stata annunciata precipitosamente agli organi di informazione, prima che ai Servizi sanitari che devono erogare le prestazioni. In epoca di social network lascio a voi immaginare l’ allarme che si è creato e la richiesta di chiarimenti ai vari “front-office”, compresi gli ambulatori dei MMG. Per giunta tutti sapevano che le disponibilità di vaccino, o erano già esaurite, o stavano esaurendosi.
    Alcuni commenti su tali decisioni:
    1 Da tempo sapevamo che la vaccinazione era consigliata nei nuovi nati (vaccino anti-C) e negli adolescenti. Peraltro è proprio negli adolescenti e giovani adulti che si ritrova la maggior parte dei portatori.
    Aver esteso la vaccinazione alla popolazione di qualsiasi età, inevitabilmente porterà ad una minor attenzione al target principale, dove la copertura vaccinale ad oggi, a distanza di quasi un anno dall’ inizio dell’ iperendemia è tutt’ altro che soddisfacente. In alcune realtà meno preparate, questa emergenza organizzativa ha messo in ginocchio i servizi vaccinali a tal punto da portare ad un ritardo, o a una riduzione delle usuali vaccinazioni pediatriche, proprio in un momento in cui crescono fasce di popolazione che per motivi ideologici si oppongono alle vaccinazioni. I servizi vaccinali, da un paio di anni, erano già sotto pressione perché la nuova vaccinazione contro il meningococco B richiede la somministrazione in seduta separata rispetto agli altri vaccini.
    3.Visto che alla fine degli anni ’90 in Inglilterra e Galles si era verificata una situazione epidemiologica analoga a quella di oggi in Toscana non si poteva fare una telefonata al Prof. Salisbury che aveva fronteggiato con successo quella situazione di crisi? E forse anche più vicino le competenze scientifiche non mancavano.
    4 Le decisioni sulle vaccinazioni non si improvvisano, devono seguire le strategie, la programmazione suggerita dagli esperti in materia.NOn a caso si fanno i Piani di vaccinazione. La storia insegna: es. compagna di immunizzazione di massa nel 1964 con il Sabin nei bambini da 6 mesi ai 14 anni; strategia vaccinale seguita per la lotta contro l’ epatite B.
    Permettetemi 2 battute finali:
    -Lo stesso giorno che si è diffusa la notizia della vaccinazione di massa, mio padre persona sana di 92 anni, attenta alla propri salute, mi ha chiesto se deve vaccinarsi. Cosa devo rispondergli?
    -Il Prof. Loparco ci ricorda il comportamento della malattia che è “particolarmente bizzarro e imprevedibile”. Ecco con questi aggettivi la malattia assume un aspetto antropomorfo, ci ricorda il carattere di alcune persone, che conosciamo.
    Grazie dell’ attenzione.

  • fabry ha detto:

    gia’ nel 2013 se ne parlava :

    10 apr 2013

    – Gli sviluppi delle indagini sui casi di meningite in Italia sembrano confermare il ruolo giocato da ceppi di meningococco importati, e la presenza di 4 milioni di immigrati sul territorio nazionale non puo’ piu’ essere ignorata o sottovalutata dalle autorita’ sanitarie nazionali e regionali, che dovrebbero varare un programma di prevenzione e un censimento sullo stato vaccinale di queste persone. E’ l’allarme lanciato da Walter Pasini, Direttore del Centro OMS Medicina del Turismo.

    “La circolazione in Italia di un elevato numero di africani provenienti dalla cosiddetta ‘cintura meningococcica’ (senegalesi, ivoriani, etiopi, somali) – avverte Pasini – pone il rischio di meningite anche da meningococco A, Y e W135. Contro i ceppi A,C,W135 ed Y esiste peraltro un vaccino, obbligatorio per i militari ed i pellegrini a La Mecca, che pero’ conferisce un’immunita’ di soli 3 anni. Contro il solo meningococco C esiste invece un vaccino coniugato che da’ immunita’ per la vita. Oltre alla meningite, l’impatto della presenza di immigrati sulla salute pubblica riguarda malattie trasmesse per via alimentare, come l’epatite A e la febbre tifoide, in considerazione della presenza di immigrati nelle cucine dei ristoranti, malattie sessualmente trasmesse, come HPV, AIDS, sifilide e gonorrea, legate alla prostituzione e soprattutto la tubercolosi, malattia considerata debellata, ma che sta conoscendo una significativa ripresa in tutta Europa, anche in forme antibiotico-resistenti”.

    I rischi, precisa l’esperto dell’Oms, derivano soprattutto “dagli immigrati clandestini che sfuggono, in quanto tali, a ogni forma di controllo. Pur senza alcuna forma di discriminazione e nello spirito della massima solidarieta’ – suggerisce – le autorita’ nazionali e regionali devono realizzare senza indugio piani di prevenzione che prevedano controlli sanitari alla popolazione immigrata. Tale censimento deve riguardare lo stato vaccinale, la presenza di malattie infettive, prime fra tutte la tubercolosi in considerazione della sua possibilita’ di trasmissione negli ambienti chiusi e delle difficolta’ che potrebbero riscontrarsi nel suo trattamento. Tale censimento non andrebbe a vantaggio della salute pubblica della popolazione italiana, ma anche e soprattutto di quella immigrata”.

  • Gavino Maciocco ha detto:

    Come scrive Pasini in Africa le epidemie riguardano i ceppi A e W135, mentre in Italia circolano i ceppi C (il più temibile) e in misura minore il ceppo B. Tirare in ballo gli immigrati è chiaramente provocatorio, anche perchè nessun caso si è verificato tra gli immigrati.
    Vedi anche:
    http://www.meningvax.org/epidemics-africa.php

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento qui sotto, o trackback dal tuo sito. È anche possibile Comments Feed via RSS.

Sii gentile. Keep it clean. Rimani in argomento. No spam.

È possibile utilizzare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo è un Gravatar-enabled weblog. Per ottenere il tuo globalmente riconosciute-avatar, registri prego a Gravatar.

Pin It on Pinterest