Tutti gli Zombi del Presidente

di Gavino Maciocco

BdoglogoQuesto mese di settembre sarà decisivo per la riforma del sistema sanitario americano. Si capirà presto se Obama riuscirà a far approvare la versione originaria della riforma (inclusa cioè l’opzione assicurativa pubblica) oppure se ci si avvierà verso un disonorevole compromesso, verso il fallimento del progetto riformatore.

Il dibattito politico sulla riforma del sistema sanitario americano – che in certi momenti assume la drammatica intensità di un corpo-a-corpo – ruota ormai intorno ad un unico, simbolico, argomento: la creazione – o meno – di un’assicurazione sanitaria pubblica che, praticando tariffe eque e condizioni non discriminatorie nei confronti degli assistiti, si ponga in concorrenza con le assicurazioni private. La riforma di Obama si compone anche di altri elementi (vedi post I sistemi sanitari al tempo della crisi), ma questo del “public insurance plan to compete with the private sector” è diventato il terreno di scontro politico all’interno del Partito Democratico (l’opposizione dei Repubblicani a questa opzione è tanto radicale, quanto scontata). Uno scontro che rischia di indebolire il Presidente (alle prese con un vistoso calo dei consensi) e di far colare a picco (come già successo ai Clintons nel 1994) il progetto di riforma.

La maggioranza dei membri democratici del Congresso – guidata da Nancy Pelosi – è favorevole alla riforma di Obama (anche se la morte di Ted Kennedy è stata da questo punto di vista una perdita molto grave), ma una minoranza – battagliera e decisiva, espressione delle aree rurali e dei sobborghi e non insensibile alle pressioni di varie lobbies, denominata “Blue Dog Coalition” – è tutt’altro che convinta delle ragioni del Presidente su questo punto. Lo stesso Ministro della sanità, Kathleen Sibelius, sostiene che l’assicurazione sanitaria pubblica “non è un elemento essenziale per la riforma”. Al contrario Howard Dean, medico e uno dei principali leader del Partito Democratico, ha affermato che “la riforma non può passare senza l’approvazione dell’assicurazione sanitaria pubblica”[1].

L’aspetto più deprimente di questo dibattito – sostiene Paul Krugman, editorialista del New York Times e Premio Nobel 2008 per l’Economia – è sentire affermare da esponenti progressisti che l’opzione assicurativa pubblica è da respingere in quanto “a government program”[2]. Una posizione che ricalca l’ideologia reaganiana, secondo cui tutto ciò che fa il governo è bad perché “il governo non è mai la soluzione dei problemi, il governo è il problema”. Il fallimento del reaganismo – afferma Krugman – avrebbe dovuto significare la fine di questa ideologia. Invece no, in realtà il reaganismo (causa, tra l’altro, dell’attuale disastrosa recessione) si dimostra una “dottrina zombie”, che dovrebbe essere morta eppure è li che cammina ancora. E sono Zombie tutti quegli esponenti politici che non offrono una sola valida motivazione alla loro ostilità all’opzione assicurativa pubblica. Il Sen. democratico Ben Nelson è arrivato al punto di dichiarare che se l’opzione pubblica fosse disponibile gli americani la preferirebbero all’assicurazione privata, il che secondo lui è qualcosa di intrinsecamente negativo.

Perché queste idee Zombie non muoiono? si chiede Krugman.

In parte perché c’è un sacco di soldi dietro di esse. E’ difficile che un uomo capisca qualcosa quando il suo salario, o i suoi contributi elettorali, dipendono proprio dal fatto di non capire. In particolare, una grande quantità di denaro proveniente dall’industria assicurativa ha foraggiato i Democratici ostili alla riforma, che hanno fortemente contribuito al blocco del cammino legislativo.

Ma è anche responsabilità di Obama che non ha mai contrastato seriamente il fondamentalismo anti-governativo; anzi – durante le primarie del partito Democratico – arrivò a elogiare pubblicamente Reagan.

Come andrà a finire? si chiede infine Krugman, senza riuscire a darsi una risposta.

Questo mese di settembre sarà decisivo. Si capirà presto se Obama riuscirà a compattare il partito intorno alla versione originaria della riforma (inclusa cioè l’opzione assicurativa pubblica) oppure se ci si avvierà verso una soluzione bipartisan (e completamente sterilizzata) di riforma, come voluto dalla Blue Dog Coalition e dai suoi finanziatori.

Bibliografia

  1. Stolberg SG. “Public Option” in Health Plan May Be Dropped. The New York Times, August 18, 2009.
  2. Krugman P. All the President’s Zombies. The New York Times, August 24, 2009.

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