Gaza sotto i droni israeliani

Angelo Stefanini

Nella Striscia di Gaza non c’è scampo ai droni israeliani. Oltre che nei conflitti armati sono usati a scopo di sorveglianza, per compiere “assassini mirati” (o “uccisioni extra-giudiziarie) o per disperdere manifestazioni al confine con Israele con il lancio di gas lacrimogeni e liquido nauseante. L’impatto psicologico di queste armi è ovunque; dalla famiglia che, dopo aver perso un figlio colpito da un drone, si chiude in casa ogni volta che sente un ronzio in cielo, al bambino che torna a casa da scuola riferendo di come la classe non riesce a concentrarsi sui compiti a causa di un fastidioso ronzio nel cielo.


Un recente studio[1] condotto su 254 pazienti amputati dell’Artificial Limb and Polio Centre (ALPC) di Gaza mostra come la causa più comune delle lesioni che hanno condotto alla amputazione di uno o più arti era dovuta ad attacchi con droni armati.[2] Rispetto ad altri tipi di arma i droni hanno provocato le amputazioni più traumatiche nei palestinesi sopravvissuti durante le incursioni militari israeliane e periodi di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza dal 2006 al 2016. In particolare, le ferite causate da droni hanno richiesto amputazioni più prossimali che sono state seguite, dopo l’iniziale intervento d’emergenza, da un numero maggiore di operazioni chirurgiche rispetto alle amputazioni traumatiche causate da altre armi. L’aumentato carico di lavoro medico che ciò ha comportato si è aggiunto agli oneri pressoché insostenibili che gravano sul sistema sanitario di Gaza provocati dagli oltre undici anni di blocco illegale che Israele sta imponendo a quella popolazione: insufficienti forniture mediche ed energetiche, mancanza di acqua pulita e condizioni di lavoro insicure per il personale sanitario.

 

Gli autori dello studio, norvegesi e palestinesi, affermano che il crescente uso di droni armati telecomandati a distanza non deve essere passivamente accettato dalla comunità internazionale ma affrontato criticamente all’interno di una specifica cornice legale ed etica. La loro ricerca contribuisce a colmare una lacuna nella nostra conoscenza sulle conseguenze della guerra moderna sui civili. Oltre a documentare la maggiore prevalenza di amputazioni correlate ai droni rispetto a quelle causate da altre armi nei palestinesi di Gaza, questo studio contribuisce a confutare la tesi che i droni armati riducano al minimo i danni collaterali, una delle principali giustificazioni addotte al loro uso.[3]

 

Gaza sotto i droni

Nella Striscia di Gaza non c’è scampo ai droni israeliani. Soprannominati in arabo “zenana” (“il fastidioso rimbrottare della moglie” nell’accezione egiziana) per il molesto ronzio che emettono, i droni sono onnipresenti. Oltre che nei conflitti armati sono usati a scopo di sorveglianza, per compiere “assassini mirati” (o “uccisioni extra-giudiziarie) o per disperdere manifestazioni al confine con Israele con il lancio di gas lacrimogeni e liquido nauseante. Il fatto che dal 2005 Israele abbia ritirato i suoi coloni e non abbia una presenza evidente all’interno della Striscia non significa che l’occupazione non sia ancora una brutale realtà quotidiana, in gran parte gestita a distanza dai cieli. Paragonando a David e Goliath (ovviamente a parti invertite) il divario di forza tra i manifestanti palestinesi e l’esercito israeliano, in questo caso il Goliath israeliano non ha nemmeno bisogno di entrare nel campo di battaglia.

Dai primi attacchi di droni israeliani nel 2004 fino al 2014, secondo il Centro Al Mezan, Israele con quest’arma a Gaza ha ucciso circa 2.000 persone.[4] Hamushim, gruppo israeliano per i diritti umani, sostiene che la guerra dei droni è stata responsabile di quasi un terzo delle 1543 vittime civili nella guerra del 2014.[5] Parlando con la gente di Gaza è chiaro, tuttavia, che il numero preoccupante di morti e feriti dovuti ai droni non racconta tutta la storia. L’impatto psicologico di queste armi è ovunque; dalla famiglia che, dopo aver perso un figlio colpito da un drone, si chiude in casa ogni volta che sente un ronzio in cielo, al bambino che torna a casa da scuola riferendo di come la classe non riesce a concentrarsi sui compiti a causa di un fastidioso ronzio nel cielo.[6] Gli abitanti di Gaza si sono in qualche modo abituati al rumore insidioso del drone. Lo racconta in modo suggestivo il Dr. Atef Abu Saif, professore di scienza politica alla Al-Azhar University di Gaza, nel suo diario del conflitto del 2014, The Drone Eats With Me (“Il Drone Mangia Con Me”). Sembra così vicino che “potrebbe essere qui accanto a noi“. E aggiunge “È come se volesse unirsi a noi per la serata aggiungendo una sedia invisibile“. Questa “familiarità” con i droni, tuttavia, non attenua le terribili incognite che accompagnano la loro presenza: perché si trovino là fuori, se stiano sorvegliando cosa, se siano armati o se stiano per colpire chi.

 

Etica del drone

Nel 2009 Daniel Reisner, ex capo del dipartimento legale dell’esercito israeliano, ha dichiarato al quotidiano Haaretz: “Se fai qualcosa per abbastanza tempo, il mondo lo accetta … Il diritto internazionale progredisce attraverso le violazioni.”[7] I rappresentanti israeliani, in questo modo, si sono apertamente vantati di aver aperto la strada a una delle pratiche più controverse della guerra moderna: uccidere con un telecomando. Nel recensire lo sconcertante libro Rise And Kill First -The Secret History of Israel’s Targeted Assassinations [“Alzati e uccidi per primo: la storia segreta degli assassinii mirati di Israele”], un ex-agente della CIA scrive: “Una delle prime cose che mi è stata insegnata quando sono entrato nella C.I.A. è che noi non commettiamo omicidi. […] Per questa politica abbiamo trovato un eufemismo. Non li chiamiamo più assassinii. Ora, sono ‘uccisioni mirate’, il più delle volte eseguite da droni che sono diventati l’arma d’avanguardia americana nella guerra al terrore.”[8] Una triste eredità lasciata dal presidente Barak Obama è stata un tremendo aumento dell’uso dei droni soprattutto in Pakistan, Somalia e Yemen causando la morte di circa 3.797 persone, tra cui 324 civili.[9]Molti sostengono che la combinazione di moderna tecnologia e intelligence sofisticata fa sì che l’uso di droni sia il modo più efficace a disposizione dell’antiterrorismo operativo. In effetti, in teoria cos’è più attraente che uccidere i “terroristi” dall’aria con una tecnologia elegante minimizzando il rischio per le forze di terra? Siamo in un’epoca in cui una tecnologia brillante che consente la raccolta e l’analisi apparentemente raffinata delle informazioni consente di rimuovere l’elemento umano – e l’umanità – dal processo decisionale.

In un’analisi inquietante di come i droni stanno cambiando il mondo, il filosofo Grégoire Chamayou[10] descrive come per la prima volta nella storia uno Stato possa rivendicare il diritto di condurre la guerra in un campo di battaglia mobile che potenzialmente si estende su tutto il mondo. Quello che stiamo vedendo è una trasformazione fondamentale delle leggi della guerra che nella storia umana hanno definito il conflitto militare tra i combattenti (lo “Ius in Bello”) racchiuse nel Diritto Umanitario. Mentre l’uso dei droni armati diventa sempre più la norma, i conflitti moderni hanno ora il potenziale per trasformarsi in una pratica di omicidii segreti e mirati, di là della vista e del controllo non solo dei potenziali nemici ma anche dei cittadini delle stesse democrazie. Utilizzare droni armati (“uccidere anziché catturare”) è divenuto emblematico della dottrina della “lotta al terrore” condotta dagli Stati Uniti e Israele.

 

Le nostre complicità

Nonostante l’uso israeliano di droni contro individui, luoghi pubblici, istituzioni accademiche e scuole palestinesi sia più frequente del loro uso in qualsiasi altro luogo al mondo da parte di qualsiasi altro esercito, questo “dettaglio” non appare nella maggior parte degli studi pubblicati.[11] La letteratura specializzata si limita a riportare che Israele produce e usa droni, mentre le conseguenze di tale uso a Gaza, giorno e notte, sono sottostimate e quasi assenti. L’aspetto più sorprendente dell’impiego israeliano dei droni a Gaza è che esso intensifica l’occupazione e la rende più redditizia. Israele non fa mistero di usare le guerre a Gaza per commercializzare i suoi droni. Benjamin Ben Eliezer, ex ministro della difesa israeliano, ha allegramente elogiato la vendita di armi israeliane usate nei territori occupati dichiarando che “alla gente piace comprare cose che sono state testate. Se Israele vende armi, sono state testate, provate. Possiamo dire che lo stiamo facendo da 10-15 anni.“[12]

È evidente quindi che la comunità internazionale, e principalmente l’Europa, Italia inclusa, commerciando in armi con Israele, sta partecipando in molti modi diversi alla guerra dei droni israeliani, offrendo un sostegno diretto all’aggressione contro i palestinesi e inviando un chiaro messaggio di approvazione per le politiche criminali di Israele. Un interessante sviluppo che sta emergendo nell’uso dei droni è nella sorveglianza e repressione dell’immigrazione verso l’Europa. Nel settembre scorso, l’Agenzia Frontex della guardia di frontiera e costiera dell’UE ha annunciato[13] l’inizio dei voli di prova di droni in Italia, Grecia e Portogallo. Il dettaglio che il comunicato di Frontex omette è che il tipo di droni in fase di test è stato in precedenza utilizzato per attaccare Gaza. Il già citato Dr. Atef Abu Saif prende in esame una serie di modalità con cui ci rendiamo complici dei misfatti compiuti dai droni israeliani. In primo luogo, Israele addestra i suoi clienti nell’uso dei droni in basi militari all’interno del territorio israeliano probabilmente a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza, mentre quello stesso drone sulla cui tecnologia e vantaggi gli alunni sono ammaestrati si aggira sopra la Gaza. Secondo, gli istruttori israeliani che addestrano le forze armate europee sull’uso di questi droni sono le stesse persone che li hanno usati per uccidere decine di civili palestinesi a Gaza. In terzo luogo, gran parte delle informazioni che i militari europei ricevono sui droni che i loro paesi stanno per acquistare si basa sull’esperienza di quei droni nei cieli di Gaza. Quarto, i fabbricanti israeliani di droni sono beneficiari di progetti di ricerca dell’UE. Ciò significa che i contribuenti europei contribuiscono a finanziare nuovi strumenti per uccidere. Infine, alcuni stati membri dell’UE stanno cercando alacremente di partecipare a progetti congiunti di sviluppo di droni con Israele.[14]

Ciò che sembra un approccio orientato al business ha gravi implicazioni per la violazione dei diritti di una popolazione sotto occupazione. “Se da una parte alcuni paesi in Europa o Asia ci deplorano per aver ucciso civili”ha affermato Yoav Galant, capo del comando meridionale dell’esercito israeliano durante l’operazione Piombo Fuso “dall’altra, inviano i loro ufficiali a partecipare ai miei seminari.”  “C’è molta ipocrisia”,  ha continuato “ti condannano politicamente, ma poi ti chiedono dove sta il trucco di voi israeliani che sapete trasformare il sangue in denaro”.  Secondo Mamoun Swidan, un diplomatico residente a Gaza, “l’UE agevola i crimini di Israele contro l’umanità.”[15] L’antropologo israeliano Jeff Halper sostiene che i territori occupati sono cruciali come laboratorio, non solo in termini di sicurezza interna israeliana, ma perché hanno permesso a Israele di diventare il leader internazionale dell’industria della “National Security”. Il suo successo nel vendere il suo know-how agli stati potenti lo rende sempre più restio a restituire i territori occupati ai palestinesi.[16] Mentre Stati Uniti e Israele hanno svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo e nell’uso di sistemi d’arma senza equipaggio, oggi esiste una “seconda generazione” di produttori e operatori, statali e non-statali, di droni armati. Secondo l’Osservatorio Diritti, l’Italia sta spendendo quasi 20 milioni di euro per armare i propri droni. Dopo che nel 2015 il Pentagono ha autorizzato il ministro della Difesa italiano ad armare i propri velivoli a controllo remoto, di produzione statunitense, ora, rivela l’Osservatorio sulle spese militari italiane, quasi 20 milioni di Euro sarebbero a disposizione a tale scopo. Sono di questi ultimi mesi le notizie di un’intensificazione delle commesse militari (droni e jet) fra Italia e Israele. [17, 18]

Conclusioni

L’amministrazione Obama ha giustificato l’aumento straordinario di attacchi con droni armati nella sua “guerra al terrore” con il fatto che sono “eccezionalmente chirurgici e precisi da colpire i sospetti terroristi senza mettere ‘in pericolo’ uomini, donne e bambini innocenti”.[19] Un rapporto della polizia militare israeliana fino ad ora tenuto nascosto al pubblico rivela come l’uccisione di quattro bambini palestinesi che giocavano sulla spiaggia nella guerra di Gaza nel 2014 sia stata opera di un drone israeliano.  I quattro cugini furono scambiati per combattenti di Hamas.[20] “Se solo sapessero per un attimo cosa può fare un’arma, il costo che ci fa pagare, penso che si fermerebbero. Penso che non abbiano un’anima. Quando guardano la TV e vedono le notizie, vedono le persone uccise da questi droni, come si sentono? Se venissero qui per una notte e sentissero i bombardamenti, gli aerei e i droni – non so cosa proverebbero – penso che dovrebbero venire qui e vivere la nostra esperienza della guerra e così capirebbero.”[21]  (Ridda Abu Znaid, testimone dell’uccisione della sorella e del cugino in un attacco israeliano di droni nella striscia di Gaza nel 2009, parlando di chi produce e commercia droni.)

Angelo Stefanini, medico volontario del PCRF (Palestine Children’s Relief Fund)

Bibliografia

  1. Hanne Heszlein-Lossius et al. Traumatic amputations caused by drone attacks in the local population in Gaza- a retrospective cross-sectional study. The Lancet Planetary Health 2019;3(1): e40-e47.
  2. Wikipedia.org: Aeromobile a pilotaggio remoto: “Un aeromobile a pilotaggio remoto o APR, comunemente noto come drone, è un apparecchio volante caratterizzato dall’assenza del pilota a bordo. Il suo volo è controllato dal computer a bordo del mezzo aereo oppure tramite il controllo remoto di un navigatore o pilota, sul terreno o in un altro veicolo. […]Gli APR utilizzati per scopi bellici possono essere attrezzati con armamenti o, più semplicemente, con sensori di ripresa che permettono l’invio in tempo reale, notte/giorno, alla stazione di controllo che è posta a decine di chilometri di distanza…”
  3. Byman D. Why drones work: the case for Washington’s weapon of choice. Foreign Affairs 2013; 92: 32–43.
  4. Why has Israel censored reporting on drones?  Electronicintifada.net 18.o4.2016
  5. The Gaza Laboratory — Protective Edge
  6. Gaza: Life beneath the drones
  7.  Consent and Advise. Haaretz.com, 
  8. Kenneth M. Pollack. Learning From Israel’s Political Assassination Program. Nytimes.com, 07.03.2018
  9.  Obama’s Final Drone Strike Data https://www.cfr.org/blog/obamas-final-drone-strike-data
  10. Grégoire Chamayou (2014) Teoria del drone. Principi filosofici del diritto di uccidere. DeriveApprodi.
  11. Sleepless in Gaza. Israeli drone war on the Gaza Strip 
  12. Citato in Cook, Jonathan “Israel’s booming secretive arms trade: New documentary argues success of country’s weapons industry relies on exploiting Palestinians,” Al Jazeera, 16.08.2013
  13. Frontex begins testing unmanned aircraft for border surveillance.  Frontex.europa.eu
  14. Ibid.
  15. Jeff Halper: Questa guerra è contro di noi. Nena-news.it, 0812.2008
  16. Droni militari, l’Italia spende 20 milioni per armarli.  Osservatoriodiritti.it, 08.06.2018
  17. Droni e jet, si intensificano  le commesse militari  fra Italia ed Israele. Italiaisraeletoday.it, 22.11.2018
  18. Obama’s covert drone war in numbers: ten times more strikes than Bush. Thebureauinvestigates.com, 17.01.2017
  19. Secret Israeli Report ‘Reveals Armed Drone Killed’ Four Children Playing on Gaza Beach in 2014. Haaretz.com, 12.08.2018
  20. Resist drone wars: the impact of drone attacks on Gaza. Waronwant.org, 24.03.2014

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