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Palestina: vivere (e morire) respirando gas lacrimogeni

Inserito da on 9 gennaio 2018 – 11:22Lascia un commento


Angelo Stefanini

Le forze di sicurezza israeliane utilizzano gas lacrimogeni contro i profughi palestinesi in modo “diffuso”, “frequente” e “indiscriminato” fino al punto di rendere un campo di rifugiati nella Cisgiordania occupata probabilmente il luogo più esposto al mondo a questa arma chimica.  L’uso costante e imprevedibile di gas lacrimogeni nella Palestina occupata ha effetti devastanti sulla salute fisica e mentale dei residenti.


Mentre nella Cisgiordania occupata in seguito al riconoscimento di Donald Trump di Gerusalemme come capitale di Israele aumenta l’uso di armi antisommossa da parte delle forze di occupazione israeliane (IDF), uno studio del Centro per i diritti umani dell’Università della California a Berkeley descrive gli effetti negativi dei gas lacrimogeni sulla salute fisica e mentale e sulla vita quotidiana dei rifugiati palestinesi.

Il rapporto, dal titolo “Nessun luogo sicuro: conseguenze per la salute dell’esposizione ai gas lacrimogeni tra i profughi della Palestina” [1], denuncia come le forze di sicurezza israeliane utilizzino gas lacrimogeni contro i profughi palestinesi in modo “diffuso”, “frequente” e “indiscriminato” fino al punto di rendere un campo di rifugiati nella Cisgiordania occupata probabilmente il luogo più esposto al mondo a questa arma chimica.

Condotta nell’estate 2017 e la prima ad analizzare gli effetti dei gas lacrimogeni nella Cisgiordania occupata, la ricerca raccoglie testimonianze nei campi profughi di Aida e Dheisheh vicino a Betlemme evidenziando come il 100%, degli oltre 236 residenti palestinesi selezionati in modo casuale, riferisce di essere stato esposto a gas lacrimogeni nell’ultimo anno, l’84,3% mentre si trovava in casa, il 9,4% al lavoro, il 10,7% a scuola e l’8,5% altrove, ad esempio in un’auto.

Abbiamo rilevato che l’uso costante e imprevedibile di gas lacrimogeni nei campi profughi della Palestina occupata ha effetti devastanti sulla salute fisica e mentale dei residenti“, ha affermato un co-autore del rapporto, Dr Rohini Haar, ricercatore e membro dei Medici per i Diritti Umani. Gli effetti, ha aggiunto, sono particolarmente dannosi per “i più vulnerabili, incluse le donne incinte, i bambini, gli anziani e le persone già malate”.

Gli intervistati hanno riferito vari effetti derivanti dal contatto con i gas lacrimogeni, tra cui perdita di conoscenza, aborto, difficoltà respiratorie (compresa asma), tosse, vertigini, eruzioni cutanee, dolore intenso, dermatite allergica, mal di testa e irritabilità neurologica, traumi contusivi dovuti all’impatto delle granate metalliche sul corpo, e altro ancora. Molto importanti sono i livelli di disagio psicologico provocato dalle incursioni con uso di gas lacrimogeni, con compromissione del sonno, risposte acute allo stress e disturbo da stress cronico post-traumatico

La frequenza e l’imprevedibilità dei raid israeliani con uso di gas lacrimogeni sono tra gli aspetti più angoscianti per le persone che vivono nei campi. Bambini e insegnanti riferiscono di non essere in grado di svolgere attività scolastiche durante e dopo gli attacchi, poiché i gas lacrimogeni entrano immancabilmente negli edifici e nelle strutture scolastiche. Circa 1600 studenti sono iscritti alle due scuole dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi UNRWA nel campo di AIDA.

Esiste inoltre una forte e diffusa preoccupazione per l’impatto a lungo termine dell’esposizione chimica, nonché il terrore che il gas lacrimogeno attualmente utilizzato sia molto più potente, duraturo e pericoloso di quello usato negli anni precedenti, e che causi effetti collaterali più pericolosi e più duraturi. Mentre i gas lacrimogeni sono solitamente composti da una miscela di gas sintetici o naturali, tra cui spray al peperoncino, “la sostanza chimica specifica utilizzata dalle [forze di sicurezza israeliane] negli ultimi anni è sconosciuta”, afferma il rapporto. Negli ultimi tempi, inoltre, i palestinesi sostengono che il gas è diventato più potente. “Questo non è gas lacrimogeno, è veleno”, ha affermato Thaer, un residente del campo di Aida. Secondo il dott. Haar, “il governo israeliano è obbligato a divulgare la composizione del gas “, così da consentire ai medici di trattare i sintomi causati dalle sostanze chimiche.  “Nessun altro luogo al mondo, ha aggiunto, sperimenta questo livello di esposizione a gas lacrimogeni”.

Richiesto dalla rete televisiva Al Jazeera di commentare i risultati dello studio, l’esercito israeliano non ha fornito alcuna risposta[2].

Uso di gas lacrimogeni nella Palestina occupata

I Territori Occupati della Palestina sono da decenni fatti bersaglio di gas lacrimogeni; i loro bambini li respirano continuamente in varie quantità. Esplosi nelle scuole, nelle case, nelle moschee, negli ospedali, i gas non solo si diffondono l’aria ma penetrano nelle colture e nelle scorte di cibo. Laddove sono frequenti le pattuglie militari israeliane, come attorno al centro comunitario nel Campo profughi di Aida, granate di gas lacrimogeni possono essere esplose due o tre volte al mese, per ore alla volta.

Secondo B’Tselem, che dal 1989 documenta l’uso improprio delle armi di controllo della folla da parte di Israele, due sono i principali problemi in tale pratica nella Cisgiordania occupata. In primo luogo, la formulazione delle regole di ingaggio è problematica e carente, rendendo difficile il rispetto delle normative. In secondo luogo, i regolamenti sono violati in modo esteso e sistematico e l’IDF non intraprende le azioni necessarie per porre fine a queste violazioni[3]. La documentazione su centinaia di manifestazioni in tutta la Cisgiordania occupata rivela che soldati e agenti della polizia di frontiera sparano spesso granate lacrimogene direttamente contro i manifestanti.

L’organizzazione Defense for Children International-Palestine ha confermato come diversi bambini negli ultimi tempi abbiano riportato ferite alla testa potenzialmente irreversibili. Nelle settimane scorse, due giovani palestinesi hanno perso la vista, colpiti al volto con bombolette lacrimogene sparate da soldati israeliani da una torre di guardia vicino al checkpoint di Erez durante una protesta al confine tra Gaza e Israele[4]. Colpito da un candelotto lacrimogeno sparato dall’esercito israeliano, nel dicembre 2011 ha perso la vita anche Mustafa Tamimi, 28 anni, cugino della sedicenne Ahed, diventata il simbolo di una nuova generazione della resistenza palestinese[5].

Gli scontri tra le forze di sicurezza israeliane e i residenti del campo di Aida sono frequenti: l’UNRWA stima che almeno 376 incidenti siano avvenuti tra gennaio 2014 e il 15 dicembre di quest’anno. I campi profughi sono tra i più vulnerabili all’esposizione ai gas lacrimogeni nei territori palestinesi occupati. Con circa 6.400 rifugiati, Aida copre solo 0,017 chilometri quadrati, rendendolo uno dei luoghi più densamente popolati al mondo.

Effetti dei gas lacrimogeni sulla salute

Negli ultimi cento anni, i gas lacrimogeni sono stati usati per scovare soldati nemici dai loro nascondigli, per disperdere manifestanti e sedare prigionieri in rivolta, ma poco sappiamo del danno che hanno causato alla salute e alla vita di chi ne è stato colpito.

Secondo una recente revisione della letteratura scientifica sul tema, la diffusione di gas lacrimogeni è rapidamente aumentata in tutto il mondo[6] comprese città densamente popolate, come il Cairo, Istanbul, Rio de Janeiro, Manama (Bahrein) e Hong Kong. Negli Stati Uniti, queste armi di controllo della folla sono state ampiamente utilizzate durante le recenti rivolte a Ferguson, nel Missouri.

Il gas lacrimogeno è un irritante chimico che colpisce gravemente gli occhi, il sistema respiratorio e le mucose del naso e della gola. L’inalazione di gas lacrimogeni causa tosse e una sensazione di soffocamento, che può essere così grave da rendere impossibile la respirazione. Lacrime e dolore fanno chiudere gli occhi involontariamente, provocando disorientamento. Poiché la maggior parte delle persone non è in grado di tollerare l’esposizione ai gas lacrimogeni, è un mezzo efficace per disperdere folle e rivolte. I sintomi dell’esposizione di basso grado ai gas lacrimogeni scompaiono in pochi minuti. Tuttavia, l’esposizione intensa può causare ustioni e danni agli occhi e all’apparato respiratorio, in particolare tra i bambini, gli anziani e le persone con disturbi respiratori.

Esistono pochissimi dati sugli effetti a lungo termine sulla salute dei gas lacrimogeni o sui suoi effetti sui feti. Il loro uso è particolarmente preoccupante per le popolazioni che subiscono attacchi per un lungo periodo di tempo, come nel caso della Palestina e nei campi profughi, nei centri di detenzione e nelle prigioni di tutto il mondo.  La ricerca epidemiologica sugli effetti sulla salute è chiaramente carente e ha ricevuto scarso sostegno pubblico. Le prove disponibili dimostrano che gli agenti lacrimogeni possono causare gravi danni come lesioni polmonari, cutanee e oculari. Lo studio già citato[7] fa anche notare come sia molto preoccupante che il massiccio aumento della diffusione di gas lacrimogeni in tutto il mondo sia accompagnato da nuove formulazioni e tecnologie di implementazione e dall’assenza o ignoranza di regole di impiego basate sull’evidenza.

Esposto a gas lacrimogeni per un paio di giorni durate le dimostrazioni a Ferguson (USA), il manifestante Tory Russell ha riferito a un giornalista della BBC: “Non ti senti più americanoQualcosa si insinua nella tua mente prima ancora di colpirti. Senti l’odore del gas mentre entra. Non è nemmeno aria quando lo inspiri, quindi stai davvero soffocando… e ti lasci prendere dal panico. Nella tua testa non sai cosa fare. Ti toglie la capacità di ragionare, all’istante. Non sai cosa fare. Poi provi a urlare, non riesci a respirare. Ti entra nei polmoni, nel petto, ti soffoca. Non puoi respirare … E tutto questo succede in circa dieci secondi. Poi cominci a piangere. Le lacrime scendono giù, cominci a starnutire, a tossire. Se non esci da quello spazio di cinque metri, allora ti ritrovi immediatamente a terra.”[8]
Le armi per il controllo della folla dovrebbero essere non letali, essendo il loro scopo di consentire alle autorità di far rispettare la legge senza mettere in pericolo vite umane. In realtà, tuttavia, sono molto pericolose e possono causare morte, gravi lesioni e danni alle proprietà se usate impropriamente.

Alla luce di questi rischi, i regolamenti militari e di polizia, compresi quelli israeliani, limitano il loro uso. Come documentato dall’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, gli ordini militari autorizzano l’uso di gas lacrimogeni solo allo scopo di disperdere “gravi disturbi che mettono in pericolo la sicurezza pubblica” e vietano l’emissione di gas lacrimogeni negli interni e in aree densamente popolate. Gli ordini vietano inoltre di dirigere le bombolette metalliche contenenti il gas direttamente contro i manifestanti.

Due anni fa, un soldato israeliano venne filmato mentre minacciava i residenti del campo: “Voi gente del campo profughi di Aida! Noi siamo le forze di occupazione! Gettate pietre e vi colpiremo con il gas finché morirete tutti. Bambini, giovani, vecchi – morirete tutti.”[9]

Nel 2009 il palestinese Bassem Abu Rahmah, pilastro della non violenza nel villaggio di Bil’in, Cisgiordania occupata, nei pressi del muro costruito da Israele, fu colpito e ucciso da una granata lacrimogena sparata dai soldati israeliani. In quel luogo è nato un giardino commemorativo i cui fiori crescono nelle granate esplose: una forma “non ortodossa di protesta che i palestinesi impiegano per esprimere la loro pazienza, grinta e umanità.” [10]

Bibliografia

  1. Haar R, Ghannam J. NO SAFE SPACE. Health Consequences of Tear Gas Exposure Among Palestine Refugees. Berkeley: Human Rights Center School of Law University of California, January 2018.
  2. Ibrahim Husseini & Liam O’Hare . ‘Devastating’: Israeli tear gas’ effect on Palestinians. aljazeera.com, 28.12.2017
  3. B’Tselem, Crowd Control – Israel’s Use of Crowd Control Weapons in the West Bank. January 2013.
  4. Violations against palestinian children spike amid protests over us jerusalem move. Dci-palestine.org 22.12.2017
  5. Ahed Tamimi è diventata il simbolo di una nuova generazione della resistenza palestinese. Zeitun.info, 16.12.2017
  6. Rothenberg C, Achanta S, Svendsen ER, Jordt SE. Tear gas: an epidemiological and mechanistic reassessment. Ann NY Acad Sci 2016; 1378, 1.
  7. Idem
  8. Anna Feigenbaum. A history of tear gas. Rte.ie, 18.11.2017
  9. Israeli officer: ‘We will gas you until you die’. Aljazeera.com, 31.10.2015
  10. Turning Bombs into Flower Gardens (Guarda il VIDEO)
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