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13 Febbraio 2019 – 10:03 |

Enrico Materia

Il governo italiano è da anni a difesa degli interessi delle multinazionali dello zucchero. La posizione italiana, esplicitamente contraria a interventi di regolazione fiscale nei confronti dei fattori di rischio nutrizionali delle malattie croniche e trincerata dietro un’asserita insufficienza di prove scientifiche a sostegno di questi interventi, è stata sostenuta solo dagli Stati Uniti, dove la lobby dell’industria dolciaria influenza pesantemente le politiche pubbliche su alimenti e bevande che contribuiscono alle epidemie di diabete e obesità. Anche recentemente – nel corso del Comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (29 gennaio 2019) – l’Italia si è espressa in questa direzione, in perfetta continuità con i governi precedenti. Una lettera aperta alla Ministra Grillo: “Dov’è finito il vento del cambiamento?”

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Innovazione e management

Innovazioni organizzative, tecnologiche e gestionali nei sistemi sanitari

Migrazioni e salute

Le migrazioni attraverso le condizioni di salute dei migranti

Salute globale

La salute “senza confini” in un mondo globalizzato e interdipendente

Sistemi sanitari internazionali

Come affrontano la questione sanitaria i diversi paesi del mondo

Formazione in salute globale

Pensare e agire la salute per generare cambiamenti

I limiti dello screening per il tumore al seno

17 Dicembre 2018 – 11:02 |

Andrea Maurizzi

Sottoponendo 2000 donne a screening mammografico regolare è possibile prevenire una morte, ma allo stesso tempo 10 donne verranno sottoposte ad accertamenti, interventi e terapie inutili, con effetti collaterali e aumento relativo della mortalità per cause cardiovascolari e per altri tumori. La mammografia permette quindi di trattare tempestivamente e con interventi meno estesi i tumori a stadi precoci, ma circa un terzo di questi non avrebbero necessitato di quel tipo di trattamento. I falsi allarmi e lo stress. La necessità di rivedere le strategie.

Il Sistema sanitario albanese  

12 Dicembre 2018 – 12:29 |

Arber Behari

I cambiamenti del sistema sanitario albanese rispecchiano le trasformazioni sociali e culturali dell’Albania di oggi. Prima c’era il collettivismo comunista che garantiva a tutti un minimo di sicurezza sociale (e anche di assistenza sanitaria), ma non la libertà e lo sviluppo economico. Oggi c’è una forte crescita economica e anche una assai maggiore offerta di prestazioni sanitarie rispetto al passato, ma la distribuzione della ricchezza è concentrata nella mani di pochi e le grandi diseguaglianze  socio-economiche si riflettono anche sul sistema sanitario. Le cui gravi criticità spingono molti albanesi a ricercare le cure in Italia, e la formula più usata per ricevere l’assistenza è quella dell’STP (Stranieri Temporaneamente Presente), generalmente utilizzata dai migranti più poveri.   

Un’assurda invasione di campo

10 Dicembre 2018 – 09:48 |

Antonio Panti

Ha fatto notevole scalpore la decisione dell’Ordine dei Medici di Bologna di radiare l’Assessore alla Sanità della Regione Emilia (per caso un medico) reo, a avviso del Consiglio, di favoreggiamento all’esercizio abusivo della professione per aver firmato una delibera della Giunta Regionale con la quale si affidavano a infermieri, ovviamente dopo il superamento di apposito corso, il soccorso su ambulanze del 118 nei casi previsti da appositi protocolli operativi approvati dalla Regione e sempre seguiti da un medico operante in centrale. Una decisione che in un paese normale avrebbe provocato l’immediato commissariamento dell’Ordine.

Come condizionare le scelte dei medici

5 Dicembre 2018 – 09:55 |

Gavino Maciocco

Nel settore della sanità sono in gioco forti interessi economici. Per questo imparare a riconoscere le condizioni di conflitto di interesse è la base per avviare una seria politica di prevenzione, o di identificazione precoce delle situazioni di rischio che possono arrecare danno alla salute delle persone o compromettere la fiducia dei cittadini. Il libro spiega le strategie messe in atto per influenzare le scelte dei professionisti e dei cittadini, sottolineando la necessità di elaborare strategie per ridurre al minimo i rischi. Per affrontare il conflitto d’interesse la parola d’ordine è: costruire consapevolezza.

Mortalità evitabile e qualità dei servizi

3 Dicembre 2018 – 10:50 |

Marta Tilli

Nei paesi a basso e medio livello di sviluppo si stima che 8,6 milioni di morti siano dovuti ai fallimenti dei sistemi sanitari: 5 milioni attribuiti alla scarsa qualità dell’assistenza e 3,6 milioni causati dall’inaccessibilità dei servizi.  L’obiettivo dei programmi e degli investimenti in sanità non può essere esclusivamente l’estensione della copertura, ma deve includere valutazioni più approfondite sull’organizzazione e i mezzi dei sistemi sanitari, nonché sulle capacità professionali degli operatori impiegati. Inoltre, l’azione dei governi dovrebbe cercare di scongiurare il dramma delle partenze degli operatori sanitari più qualificati verso paesi ad alto reddito, che assume numeri impressionanti.

No a questa Italia incattivita

28 Novembre 2018 – 10:45 | 2 commenti

Gavino Maciocco

L’Italia si è incattivita. La lunga crisi l’ha impoverita materialmente e moralmente, mentre si sono dilatate le diseguaglianze socio-economiche che gli ultimi governi non hanno in alcun modo saputo e voluto mitigare. Così il peso della presenza straniera si è scaricato, quasi ovunque, sugli strati popolari più disagiati della società, quelli che maggiormente hanno patito la crisi. Così hanno avuto buon gioco coloro che hanno indicato negli stranieri i responsabili  della scarsità dei servizi a disposizione.  Ma cosa succederà quando quei cittadini si accorgeranno che la cattiveria praticata e ostentata da parte del Governo contro i migranti non avrà migliorato in alcun modo la loro condizione – l’accesso alla sanità, all’istruzione, alla casa, ai  trasporti -, e neppure la loro sicurezza?

Abolire le agevolazioni fiscali per la spesa privata sostitutiva 

26 Novembre 2018 – 09:37 | Un commento

A cura del Forum per il Diritto alla Salute e di Dico 32! Salute per Tutte e Tutti.

Riteniamo necessario rivedere la normativa fiscale relativa alle varie tipologie di spesa sanitaria privata. Proponiamo di introdurre e utilizzare subito nel 2019 la distinzione tra prestazioni integrative e sostitutive come criterio di definizione delle agevolazioni fiscali, confermando per il momento le agevolazioni esclusivamente per le prestazioni integrative e abolendole per quelle sostitutive, per qualsiasi modalità di acquisizione privata, sia in forma diretta a carico dei cittadini, sia intermediata da fondi, mutue o assicurazioni. Le maggiori entrate derivanti dalla abolizione delle predette agevolazioni fiscali, commisurate alla loro entità stimabile per il 2018, devono essere destinate già nel 2019 al Fondo Sanitario Nazionale vincolandole a specifici progetti di salute ed assistenza. Il Convegno del 28 Novembre a Roma.

L’epidemia di tagli cesarei non necessari

21 Novembre 2018 – 09:25 |

Enrico Tagliaferri

Mentre in Africa il parto cesareo è ancora molto spesso inaccessibile, in altre aree del mondo ne viene fatto un abuso crescente. Il ricorso al cesareo è di gran lunga maggiore nelle strutture private. In Brasile, ad esempio, l’80-90% dei parti espletati in strutture private avviene con cesareo, rispetto al 30-40% nelle strutture pubbliche. Chiaramente dove c’è interesse economico ad eseguire il cesareo piuttosto che il parto per via naturale, le donne possono essere incentivate a fare questa scelta al di là delle indicazioni cliniche. Può anche capitare che in alcune strutture i giovani medici siano più esperti nel parto cesareo che nel parto naturale.

Ridateci Basaglia  

19 Novembre 2018 – 10:04 |

Matteo Bessone

Dopo quarant’anni dalle conquiste raggiunte, pur in forme differenti, i servizi psichiatrici rischiano di costituire un ostacolo alla realizzazione di una vita in salute. L’istituzione psichiatrica continua a rappresentare un determinante sociale di salute potenzialmente iatrogeno. Solo ri-contestualizzando Basaglia in uno spazio più ampio di quello tecnico dei servizi di salute mentale dentro cui è stato “internato”, alienato da sé, è possibile rinnovarne il potenziale trasformativo. Basaglia è chiaro: si tratta di una partita che va giocata all’esterno dell’istituzione psichiatrica, pena un affievolimento delle forze necessarie al cambiamento.  

Libera professione e liste di attesa

14 Novembre 2018 – 09:49 | Un commento

Marco Geddes

La connessione libera professione intramoenia-liste d’attesa è assai complessa e, obiettivamente, non è possibile sostenere che causa primaria della lunghezza delle liste sia da imputare alla libera professione. D’altronde è vero che il ricorso alla libera professione intramoenia da parte dei cittadini avviene, nella grande maggioranza dei casi (66,4%)a causa proprio della lunghezza di tali liste. 

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