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Niente asilo senza vaccino. Sono guelfo o ghibellino?

Inserito da on 23 gennaio 2017 – 10:525 commenti

Pier Luigi Lopalco

La scelta di porre un filtro per sancire un diritto/dovere sacrosanto, condiviso fra individuo e comunità qual è quello di vaccinare i nostri bambini, mi sembra ragionevole di fronte ad una seria minaccia, anche solo potenziale, per la salute pubblica. Non bisogna però pensare che questo da solo possa bastare a invertire la rotta. Bisognerà lavorare, e lavorare duro, per aumentare la fiducia dei nostri utenti e rompere tutti i meccanismi consci e inconsci che bloccano la decisione vaccinale di molti genitori di oggi.


È cronaca degli ultimi mesi la scelta di diverse amministrazioni locali o regionali di introdurre una qualche forma di obbligo ad esibire il certificato vaccinale per accedere a nido o scuole materne. Ha aperto la strada la Regione Emilia Romagna, limitando l’iscrizione agli asili nido solo ai bambini che dimostrino di aver eseguito le vaccinazioni per cui esista un obbligo vaccinale (tetano, difterite, poliomielite ed epatite B). Analoga decisione ha preso il Comune di Trieste il quale, proprio in questi giorni, ha incassato una sentenza favorevole del TAR del Friuli Venezia Giulia che ha respinto il ricorso di alcune famiglie che avevano impugnato la delibera del Consiglio Comunale.

Inutile dire che tali decisioni abbiano sollevato un vespaio di polemiche. Paradossalmente da entrambi fronti. Dagli anti-vaccinisti che vedevano rafforzare un obbligo da loro fortemente osteggiato. Dai favorevoli alle vaccinazioni che evidenziavano, fra le altre cose, la contraddizione di sottolineare una distinzione ormai obsoleta fra vaccini “obbligatori” e “raccomandati”, quando fra questi ultimi sono incluse vaccinazioni (come morbillo e rosolia) assolutamente prioritarie per le quali si registra il calo maggiore delle coperture.

Perché il problema è proprio qui: un calo delle coperture per le vaccinazioni dell’infanzia è stato registrato, in varia misura, in tutte le regioni italiane. Quello che preoccupa le autorità sanitarie non è al momento la stima puntuale nell’ultimo o penultimo annuo, quanto un pericoloso trend in discesa[1] (Figure 1 e 2). Questo trend, ad esempio, rende sempre più improbabile anche il rispetto di impegni internazionali quali l’eliminazione del morbillo e rosolia, malattie per cui la copertura vaccinale è molto lontana dai livelli di sicurezza desiderati. E proprio morbillo e rosolia rientrano fra le famigerate vaccinazioni “facoltative” per cui, ad esempio, non sarebbe previsto in Emilia Romagna o a Trieste un filtro per l’iscrizione al nido.

Sulla scorta – anche – delle discussioni seguite alla decisione dell’Emilia Romagna, il gruppo tecnico che ha stilato un’analoga proposta di legge per la Regione Toscana ha incluso in questo filtro necessario per la frequenza di nido, materne e altre comunità infantili, non solo le vaccinazioni per cui esiste un obbligo di legge nazionale, ma tutte le vaccinazioni dell’infanzia incluse nel Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (da tempo incluse nei LEA e, pertanto, proposte con offerta attiva e gratuita dalla Regione).

Figura 1. Copertura vaccinale. Italia, 2009-2015

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Figura 2. Copertura vaccinale. Toscana, 2009-2015

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Come in Emilia Romagna, anche in Toscana si attende la partenza del fuoco incrociato contro questa decisione. L’attacco degli anti-vaccinisti è scontato e non è mia intenzione affrontare qui le loro probabili argomentazioni. Ma come si comporterà il fronte “moderato”? Di coloro, cioè che non mettono in dubbio l’importanza delle vaccinazioni, ma considerano controproducente ogni tipo di forzatura alla decisione vaccinale individuale, vista come scelta ponderata e motivata di ogni genitore? Il caso Emilia Romagna ha aperto un vivacissimo dibattito all’interno della comunità di esperti di sanità pubblica con voci anche autorevoli che si sono dimostrate molto scettiche sulla scelta regionale. Tale dibattito, inoltre, è stato ulteriormente inasprito dalla strumentalizzazione fatta con scopi di battaglia politica. Non oso immaginare quanto acceso sarà il dibattito in Toscana, terra dei guelfi e ghibellini.

Gli argomenti di chi ha contestato la decisione dell’Emilia Romagna si possono fondamentalmente sintetizzare in due punti (non me ne vogliano i lettori per questa estrema semplificazione):

  1. La sopra citata, controproducente, sottolineatura della distinzione fra vaccini “obbligatori” e “facoltativi”;
  2. L’assenza di evidenze scientifiche che dimostrino l’efficacia di queste forme di “obbligo”.

La scelta del gruppo tecnico toscano, includendo nel “filtro” tutte le vaccinazioni comprese nei LEA, smonta la prima critica. Resta il secondo punto, cioè il fatto che non esistano evidenze scientifiche che l’obbligo vaccinale aumenti i livelli di copertura. L’esperimento fatto in Veneto[2], appunto di sospensione dell’obbligo per quelle vaccinazioni per le quali era sancito da obsolete leggi nazionali, sembra non aver avuto un grosso impatto sulle coperture (anche se, a detta di molti, a fronte di un significativo maggiore impegno da parte dei servizi vaccinali). Se allarghiamo lo sguardo, esistono molti Paesi nel Nord Europa, dove in assenza di alcuna forma di obbligo le coperture per morbillo e rosolia sono superiori al 95% e l’obiettivo OMS è stato raggiunto. Cosa ci dice, allora, che questa decisione aiuterà la sanità pubblica? Potrebbe, al contrario, stimolare le reazioni di contrasto e riaccendere la miccia del fronte anti-vaccinista?

Il fenomeno dello scetticismo vaccinale, negli ultimi anni, è stato studiato a fondo. Un modello molto convincente che cerca di descrivere il fenomeno della cosiddetta vaccine hesitancy è stato messo a punto dal gruppo di esperti dell’OMS di Copenhagen[3]. È il cosiddetto modello delle 3C, che spiega lo scetticismo vaccinale come la somma di mancanza di Confidence (fiducia nelle vaccinazioni), presenza di Complacency (inerzia a prendere una decisione sicuramente impegnativa), assenza di Convenience (mancanza di “convenienza” a vaccinarsi).

Se accettiamo come convincente questo modello, allora la scelta della Toscana certamente può intervenire con forza contro la complacency (smuovere l’inerzia) e, in certa misura, fornire uno stimolo alla convenience (l’accesso alle strutture di supporto all’infanzia è certamente conveniente).

Potrebbe essere dunque uno strumento di supporto per superare lo scetticismo alle vaccinazioni. Resta comunque da soddisfare la terza C, la confidence. A questo devono pensarci medici, operatori del settore e la sanità nel suo insieme.

La scelta da parte della Regione di porre un filtro per sancire un diritto/dovere sacrosanto condiviso fra individuo e comunità qual è quello di vaccinare i nostri bambini, mi sembra ragionevole di fronte ad una seria minaccia, anche solo potenziale, per la salute pubblica. Non bisogna però pensare che questo da solo possa bastare a invertire la rotta. Bisognerà lavorare, e lavorare duro, per aumentare la confidence dei nostri utenti e rompere tutti i meccanismi consci e inconsci che bloccano la decisione vaccinale di molti genitori di oggi. Se la scelta regionale non viene accompagnata da iniziative che vadano in questo senso rischia di diventare un esperimento fallito. Con grossa gioia dei guelfi. O dei ghibellini?       

Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene, Università di Pisa.

Bibliografia

  1. Regione Emilia-Romagna. Assessorato Politiche per la Salute. Coperture vaccinali nell’infanzia e nell’adolescenza, anno 2015 [PDF: 1,44 Mb].
  2. Regione Veneto. Legge Regionale 7 del 23 marzo 2007. Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva.
  3. Immunization, Vaccines and Biologicals. Addressing vaccine hesitancy. WHO, Last update June 2016.

 

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5 commenti »

  • ANDREA LOPES PEGNA ha detto:

    Forse Gavino ha fatto bene a non addentrarsi sulle motivazioni delle persone che decidono di non vaccinare i loro figli per i rischi eventuali per loro legati alla vaccinazione, riportati quale causa della loro scelta; basta digitare su google “i vaccini fanno male” e arrivano tantissimi blog dove si trova di tutto e di più; tutto naturalmente asserito senza un filo di prova scientifica, senza uno studio randomizzato e controllato che confermi queste asserzioni. Penso comunque che se il neonato fosse capace di esprimere un consenso informato in merito alla vaccinazione, sarebbe sicuramente in disaccordo con i propri genitori che dicono NO al vaccino. E se il pericolo di non vaccinarsi, ipotetico allo stato attuale come dice giustamente Gavino, un domani diventasse veramente realtà? Con chi se la potrebbero rifare i neonati una volta diventati adulti? Nella Bibbia prevale il diritto “oggettivo” e quello “soggettivo” passa in secondo piano; se una persona subisce un furto è la comunità che si sente ferita e non solo il singolo rapinato; per questo è la comunità che per prima cosa si fa carico di risarcire chi ha subito il furto (diritto civile), perché in questo modo risarcisce di fatto il danno subito da tutta la comunità; secondariamente cercherà di trovare il ladro per la sua punizione (diritto penale). Così, in analogia, rispetto al diritto del singolo che fa scelte che si ripercuotono negativamente non solo sul singolo (il figlio neonato), ma su tutta la comunità, essendo questa colpita dalla sua scelta, forse è bene che prevalga l’obbligo da parte del singolo ad eseguire certe misure come la vaccinazione, rispetto alla sua libertà di scelta
    Andrea

  • Franco Anedda ha detto:

    A proposito di confidence: a pagina 78 del PNPV si legge l’ennesimo buon proposito: “Informatizzazione anagrafe vaccinale a livello regionale: principali funzionalità e data set minimo”.
    Se si vuole aumentare la fiducia della popolazione nelle vaccinazioni, si dovrebbe mettere ordine ad un sistema che, oggi, non è assolutamente in grado di monitorare eventuali reazioni avverse, a breve, medio e lungo termine.
    Altre Nazioni lasciano libertà di scelta, pur avendo una percentuale di non vaccinati che ormai supera il 20%, è il caso della Svizzera, ma pure in Austria e Germania i non vaccinati sono molto numerosi, e nessuna legge prevede sanzioni.
    In Italia, i dati, comunicati all’ISS dalle Regioni, sono inattendibili ed i non vaccinati, per le quattro vaccinazioni obbligatorie, sono ben più del 7% di cui si parla tra gli addetti ai lavori.

    Dividersi in guelfi e ghibellini su una questione di Sanità pubblica è irrazionale.
    Ha più senso informatizzare (siamo nel 2017) la gestione della salute della popolazione, tenere memoria di tutti i farmaci somministrati, compresi i vaccini, e, in un unico sistema informatizzato, creare i Registri per tutte le patologie.
    Ci si metta in condizione di avere i dati, per poi poterli mettere a disposizione delle Università e di ricercatori senza conflitto di interessi, come quelli della Fondazione GIMBE e della Cochrane.

    Per mettere fine alla diatriba sula sicurezza delle vaccinazioni di massa, basterebbe fare uno studio osservazionale longitudinale sullo stato di salute della popolazione “zero vaccini”.

    Negli USA questo studio è stato richiesto da tempo, da due membri del Congresso; l’elezione del Presidente Trump, il cui figlio minore potrebbe essere stato leso da una vaccinazione, dovrebbe creare, finalmente, le condizioni necessarie.
    Tale studio potrebbe essere multicentrico e pure l’Italia potrebbe partecipare.
    Non c’è altro strumento per mettere finalmente in luce l’esistenza o meno di eventuali correlazioni dei vaccini con alcune patologie e monitorare le epidemie in corso nella popolazione (tra le quali autismo, diabete 1, tumori, malattie autoimmuni, allergie et al), al fine di individuarne tutte le cause e rimuoverle, fin dove è possibile.

    L’obbligo vaccinale è ingiusto ed irrazionale: una Sanità basata sull’evidenza scientifica non ha bisogno di repressione, coercizioni e propaganda.

    “È solo l’errore che ha bisogno del sostegno del governo. La verità può esistere da sola.”
    Thomas Jefferson

    • Pier Luigi Lopalco ha detto:

      Carissimo Franco
      leggo con interesse le tue riflessioni, che sottoscrivo in pieno, specialmente per quanto riguarda la necessità di un processo di ammodernamento della raccolta dati nel sistema sanitario. Proprio a causa di questa arretratezza, purtroppo ancora oggi non abbiamo dati certi al 100% sulle coperture vaccinali; nel senso che i dati non sono tempestivi e probabilmente poco accurati. D’altro canto la serie storica sulle coperture è robusta, quindi i dati dei trend dovrebbero essere affidabili. Paragonare la nostra situazione a quella dei paesi di lingua tedesca è comunque impossibile: il retroterra storico-culturale è molto differente; in quei paesi qualsiasi legge che limiti le libertà personali è assolutamente improponibile. e comunque dal punto di vista delle coperture sono mediamente messi peggio di noi, con gruppi antivaccinisti ancora più attivi.
      Infine, sulla proposta di fare uno studio sulla popolazione “zero vaccini” non mi trovi d’accordo. Le evidenze di sicurezza a lungo termine delle vaccinazioni esistono. Impegnarsi in uno studio del genere credo sia solo una perdita di tempo e denaro. Farlo per cedere alle richieste degli antivaccinisti non mi sembra una motivazione sufficiente. Uno studio di popolazione dovrebbe partire solo quando esistono già evidenze, almeno sperimentali, che vadano in una certa direzione. Far partire uno studio di popolazione solo perchè un piccolo gruppo di persone ha messo su una teoria non è buona pratica scientifica. Abbiamo visto che danni e spreco di risorse abbia avuto la storia dell’autismo. Tutti quegli studi sarebbero potuti essere evitati. Si è, appunto, perso tempo e tanto tanto denaro.

  • SStefano ha detto:

    In realtà non ci sarebbe stata alcuna necessità di ulteriori Leggi. Per quanto mi è dato sapere le leggi sugli obblighi vaccinali prevedevano l’impossibilità di iscrivere il non vaccinato a qualunque forma di comunità scolastica, a partire dai nidi in “su”.
    Successivamente questa norma è stata emendata ma esclusivamente per le scuole dell’obbligo.
    Quindi l’obbligo permaneva per asili e materne, solo che nessuno si è mai curato di farlo rispettare.
    Questo è quanto mi risulta, non entro nella querelle se iniziative del genere servano effettivamente o meno.

  • vittorio carreri ha detto:

    Oggi, 28/1/2017 ho letto la notizia che l’accordo con le Regioni e il Ministero della Salute sull’obbligo di essere vaccinati per accedere alle scuole dell’infanzia è in stand by. Mi permetto di fare la seguente riflessione:” Spero che gli uffici ministeriali i gli istituti controllati dalla Lorenzin siano in futuro più cauti nell’interpretare gli accordi con le Regioni anche in materia di obbligo vaccinale. Contrapporre diritti costituzionali fondamentali come la tutela della salute e l’educazione dei cittadini sia un’operazione non solo inaccettabile ma anche inutile e pericolosa. Costringere il Ministro della salute a fare delle smentite non mi sembra il massimo. Inoltre utilizzare la salute dell’infanzia per operazioni prive di evidenze scientifiche, demagogiche, forse elettoralistiche e di potere non è cosa giusta e lodevole. Vittorio Carreri, medico igienista”

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