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Trasformare le sfide della migrazione in opportunità

Inserito da on 23 aprile 2018 – 08:50Lascia un commento

A cura di Norina Wendy Di Blasio

Che ruolo spetta ai media del definire la percezione pubblica dei migranti? Quanto pesa la mancanza di una narrativa basata sull’evidenza sulla mancanza di soluzioni adeguate ed efficaci per gestire le sfide della migrazione? Basta davvero questa percezione pubblica negativa a condizionare le agende dei decisori politici? Quali sono gli ingredienti per un’efficace evidence-based policy-making?  Cosa significa costruire un approccio interculturale alla salute? “Migration: turning challenges into opportunities”: trenta oratori, tra ricercatori, professionisti, responsabili politici, rappresentanti delle Ong, giornalisti, cittadini dei paesi terzi riuniti insieme presso lo Spazio Europa a Roma per condividere idee ed esperienze utili ad arrivare a raccomandazioni in grado di guidare le agende politiche sul tema della migrazione.


Il workshop “Migration: turning challenges into opportunities”, promosso dai progetti DANDELION e InterHealth, in collaborazione con The Node for Opportunities, Development, Environment e con l’Osservatorio Internazionale per la Salute (OIS), con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si è tenuto il 13 marzo 2018 a Roma.  Un appuntamento importante  per mettere a fuoco gli strumenti necessari per una corretta narrazione attorno ai migranti, utile a costruire un sapere sui migranti e capace di tenere conto della complessità del fenomeno migrazione e di portarlo nell’agenda politica, e a individuare strategie per costruire salute. Questo #MigrationDayRome2018 ha aperto un confronto sul tema dei migranti, provando a guardare i fenomeni migratori come opportunità piuttosto che come sfide e attivando sinergie positive tra tutti gli attori coinvolti.

La cornice per una corretta narrazione sui migranti

Le sessioni del mattino si sono concentrate sulle sfide sociali legate ai fenomeni migratori. Non solo con la condivisione di buone pratiche a livello europeo e nazionale, ma soprattutto esaminando il ruolo di media e social media nella costruzione di una corretta narrazione della migrazione. Una narrazione in grado sia di riportare cosa l’opinione pubblica pensa dei migranti, sia di aiutare a creare nella testa delle persone una cornice di riferimento dentro la quale leggere questo fenomeno.

Tra le sfide messe in luce vi è sicuramente quella di guardare i fenomeni migratori non più come una costante emergenza da gestire, ma come un fenomeno multidisciplinare, interconnesso e complesso; una questione da affrontare sistematicamente all’interno dell’UE.

Per un approccio sistematico, secondo quanto emerso dagli interventi della giornata,  è necessario strutturare e implementare meccanismi generali di coordinamento, cooperazione e comunicazione tra le istituzioni dell’Unione Europea, i governi nazionali e le autorità locali e non. Per questo serve un processo integrato di elaborazione politica, che sia inclusivo e rappresentativo.

Anche se questo è quello che servirebbe a livello di coordinamento politico, nella realtà viviamo in un’epoca storica in cui la paura e l’odio sono i sentimenti dominanti nella testa dei cittadini quando si parla di migranti. Questi sentimenti sono spesso amplificati e condizionati dalla narrazione sui migranti portata avanti dai media e dai social media, spesso basata su dati e informazioni errate o incomplete. Una narrazione negativa e stereotipata, per esempio, è quella che ha caratterizzato in larga misura le ultime elezioni che hanno avuto luogo in diversi paesi europei, suggerendo che la migrazione fosse all’origine di tutti i problemi socio-economici e culturali che i governi non sono in grado di risolvere.  Ha sicuramente modellato l’opinione pubblica, pescando conferme in sentimenti come la frustrazione per la crisi economica, la paura per la criminalità e il terrorismo e l’odio per la diversità. Questa narrazione che ha probabilmente influenzato le scelte della popolazione al momento del voto, ha certamente influito anche sulle priorità dei programmi politici durante le campagne elettorali, innescando un circolo vizioso, auto-alimentato e auto-perpetuante.

Che ruolo spetta ai media del definire la percezione pubblica dei migranti? Quanto pesa la mancanza di una narrativa basata sull’evidenza sulla mancanza di soluzioni adeguate ed efficaci per gestire le sfide della migrazione? Basta davvero questa percezione pubblica negativa a condizionare le agende dei decisori politici? Per provare a rispondere a questi interrogativi e costruire un percorso di corretta narrazione sui migranti abbiamo interpellato Sabika Shah Povia dell’Associazione Carta di Roma e Tomas Matraia, Director @theadwisers.com e Executive Director @thenode.co.

Cosa serve per disegnare la cornice adatta ad una corretta narrazione sui migranti? Che ruolo hanno i media nel dare all’opinione pubblica strumenti adeguati per “leggere” i fenomeni migratori fuori dagli stereotipi più diffusi?  “L’Italia è ormai una Repubblica fondata sulla percezione schizofrenica della realtà, non sui fatti”, sottolinea Sabika Shah Povia, dell’Associazione Carta di Roma. Fondata nel 2011 per dare attuazione all’omonimo protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, l’associazione svolge un’attività di monitoraggio della voce dei media sui migranti attraverso una rassegna stampa quotidiana sull’immigrazione.

Secondo il costante monitoraggio dell’Associazione Carta di Roma, in questo momento i  media  per lo più contribuiscono a creare un sotto testo distorto su cui poggia la percezione dei migranti. Con Sabika abbiamo parlato, per esempio, del problema delle fake news e di un problema tanto reale quanto sfocato, di voci assenti: quelle dei migranti. “È importante parlare di notizie mancanti più che di notizie false”, sottolinea. Sui telegiornali una notizia su tre relativa alle migrazioni prevede una voce politica, solo il 7 per cento delle volte viene fatto parlare un migrante. E ancora la maggior parte dei minori non accompagnati che sono migrati in Italia l’anno scorso provenivano dal Gambia, ma in tutto l’anno, nei telegiornali, il Gambia non è mai stato menzionato. Sabika ci ha anche parlato dell’appello di Carta di Roma ad opporsi, denunciare e condannare l’uso delle parole di odio, specialmente all’interno del racconto sull’immigrazione.

Il primo passo di questo percorso per costruire una più corretta conoscenza dei migranti è stato quello di monitorare e “correggere” la narrazione distorta sulla migrazione, capace di influenzare le scelte della popolazione al momento del voto e influire sulle priorità dei programmi politici durante le campagne elettorali. Il passo successivo è stato quello di mettere a fuoco strumenti utili per incidere sull’agenda dei decisori politici. Assieme a Tomas Matraia, Director @theadwisers.com e Executive Director @thenode.co abbiamo visto gli elementi che permettono di costruire un sapere sui migranti in grado di restituire la complessità del fenomeno ai diversi interlocutori coinvolti, con particolare attenzione ai decisori politici.

Quali sono gli ingredienti per un’efficace evidence-based policy-making?  “Servono data, big data, alternative data, sentiment analysis, strategic foresight per una prospettiva capace di individuare trend e proporre soluzioni”, spiega Tomas Matraia. Ma è altrettanto importante capire a fondo quale è l’ecosistema in cui si muovono i politici: “Dobbiamo riflettere sulle condizioni dell’ecosistema dove i politici prendono decisioni per capire come influenzare in modo costruttivo le loro agende”.

Strumenti per la promozione della salute tra migranti e rifugiati

Completamente diverso il tono del pomeriggio, “Migrazione: un approccio interculturale alla salute”. Da questa sessione è emerso chiaramente che i sistemi e gli operatori sanitari devono essere messi nelle condizioni di rivolgersi al paziente migrante in modo ampio e articolato, in modo da affiancare all’essenziale risposta all’emergenza agli sbarchi un approccio più complesso.

Il pomeriggio ha dunque visto la discussione concentrarsi sulla condivisione di buone prassi nazionali e internazionali per la formazione di professionisti del settore sanitario capaci di agire in un contesto multiculturale, e sulle sfide attuali e future dell’assistenza sanitaria interculturale.

La chiave è formare personale perché possa accogliere le istanze di salute dei migranti. “È necessario costruire una forza lavoro culturalmente competente che possa essere in grado di costruire una relazione significativa con i migranti”, sottolinea Glenn Laverack, della University of Southern Denmark, che ha parlato di recenti strategie promosse dall’OMS per promuovere la salute tra migranti e rifugiati e della necessità di trovare un modo per tradurre in pratica le competenze culturali per coinvolgere e potenziare le comunità migranti.

Non è una sorpresa che i fenomeni migratori stiano mettendo a dura prova i sistemi sanitari, sempre più vulnerabili. E se da un lato dobbiamo far fronte alle emergenze di salute (il terreno dei rifugiati politici) dall’altro è necessario soprattutto costruire un framework politico e legale che ponga la giusta attenzione sui temi interculturali nei Sistemi sanitari europei. Stando alle raccomandazioni emerse dalla giornata: serve un approccio olistico  alla salute dei migranti, che includa anche la dimensione sociale e la salute mentale. E cosa altro? Comprendere, analizzare e promuovere best practice per la salute tra i migranti. Rafforzare la collaborazione con le Ong. Migliorare la raccolta e la condivisione di dati e raccomandazioni basate su prove. Migliorare la conoscenza e la comprensione dei bisogni, soprattutto in un modo “interculturalmente competente”.  Infine, bisogna coinvolgere i migranti e le comunità dei paesi terzi nel dibattito e nella progettazione di soluzioni partecipative e innovative, assicurandosi che il settore pubblico mantenga un ruolo centrale nella definizione delle linee politiche e dei percorsi operativi che dovranno poi essere seguiti da tutti gli attori del settore sanitario.

Per saperne di più #MigrationDayRome2018.

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