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Medicare for All – La mossa di Bernie

Inserito da on 23 ottobre 2017 – 14:41Lascia un commento

Stefano Guicciardi

La proposta per un sistema sanitario universalistico a stelle e strisce al momento non ha alcuna probabilità di successo. Lo stesso Bernie Sanders sa bene che la sua proposta è inattuabile in tempi brevi, ma iniziare a discuterne con largo anticipo costringerà i contendenti delle prossime elezioni presidenziali a confrontarsi con l’argomento. Lo scopo di Medicare for All è quello di spostare il baricentro politico del partito Democratico verso un programma sempre più orientato alla tutela del welfare, attingendo alla tradizione socialdemocratica europea e recuperando idee dimenticate nel corso dei decenni.


Premessa

Medicare è un programma assicurativo pubblico, istituito negli Stati Uniti nel 1965 (insieme all’altro programma pubblico Medicaid, rivolto ad alcune categorie di poveri), finanziato dal governo centrale, prevalentemente attraverso la fiscalità generale, e finalizzato a garantire l’assistenza sanitaria – ospedaliera e territoriale – a tutti gli anziani (= o + di 65 anni) e ad alcune categorie di disabili (vedi nefropatici cronici) indipendentemente dall’età. Attualmente sono assistite da Medicare 55 milioni di persone, 46 milioni di anziani e 9 milioni di disabili.

Lo scorso 13 settembre, il senatore del Vermont Bernie Sanders ha presentato[1] un piano di riforma della sanità denominato Medicare for All. Bernie Sanders (semplicemente Bernie o The Bern per i suoi sostenitori), pur essendo uno dei due soli membri indipendenti del Senato, incarna l’ala radicale e indipendente del caucus Democratico e negli anni ha saputo guadagnare il consenso di molti elettori per via delle sue posizioni controcorrente di ispirazione dichiaratamente socialista, attirando tuttavia anche le critiche di diversi detrattori, che lo accusano di essere “troppo di sinistra” e idealista. Per l’ex sfidante di Hillary Clinton alla corsa presidenziale, il progetto di un sistema sanitario single-payer su modello europeo (finanziato tramite tassazione generale con i servizi erogati in toto dallo Stato) è la sintesi strutturata delle proposte portate avanti in campagna elettorale.

Nell’apposito sito[2], la descrizione di Medicare for All parte da una semplice considerazione: pur avendo la più alta spesa sanitaria pro-capite del mondo in relazione al PIL e pur essendo il Paese con il più alto tasso di innovazione in ambito medico, gli USA presentano livelli di salute inferiori ed enormi disparità nella copertura assistenziale. “We spend more, yet end up with less”, “spendiamo di più e abbiamo di meno”, afferma Sanders. Non solo, ma la stessa “salute” rischia di trasformarsi in un amplificatore di disuguaglianze sociali, essendo sempre più famiglie costrette ad indebitarsi per i costi proibitivi delle cure in caso di necessità.

L’idea al centro di Medicare for All è la creazione di un programma di copertura sanitaria universale completamente gestito dal Governo Federale, che diventerebbe l’unico soggetto a farsi carico delle spese eliminando così le esorbitanti intermediazioni delle compagnie assicurative, attualmente obbligatorie a prezzi calmierati grazie all’Affordable Care Act (ACA o Obamacare)[3]. Le prestazioni previste dal nuovo sistema spazierebbero su tutto lo spettro delle cure, dalla primary care alla medicina specialistica, dalla salute pubblica all’odontoiatria. In pratica la proposta di Sanders allineerebbe gli Stati Uniti ai modelli sanitari di tipo Beveridge[4] come quello Inglese o Italiano, garantendo automaticamente assistenza a tutti i cittadini americani. In una prima fase di transizione, verrebbero inclusi i soggetti al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 55, mentre il resto della popolazione avrebbe accesso a Medicare entro quattro anni dall’avvio del programma. Il pensiero di fondo è che tramite una gestione centralizzata, buona parte delle spese amministrative verrebbero abbattute e il Governo sarebbe agevolato nel negoziare i prezzi dei medicinali con le grosse case farmaceutiche.

Ad oggi sono 16, Sanders incluso, i Senatori che supportano Medicare for All[5].  Tra questi spicca la Senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren[6], riferimento dei progressisti e papabile front-runner Dem per le presidenziali del 2016[7], ed è verosimile che altri nomi si uniscano al gruppo nei prossimi mesi.

Osservando i numeri al Congresso, tuttavia, le probabilità che un simile progetto si tramuti in realtà sono pressoché nulle. Alla Camera[8] i Repubblicani controllano 240 rappresentanti su 435, mentre al Senato[9] dispongono di 52 senatori su 100. Non si tratta solo di una semplice questione di seggi: anche se recenti episodi hanno palesato una certa frammentazione tra le fila del Grand Old Party, dimostrando un vantaggio politico meno stabile del previsto (tanto che, nonostante la maggioranza, il disegno di legge della cosiddetta Trumpcare è stato affossato lo scorso 28 luglio con il voto contrario da parte di un gruppo di dissidenti tra cui John McCain[10]), il problema riguarda in primis il partito Democratico.

Sono in tanti[11], anche al suo interno, a ritenere infatti il piano di Sanders poco realizzabile nel concreto, in particolare sul fronte economico. In base alle stime, Medicare for All dovrebbe costare circa 1380 miliardi di dollari all’anno, con la promessa di farne risparmiare nel complesso circa di 6000 nell’arco di un decennio. Per accumulare l’ammontare delle risorse necessarie, la proposta di Sanders fa affidamento, prevedibilmente, ad un sistema di tassazione distribuito tra più attori e a più livelli.  I ricavi maggiori si otterrebbero ogni anno da imposte pagate dai datori di lavoro (630 miliardi), dai nuclei familiari (210 miliardi) e da tasse progressive sul reddito (110 miliardi), oltre che dall’abolizione di deduzioni fiscali per i contribuenti più ricchi (15 miliardi). Come successo anche per Obamacare, queste previsioni appaiono fin troppo ottimistiche e si teme possano essere ben al di sotto delle spese reali.

Sanders sa bene che la sua proposta è inattuabile in tempi brevi, ma iniziare a discuterne con largo anticipo costringerà i contendenti delle prossime elezioni presidenziali a confrontarsi con l’argomento. Lo scopo di Medicare for All, come evidenziano alcuni analisti[12], sarebbe dunque quello di spostare il baricentro politico del partito Democratico verso un programma sempre più orientato alla tutela del welfare, attingendo alla tradizione socialdemocratica europea e recuperando idee dimenticate nel corso dei decenni.

Non è un caso, che l’incipt del documento illustrativo si apra con un riferimento a Franklin Delano Roosevelt, il padre nobile del primo tentativo, irrealizzato, di un modello assistenziale universalistico[13]. Capitalizzando l’incapacità dei Repubblicani di offrire una valida alternativa ad Obamacare e sfruttando l’assenza di proposte forti all’interno del suo partito da contrapporre al sensazionalismo di Trump, la speranza di Bernie è che “Medicare for All” diventi un imprescindibile obiettivo politico dei Democratici per gli anni a venire, in attesa della riconquista delle opportune leve parlamentari.

Il calcolo tattico è avvalorato da diverse considerazioni. In primo luogo, una simile strategia era stata utilizzata già nel 2007 dall’ex Senatore John Edwards[14] che, presentando il progetto di un’estesa copertura assicurativa sanitaria all’interno di un mercato controllato, aveva indotto Barack Obama e Hillary Clinton a muoversi nella stessa direzione, ponendo le basi per quello che sarebbe poi diventato l’Affordable Care Act. Proprio l’Obamacare, poi, rappresenta un buon trampolino da cui poter rilanciare un’idea ancora più ambiziosa. Molti Democratici, originariamente scettici sull’ACA, hanno nel tempo rivalutato la loro posizione rendendosi conto dei risultati ottenuti, seppur parziali. La volontà di perfezionare e ottimizzare il processo avviato è ormai condivisa, anche se le modalità per farlo sono il vero bandolo della matassa.

Lo stesso Obama ha dichiarato che un sistema single-payer privo di intermediazione assicurativa sarebbe stato più efficace fin dall’inizio, ma le condizioni politiche del 2009 e del 2010 non permettevano ulteriori forzature.Un ultimo punto, da non sottovalutare, è registrato dalle analisi demoscopiche che hanno messo in evidenza come stia avvenendo una trasformazione di posizionamento tra i Democratici. Nel 2012, secondo il Pew Research Center[15], il 19% dell’elettorato del partito di Obama si definiva di tendenza conservatore, il 41% moderato e il 36% liberal. Oggi quest’ultima fetta si è estesa fino al 46%, marcando uno spostamento a sinistra.

Al netto del substrato favorevole per lanciare un simile progetto politico, ci sono tuttavia motivi altrettanto solidi per porre freno agli entusiasmi. Non è certo, infatti, che da qui al 2020, i grandi sostenitori dell’universalismo rimangano fermi sulle loro posizioni o che si presentino e vincano come candidati alla presidenza per il partito Democratico. Figure più moderate, alla stregua di Joe Biden o di John Hickenlooper, potrebbero ottenere l’endorsement interno e concentrare l’attenzione su altri temi cruciali, come l’immigrazione e l’integrazione sociale.

Da questo versante, in aggiunta, stanno arrivando altre proposte ritenute meno drastiche come Medicare for some del Senatore Chris Murphy[16] o Medicaid for some del Senatore Brian Schatz[17], che mirano a mantenere un certo grado di libertà di scelta dei programmi assicurativi da parte dei cittadini. Persino l’economista Paul Krugman, figura di riferimento della galassia liberal, si è detto scettico[18] su un modello single-payer, la cui implementazione appare troppo complicata e potrebbe addirittura irritare milioni di cittadini soddisfatti del loro attuale piano assicurativo.

Inoltre, di fronte ad una proposta così “estrema” per gli USA è lecito aspettarsi una risposta altrettanto estrema dalle controparti. I Repubblicani, ancora focalizzati sullo smantellamento della riforma di Obama[19], sono pronti a dare battaglia su ogni fronte forti del loro dominio parlamentare (almeno fino alle midterm elections del 2018) e di sicuro i colossi assicurativi americani non resteranno a guardare nel timore di perdere un’importante quota di mercato. Infine, se è vero che il 46% per cento degli elettori democratici si dichiara più liberal oggi rispetto a ieri è anche vero che, assieme, i sottogruppi dei moderati (36%) e dei conservatori (15%) sono in prevalenza e, sempre secondo un sondaggio[20] del Pew Research Center, solo il 33% degli Americani sarebbe favorevole ad un sistema single-payer come quello supportato da Sanders. La “naturale” ritrosia culturale made in USA nei confronti della tassazione e del pubblico intervento potrebbe rivelarsi un fattore da non sottovalutare nei futuri dibattiti.

Le incognite su Medicare for All rimangono numerose e per non sprecare le risorse politiche investite occorrerà mettere in campo proposte meglio articolate, accettando modifiche significative nell’impianto generale della riforma. Al momento, però, l’idea di un sistema sanitario universalistico negli Stati Uniti non sembra più un’utopia e di certo The Bern può considerarlo un primo traguardo.

Stefano Guicciardi. Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Bologna.

Bibliografia

  1. Sanders lays down marker with ambitious single-payer bid . Politico.com, 13.09.2017
  2. Berniesanders.com: medicare for all
  3. hhs.gov: healthcare
  4. Eugenio Anessi Pessina e Silvia Longhi. Beveridge vs Bismarck. Salute Internazionale, 08.06.2009
  5. What you need to know about Bernie’s single-payer system. Politico.com, 13.09.2017
  6. Warren to co-sponsor Sanders’ single-payer health care bill. CNN, 08.09.2017
  7. Why Elizabeth Warren could definitely run for president if she wanted to. Washingtonpost.com 01.05.2017
  8. House.gov: representatives
  9. Senate.gov: senators contact 
  10. How McCain tanked Obamacare repeal. Politico.com, 28.07.2017
  11. Sanders’ single-payer push splits Democrats. Politico.com, 13.09.2017
  12. Did Bernie Sanders Turn Democrats Into The Single Payer Health Care Party? Fivethirtyeight.com, 13.09.2017
  13. A Brief History: Universal Health Care Efforts in the US
  14. Kenneth E. Thorpe. A Preliminary Analysis of Senator John Edwards’ Health Reform Proposal [PDF: 111 Kb]
  15. Democratic voters are increasingly likely to call their views liberal. Pewresearch.org, 07.09.2017
  16. Chris Murphy’s stealthy single-payer pitch. Politico.com, 07.09.2017
  17. Exclusive: Sen. Schatz’s new health care idea could be the Democratic Party’s future. Vox.com, 22.08.2017
  18. What’s Next for Progressives? Nytimes.com, 07.08.2017
  19. POLITICO-Harvard poll: Obamacare repeal still tops GOP voters’ to-do lists. Politico.com, 15.09.2017
  20. Public support for ‘single payer’ health coverage grows, driven by Democrats. Pewresearch.org, 23.06.2017
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