Rapporto Osservasalute 2008. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle Regioni Italiane

di Tiziana Sabetta

Rapporto Osservasalute 2008Il Rapporto, giunto alla sesta edizione, è suddiviso in due parti. La prima dedicata allo stato di salute e ai bisogni della popolazione, le seconda all’analisi dei sistemi sanitari regionali e alla qualità dei servizi. Lo stato di salute degli italiani è complessivamente buono, ma aumentano le differenze tra macroaree geografiche, tra singole regioni e tra uomini e donne.

Il Rapporto Osservasalute analizza lo stato di salute della popolazione italiana e la qualità dei servizi erogati dai Sistemi Sanitari Regionali. È uno strumento informativo sintetico e rigoroso per contribuire ad individuare, tramite l’analisi comparativa, le situazioni di più elevata qualità nei sistemi sanitari regionali utilizzando una metodologia di analisi comparativa ed indicatori validati a livello internazionale.

Gli indicatori utilizzati sono stati scelti tra quelli elencati nel Progetto ECHI (European Community Health Indicators) della Commissione Europea a cui sono stati aggiunti altri indicatori costruiti per aspetti specifici non contemplati nel suddetto progetto.

La selezione degli indicatori rappresenta un’esperienza pilota anche a livello europeo, dove intende creare una base metodologica di confronto tra regioni di differenti Stati membri per acquisire esperienze utili ad identificare le situazioni di eccellenza e comprenderne i meccanismi che ne stanno alla base.

Il Rapporto Osservasalute si muove in una doppia prospettiva: la prima è quella di dare continuità all’iniziativa, sviluppando confronti nel tempo ed ulteriori indagini su temi di rilevante interesse; la seconda è quella di muoversi in una logica europea per produrre un’attività di benchmarking della salute e dell’assistenza nelle regioni europee.

Per l’elaborazione del Rapporto Osservasalute 2008, giunto alla sesta edizione, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (con sede presso l’Università Cattolica di Roma) svolge un’attività collaborativa tra l’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, gli Istituti di Igiene delle altre Università Italiane e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali.

Questa attività multidisciplinare ha coinvolto circa trecento esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti che, a diverso titolo e con diverse competenze, hanno posto al centro del proprio orizzonte scientifico la salute degli individui e delle collettività per promuoverne il continuo miglioramento.

L’obiettivo del Rapporto, suddiviso in due parti dedicate rispettivamente la prima alla salute ed ai bisogni della popolazione e la seconda ai Sistemi Sanitari Regionali ed alla qualità dei servizi, è di mettere a disposizione dei decisori politici dati oggettivi e scientificamente rigorosi per adottare azioni adeguate, razionali e tempestive per la salute delle popolazioni di riferimento.
In linea generale, il quadro che emerge dal Rapporto Osservasalute 2008, è che lo stato di salute degli italiani è complessivamente buono, ma aumentano le differenze tra macroaree geografiche, tra singole regioni e tra uomini e donne. Le differenze sono emerse anche per quanto riguarda le performance dei sistemi sanitari regionali poiché, in alcune regioni, la mancanza di razionali scelte programmatorie, organizzative e gestionali ha, nel corso degli anni, determinato scenari finanziari problematici e di difficile ricomposizione.
Di seguito, alcuni risultati evidenziati dall’analisi delle diverse aree tematiche trattate.

Nell’ambito dell’area socio-demografica una caratteristica del nostro Paese è la forte tendenza all’invecchiamento (ogni cinque persone una ha più di 65 anni) e la regione più “vecchia” risulta la Liguria, mentre la più “giovane” è la Campania. A livello nazionale si riscontra un tendenziale aumento della popolazione residente, imputabile principalmente alla crescita della componente migratoria ed una lieve ripresa del tasso di fecondità, in crescita soprattutto nel Centro-Nord grazie alla quota di nati vivi da madri straniere.

Per quanto riguarda l’evoluzione della sopravvivenza le donne possono aspettarsi di vivere mediamente 83,8 anni e gli uomini 78,4 anni. In linea con la tendenza degli anni precedenti la regione con la speranza di vita più elevata è le Marche, invece, quella più svantaggiata è la Campania.

Per la mortalità i valori sembrano essere ritornati in linea con l’andamento interrotto bruscamente negli anni precedenti. Infatti, ad un generale rialzo della mortalità in seguito alla crisi di caldo del 2003, è seguita una marcata riduzione nel 2004 con un aumento generalizzato nel 2005 a cui ha fatto seguito l’attesa diminuzione stimata nel 2006 (grafico 1).

Grafico 1. Tassi standardizzati di mortalità (per 10.000) oltre l’anno di vita per sesso. Anni 2001-2006

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Nota: la standardizzazione è stata effettuata considerando come popolazione di riferimento la popolazione censuaria italiana del 2001. *Dati provvisori per il 2006.
Fonte dei dati e anno di riferimento: Rapporto Osservasalute 2008

Per quanto riguarda i fattori di rischio, gli stili di vita e la prevenzione è evidente la necessità di adottare politiche socio-sanitarie adeguate e di verificarne l’efficacia.
I dati sul fumo, che rappresenta la prima causa di morte facilmente evitabile, sono rimasti pressoché invariati rispetto allo scorso anno ed evidenziano una dipendenza maggiore per gli uomini rispetto alle donne. L’età media alla quale le persone iniziano a consumare tabacco è di 15,8 anni e si fuma di più al Centro-Sud rispetto alle regioni settentrionali.
Per il consumo di alcol, i valori evidenziano che un numero consistente di individui consuma bevande alcoliche secondo modalità ed in quantità tali da risultare a maggior rischio anche se, la quota di coloro che tra il 2005 ed il 2006 non risultano esposti al rischio alcolcorrelato, è aumentata a livello nazionale.
Molto elevati, in entrambi i sessi e in tutte le fasce d’età, sono i tassi di prevalenza di persone in sovrappeso ed obese e le regioni del Sud presentano la prevalenza più alta anche se, rispetto ai dati riportati nei precedenti Rapporti, si osserva una tendenza in leggero aumento anche per le regioni del Nord (grafico 2 e 3). Tali valori aumentano progressivamente all’avanzare dell’età soprattutto nella fascia di età 45-74 anni.

Grafico 2. Prevalenza di persone in sovrappeso di 18 anni ed oltre (per 100) per regione. Anno 2006

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Grafico 3. Prevalenza di persone obese di 18 anni ed oltre (per 100) per regione. Anno 2006

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Per l’attività fisica, nel nostro Paese è confermata una importante dicotomia geografica con le regioni meridionali in cui la prevalenza di coloro che dichiarano di fare sport in modo continuativo è nettamente inferiore rispetto al Nord.
Negli ultimi anni l’attività di prevenzione oncologica si è sviluppata molto nell’ambito dell’attività degli screening organizzati ed è migliorata quasi ovunque anche se, la differenza tra Sud e Nord, pur attenuandosi, rimane consistente.

Nell’area malattie, ricordiamo che la prima causa di morte degli italiani sono le malattie cardiovascolari e che le malattie infettive e diffusive, nonostante la disponibilità per molte di esse di efficaci interventi preventivi e terapeutici, continuano a rappresentare un rilevante problema di Sanità Pubblica. Per alcune, come AIDS, meningite batterica, epatite B, infezioni e tossinfezioni alimentari, e malattie a trasmissione sessuale, la loro diffusione evidenzia a livello geografico la persistenza di un netto gradiente Nord-Sud. In tutta la nazione, inoltre, nel periodo 2000-2006, si è osservato un aumento dell’incidenza di sifilide e gonorrea.
Per le patologie neoplastiche in Italia, come negli altri Paesi economicamente più avanzati, oltre il 50% delle persone che hanno avuto diagnosi di tumore possono riprendere la loro vita e questo grazie ai miglioramenti nella diagnosi e nelle cure. L’analisi dei trend temporali di incidenza e mortalità per tutti i tumori e per le principali sedi oncologiche mostra che, nelle quattro decadi considerate (1970-2010), è in atto un livellamento delle tendenze di rischio tra Nord, Centro e Sud (grafici 4 e 5).

Grafico 4. Tassi standardizzati di incidenza (std europeo, per 100.000) per tutti i tumori nella classe 0-84 anni per sesso e macroarea. Anni 1970-2010

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Fonte dei dati e anno di riferimento: Rapporto Osservasalute 2008

Grafico 5. Tassi standardizzati di mortalità (std europeo, per 100.000) per tutti i tumori nella classe 0-84 anni per sesso e macroarea. Anni 1970-2010

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Fonte dei dati e anno di riferimento: Rapporto Osservasalute 2008

Nell’ambito della salute materno-infantile, uno dei dati più allarmanti è la proporzione di tagli cesarei (TC) che, negli ultimi decenni, ha subito un costante incremento in molti Paesi sia ad alto che a medio reddito. In Italia, la media nazionale (38%), è ormai da anni il valore più elevato a livello europeo (media europea: 23,7%) ed uno tra i valori più elevati al mondo (grafico 6). Il trend esaminato (2001-2005) evidenzia, sia a livello nazionale che regionale, una costante tendenza all’aumento. Infatti, la proporzione nazionale, è aumentata dal 2001 al 2005 di 6 punti percentuali passando dal 32% del 2001 al 38% del 2005.

Grafico 6 – Proporzione (per 100) di tagli cesarei (primari, ripetuti e totali) sul totale dei parti per regione. Anno 2005

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Fonte dei dati e anno di riferimento: Rapporto Osservasalute 2008

Dall’analisi congiunta degli indicatori relativi alla spesa sanitaria è emerso l’aumento generale della spesa e la presenza di un forte gradiente Nord-Sud.

Le regioni del Sud dedicano quote molto elevate del loro Prodotto Interno Lordo (PIL) alla sanità (fino all’11% in Molise, quasi il 9% in Calabria), mentre regioni come la Lombardia soddisfano il diritto all’assistenza sanitaria dei cittadini con meno del 5% del proprio reddito (dati 2005) (grafico 7).

Nella prospettiva dell’abbandono del sistema della perequazione (originariamente fissato al 2013 dal D.lgs 56/00), queste differenze si faranno sentire sulle economie delle singole regioni.

Grafico 7. Spesa sanitaria pubblica corrente in rapporto al PIL (per 100) per regione. Anno 2005

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Il gradiente Nord-Sud risulta evidente anche nel calcolo di molti indicatori dell’assistenza ospedaliera. Infatti, la maggioranza delle regioni centro-settentrionali presentano risultati in linea o migliori rispetto, ad esempio, agli obiettivi ed agli standard di progressiva deospedalizzazione definiti dalla programmazione nazionale, mentre quasi tutte le regioni meridionali ed insulari sembrano ancorate ancora a modelli clinico-assistenziali che privilegiano il setting ospedaliero anche per attività a bassa complessità e rischio.

Queste differenze qualitative e quantitative tra regioni sono dovute, soprattutto, alle diverse politiche sanitarie e ai differenti modelli programmatori, organizzativi e gestionali.

L’Italia è uno dei Paesi Europei che garantisce la più elevata copertura di farmaci (il 70% circa della spesa farmaceutica è a carico del Servizio Sanitario Nazionale), il cui consumo, a livello nazionale e regionale, viene costantemente monitorato, in maniera analitica ed in tempo reale, attraverso uno specifico sistema informativo attivo dall’anno 2000. Nel 2007 il consumo totale di farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale ha registrato un aumento del 2,7% rispetto al 2006 e del 30,6% rispetto al 2001, mentre la spesa privata si è mantenuta sostanzialmente stabile. Le regioni meridionali si caratterizzano per un maggior consumo di farmaci (grafico 8).

Grafico 8. Consumo farmaceutico territoriale pesato per età – DDD (Dosi Definite Die)/1.000 abitanti die – a carico del Servizio Sanitario Nazionale per regione. Anno 2007

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Positivi i dati a livello nazionale nel settore dei trapianti. Negli ultimi 15 anni l’attività di donazione si è più che triplicata con un incremento medio annuo del 14,5%. L’aumento di attività non è stato l’unico obiettivo raggiunto dalla rete trapiantologia in quanto l’Italia, a livello internazionale, ha guadagnato una posizione di leadership nella qualità degli interventi effettuati e nella sicurezza delle prestazioni.

In generale, forti e crescenti sono ancora le disuguaglianze sociali, sia di genere che geografiche, nelle condizioni di salute, negli stili di vita e nell’uso dei servizi sanitari.

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