Carola, per esempio

Gavino Maciocco

Come succede spesso nella storia i potenti s’illudono di avere ogni mezzo repressivo a disposizione. Senza calcolare però che la disubbidienza civile produce effetti molto più potenti. La comandante della See-Watch lo ha dimostrato.

“Che Dagli al samaritano potesse diventare l’incitamento più diffuso nei media e in politica nel pieno dell’Occidente cristiano è davvero uno shock imprevisto (Marco Revelli, Manifesto, 5 agosto 2017).”
“Di questa estate italiana resterà una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario è finito in minoranza. E ciò peserà sul futuro (Ezio Mauro, Repubblica, 9 agosto 2017)”.

Queste dichiarazioni vengono battute all’indomani del luglio 2017,  quando il governo Dem, Ministro dell’interno Marco Minniti, decide di innalzare un muro nel Mediterraneo per impedire gli sbarchi di migranti nelle coste italiane, finanziando generosamente i libici con l’espansione delle loro acque territoriali con l’obiettivo di bloccare le partenze e  riportare nei lager libici i malcapitati che tentavano la traversata e tagliando le vele alle Ong, impedendogli di fare il loro mestiere (salvare vite umane in mare), attraverso l’imposizione di un inaccettabile codice di comportamento. Una decisione quella del governo Dem che veniva dopo mesi di martellamento da parte di Lega e M5S contro gli immigrati e contro le Ong (Salvini: “Affondare navi Ong”; Di Maio: “Ong, taxi del Mediterraneo”)

A distanza di 2 anni la situazione si è ulteriormente aggravata con l’avvento di un ministro dell’interno, Matteo Salvini, il cui livello di crudeltà nei confronti dei disperati che cercano salvezza attraversando il Mediterraneo non ha limiti, come non ha limiti il suo odio nei confronti di chi cerca di salvarli, come hanno dimostrato gli ultimi casi: Sea Watch e Alex Mediterranea.

In difesa della capitana della Sea Watch, Carola Rackete, sono intervenuti – tra i tanti –  gli insegnanti della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, con una lettera al Presidente della Repubblica, pubblicata su l’Avvenire[1], di cui riportiamo alcuni brani.

Signor Presidente, le scriviamo per manifestarle la nostra totale condivisione con le scelte compiute da Carola Rackete – comandante della piccola nave “Sea Watch” – sia per aver salvato la vita a dei naufraghi nel Mediterraneo sia per aver deciso, dopo 17 giorni di vana attesa, di farli sbarcare in Italia dopo le lunghissime sofferenze patite nei loro viaggi precedenti e in una nazione in guerra come la Libia. Signor Presidente, se la solidarietà sta divenendo in Italia un reato allora noi le comunichiamo che vogliamo compiere ogni reato di umana solidarietà e che ci associamo a quanto ha fatto la comandante Rackete e desideriamo essere indagati e processati anche noi per apologia di reato e ci offriamo di ricevere la pena prevista per questo reato. Troviamo inaccettabili le parole dell’attuale ministro dell’Interno il quale, mentre agita a scopo elettorale il Vangelo e il Rosario, parla di atto di guerra compiuto dalla comandante Rackete. È inverosimile e anche ridicolo, infatti, sostenere che una minuscola unità navale, totalmente disarmata e con a bordo dei poveri naufraghi voglia e possa far guerra all’Italia. Non vi è nessuna minaccia e nessuna guerra in atto se non quella scatenata da mesi nei confronti di esseri umani bisognosi di soccorso e desiderosi di vivere.”

L’Avvenire è il quotidiano che in questi tempi si è maggiormente speso sul tema dei migranti. Una voce quasi isolata in un mare di silenzi imbarazzati, anche a “sinistra”.

“Silenzio, ci dicono – scrive Alessandro Gilioli su l’Espresso[2] – non parlate di migranti, che fate il gioco di Salvini. Non parlate di migranti che a ogni Sea Watch crescono i consensi per la Lega. E allora zitti, non parlate di migranti, bisogna fare quello che piace alla gente. Fare “quello che piace alla gente”, anche buttando a mare ogni straccio di etica laica o cristiana, ogni residua possibilità di restare umani.”

“ ‘Chiunque difende i migranti fa il gioco di Salvini’ – aggiunge Michele Serra dalla sua Amaca[3]. È una delle frasi più sentite, ormai da mesi. Pone un problema della politica di sempre (e dell’etica di sempre): se “le cose giuste”, o quantomeno le cose che paiono giuste, debbano essere dette anche se sono sconvenienti, anche se il vento del momento soffia in senso contrario. (…) Alla stessa stregua, va aggiunto che una buona metà dei precetti evangelici, insopportabili per le orecchie di Salvini e dei suoi fan, andrebbero dunque silenziati, a partire da “date da mangiare agli affamati e da bere agli assetati”. Se il Nazareno li pronunciasse proprio questa mattina, e proprio in mezzo a noi italiani viventi, rischierebbe un flop totale, perché da destra arriverebbero solo scherno e fastidio, da sinistra le perplessità, gli inviti a moderare i termini, a non essere così assertivi, perché altrimenti si fa il gioco di Salvini”.

Ma la narrazione di un paese ipnotizzato, perfino silenziato, da un “Capitano” in grado di intercettarne i sentimenti profondi, si è liquefatta  con l’ingresso in scena di Carola Rackete, comandante della  “Sea Watch”, una nave che – con il suo carico di 42 naufraghi – è stata costretta per 17 lunghissimi giorni a rimanere in alto mare, al limite delle acque territoriali italiane. Di qui, alla fine, la scelta di Carola: “Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio, ma i 42 naufraghi sono allo stremo. Li porto in salvo”.

La forza morale, il coraggio, la determinazione di questa giovane donna di 31 anni, insultata e arrestata subito dopo lo sbarco, apostrofata da un ministro dell’interno con queste parole: sbruffoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, etc., hanno suscitato un’immediata reazione di simpatia, di ammirazione, di solidarietà. In un istante decine di migliaia di persone si sono trasformate in donatori e in militanti: in una settimana la raccolta di fondi per la Sea Watch ha raggiunto la cifra record di 1.300.000 euro: “Ecco l’esercito della solidarietà che spaventa i sovranisti”[4]. A dimostrazione che c’è una parte dell’Italia che non si fa ipnotizzare e raggirare, che è pronta a reagire prontamente contro i soprusi del potere e la disumanità del governo.

Che la partita giocata dal ministro dell’interno Salvini nei confronti dei migranti e delle ONG – in questa come in altre occasioni – sia una “partita sporca”, irrimediabilmente macchiata dall’abuso di potere e dalla gratuita crudeltà inflitta agli esseri umani per fini politici, lo dimostra il testo dell’ordinanza del GIP di Agrigento, Alessandra Vella, che non ha convalidato l’arresto di Carola e l’ha subito rimessa in libertà.  Perché – questo il nocciolo della questione – Carola ha agito nell’adempimento di un dovere, quello del soccorso ai naufraghi. Un dovere sancito da rilevanti fonti di diritto nazionale e internazionale ( vedi pp. 2-5 dell’ordinanza – in Allegato), che – ha evidenziato il GIP – coprono non soltanto la fase della presa a bordo dei naufraghi, ma anche quella successiva della loro conduzione fino ad un porto sicuro. A quest’ultimo proposito, l’ordinanza ha precisato altresì che gli obblighi gravanti sul capitano non possono venire meno né per effetto delle direttive ministeriali in materia di “porti chiusi”, né in conseguenza del divieto di ingresso adottato il 15 giugno nei confronti della Sea Watch 3 ai sensi del c.d. decreto sicurezza-bis, trattandosi in entrambi i casi di atti destinati a retrocedere, secondo il criterio gerarchico, a fronte al diverso dettato di cui alle fonti ordinarie e sovranazionali regolanti la materia.

Peraltro il testo del cosiddetto “decreto sicurezza bis” è stato fortemente criticato anche dal Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio nel corso dell’audizione tenuta lo scorso 3 luglio presso la Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera. Un decreto che non aveva i requisiti di urgenza, dato il venir meno dell’emergenza degli sbarchi, e che avrebbe invece richiesto maggiori approfondimenti giuridici. Patronaggio ha spiegato infatti che la norma che prevede la multa per le ONG potrebbe entrare in contraddizione con altre norme del diritto penale e del diritto internazionale. Tra le altre cose, ha ricordato il Procuratore di Agrigento , «una norma di rango primario come il decreto legge approvato non può comunque essere in contrasto con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia». In sintesi: l’obbligo di salvare persone in mare e portarle in un “porto sicuro” non può essere cancellato da una legge nazionale.

“Come succede spesso nella storia i potenti s’illudono di avere ogni mezzo repressivo a disposizione. Senza calcolare però che la disubbidienza civile produce effetti molto più potenti. La comandante della See-Watch lo ha dimostrato” (A. Dernbach)[5].

L’ordinanza del GIP di Agrigento del 2 luglio 2019 sul caso Sea-Watch (Carola Rackete) [PDF: 1,1 Mb]

Bibliografia

  1. Il dovere di salvare e obiettare, Avvenire,  5 luglio 2019, p. 2.
  2. Gilioli. Zitti o perdiamo. L’Espresso, 7 luglio 2019.
  3. Serra. L’Amaca. Repubblica, 2 luglio 2019.
  4. Ziniti. Missione Ong. Ecco l’esercito della solidarietà che spaventa i sovranisti. Repubblica, 8 luglio 2019.
  5. Dernbach. La nuova Antigone. Der Tagesspiegel, in Internazionale, 5-11 luglio 2019, p. 20.

2 commenti

  1. Paragonare Minniti a Salvini è ingiusto. Il trionfo dei fascisti è stato sicuramente favorito dalla impossibilità, a sinistra, di parlare di una qualsiasi politica di controllo e condivisione delle migrazioni. Per non voler governare i flussi, li abbiamo chiusi. Lo dico da medico cuamm. Il male minore è spesso preferibile al disastro.

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