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Articoli in Salute globale

La strada del Ruanda verso una copertura sanitaria universale

17 ottobre 2018 – 09:53 |

Maria Nannini

In Africa Sub Sahariana la maggioranza della popolazione non possiede ancora un’adeguata copertura sanitaria e il ricorso al pagamento diretto delle prestazioni mantiene alto il rischio di catastrofe finanziaria e impoverimento dovuto alle spese per la malattia. Il Ruanda rappresenta, in questo contesto, un’importante eccezione: in tempi recenti il paese ha infatti raggiunto una copertura assicurativa che garantisce protezione all’87% della popolazione nazionale. 

HIV e gli adolescenti del Mozambico

10 ottobre 2018 – 09:51 |

Liliana Praticò

Un terzo della popolazione mozambicana è costituito da adolescenti e rappresentano una categoria fragile della popolazione, in un contesto dove la prevalenza di HIV è tra le più alte al mondo. Medici con l’Africa Cuamm sostiene da alcuni anni a Beira degli ambulatori con servizi dedicati ai giovani tra i 10 e i 24 anni, offrendo un’assistenza sanitaria che include la salute riproduttiva e il trattamento per l’HIV.

La Cina in Africa. Fra cooperazione e neocolonialismo

30 settembre 2018 – 22:40 |

Maurizio Murru
La Belt and Road Initiative (BRI), la cosiddetta “Nuova via della seta”, lanciata nel 2013, è un pilastro della politica estera ed economica del Presidente Xi Jinping. Si tratta di una iniziativa ciclopica che mira a connettere una settantina di paesi in Asia, Africa ed Europa, con il 65% della popolazione mondiale, produttori di più del 30% del PIL globale e detentori del 75% delle riserve energetiche conosciute. Nel giugno 2017 è stata inaugurata la “Madaraka Express”, ferrovia che, per ora, unisce Nairobi a Mombasa. Una volta completata dovrebbe legare, con un percorso di quasi 3.000 chilometri, Kenya, Uganda, Tanzania, Rwanda, Burundi, Etiopia e Sud Sudan. Nei prossimi anni il peso della Cina in Africa è destinato a crescere. Le ambizioni cinesi sono impressionanti per la loro portata economica, geografica e cronologica.

Genova, 2001 e 2018.

24 settembre 2018 – 09:15 |

Gavino Maciocco

C’è un filo che lega i due terribili sfregi che ha subito la città di Genova: quello recentissimo, il crollo del ponte Morandi, e quello più lontano nel tempo (luglio 2001) in occasione del G8: giorni di terribile violenza che impedirono che si desse voce alle 300mila persone che si erano pacificamente riunite per denunciare di fronte ai “Grandi della Terra”  i deleteri effetti della globalizzazione e delle politiche neo-liberiste, tra cui l’esproprio dei poteri dello Stato, l’attacco al welfare state e la spinta alla privatizzazione del patrimonio pubblico.  

Il finanziamento all’OMS. La sfida di Tedros

12 settembre 2018 – 10:10 | Un commento

Nicoletta Dentico

Nel 2017 circa l’80% dei fondi ricevuti dall’OMS erano earmarked, destinati cioè a coprire specifici progetti selezionati dai donatori. Progetti che non sempre collimano con la pianificazione dell’organizzazione, né con le esigenze prioritarie dell’agenda internazionale della salute.   Così, qualcun altro fa il bello e cattivo tempo. La Bill & Melinda Gates Foundation si è affermata come primo finanziatore dell’Oms in termini assoluti nel 2013, e primo donatore volontario nel 2015. L’Oms deve smettere di operare come service provider di molti singoli donatori. La sfida di Tedros sarà convincere gli stati membri a fare il loro mestiere.

Chi ha paura delle malattie croniche?

10 settembre 2018 – 07:12 |

Enrico Materia

L’influenza dell’industria dolciaria e di Big Soda nel condizionare la posizione dei governi negli organismi internazionali si è più volte palesata negli ultimi anni. Stati Uniti e Italia non hanno approvato la lista aggiornata degli interventi per la prevenzione e controllo delle malattie croniche adottata dall’Assemblea Mondiale della Sanità in nome di una supposta non provata efficacia degli interventi regolatori sullo zucchero. Nondimeno, decine di paesi a vario livello di reddito hanno già applicato disincentivi fiscali per ridurre il consumo delle bevande zuccherate allo scopo di contrastare l’epidemia di obesità e diabete. Quale sarà la posizione dell’Italia alla prossima, cruciale riunione di New York?

Giovani, donne e impiego nella salute globale

5 settembre 2018 – 09:22 |

Norina Di Blasio

Un attento commento sul The Lancet richiama l’attenzione sulla persistenza di ambienti di lavoro discriminatori e disparità salariali per le donne che lavorano nella scienza e nella medicina, in particolare nel contesto della salute globale. Si denuncia la scarsità di donne nella leadership istituzionale, nonostante la loro sovra-rappresentazione tra i laureati in medicina e scienze e nel mondo della sanità. Cosa c’entra il movimento #MeToo?

40 anni da Alma-Ata. Cure primarie: ora o mai più

23 luglio 2018 – 10:46 | 3 commenti

Gavino Maciocco

Nella ricorrenza dei 40 anni della Dichiarazione di Alma-Ata, è giusto e anche doveroso ricordare due medici – Julian Tudor Hart e Barbara Starfield (entrambi recentemente scomparsi) – che da diverse prospettive, differenti ruoli, e anche differenti continenti, hanno contribuito allo sviluppo delle cure primarie e a documentarne i risultati: più salute, più equità, meno costi. E come titolava un Rapporto dell’OMS del 2008, oggi dovremmo ripetere: “Le cure primarie. Oggi più che mai”. (O meglio ancora: “Cure primarie: ora o mai più”.)

La salute globale nelle mani dei super-ricchi?

18 luglio 2018 – 10:27 | 2 commenti

Adriano Cattaneo

Per finanziare gli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile (OSS) promossi dalle Nazioni Unite servono tanti soldi. Dove trovarli? Circola l’idea di chiedere un contributo ai super-ricchi. La Banca Mondiale dovrebbe ispirare i miliardari a depositare la loro crescente ricchezza in fondi filantropici a sostegno degli OSS. Bill Gates sta già facendo questo, con risultati storici, per la salute.

L’importanza della qualità delle cure (anche nei paesi a basso o medio reddito)

5 luglio 2018 – 10:03 |

Gino Sartor

Specialmente nei paesi a basso o medio reddito il tempo che i medici dedicano al paziente è minimo, anche quando visitano pochi pazienti al giorno. Questo determina un certo grado di know-do gap, cioè una discrepanza tra come il medico dichiara di comportarsi di fronte ad un paziente con determinate caratteristiche cliniche e come poi realmente agisce quando vede tale paziente, proprio perché non gli dedica sufficiente attenzione o tempo. Spesso invece i provider senza formazione medica, proprio perché dedicano più tempo al paziente, riescono a colmare il gap teorico con i medici qualificati.

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