Diritti umani e migrazioni. La Dichiarazione di Verona

di Maurizio Marceca e Enrico Materia

5081574.thbLa Dichiarazione sollecita i Governi europei a sviluppare politiche congiunte sulla migrazione, assicurandosi che non violino i diritti umani fondamentali e in particolare il diritto alla salute.


Dal 6 al 10 Settembre si è tenuto a Verona il VI Congresso Europeo di Medicina Tropicale e Salute Internazionale e, congiuntamente, la I Conferenza Mediterranea di Medicina delle Migrazioni e dei Viaggi.

Con riferimento a quest’ultima, va premesso che per chi si occupa di salute e migrazione è discutibile, benché frequente, il fatto di associare le diverse dimensioni della salute legate al fenomeno migratorio con quelle legate ai viaggi, perché le premesse e le caratteristiche dei due fenomeni sono molto diverse (volontario il viaggio e consentito da condizioni socioeconomiche favorevoli, ‘obbligata’ la migrazione e per lo più dovuta a condizioni di disagio socioeconomico).
Il convegno è stato comunque caratterizzato da un ricco programma integrato di medicina tropicale e di sanità pubblica internazionale, da speakers autorevoli, e da una numerosa presenza di partecipanti dall’Europa e dall’Africa.

Soprattutto, il tema dell’equità, dei diritti umani e dell’accesso alle cure ha rappresentato il filo rosso attraverso le molteplici sessioni del convegno, e campo condiviso di disamina e discussione. L’interesse crescente per i temi della salute globale e la domanda di una maggiore giustizia sociale a fronte di crescenti diseguaglianze su scala internazionale e locale ha coinvolto organizzatori, relatori e partecipanti.
Al termine del convegno è stato approvato un documento, la “Dichiarazione di Verona” [PDF: 18 Kb], che si pone in linea di continuità con altri documenti precedenti (si veda ad esempio il post di Michela Martini La salute dei migranti secondo l’OMS), a partire dalla enunciazione del diritto alla salute come diritto umano fondamentale e universale.
Pur non contenendo, in effetti, enunciazioni originali, il documento rappresenta sicuramente un importante stimolo alla comunità scientifica, civile e alle istituzioni, in un momento che vede disattesi, attraverso la prassi dei respingimenti indiscriminati di rifugiati e richiedenti asilo o la proposta di denuncia dei pazienti immigrati irregolari, quei principi fondamentali che hanno da sempre ispirato l’attività sanitaria.

Due in particolare i passaggi della Dichiarazione che ci sembra opportuno segnalare: quello che sollecita i Governi europei a sviluppare politiche congiunte sulla migrazione, assicurandosi che non violino i diritti umani fondamentali e in particolare il diritto alla salute, poiché è a livello europeo che oggi si gioca la sfida di governare in modo credibile il fenomeno migratorio; e quello che chiede fermamente che le Iniziative Globali per la Salute pongano il rafforzamento dei sistemi di salute al centro dei loro interventi nei singoli paesi, assicurando che tali interventi siano integrati all’interno dei servizi sanitari locali, perché sono ormai evidenti i limiti degli approcci selettivi che indirizzano le risorse disponibili al contrasto di singole patologie prescindendo dal contesto in cui queste si sviluppano e dai determinati sociali che ne rappresentano la causa.

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