Perché Ebola fa più paura del morbillo?

Pierluigi Lopalco

Ebola e morbillo: due virus letali che comunque producono nell’immaginario collettivo reazioni completamente diverse. Ad un Europeo Ebola fa paura, il morbillo no.

Ebola: un virus misterioso come il suo nome. Fa la sua comparsa ufficiale negli anni ’70 in alcuni villaggi dell’Africa centrale. La prima epidemia si registra in un villaggio dell’allora Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo (RDC), sulle rive del fiume Ebola. Da cui il nome esotico e misterioso. Il virus Ebola compare, si diffonde in epidemie di entità limitata, uccide fino alla metà delle persone che infetta e poi, altrettanto misteriosamente, scompare per riapparire sempre nella stessa modalità. Almeno fino alla grande epidemia del 2014-16 in Africa Occidentale, quando il virus invece raggiungerà i grossi centri abitati di Sierra Leone, Liberia e Guinea e concluderà la sua vasta propagazione epidemica lasciando uno strascico di 28.600 casi e più di 11.000 morti. La più recente epidemia di Ebola è stata registrata proprio nella RDC dove la circolazione del virus è stata contrastata con diverse misure di contenimento fra cui l’utilizzo del vaccino sperimentale per la vaccinazione di tutti i contatti dei casi (ring vaccination). Al momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta un numero totale di oltre 2000 casi con 1470 morti confermate. Numeri che fanno paura.

Non meno paura di quelli provocati da un altro virus, dal nome meno esotico e, forse anche per questo, ampiamente sottovalutato alle nostre latitudini. Il morbillo. Solo nella prima metà del 2019, nella RDC sono stati notificati più di 100.000 casi di morbillo. Il numero ufficiale di morti non è ancora disponibile, ma nelle dichiarazioni di operatori locali si stima che ormai i morti per morbillo abbiano abbondantemente superato quelli per Ebola: siamo oltre i 1.500. Del resto, sono stime molto credibili in un’area del mondo dove mancanza di servizi sanitari e denutrizione portano la letalità delle malattie infettive a livelli drammatici. Il governo della RDC ha risposto con una vaccinazione di massa che coinvolgerà subito 2,2 milioni di bambini con il supporto di GAVI, UNICEF ed OMS. Forse una risposta tardiva, ma pur sempre una risposta.

Ebola e morbillo: due virus letali che comunque producono nell’immaginario collettivo reazioni completamente diverse. Ebola si propaga con maggiore difficoltà rispetto al morbillo. La stima del valore di R0 – parametro che descrive la capacità di diffusione epidemica di un agente infettivo –per Ebola è fra 1,5 e 2. Per il morbillo questo valore è compreso fra 12 e 18. Per farla breve: il morbillo è 10 volte più contagioso di Ebola. Ebola però è più letale. Fino al 50% dei casi clinici muore a causa del virus.  La letalità del morbillo è estremamente più bassa. Alle nostre latitudini circa un caso su mille di morbillo risulta mortale, anche se nei Paesi più svantaggiati abbiamo visto come la letalità sia decisamente superiore. Se i dati della RDC dovessero essere confermati, parliamo di una letalità intorno all’1%. Simile a quella registrata nel passato recente in una simile epidemia nel Madagascar.

I numeri del morbillo nel mondo (Fonte: OMS-Unicef)

 

I numeri sono importanti, ma ancora più importante è la percezione della pericolosità di una malattia. Ad un Europeo Ebola fa paura, il morbillo no. Eppure, nel 2018 il morbillo in Europa ha causato più di 80.000 casi ed ucciso 72 persone. Nel nostro Paese la percezione della pericolosità di questa malattia è bassissima. Molti addirittura gridano “al complotto” quando le autorità sanitarie si dicono preoccupate per la dilagante diffusione di questo virus.

Nomen omen: “morbillo”, ovvero “piccolo morbo”. Un nome adatto ai tempi in cui il vaiolo, il grande morbo, faceva certamente più paura. Oggi, grazie alla vaccinazione, il vaiolo non esiste più ma anche il morbillo si è drasticamente ridotto. Ecco che la percezione della malattia si distorce ancora di più. Ed è ancora più facile per un genitore cadere nella propaganda antivaccinista che vuole far passare il morbillo per un evento “naturale” che il bambino deve superare nella sua vita per potersi “rafforzare”. Nulla di più sbagliato. Nessun genitore si sognerebbe mai di far gironzolare il proprio figlio in un villaggio del Congo dove fosse in atto una epidemia di virus Ebola. Ecco, sappia che sarebbe molto meno pericoloso che mandarlo in una scuola elementare di un quartiere residenziale di una ridente cittadina italiana dove nessuno fosse vaccinato contro il morbillo.

Pierluigi Lopalco, Università di Pisa.

 

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