Obama. La riforma in bilico

di Gavino Maciocco

tightropeL’idea che si fa strada è che ormai la battaglia per ottenere una nuova assicurazione sanitaria pubblica sia definitivamente perduta. Lo ammette con rassegnazione uno dei principali sostenitori di questa opzione, Paul Krugman in un editoriale del New York Times.


Il giorno 9 settembre Barak Obama ha rivolto un discorso sulla riforma sanitaria al Congresso a Camere riunite[1]. Una modalità di comunicazione del Presidente degli Stati Uniti particolarmente eccezionale e solenne, usata in passato in occasioni drammatiche, come l’annuncio di una guerra. Alcune battute del discorso – durato circa 50 minuti – danno l’idea della gravità del momento e dell’alta posta in gioco.

“Stasera io torno a parlare di un problema che è centrale per il futuro dell’America, la questione dell’assistenza sanitaria. Io non sono certamente il primo Presidente ad affrontare questo affare, ma sono determinato ad essere l’ultimo”.
“Il nostro fallimento collettivo nell’affrontare e risolvere la sfida (di una copertura sanitaria universale, ndr) – anno dopo anno, decennio dopo decennio – ci ha condotto a un punto di rottura. Ognuno è in grado di comprendere la straordinaria sofferenza di chi è senza assicurazione sanitaria, di chi vive nel terrore che un incidente o una malattia lo possa trascinare nella bancarotta. Questi non sono principalmente persone povere, assistite dai servizi sociali. Questi sono middle-class Americans. Qualcuno non riesce ad ottenere l’assicurazione nel posto di lavoro. Altri sono lavoratori autonomi che non si possono permettere l’assicurazione, perché a loro costa tre volte di più rispetto a un lavoratore dipendente. Molti altri Americani, che vorrebbero assicurarsi e che potrebbero pagare, si vedono rifiutata l’assicurazione a causa di malattie pregresse o perché portatori di condizioni che le compagnie assicurative considerano troppo rischiose.”
Noi siamo l’unica democrazia avanzata nella Terra – l’unica nazione con alto reddito pro-capite – che infligge una simile sofferenza a milioni di suoi cittadini. Ci sono oggi più di trenta milioni di Americani che non riescono a ottenere la copertura assicurativa. Nell’arco di due anni un Americano su tre ha la probabilità di trovarsi senza assicurazione sanitaria per un certo periodo. E ogni giorno 14.000 Americani perdono (anche a causa della crisi economica, ndr) la loro copertura assicurativa. In altre parole il disastro può capitare a tutti”.

Obama ha ribadito i punti del suo programma[2] ed è tornato a sostenere l’opzione del New National Health Plan, dell’assicurazione sanitaria pubblica a basso costo, per calmierare i prezzi e creare una vera concorrenza con gli assicuratori privati, anche se ha lasciato aperto uno spiraglio a soluzioni alternative.

Qual è la situazione dopo il discorso del 9 settembre?

obama_health_care_reform_button-p145834315005147236t5sj_400I Repubblicani sembrano aver definitivamente chiuso ai Democratici, rinunciando a qualsiasi compromesso e soluzione bipartisan[3]. A riprova di ciò da segnalare la prima grande contestazione al Presidente, fortemente sostenuta da esponenti Repubblicani: una manifestazione popolare, variopinta, patriottica e dai toni radicali (e non priva di suggestioni razziste, vedi foto) che si è tenuta tre giorni dopo, il 12 settembre, a Washington davanti alla Casa Bianca. Gli slogan erano del tipo: “Stalin riprenditi i nostri politici”, “Gesù è il messia, non Obama”, “La sanità di Obama ci renderà malati”, e infine “Più libertà, non più tasse”.

Anche il grande tessitore di una ormai improbabile soluzione bipartisan, il Senatore Democratico del Montana, Max Baucus, ritiene che la partita si giocherà tutta all’interno del campo Democratico. Baucus, presidente della Commissione Finanze del Senato, ha presentato il 16 settembre la proposta di riforma che a giorni sarà discussa e votata all’interno della stessa Commissione, “una legge buona ed equilibrata che può passare in Senato”[4].

Una proposta che riflette in diversi punti il programma elettorale di Barak Obama e la sua filosofia generale: cercare di raggiungere la copertura universale senza modificare la struttura del sistema, ma apportandovi una serie di correttivi.

La proposta Baucus prevede:

  1. l’allargamento della eleggibilità a Medicaid (il programma pubblico rivolto ad alcune categorie di poveri – la riforma allargherebbe le soglie di accesso),
  2. l’offerta di sussidi alle famiglie a basso e medio reddito per l’acquisto di una polizza assicurativa,
  3. l’imposizione di una multa alle imprese che non assicurano i propri dipendenti,
  4. l’istituzione in ogni stato di una sorta di borsa delle assicurazioni che consenta ai cittadini e alle imprese di mettere a confronto le offerte delle diverse compagnie e di acquistare le polizze più convenienti,
  5. il divieto per le compagnie assicurative di rifiutare l’iscrizione di cittadini a causa di condizioni patologiche pre-esistenti.

La proposta non contiene invece l’opzione del New National Health Plan, sostituita con l’idea di istituire in ogni stato assicurazioni cooperative non-profit che, nelle intenzioni di Baucus, dovrebbero svolgere un compito simile a quello dell’assicurazione sanitaria pubblica, ovvero entrare in concorrenza con le assicurazioni private (missione molto difficile senza avere le spalle coperte dal governo).

I costi di tale riforma sono stimati in 774 miliardi di dollari (una cifra minore ai 1000 miliardi di dollari previsti inizialmente); una riforma che secondo il Congressional Budget Office (l’agenzia finanziaria del governo americano) non riuscirà comunque a garantire a tutti gli americani la copertura assicurativa sanitaria (circa 17 milioni di persone rimarranno scoperte, rispetto agli attuali 46 milioni).

L’idea che si fa strada è che ormai la battaglia per ottenere una nuova assicurazione sanitaria pubblica sia definitivamente perduta. Lo ammette con rassegnazione uno dei principali sostenitori di questa opzione, Paul Krugman in un editoriale del New York Times[5]. Con altrettanta rassegnazione Krugman afferma che una cattiva legge alla fine può essere meglio che niente. Ma c’è una soglia per considerare una cattiva legge veramente inaccettabile? Con questa domanda si conclude l’editoriale. “We’ll see” è la risposta.

Bibliografia

  1. Remarks by the President to a joint session of Congress on Health Care. The  White House. Office of the Press Secretary. Press Release September 9, 2009
  2. The Presidente Barak Obama. The Obama Plan: Stability & Security for all Americans. White House – Health Care.
  3. The Republican Response to Obama’s Address. NYTimes.com, September 10, 2009.
  4. Pear R & Herszenhorn DM. Baucus Offers Health Plan but Lacks G.O.P. Support. NYTimes.com, September 17, 2009.
  5. Krugman P. Baucus and the Threshold. NYTimes.com, September 18, 2009.

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