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Chi salverà il Servizio sanitario inglese?

Inserito da on 16 febbraio 2017 – 09:56Un commento

Gavino Maciocco

La crisi di questi giorni si manifesta con il più classico segnale del fallimento del sistema: ospedali che non riescono a ricevere i malati, dipartimenti di emergenza che scoppiano, chirurgia di elezione sospesa a tempo indeterminato (compresa quella oncologica), chiusura dei reparti di maternità. La reazione della premier Theresa May è stata quella di incolpare i medici di famiglia, accusandoli di non lavorare il fine settimana e minacciandoli di ritorsioni economiche.


La crisi del Servizio sanitario inglese (National Health Service – NHS) inglese non è di oggi. E’ una crisi ampiamente annunciata, provocata dalla riforma del governo Cameron, entrata in vigore nel 2013, e che ha avuto come caratteri distintivi: il sotto-finanziamento del sistema sanitario (e ancor più di quello sociale), la quasi totale privatizzazione dell’offerta, il mercantilismo nei rapporti tra i vari attori del sistema e infine, come conseguenza di tutto ciò, l’estrema frammentazione dell’organizzazione e dei flussi di finanziamento, come dimostra la Figura 1, tratta dal BMJ (British Medical Journal).

Figura 1. Il labirinto del NHS (Le frecce gialle indicano i flussi finanziari, le frecce celesti l’erogazione dei servizi).

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Lo stesso BMJ (che, ricordiamo, oltre ad essere una delle riviste mediche più diffuse al mondo, è anche l’organo ufficiale della British Medical Association) più di una volta ha usato le immagini della copertina per denunciare la crisi del NHS e criticare il governo. Ricordiamo quella che i nostri lettori hanno già potuto osservare a corredo di un post dello scorso maggio Politica sanitaria e politica politicante  dove il Ministro della sanità Mr. Hunt, in veste da caccia e in sella a un cavallo imbizzarrito, aizza un gruppo di cani (targati private sector) contro gli operatori sanitari in fuga (uno con un cartello “Save our NHS”, un altro con zaino, passaporto e biglietto aereo pronto).

 

Figura 2. Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Il titolo della figura è: Mr Hunt’s sabotage. In una copertina di qualche mese dopo si rivede il ministro Jeremy Hunt (sopravvissuto alla crisi del governo Cameron, dopo la Brexit, e quindi di nuovo in carica con il governo May) che passeggia sorridente tra le macerie del sistema sanitario. Il titolo in questo caso è: What now, Jeremy? 

 

 

Ma la crisi di questi giorni, deflagrata agli inizi di gennaio, si manifesta con il più classico segnale del fallimento del sistema: ospedali che non riescono a ricevere più i malati, dipartimenti di emergenza che scoppiano, chirurgia di elezione sospesa a tempo indeterminato (compresa quella oncologica), chiusura dei reparti di maternità. Secondo il Guardian sono più di 20 gli ospedali in Inghilterra che hanno dichiarato la black alert, il massimo allarme.

La crisi del NHS (National Health Service) è politica – afferma Chris Ham in un recente articolo sul BMJ[1]. I politici di ogni parte non sono riusciti a garantire un sufficiente finanziamento per l’assistenza sanitaria e sociale, con conseguenze tanto prevedibili quanto rovinose. Gli ospedali sono sotto pressione per rispondere a bisogni crescenti dovuti anche all’invecchiamento della popolazione, e gran parte di loro non riescono a rispettare il limite di quattro ore di attesa nei dipartimenti di emergenza. I pazienti vengono assistiti nei corridoi sulle barelle, e ciò compromette la sicurezza dei malati – come tristemente dimostra la morte di pazienti nell’ospedale di Worcester.

Lo stress cui sono sottoposti gli ospedali è la conseguenza dei mancati investimenti nei servizi territoriali finalizzati a fornire un’adeguata assistenza domiciliare agli anziani e aiutarli a rimanere autonomi. Tutto il settore è stato colpito – la medicina di famiglia, l’assistenza infermieristica e l’assistenza sociale – con l’effetto di far aumentare i ricoveri ospedalieri per mancanza di alternative. Molti di quei pazienti si sarebbero potuti assistere al di fuori dell’ospedale se i servizi di comunità fossero stati adeguatamente finanziati e muniti di personale.

L’assistenza sociale è nell’occhio del ciclone, con 400 mila persone che, rispetto al 2009-10, hanno perso ogni forma di sussidio pubblico. Abbandonare l’assistenza sociale si traduce in un numero crescente di persone che dopo aver ricevuto le cure ospedaliere non possono essere dimesse per la mancanza di supporto a domicilio.  Molti dipartimenti di emergenza sono sovraffollati di pazienti che aspettano che si liberi un letto. Lo spettro di ambulanze che aspettano in coda di poter trasferire i pazienti nei dipartimenti di emergenza è la conseguenza tanto inevitabile, quanto sgradita”. (…)

“Noi siamo naturalmente molto preoccupati – conclude Ham – della pressione sul NHS e sull’assistenza sociale e sulle conseguenze sui pazienti e sugli utenti dei servizi, ma siamo atterriti dal processo politico che sembra incapace di affrontare le cause profonde di queste pressioni”.

Questo scrive Chris Ham, uno dei più autorevoli analisti di politica sanitaria, accademico, e attualmente direttore esecutivo del King’s Fund, il più importante istituto pubblico di ricerca.

Figura 3. Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Ha ragione C. Ham ad essere atterrito dai politici al governo. Infatti la reazione del premier Theresa May di fronte all’allarme sociale provocato dal breackdown degli ospedali è stata quella di incolpare i medici di famiglia (General Practitioners – GPs), accusandoli di non lavorare il fine settimana e minacciandoli di ritorsioni economiche. Anche in questo caso il BMJ non manca di commentare graficamente gli eventi. La copertina del 7 gennaio 2017 mostra il NHS tagliato a fette (“A health service under a knife” – Un servizio sanitario sotto taglio); quella del 21 gennaio mostra il tacco di una scarpa femminile (con i denti di piranha) che schiaccia un camice bianco (“May on the warpath” – May sul piede di guerra). Figura 3.

Contro le dichiarazioni di Theresa May e contro l’idea di fare dei GPs il capro espiatorio della crisi del NHS è insorto un ampio fronte: non solo naturalmente i diretti interessati – i GPs, non solo Fiona Godlee,  direttore del BMJ (“Non consentire alla May di calpestare il NHS”)[2], non solo Mark Porter, presidente della BMA (British Medical Association), ma anche Sarah Wollaston, presidente della commissione sanità della Camera dei Comuni (del partito conservatore, lo stesso della May).

In una lettera al Primo Ministro, Mark Porter accusa la May di sottovalutare la crisi e di scaricarne comunque la responsabilità sui General Practitioners per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dalle vere cause del disastro. La realtà – denuncia il presidente della BMA – è che anni di sotto-finanziamento del NHS stanno mettendo a rischio la vita dei pazienti e il benessere della popolazione. “I continui tagli del budget della sanità – afferma Porter -, la presentazione di questi tagli come miglioramenti di fronte all’evidenza del deterioramento del sistema, mettere alla gogna coloro che lavorano nei servizi, ha portato a questa situazione. Questo non è accettabile per qualsiasi governo”[3].

Secondo Sarah Wollaston, Il budget del NHS è aumentato annualmente del 1,1% a fronte di un fabbisogno reale (tenendo conto dell’aumento dei costi e dell’incremento dei bisogni dovuto all’invecchiamento della popolazione) che dovrebbe essere di un + 3,8% l’anno. Ci troviamo di fronte a una netta riduzione della spesa pro-capite. A ciò vanno aggiunti i tagli all’assistenza sociale che hanno lasciato più di un milione di persone senza quell’assistenza personale di cui hanno bisogno per vivere con dignità nelle proprie case. Non dobbiamo sorprenderci – sostiene la Wollaston – che tanti vadano a finire all’ospedale in un sistema sanitario già sotto troppa pressione. “La risposta politica alla grave sofferenza del NHS e – più importante – delle persone che esso serve è stata vergognosa. C’è stata un’incapacità di comprendere l’entità della sfida finanziaria per sostenere il sistema sanitario e il sistema sociale e le conseguenze e l’inefficienza della loro separazione”[4].  Parola di Sarah Wollaston, a British Conservative Party Politician.

 

Figura 4. Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Ora all’ordine del giorno della discussione politica c’è l’ipotesi di introdurre una tassa scopo per finanziare il disastrato NHS[5].  Anche qui soccorre la copertina del BMJ dell’11 febbraio 2017: “Could a dedicated tax save the NHS?”(Potrebbe una tassa di scopo salvare il NHS?”). 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

  1. Ham C. Political crisis in the NHS. BMJ 2017;356:j218 doi: 10.1136/bmj.j218
  2. Godlee L. Don’t let May trample on the NHS. BMJ 2017; 356 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j305
  3. Iacobucci G. BMA calls for urgent meeting with prime minister to discuss NHS crisis. BMJ 2017; 356 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j296
  4. Wollaston S.  Commentary: “The political response has been dismal”. BMJ 2017;356:j5 doi: 10.1136/bmj.j5
  5. Editor’s Choice, How should we pay for the NHS? BMJ 2017; 356 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j682
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Un commento »

  • Adriano Cattaneo ha detto:

    La riforma Cameron è stato il colpo del knockout. Ma prima c’è stato un lavoro ai fianchi per molti anni. E non si è trattato di pugni piazzati a caso. Il lavoro ai fianchi è stato sistematico e ben pianificato. Non solo dai conservatori; i laburisti hanno fatto la loro parte. Leggere al proposito l’istruttivo libretto di Youssef El-Gingihy (un GP che lavora a Londra): How to dismantle the NHS in 10 easy steps (Come smantellare il SSN in 10 facili mosse), Zero Books, 2015. Mossa 1: creare un mercato interno. Mossa 2: introdurre le alleanze tra pubblico e privato. Eccetera. Chi lo leggerà non potrà fare a meno di notare un certo parallellismo con l’Italia, compresi i ruoli di cosiddette destre e cosiddette sinistre. La lotta di classe esiste, ma la battaglia la stanno facendo (e vincendo) i ricchi.

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