Il conflitto di interessi tra medici e industria farmaceutica: lo studente come promotore di cambiamento sociale

Alice Fabbri, Filippo Costadoni, Erika Bribò, Federica Ciminelli

conflitto“The relationship between physicians and the pharmaceutical and device industries has been under recent scrutiny and several groups, including the American Medical Student Association (AMSA), have examined how medical education should prepare future physicians for the practical and ethical challenges that accompany these interactions.”
(Dal sito AMSA)


Il conflitto di interessi tra medici e industrie farmaceutiche è un tema forse scomodo da trattare, ma fondamentale e ineludibile per la formazione etica dei futuri professionisti sanitari: sottovalutarlo può infatti compromettere il ruolo del medico a tutela della salute dei propri pazienti. Esistono ad oggi ampie evidenze in letteratura sull’influenza esercitata dall’industria farmaceutica sul comportamento non solo di singoli medici, ma anche di gruppi e persino di istituzioni, attraverso le più svariate modalità di promozione[1].Tali condizionamenti, se pur non sempre evidenti, rischiano di minare l’integrità e l’indipendenza dei medici, a cominciare dal loro percorso educativo e formativo, e di avere così gravi ripercussioni anche sulla fiducia da parte dei pazienti e sulla salute dell’intera popolazione[2].

La problematica in oggetto sta riscuotendo crescente interesse e preoccupazione a livello internazionale, e ampio spazio viene ad essa dedicato nelle principali riviste scientifiche[3]. Dall’analisi della letteratura si riscontra tuttavia che, mentre l’esposizione e l’attitudine dei medici nei confronti dell’industria farmaceutica sono state ampiamente indagate, sono relativamente poche le ricerche volte a valutare le conoscenze e l’atteggiamento degli studenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia nei confronti di tali tematiche. Alla luce di queste considerazioni, presso il Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale (CSI), nato nel 2006 all’interno del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell’Università di Bologna, è stata intrapresa lo scorso anno una ricerca volta a valutare l’opinione e la consapevolezza degli studenti di Medicina e Chirurgia sul tema del conflitto di interessi[4]. Lo studio ha mostrato che, così come avviene tra i medici, vi è tra gli studenti una scarsa percezione dell’entità e delle possibili ripercussioni del conflitto d’interessi sulla professione medica e sulla salute dei pazienti. La mancanza di informazioni si declina in varie modalità: alcuni studenti non percepiscono affatto le questioni etiche che si celano dietro tali problematiche, mentre altri le percepiscono ma non hanno sufficienti strumenti informativi per coglierne le possibili ripercussioni e quindi tendono a sottostimarle. Alcuni elementi emersi fanno supporre che, nell’ambito del conflitto d’interessi, gli studenti si affidano più ad un sapere sociale che ad informazioni apprese durante il loro percorso formativo, il che suggerisce che l’università abbia uno scarso impatto sulle loro conoscenze. I risultati preliminari consentono inoltre di ipotizzare che alcuni fattori, quali la professione dei genitori e lo svolgere attività extrauniversitarie, possano avere un’influenza sulle percezioni degli studenti. Quindi, oltre a suggerire la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche, il nostro studio ha rivelato la necessità di intervenire in aree spesso sottovalutate durante la formazione universitaria. Infatti in Italia, e in particolare in ambito universitario, il dibattito sul rapporto tra medici e industria è relativamente giovane e spesso legato ad episodi che si configurano come reati perseguibili per legge. In altri paesi, invece, già da tempo si discute delle problematiche connesse alle condizioni di conflitto di interessi ed alle possibili ripercussioni da esse derivanti, come mostrano le numerose iniziative nate in più parti del mondo, spesso a partire proprio dagli studenti universitari. È questo il caso dell’American Medical Student Association, del gruppo australiano Pharma Phacts e di Universities Allied for Essential Medicines (UAEM) un’organizzazione non profit nata dall’attivismo studentesco e presente in più di quaranta università americane, canadesi, inglesi e tedesche.

Seguendo l’esempio di tali iniziative, e grazie anche all’incontro tra il CSI, il Gruppo Prometeo (gruppo studentesco della Facoltà di Medicina di Bologna) e l’associazione Nograziepagoio (che raggruppa operatori sanitari che praticano e promuovono un rapporto corretto e trasparente con l’industria del farmaco), all’inizio del 2009 è nato a Bologna un gruppo partecipativo di autoformazione sul conflitto di interessi. Alle realtà sopra citate si sono progressivamente uniti singoli studenti interessati, provenienti dalle Facoltà di Medicina e di Farmacia, medici in formazione specialistica e dottorandi di ricerca. Il gruppo ha svolto attività su due fronti paralleli e complementari: da una lato la formazione, dall’altro l’elaborazione di strategie concrete di contrasto del conflitto di interessi. Il tutto nell’ottica che la conoscenza e la consapevolezza siano mezzi fondamentali, ma non sufficienti, al fine di produrre un cambiamento, e che esse debbano quindi essere integrate con azioni in grado di avere impatto sulla pratica quotidiana.

Parallelamente ad un percorso di autoformazione personale dei componenti del gruppo, supportato dalla lettura critica e dalla rielaborazione di articoli inerenti al tema di interesse, è stato organizzato un ciclo di tre conferenze rivolte agli studenti, con l’intento di promuovere una presa di coscienza collettiva sul tema. Il percorso è culminato in una tavola rotonda aperta al pubblico, alla quale hanno partecipato come relatori i rappresentanti delle principali istituzioni universitarie, ospedaliere e regionali, che hanno mostrato notevole interesse per le problematiche esposte e si sono impegnati a darne rilievo nei rispettivi campi di azione. All’evento era inoltre presente il direttore esecutivo delle UAEM, che ha illustrato le strategie messe in atto dagli studenti della sua associazione per promuovere una ricerca che risponda ai reali bisogni della popolazione mondiale, e che si occupi anche dello sviluppo di farmaci per le malattie dimenticate[1] , estranei alle priorità delle industrie del farmaco a causa della loro scarsa attrattiva commerciale. L’UAEM rappresenta un esempio pratico di come gli studenti possano costituire un fondamentale motore di trasformazione sociale, in grado di innescare – chiamando progressivamente in causa altri attori – un processo di reale ed evidente cambiamento[1].

Sull’onda dell’interesse raccolto, il gruppo di Bologna nei prossimi mesi continuerà a promuovere attività di sensibilizzazione rivolte sia agli studenti sia al mondo medico in generale. E’ infatti in via di progettazione un corso opzionale sul conflitto d’interessi, da inserire nel percorso di studi della Facoltà di Medicina e Chirurgia. E’ stato inoltre realizzato un pacchetto formativo sul conflitto d’interessi, costituito da diapositive e da una bibliografia commentata, consultabile liberamente (in licenza common creative).

Parallelamente, il coinvolgimento delle istituzioni, inaugurato con la tavola rotonda, verrà rinnovato in un congresso in programma per il 27 novembre a Bologna, dal titolo Eziopatogenesi, Prevenzione e Terapia del Conflitto d’Interessi tra Medici e Industria. Il congresso sarà organizzato in 3 sessioni (dedicate rispettivamente al conflitto d’interessi nella ricerca, nella formazione medica e nell’informazione scientifica) e sarà volto ad illustrare come l’influenza delle industrie farmaceutiche nei vari momenti della vita professionale del medico non sia indispensabile, ma fortemente e facilmente eliminabile (per ulteriori informazioni sull’evento e per eventuali iscrizioni contattare il CSI ai seguenti recapiti: tel. 051 2094818, email: csi.unibo@gmail.com)

In conclusione, l’esperienza illustrata dimostra l’importanza di quanto spesso si afferma in letteratura a proposito del conflitto d’interessi, e cioè che per generare reali cambiamenti è necessario individuare non solo strategie dall’alto verso il basso (top-down), ma anche dal basso verso l’alto (bottom-up), soprattutto coinvolgendo i professionisti sanitari in un percorso formativo che metta al primo posto l’etica e la dignità professionale, antidoti naturali contro il conflitto d’interessi. Gli studenti, una volta sensibilizzati a tali tematiche, potranno divenire a loro volta “motore di trasformazione sociale” in quanto, come dimostra l’esperienza della UAEM, si trovano in una posizione unica da cui fare pressione per generare cambiamenti nelle loro università ed istituti di ricerca.

Bibliografia

  1. Smith R. Doctors and the drug industry: too close for comfort. BMJ 1986; 293: 905-906.
  2. Angell M. Farma&Co-The truth about the drug companies. Milano: Il Saggiatore, 2006.
  3. Wager E. How to dance with porcupines: rules and guidelines on doctors’ relations with drug companies. BMJ 2003; 326: 1196-1198.
  4. Fabbri A et al. Conflict of interest between physicians and the pharmaceutical industry. A quali-quantitative study to assess medical students’ attitudes at the University of Bologna. R&P 2008; 24:242-254.

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