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La salute globale nelle mani dei super-ricchi?

Inserito da on 18 luglio 2018 – 10:272 commenti

Adriano Cattaneo

Per finanziare gli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile (OSS) promossi dalle Nazioni Unite servono tanti soldi. Dove trovarli? Circola l’idea di chiedere un contributo ai super-ricchi. La Banca Mondiale dovrebbe ispirare i miliardari a depositare la loro crescente ricchezza in fondi filantropici a sostegno degli OSS. Bill Gates sta già facendo questo, con risultati storici, per la salute.


Chi si ricorda del rapporto “Macroeconomics and health: investing in health for economic development”, reso pubblico dall’OMS il 20 Dicembre 2001? Non molti, credo. Io me ne ricordo perché quando uscì lo lessi per intero e ne scrissi un commento critico per Salute e Sviluppo, la rivista di Medici con l’Africa/Cuamm.[1] Il cuore del rapporto era la stima su quanto si doveva investire in salute per evitare, entro il 2010, 8 milioni di vite all’anno nei paesi a basso reddito, con un pacchetto di interventi essenziali contro le malattie infettive e i deficit nutrizionali. Il costo di questo pacchetto era di 34 dollari a persona all’anno, per un ammontare di 57 miliardi di dollari nel 2007 e di 94 nel 2015. Nel 2001, l’aiuto totale allo sviluppo si aggirava sui 54 miliardi di dollari l’anno; di cui 6 miliardi circa per la salute. Nel 2015, questa somma è aumentata a quasi 132 miliardi di dollari, di cui 36,4 per la salute.[2] Ma nei paesi a basso reddito la spesa sanitaria pro capite è aumentata in media di soli 69 dollari in 20 anni, tra il 1995 e il 2014.[3] Non si capisce da dove abbiano potuto tirare fuori i 34 dollari l’anno necessari per il pacchetto essenziale.

Ma la mia critica al rapporto, all’epoca, non si basava solo sulla promozione di pacchetti, un cavallo di battaglia della Banca mondiale fin dal 1993.[4] Le critiche più importanti riguardavano: il considerare la salute come una merce su cui investire; la visione utilitaristica della stessa (se stiamo meglio, lavoriamo e produciamo di più); il mancato riconoscimento dei determinanti sociali e ambientali di salute; l’assenza di misure per combattere povertà e disuguaglianze; la legittimazione dell’accordo sui TRIPs (Trade Related aspects of Intellectual Property rights) dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e quindi delle sue conseguenze sull’accesso ai farmaci; il sostegno alle partnership pubblico/privato e ai vari fondi globali per specifiche malattie; infine, la visione acritica della globalizzazione e dei suoi effetti perversi (il drenaggio di cervelli dai paesi poveri a quelli ricchi, per esempio, per non parlare della tendenza al ribasso di salari e sicurezza sociale). Non ero l’unico ad essere critico nei confronti di quel rapporto. Un capitolo del rapporto 2013 dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale era altrettanto critico,[5] e riportava commenti critici pubblicati all’uscita del rapporto e 10 anni dopo.

Ma chi era a capo della commissione dell’OMS che aveva redatto il rapporto? La commissione era presieduta da Jeffrey Sachs, allora professore di Commercio Internazionale ad Harvard. In un editoriale del BMJ del 2002 era così descritto: “ha speso gran parte della sua carriera fornendo consulenza ai governi sullo sviluppo economico. Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador e l’ex Unione Sovietica”.[6] Sappiamo com’è andata a finire.

Dopo le vicende narrate qui sopra, l’avevo perso un po’ di vista; non è certamente tra i miei autori preferiti. Ora riappare, su segnalazione di un amico indiano, con un articolo dal titolo “La Banca Mondiale ha bisogno di tornare alla sua missione”, datato 9 febbraio 2018.[7] Il tipo non pecca certo di falsa modestia. Ricorda quando “Io e Kim lavoravamo a stretto contatto tra il 2000 e il 2005 per espandere la risposta globale all’epidemia di AIDS”, dove Kim è Jim Yong Kim, l’attuale presidente della Banca Mondiale. “Sono stato io a suggerire a Kim” di estendere a livello globale l’esperienza fatta ad Haiti con Paul Farmer e a raccomandare la creazione di un Fondo Globale per AIDS, Tubercolosi e Malaria. Sulla cui falsariga George W Bush ha creato nel 2003 il PEPFAR (President’s Emergency Plan for AIDS Relief). Poi Kim è stato messo a capo del programma dell’AIDS dall’allora direttrice generale dell’OMS, Gro Harlem Bruntland. “Kim fece un lavoro fantastico (per merito mio; ndt) e i suoi sforzi posero le basi per portare gli antiretrovirali a milioni di malati, salvando vite, sussistenze e famiglie”. Grazie anche ai contributi dei privati, tra i quali spicca la Fondazione Bill e Melinda Gates, grande finanziatrice del Global Fund, e sostenitrice della Commissione su Macroeconomia e Salute dell’OMS, “che presiedevo”.

Ma se fosse solo per questo auto-incensarsi, non varrebbe la pena di leggere il pezzo. Obiettivo di Sachs in questo articolo è suggerire alla Banca Mondiale una strategia per contribuire a raggiungere gli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile (OSS vedi Sustainable development goals – United Nations) nel 2030. E qual’è la proposta? “Wall Street potrebbe aiutare a strutturare il finanziamento di grandi progetti sulle energie rinnovabili, i trasporti pubblici, le autostrade e altre infrastrutture che possono essere ripagate con pedaggi e pagamenti degli utenti. Una partnership Banca Mondiale/Wall Street aiuterebbe a garantire  che questi progetti siano ambientalmente solidi e giusti per le comunità che servono. Sarebbe un bene per tutti”. Questo non sarebbe sufficiente. Per evitare che i paesi a basso reddito si indebitino più di quanto non siano ora indebitati, c’è bisogno di donazioni, oltre che di prestiti. Kim potrebbe far tesoro della sua esperienza per mobilizzare le donazioni necessarie.

Ma non basta. “Trump e gli altri leader mondiali sono tenuti a rispondere personalmente per gli OSS. Devono fare molto di più. Così come i super ricchi, il cui livello di ricchezza non ha precedenti nella storia”. I super ricchi hanno goduto di numerosi tagli delle tasse, di crediti facilitati dalle banche centrali e di enormi guadagni da tecnologie che aumentano i profitti riducendo i salari. Anche con le recenti mitezze della borsa, i circa 2000 miliardari hanno accumulato una ricchezza di circa 10 trilioni di dollari, sufficiente per finanziare lo sforzo necessario a mettere fine alla povertà estrema, se anche i governi fanno la loro parte. Quando va a Wall Street, a Davos o in altri centri di ricchezza, la Banca Mondiale dovrebbe ispirare i miliardari a depositare la loro crescente ricchezza in fondi filantropici a sostegno degli OSS. Bill Gates sta già facendo questo, con risultati storici, per la salute. Chi sono i miliardari che sosterranno gli OSS per l’istruzione, l’energia rinnovabile, l’acqua potabile e l’eliminazione dei rifiuti, e l’agricoltura sostenibile?”

Se non l’avessi letto con i miei occhi, non ci avrei creduto. Possibile che Sachs non sappia che sono proprio i meccanismi finanziari di Wall Street a rendere l’1% (anzi, lo 0,1%) sempre più ricco e il 99% sempre più povero? E che i miliardari non hanno alcuna intenzione di chiudere questo gap? E che quand’anche molti miliardari imitassero Bill Gates, questo gap non si chiuderà? Perché i filantropi possono al massimo fare della carità intelligente, ma dubito che si impegnino per la giustizia sociale e per rimuovere le cause della povertà. Sachs sa perfettamente tutto ciò. Il problema è che sta con l’1%.

E a proposito di com’è andata a finire, vale la pena dare un’occhiata alle ultime notizie sul Global Fund (contro Aids, Tubercolosi e Malaria), di cui Sachs dice di essere se non padre, patrigno. A seguito della crisi finanziaria globale del 2008 e della riduzione dei finanziamenti provenienti dai governi, negli ultimi hanno il Global Fund ha cercato di attrarre investitori privati. Nel 2018 tre multinazionali si sono aggiunte agli altri donatori:[8]

  • Lombard Odier, una banca svizzera che dovrebbe sviluppare prodotti finanziari che permetteranno a chi investe nei progetti del Global Fund di massimizzare le detrazioni fiscali. Ma le detrazioni fiscali riducono la quantità di fondi pubblici disponibili e hanno un impatto negativo sulla capacità dei paesi di garantire una copertura sanitaria universale.
  • Unilever, che contribuirà a finanziare i programmi per l’AIDS in cambio di pubblicità per il suo sapone. Ma Unilever produce anche cibo spazzatura, che contribuisce all’epidemia di obesità e di malattie croniche non trasmissibili.
  • Heinecken, che userà la sua esperienza nel marketing e nella distribuzione per assistere i programmi del Global Fund nella distribuzione nell’ultimo miglio. Ma in questo modo si legittima il ruolo dell’industria dell’alcol nel sostegno allo sviluppo, dimenticando che il consumo di alcol è tra le principali cause di morte e malattia nel mondo e contribuendo a indebolire le politiche per ridurre i rischi alcol-correlati.[9]

Ma tutto questo Sachs non lo sa. O forse lo sa, ma non lo dice.

Adriano Cattaneo, epidemiologo, Trieste

Bibliografia

  1. Cattaneo A. Non è tutto “macroeconomia” ciò che luccica. Salute e Sviluppo 2002;1:7-10
  2. Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME). Financing Global Health 2015: Development assistance steady on the path to new Global Goals [PDF: 39Mb]. Seattle, WA: IHME, 2016
  3. Cattaneo A. Come si finanzia la salute globale. Salute Internazionale, 31.05.2017
  4. World Bank. Investing in health. World Development Report 1993. New York, Oxford University Press, 1993
  5. Barsanti S, Vola F. La Commissione su macroeconomia e salute. In: OMS e diritto alla salute: quale futuro? Eds: Cattaneo A e Dentico N. Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, 2013, pp. 136-9 /
  6. Abbasi K. Creating a healthy global economy. BMJ 2002;324:12
  7. Sachs JD. The World Bank Needs to Return to Its Mission . Project Syndicate, 09.02.2018
  8. Legge D, Labonte R, Sanders D. Managing the conflicts between private interests and public responsibility. BMJ blog 08.02.2018
  9. Marten R, Hawkins B. Stop the toasts: Global Fund’s disturbing new partnership. Lancet 2018;391:735-6
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