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Docs Not Cops (Medici non poliziotti)

Inserito da on 20 giugno 2018 – 09:532 commenti

Jessica Potter, Federica Turatto, Jacopo Bianchi e Chiara Milani

La recente stretta sui migranti nel Regno Unito ci aiuta a capire i rischi di una strumentalizzazione dell’immigrazione per giustificare politiche di tagli alla sanità, ai danni delle fasce più vulnerabili della popolazione, favorendo quello che è uno scontro fra poveri. Docs Not Cops (Medici non Poliziotti) è una rete di attivisti a cui hanno aderito operatori sanitari, studenti, insegnanti e pazienti, migranti e cittadini inglesi, che si batte contro le nuove leggi sull’immigrazione e per reclamare il valore dei principi fondanti il sistema sanitario britannico.


Fino al 2014, nel Regno Unito, lo straniero “stabilmente presente” (ordinarily resident) nel territorio godeva degli stessi diritti di un cittadino inglese in termini di accesso libero e gratuito al sistema sanitario. Le cure di secondo livello erano a pagamento per gli individui provenienti da paesi extra-europei non “stabilmente residenti” nel paese (o non beneficiari di specifiche esenzioni). L’accesso alle cure primarie era “a discrezione” del medico di base (GP), mentre le cure di emergenza, la salute sessuale e la contraccezione, il trattamento dell’HIV e di molte malattie infettive era garantito.

L’approvazione dell’Immigration Act [1], nel 2014, ha introdotto delle barriere d’accesso alle cure, attraverso:

  • Ridefinizione dello status giuridico di “ordinarily resident con l’introduzione di criteri più restrittivi che lo limitano a chi ha un “permesso di soggiorno a tempo indeterminato” (ILR), che può essere ottenuto dopo una permanenza di 5 anni nel Paese. Tale misura coinvolgerà 1,4 milioni di persone regolarmente presenti, inclusi studenti, lavoratori e familiari di cittadini britannici, appena giunti sul territorio.
  • Estensione dell’elenco delle prestazioni a pagamento (che includeva “solo” l’assistenza secondaria) alle cure urgenti e ad alcuni servizi territoriali (con l’esclusione del medico di base), quali le visite mediche ambulatoriali, l’assistenza infermieristica scolastica e territoriale, i consultori ginecologici e l’interruzione volontaria di gravidanza, i servizi di salute mentali di comunità.
  • Introduzione di una tassa annuale di 150-200 sterline, come condizione necessaria per il rilascio di un visto per studio o lavoro a cittadini non europei.

Ecco che se un paziente non dimostra di avere diritto all’assistenza gratuita, dovrà pagare in anticipo il costo della prestazione, a meno che il medico non lo reputi “urgente” o “immediatamente necessario”, nel qual caso l’addebito sarà essere fatto in un secondo momento. In questo modo, il governo prevede di recuperare 500 milioni di sterline all’anno.

Lo scorso 23 Ottobre, inoltre, il governo ha introdotto l’obbligo di esibire il passaporto per accedere alle prestazioni ospedaliere di secondo livello non urgenti per verificare l’eleggibilità ai trattamenti gratuiti. In questo gruppo rientrano, tra le altre, l’assistenza prenatale, pediatrica e le cure oncologiche[2].

L’approvazione della legge ha suscitato una forte reazione da parte di gruppi di professionisti sanitari e cittadini preoccupati per le conseguenze sui principi fondativi del Sistema Sanitario Nazionale (National Health Service, NHS) e sulla salute delle persone. Contro lo smantellamento dei principi di universalismo del primo sistema sanitario pubblico universalistico del mondo, si sono mossi gruppi come Docs Not Cops, MedAct, Doctors of the World.

Docs Not Cops  – (Medici non Poliziotti) –  è una rete di attivisti a cui hanno aderito professionisti del sistema sanitario e pazienti, ma anche attivisti, studenti, insegnanti, lavoratori, contribuenti, migranti, cittadini inglesi, residenti e chiunque sia convinto che la salute sia un diritto, non un privilegio. Insieme ad altre organizzazioni di medici e cittadini, si batte affinché il Ministero della Salute riveda questa legge in direzione abrogativa, con la convinzione che sia necessaria una forte azione di resistenza da parte della comunità di sanità pubblica per reclamare il valore dei principi fondanti il sistema sanitario.

Riportiamo un estratto di una lettera –parzialmente pubblicata sul giornale inglese “Independent”[3] –a nome di un medico inglese, attivista della campagna “Docs Not Cops”:

“Oggi assistiamo allo smantellamento di uno dei principi fondamentali del NHS – e ai medici come me viene richiesto di collaborare. Oggi siamo di fronte a un nuovo NHS. Un NHS dove ti troverai a far fronte a manifestazioni razziste e discriminatorie in sede di ogni visita ambulatoriale. Dove sarai obbligato ad esibire il tuo passaporto per poter accedere ad una prestazione “non urgente”. Dovrai pagare al momento la prestazione, se non puoi dimostrare di averne diritto gratuitamente, di rientrare nella fascia di popolazione in possesso dei requisiti: un permesso di soggiorno o la nazionalità inglese. Probabilmente non ti è stato detto –molti medici con cui ho parlato ne sono all’oscuro – che non rappresenta un futuro distopico. Il fatto che il governo conservatore abbia approvato queste misure sostanzialmente sotto silenzio sa, nella migliore delle ipotesi, di vergogna, nella peggiore, di disonestà. La mancanza di comunicazione tra il Ministero e i professionisti sanitari suggerisce che il governo era consapevole di star approvando un provvedimento controverso. […]

Anche se per i soggetti portatori di condizioni croniche, quali ad esempio la TBC, l’accesso alle cure rimane gratuito, questo provvedimento rappresenta chiaramente un deterrente, che mira a far desistere dall’accesso alle cure fasce specifiche della popolazione.

Se le persone hanno paura di accedere ai servizi sanitari per paura di essere rimpatriati o di dover pagare le prestazioni, verrà posticipato l’accesso alle cure, spingendo i pazienti a rivolgersi ai servizi di emergenza (che rimangono ad accesso gratuito) in una fase successiva, quando i sintomi saranno ormai a un livello critico. Nel caso di malattie infettive, questo porta un serio rischio per la salute di tutta la popolazione […]

Si tende a pensare che queste misure siano necessarie per ridimensionare il fenomeno di “orde” di migranti che si recherebbero in UK per beneficiare delle cure erogate gratuitamente dal sistema sanitario.

Questa rappresentazione è totalmente fuorviante: il costo del turismo sanitario impatta sulle casse dello stato per un limitato 0,3% del budget totale del NHS, ovvero, al massimo 300 milioni di sterline all’anno [4] […]

Si tratta di un cambiamento fondamentale del modo in cui si fornisce l’assistenza sanitaria nel Regno Unito e si inserisce nel quadro più ampio della strategia anti-immigrazione del governo, attraverso la creazione di un “ambiente ostile”. […]

È chiaro che questa legge non è stata introdotta per arginare il problema del turismo sanitario. È, invece, una comoda distrazione dai tagli al sistema sanitario e di welfare, imposti dal governo conservatore fin dal 2010. […]

Come medico, voglio vedere pazienti, non passaporti. Voglio poter prendermi cura delle persone, non far l’agente di polizia o di pubblica sicurezza. Voglio che i migranti non rappresentino più il capro espiatorio di politiche di tagli consapevolmente disegnate da un governo che le veicola con motivazioni devianti e fasulle. Salvare l’NHS non implica una limitazione dell’accesso. Significa, al contrario, un imperativo ritorno ad un sistema sanitario pubblicamente e collettivamente finanziato, ad accesso libero e a copertura universale”.

L’introduzione di una “tassa sulla salute”, che grava sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ha un impatto rovinoso in termini di salute, a fronte di un guadagno irrisorio per le casse pubbliche. Le conseguenze sono già ampiamente osservabili, e tutte tristemente e ampiamente pronosticate: il ritardo nel rivolgersi ai servizi e l’esclusione dall’assistenza di chi pure ne avrebbe il diritto. La normalizzazione di atteggiamenti di chiusura e di discriminazione, unita alla confusione e alla mancanza d’informazione del personale sanitario, stanno comportando l’esclusione di migliaia di richiedenti asilo a cui è stata erroneamente rifiutata l’assistenza, nonostante siano affetti da condizioni croniche o potenzialmente letali. Ad altri, privi di documenti, bisognosi di cure urgenti, è stato rifiutato l’accesso ospedaliero, disattendendo uno dei principi fondativi l’NHS che afferma che a nessuno può essere rifiutato un trattamento urgente, anche se indigente. Molti, inoltre, non hanno potuto beneficiare dell’attribuzione di un medico di base, perché privi di un documento identificativo.

La definizione dei requisiti di eleggibilità – la divisione della popolazione in “desiderabile” e “indesiderabile” – rende gli intenti razzisti sempre più inequivocabili, spostando la salute dal contenitore dei diritti a quello dei privilegi. La monetizzazione della sofferenza nel momento della manifestazione del bisogno, ribalta i pilastri di un sistema sanitario originariamente a copertura universale, finanziato attraverso la fiscalità generale. Il razzismo è utilizzato come arma per minare i principi di solidarietà e di equità alla base del sistema sanitario britannico e dello stato di welfare. Quello che sta accadendo nel Regno Unito rappresenta un tentativo di ridefinire silenziosamente i concetti stessi alla base di un sistema sociale basato sul rispetto dei diritti umani, presentandolo come una necessaria e inevitabile operazione di recupero dei costi. Così, “qualità delle cure” diventa sinonimo di “selettività”, e “sostenibilità” finisce per legarsi naturalmente a pratiche di discriminazione. È per questo che gruppi come Docs Not Cops, che si oppongono a queste manovre, stanno invitando il pubblico e i professionisti sanitari ad individuare e a smascherare questi slittamenti di significato, che hanno conseguenze tragiche sulla salute delle persone e sulla società.

A questo punto appare difficile non trovare punti di triste affinità con l’attuale panorama italiano. Stiamo assistendo alla creazione di una nuova rappresentazione della realtà, dove l’identificazione di bersagli concreti (il migrante, lo straniero, l’altro da sé) in nome della sicurezza, diventa funzionale alla ridefinizione dei valori cardine della nostra società. A rischio sono i diritti fondamentali sanciti nella nostra Costituzione, che stanno alla base del nostro Sistema Sanitario Nazionale.

L’esperienza del Regno Unito e la campagna di Docs Not Cops ci ricordano che è necessario vigilare continuamente e non dare per scontato le conquiste ottenute nel campo dei diritti umani e della salute pubblica. Non solo i medici, ma ogni cittadino, ogni persona è chiamata a scendere in campo personalmente per urlare un dissenso che non si può esaurire in sede elettorale o su un social network, perché come cantavano i giradischi dei nostri genitori quarantacinque anni fa, “per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.”

Jessica Potter, Docs not Cops; Federica Turatto, London School of Hygiene and Tropical Medicine;

Jacopo Bianchi e Chiara Milani, Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Firenze

Bibliografia

  1. Collection Immigration Act 2014 The Immigration Act will change the removals and appeals system, end the abuse of Article 8 and prevent illegal immigrants accessing public services. Gov.uk Published 10 October 2013
  2. Gayle D. Rules allowing upfront charges for foreign users of NHS come into force. The Guardian, 23.11.2017
  3. Potter J. Today marks the day when a founding principle of the NHS is destroyed – and doctors like me are being told to help. Independent, 23.11. 2017
  4. Health tourism: what’s the cost? Fullfact.org, 21.12.2016
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2 commenti »

  • maurizio marceca ha detto:

    Grazie per averci informato su questa grave situazione del Regno Unito e sull’impegno civile di quanti, a vario titolo (e segnalo in particolare la presenza degli studenti), continuano a chiedere il ripristino di una sanità senza discriminazioni.
    Nel Congresso mondiale MERH (sui temi della salute e della migrazione) che si è tenuto a Edimburgo dal 17 al 20 maggio u.s. abbiamo conosciuto anche la campagna coordinata da ‘Doctors of the world’ contro il ‘DATA SHARING’, che tanto ci ha ricordato quella di ‘NOI NON SEGNALIAMO’, che ci ha visto protagonisti una decina d’anni fa [vedi post del 27 gennaio 2010 dal titolo ‘Noi non segnaliamo. La vittoria degli anticorpi (della ragione e della democrazia)].
    Quella della tutela dei diritti assistenziali dei migranti (regolari o non regolari) continua ad essere una cartina al tornasole della capacità di tenuta democratica di un paese e del suo sistema sanitario, che riguarda – in prospettiva – anche quella dei cittadini autoctoni.

    maurizio marceca (presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM)

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