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7 aprile 2018. Giornata europea di azione contro la commercializzazione della salute

Inserito da on 6 aprile 2018 – 09:52Un commento

A cura di Chiara Bodini

In Italia, le azioni sono coordinate dalla campagna Dico32! Salute per tutte e tutti!, lanciata alla fine del 2017 da oltre 100 realtà nazionali, regionali e locali che condividono l’obiettivo della promozione e tutela della salute come diritto e non come merce. Il nome “Dico32!” rimanda sia alla Costituzione italiana, che all’Art. 32 definisce la salute “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, sia al ribaltamento del “dica 33” medico. Le iniziative di Milano, Bologna e Napoli.


In tutta Europa, milioni di persone hanno sperimentato e sperimentano difficoltà sempre maggiori nell’accesso alle cure, una riduzione nella qualità delle cure, la chiusura e la privatizzazione dei servizi sanitari, il deterioramento delle condizioni di lavoro per gli operatori e le operatrici della salute, un aumento dei prezzi dei farmaci… nel frattempo, gli operatori commerciali in campo sanitario aumentano i loro margini di profitto. Queste politiche hanno e avranno effetti catastrofici sulla salute delle persone!”, avverte Sarah Melsens, coordinatrice della Rete europea contro la commercializzazione di salute.

Ogni anno, diverse reti di sindacati, gruppi, organizzazioni non governative e movimenti sociali organizzano una serie di azioni in varie città europee per la Giornata Mondiale della Salute (sabato, 7 aprile 2018). Anche quest’anno ci saranno mobilitazioni a Madrid, Barcellona, Parigi, Lille, Nizza, Bruxelles, Milano, Napoli, Bologna e molte altre città in tutta Europa, come nel resto del mondo (vedi mappa delle iniziative qui).

Nella settimana del 7 aprile, la Rete europea contro la commercializzazione e la privatizzazione della salute e della protezione sociale lancia la campagna “Un anno per dire no alla commercializzazione della salute, per tutte e tutti”, in vista delle elezioni europee del maggio 2019. L’Europa impone politiche di austerità ai Paesi membri che causano un disinvestimento pubblico nella sanità e nella protezione sociale. Così, il ruolo del mercato diventa sempre più preponderante in diversi settori della sanità, creando disparità di accesso a cure di qualità. Questo è il motivo per cui la rete europea richiede maggiori investimenti in un’assistenza sanitaria di qualità, accessibile a tutta la popolazione, senza l’ingresso di operatori commerciali.

Il messaggio per le istituzioni europee e agli Stati membri è chiaro, e mette in evidenza:

  • le conseguenze negative di una austerità prolungata sulla qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari;
  • le politiche interne, fiscali e commerciali, che favoriscono la crescita delle assicurazioni private e dei servizi commerciali nel settore della sanità, con peggioramento delle diseguaglianze in salute;
  • la politica dei brevetti e degli accordi segreti tra Stati membri e industria farmaceutica, che fanno esplodere i prezzi dei farmaci.

La richiesta è che queste politiche vengano fermate, per le conseguenze estremamente negative sulla salute della popolazione. Più di 35 azioni e iniziative sono previste in Europa e nel mondo, per esprimere una crescente preoccupazione e l’unità di intenti delle organizzazioni sociali contro la commercializzazione della salute.

In Italia, le azioni sono coordinate dalla campagna Dico32! Salute per tutte e tutti!, lanciata alla fine del 2017 da oltre 100 realtà nazionali, regionali e locali che condividono l’obiettivo della promozione e tutela della salute come diritto e non come merce. Il nome “Dico32!” rimanda sia alla Costituzione italiana, che all’Art. 32 definisce la salute “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, sia al ribaltamento del “dica 33” medico. In questa campagna, infatti, sono al centro le persone, a prescindere dal ruolo o dalla professione. Solo se tutte e tutti prendiamo parola, potremo cambiare i rapporti di forza che ora segnano un interesse sulla salute come fonte di profitto.

Il 7 aprile ci saranno iniziative nelle maggiori città italiane, tra cui Milano, Bologna, Napoli e Roma, e in molte città più piccole. A Milano, la mattina ci sarà una mobilitazione in Piazza della Scala per denunciare i pericoli delle politiche di privatizzazione della sanità e la mercificazione della salute, e ribadire che la salute non è un ambito da cui estrarre profitto e che la sanità deve fondarsi su prevenzione primaria (salute in tutte le politiche) e promozione della salute. Nel pomeriggio, ci sarà un incontro pubblico sull’impatto privatizzatore nella medicina di base delle delibere della regione Lombardia sulla gestione dei cronici e potenziale destrutturazione del servizio sanitario nazionale (Acquario Civico, Via Gadio 2). A Bologna, ci saranno attività nella centrale Piazza Re Enzo a partire dalle ore 11.00. Una Biblioteca Vivente e una mappa interattiva permetteranno alle persone di entrare in contatto con gli spazi e le realtà che, in città, fanno salute “dal basso”, e di aggiungere la propria storia. Alle 15.00 ci sarà un’assemblea sul tema ambiente e salute, animata dai comitati cittadini che si battono per tutelare ambiente e territorio dalla speculazione commerciale; alle 17.00, un’assemblea pubblica per parlare di sanità, di privatizzazione e smantellamento del servizio sanitario, e di come le iniziative della cittadinanza possono rappresentare un argine e un motore di trasformazione, in positivo, dell’esistente. A Napoli, dalle 16.00 attività in Piazza Dante, organizzate dalle realtà impegnate nella lotta in difesa e per la promozione della salute individuale e collettiva. Alle ore 18 assemblea popolare per discutere dei problemi e delle proposte in tema di salute.

Maggiori informazioni:

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Un commento »

  • Stefano Canitano ha detto:

    Sono molto interessato a questo tema. Sono un consigliere provinciale dell’Ordine dei medici di Roma, parlo a nome esclusivamente personale, ma credo sia ora che anche un ordine professionsle si schieri per la non commercializzazione della Salute, come ha ben espresso il Presidente della Federazione al suo insediamento, ed è già comunque tardi

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