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Archivio per l'articolo luglio 2018

Compiti per le vacanze

25 luglio 2018 – 10:13 |

Salute Internazionale va in vacanza: ci rivediamo a settembre!
Per i più volenterosi ecco i compiti per le vacanze estive a cura di Gavino Maciocco: i dati statistici dell’OECD 2017 sui sistemi sanitari di 46 paesi industrializzati a partire dai quali si possono preparare utili grafici.

40 anni da Alma-Ata. Cure primarie: ora o mai più

23 luglio 2018 – 10:46 | 3 commenti

Gavino Maciocco

Nella ricorrenza dei 40 anni della Dichiarazione di Alma-Ata, è giusto e anche doveroso ricordare due medici – Julian Tudor Hart e Barbara Starfield (entrambi recentemente scomparsi) – che da diverse prospettive, differenti ruoli, e anche differenti continenti, hanno contribuito allo sviluppo delle cure primarie e a documentarne i risultati: più salute, più equità, meno costi. E come titolava un Rapporto dell’OMS del 2008, oggi dovremmo ripetere: “Le cure primarie. Oggi più che mai”. (O meglio ancora: “Cure primarie: ora o mai più”.)

La salute globale nelle mani dei super-ricchi?

18 luglio 2018 – 10:27 | Un commento

Adriano Cattaneo

Per finanziare gli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile (OSS) promossi dalle Nazioni Unite servono tanti soldi. Dove trovarli? Circola l’idea di chiedere un contributo ai super-ricchi. La Banca Mondiale dovrebbe ispirare i miliardari a depositare la loro crescente ricchezza in fondi filantropici a sostegno degli OSS. Bill Gates sta già facendo questo, con risultati storici, per la salute.

Julian Tudor Hart. Ricerca clinica e passione politica

16 luglio 2018 – 05:53 |

Angelo Stefanini

Julian Tudor Hart è stato un leader visionario che ha unito la lotta per un’equa assistenza sanitaria di base e la giustizia sociale a forti critiche al mercato nella sanità. Influenzato da maestri come Archie Cochrane e Richard Doll, è stato un pioniere nel combinare metodo epidemiologico e pratica clinica. La sua ricerca ha dimostrato il valore dell’anticipatory preventive care che in Italia ha trovato la sua espressione nella “medicina d’iniziativa” in cui “il medico si prende cura in maniera attiva delle persone, invitandole a sottoporsi ai controlli e offrendo loro un insieme di interventi personalizzati che, iniziando prima dell’insorgere della malattia, o prima che essa si manifesti o si aggravi, possano curarla nel corso degli anni e rallentarne l’evoluzione”.

Accesso alle cure negli USA. Gli effetti dell’Obamacare

11 luglio 2018 – 10:17 |

Fabrizio Toscano, Davide Golinelli, Andrea Bucci

I risultati ottenuti dalla riforma sanitaria di Obama sono decisamente incoraggianti quando si guarda al numero di persone messe nelle condizioni di accedere economicamente all’offerta di servizi sanitari. Nonostante questo, per via della struttura particolarmente articolata del sistema sanitario statunitense, i non-assicurati continuano ad incontrare difficoltà nell’accesso alle cure, dovendo spesso ripiegare su quei servizi strutturati come “rete di sicurezza”, non presenti in tutte le comunità.

Spesa pubblica e mortalità infantile nella “Sala d’attesa di Dio”

9 luglio 2018 – 09:08 |

Giacomo Galletti

Lo studio dimostra che le politiche specificatamente indirizzate alla salute dei neonati riducono la mortalità infantile in modo significativo. Gli autori arrivano a questa conclusione dopo aver considerato la spesa sanitaria dello stato della Florida non nel suo complesso (con effetti statisticamente non significativi), ma solo nella sua componente relativa ai programmi finalizzati alla salute infantile. Nel caso di targeted programs, un incremento di spesa del 10% ridurrebbe la mortalità del 2,1% circa. Se si guarda poi ai solo neonati di colore, l’effetto è addirittura il doppio (4,04%).

L’importanza della qualità delle cure (anche nei paesi a basso o medio reddito)

5 luglio 2018 – 10:03 |

Gino Sartor

Specialmente nei paesi a basso o medio reddito il tempo che i medici dedicano al paziente è minimo, anche quando visitano pochi pazienti al giorno. Questo determina un certo grado di know-do gap, cioè una discrepanza tra come il medico dichiara di comportarsi di fronte ad un paziente con determinate caratteristiche cliniche e come poi realmente agisce quando vede tale paziente, proprio perché non gli dedica sufficiente attenzione o tempo. Spesso invece i provider senza formazione medica, proprio perché dedicano più tempo al paziente, riescono a colmare il gap teorico con i medici qualificati.

Gli immigrati. Il futuro che arriva

2 luglio 2018 – 10:28 | Un commento

Ernesto Balducci

Si potrebbe dire, dunque, che gli immigrati sono qui con pieno diritto perché altro non fanno che chiederci conto della refurtiva. Ma il diritto degli immigrati non è soltanto di ordine morale. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e l’insieme dei documenti che essa in più di quarant’anni ha generato ci fanno obbligo di considerare ogni abitante del pianeta come un soggetto di diritti in forza dei quali, ad esempio, nessun uomo è veramente straniero in nessuna parte della Terra. A dispetto di tutto, l’insediamento degli immigrati tra di noi è una grandiosa occasione per avviare una civiltà veramente planetaria, il cui principio sia la diversità nell’uguaglianza e l’uguaglianza nella diversità.

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