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Food Insecurity. Il cibo sano inaccessibile

Inserito da on 15 novembre 2017 – 09:47Lascia un commento

Enrico Tagliaferri

Denutrizione e obesità vengono solitamente visti come problemi separati. La FAO però suggerisce un approccio integrato a queste due forme di malnutrizione. Infatti, se è vero che nella maggior parte dei paesi con alta prevalenza di denutrizione la prevalenza di obesità è più bassa e viceversa, alcuni paesi registrano un’elevata prevalenza delle due contemporaneamente. La malnutrizione non è semplicemente il risultato di un ridotto accesso ad un’alimentazione sufficiente e sana, ma deriva più in generale da un ridotto accesso a risorse e servizi, primi fra questi l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’acqua potabile e l’igiene.


Il termine inglese food security potrebbe essere tradotto come accesso ad un’adeguata alimentazione con modalità socialmente accettabili e sicure, per una vita sana. Si tratta di un diritto fondamentale che purtroppo non è ancora universalmente garantito. Recita l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; …”.

Secondo la FAO il numero di persone cronicamente denutrite nel 2016 è aumentato fino a 815 milioni da 777 milioni dell’anno precedente, in controtendenza rispetto ad una lenta diminuzione registrata a partire dal 2000. Tale peggioramento ha interessato soprattutto alcune aree dell’Africa Subsahariana, del Sud Est asiatico e dell’Asia Occidentale, a causa di conflitti e catastrofi naturali. L’Africa rimane il continente con la maggior prevalenza di denutrizione: il 20% della popolazione nel 2016.[1]

Figura 1 Prevalenza e numero di persone denutrite nel mondo.

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Il concetto di malnutrizione comprende diverse forme di inadeguato stato nutrizionale: denutrizione, deficit di specifici nutrienti essenziali, ma anche obesità. L’obesità è in aumento tra gli adulti e i bambini e nel 2016 secondo la FAO erano 41 milioni i bambini sotto i 5 anni sovrappeso nel mondo. I bambini sovrappeso hanno un maggior rischio di sviluppare diabete, ipertensione, asma, epatopatie, disturbi del sonno e obesità con conseguente maggior rischio di morte precoce e disabilità.

Figura 2. Prevalenza dell’obesità negli adulti

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La prevalenza di obesità negli adulti è maggiore in Nord America, Europa e Oceania, dove raggiunge il 28%, è circa il 25% in America Latina e Caraibi, l’11% in Africa e il 7% in Asia. L’aumento dell’obesità è dovuto ad un maggior consumo di alimenti preconfezionati, una dieta più ricca in calorie, grassi saturi e zuccheri e più povera di vitamine, minerali e fibre e ad uno stile di vita più sedentario. La diffusione dell’obesità è tra i fattori alla base del mutamento epidemiologico in corso in molti paesi poveri: una riduzione della mortalità per malattie infettive ed un aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e neoplasie.

Denutrizione e obesità vengono solitamente visti come problemi separati. La FAO però suggerisce un approccio integrato a queste due forme di malnutrizione. Infatti, se è vero che nella maggior parte dei paesi con alta prevalenza di denutrizione la prevalenza di obesità è più bassa e viceversa, alcuni paesi registrano un’elevata prevalenza delle due contemporaneamente. Su 107 paesi di cui la FAO ha raccolto i dati, 35 hanno una prevalenza maggiore del 10% di bambini con ritardo di crescita e contemporaneamente più del 10% degli adulti obesi; Egitto, Iraq e Vanuatu hanno più del 20% di bambini con ritardo di crescita e più del 20% di adulti obesi. In paesi ad alto e medio reddito sembra esservi addirittura una correlazione tra food insecurity della famiglia e obesità, forse per un maggior accesso ad alimenti ipercalorici a basso costo.

La malnutrizione non è semplicemente il risultato di un ridotto accesso ad un’alimentazione sufficiente e sana, ma deriva più in generale da un ridotto accesso a risorse e servizi, primi fra questi l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’acqua potabile e l’igiene.

Il concetto di food insecurity però, è più ampio di quello di malnutrizione, poiché riguarda la difficoltà nell’accesso al cibo, che può avere o no come conseguenza diverse forme di malnutrizione. Per misurare la prevalenza della food insecurity quindi, gli esperti hanno messo a punto una serie di sistemi, tra cui il Food Insecurity Experience Scale utilizzato dalla FAO, un questionario specifico in otto domande che indaga non solo l’assunzione di cibo ma anche la percezione dell’intervistato a proposito della sua alimentazione: nell’ultimo anno, almeno una volta, per mancanza di denaro o altro, è stato preoccupato di non avere abbastanza cibo? È stato incapace di assumere abbastanza cibo sano e nutriente? Ha mangiato solo alcuni alimenti? Ha dovuto saltare dei pasti? Ha mangiato meno di quanto avrebbe voluto? La sua famiglia è stata a corto di cibo? Ha avuto fame ma non ha potuto mangiare? È stato senza mangiare per un’intera giornata? In generale la prevalenza di food insecurity è sovrapponibile a quella della malnutrizione, ma in alcuni casi possono esserci discrepanze, ad esempio perché a causa di eventi improvvisi una popolazione viene affetta da food insecurity ma questa ancora non si riflette sullo stato nutrizionale.

La food insecurity è stata associata di per sé, a prescindere dallo stato nutrizionale, a una serie di conseguenze sullo stato di salute. Una maggior food insecurity è risultata associata ad una maggior prevalenza di stress e disturbi mentali correlati in Ghana e in Mozambico.[2, 3] Una maggior food insecurity e più in generale un peggior stato socio-economico si associa ad una maggior prevalenza di HIV in Sud Africa, in particolare nelle aree urbane.[4] La food insecurity nei pazienti con infezione da HIV è stata associata ad una minor aderenza alla terapia e ad un peggior controllo dell’infezione, non solo in Africa ma anche nei paesi ricchi.[5] Interventi di supporto alimentare a pazienti con infezione da HIV nell’Africa rurale hanno dimostrato un incremento dell’aderenza al trattamento.[6] In altre parole, la food insecurity è un determinante sociale di salute.

Conflitti e catastrofi naturali sono le principali cause di food insecurity. E sono entrambi in aumento. Secondo la FAO circa due miliardi di persone nel 2016 si trovavano in aree colpite da qualche forma di conflitto o violenza (Figura 3). Spesso i paesi in conflitto sono anche più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici e sono meno attrezzati per fronteggiarle (Figura 4). In alcune aree violenza e catastrofi naturali si inseriscono in un circolo vizioso in cui la competizione per l’accesso ad acqua e cibo è causa di violenza che a sua volta impedisce di lavorare i campi, allevare il bestiame, fare manutenzione del territorio per attenuare l’impatto di alluvioni e siccità.

Figura 3. Andamento del numero dei conflitti nel mondo

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Figura 4. Paesi che nel 2016 hanno subito conflitti e disastri naturali

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Un caso paradigmatico è quello dell’Uganda del nord dove a causa delle scorrerie del Lord Resistance Army nel 2007 1.900.000 sfollati interni viveva in campi profughi grazie all’assistenza internazionale. Dopo che i guerriglieri sono stati cacciati dalla regione e che i rifugiati sono in gran parte tornati ai loro villaggi, il governo ugandese ha scommesso su un rilancio dell’agricoltura, con i finanziamenti della Banca Mondiale e il contributo di molte ONG. Dal 2010 la regione non ha più avuto bisogno dell’assistenza del World Food Program.

Il 15 ottobre si è tenuto in Italia il G7 agricoltura che ha prodotto la Dichiarazione di Bergamo, sottoscritta all’unanimità da Italia (che aveva la presidenza di turno), Stati Uniti, Canada, Francia, Regno Unito, Giappone, Germania, dall’Unione europea e sostenuta anche dalle istituzioni non governative che operano nel contesto agricolo e alimentare, come Fao, Ifad, Unione africana, Ocse, World food program, Slow food. Si tratta di un documento programmatico in cui i firmatari si impegnano in una serie di iniziative per ridurre la food insecurity: proteggere il reddito dei piccoli agricoltori in caso di catastrofe naturale, incrementare la cooperazione in campo agricolo, soprattutto in Africa, aumentare la trasparenza dei prezzi, ridurre gli sprechi di cibo e migliorare la tracciabilità dei prodotti per incentivare le produzioni locali. Vedremo come questi impegni verranno messi in pratica.

Papa Bergoglio ha tenuto un discorso alla FAO in occasione della recente Giornata mondiale della alimentazione. “Non solo garantire la produzione necessaria e un’equa distribuzione dei frutti della terra, che dovrebbero essere scontati, ma garantire il diritto di ogni essere umano ad alimentarsi secondo le proprie necessità”. Questo per il Papa un “obiettivo sul quale si gioca la credibilità di tutto il sistema internazionale”.

Enrico Tagliaferri, Infettivologo. Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana

Bibliografia

Fonti

  1. FAO, IFAD, UNICEF, WFP and WHO. The state of food security and nutrition in the world. 2017.
  2. Atuoye KN et al. Food as a social determinant of mental health among household heads in the Upper West Region of Ghana. Social Science & Medicine 2017;180:170-180.
  3. Audet CM, Wainberg ML, Oquendo MA, Yu Q, Blevins Peratikos M, Duarte CS, Martinho S, Green AF, González-Calvo L, Moon TD. Depression among female heads-of-household in rural Mozambique: A cross-sectional population-based survey. J Affect Disord 2017;227:48-55.
  4. Pienaar M, van Rooyen FC, Walsh CM. Household food security and HIV status in rural and urban communities in the Free State province, South Africa. SAHARA J. 2017;14(1):118-131.
  5. Feldman MB, Alexy ER, Thomas JA, Gambone GF, Irvine MK. The Association Between Food Insufficiency and HIV Treatment Outcomes in a Longitudinal Analysis of HIV-Infected Individuals in New York City. J Acquir Immune Defic Syndr 2015;69(3):329-37. doi: 10.1097/QAI.0000000000000596.
  6. Rothman J, Kayigamba F, Hills V, Gupta N, Machara F, Niyigena P, Franke MF. The Impact of a Community-Based Intervention Including a Monthly Food Ration on Food Insecurity Among HIV-Positive Adults During the First Year of Antiretroviral Therapy. AIDS Behav 2017. doi: 10.1007/s10461-017-1897-0.
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