Che ne sarà del nostro SSN? Atto secondo. L’accordo

di Marco Geddes

ombrelloPatto per la Salute 2010 – 2012. In data 23 ottobre è stato raggiunto, tra Governo e Conferenza delle Regioni e Province autonome “una soluzione ragionevole”.


L’accordo riguarda il finanziamento previsto per il periodo 2010 – 2012, in base al seguente schema, che evidenzia le differenze fra quanto il Governo aveva proposto e l’accordo sottoscritto:

Anno 2010

Anno 2011

Anno 2012

Accordo 23.10.2009

106.214

108.653

+2,8% sul 2011

Precedente proposta del Governo

103.998

106.318

Nessuna proposta

Vi sono altri impegni, quale il finanziamento per gli investimenti nel bilancio del triennio (4,7 miliardi), il Fondo per la Non Autosufficienza di 400 milioni e un incremento di 30 milioni del Fondo Nazionale per le politiche sociali, nonché varie norme riguardo ai Piani di rientro e alla loro verifica (in Risorse).

Chi ha vinto? Chi ha perso questo braccio di ferro? A che si deve un parziale cambiamento, se questo è un cambiamento, nelle politiche governative? La risposta non è facile. Certo è meritoria una mobilitazione ampia (abbastanza) in difesa del Servizio sanitario; tuttavia nel confronto fra Governo e Regioni sulla sanità si legge anche, in filigrana, la metodologia dell’attuale maggioranza e lo scontro fra le sue diverse componenti. Si parte con una proposta che appare provocatoria, e che non viene recepita da alcuna regione, indipendentemente dal colore politico di chi la governa.
Un modo per aprire una trattativa al ribasso? Per guadagnare tempo e far decorrere i finanziamenti più tardi o semplicemente perché è predisposta dal Ministro Tremonti? Si ridefinisce in base a una riflessione e un confronto con le Regioni o (prevalentemente) ai risultati di uno scontro interno alla maggioranza?

L’accordo infine appare ragionevole (specie a fronte della proposta che era stata avanzata!), ma manca una sede di elaborazione e di confronto, a tutto campo sulle politiche socio sanitarie; anche da parte dell’opposizione ci si propone appunto, come opposizione (a ciò che il governo proporne) e non come alternativa, con una propria visione e un proprio progetto.

Quali sono ad esempio le politiche contrattuali rispetto ai vari comparti della sanità, al fine di incrementare la presenza di alcune figure professionali (ad esempio, gli infermieri)? Quali i settori e l’entità degli investimenti non per il triennio ma per il prossimo decennio? Quali le strategie per assicurare i Lea in modo uniforme sul territorio nazionale?

Risorse

  1. Sanità: Nuovo Patto per la Salute. Accordo 23.10.09 [PDF: 281 Kb]
  2. Documento di “Linee guida delle Regioni per la definizione del nuovo Patto per la Salute 2010-2012”. Conferenza delle Regioni e Province Autonome 09/069/CR/C7 [PDF: 175 Kb]

Approfondimenti

Marco Geddes. Che ne sarà del nostro SSN? Saluteinternazionale 29.09.2009

Un commento

  1. Sono d’ accordo, in sanità continua a predominare una logica di tira e molla e scelte di carattere politico.
    Manca una sede di confronto costruttivo fra Stato e Regioni e quest’assenza non contribuisce al miglioramento della qualità dei servizi sanitari.
    Per giunta in questo nuovo patto, si mette nero su bianco il fatto che il commissario della regione commissariata è il Presidente della Regione stessa, Presidente che potrebbe essre direttamente responsabile del dissesto. Più soldi sono arrivati, e siamo tutti i contenti, ma quand’è che si responsabilizzeranno davvero le regioni?
    Su questo anzichè andare avanti, torniamo indietro, però i cittadini delle regioni in deficit pagheranno aliquote più alte.

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